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Colmic Eclipse

di Sabino Civita


La nuova Colmic Eclipse è una canna da feeder abbastanza singolare nella sua pezzatura, essendo costituita da due elementi, e non dai consueti tre pezzi che sono praticamente la regola in canna da ledgering medium-light nella canonica lunghezza di 12 piedi (360 centimetri circa). Questa scelta costruttiva, se da una parte la rende un po’ più difficile da trasportare, dall’altra, con un innesto in meno della maggior parte delle sue concorrenti, ne migliora sensibilmente la curva sotto trazione, dato il fatto incontrovertibile per cui la canna ideale dovrebbe sempre essere formata da un unico pezzo per preservare l’omogeneità dell’azione, e che quindi due sezioni... sono senz’altro meglio di tre.

Un’altra piacevole caratteristica dell’Eclipse, che ne rivela la cura con cui è stata pensata, è la differente anellatura dei tips in dotazione. I vettini forniti con la canna sono quattro, due in nylon e due in carbonio, il set in nylon ha un’anellatura più fitta, sei passanti, il secondo set, quello in carbonio ne ha cinque. E le differenze non si fermano qui, anche il diametro dei passanti è differente, più ampio di circa 1,5 millimetri in quelli in carbonio rispetto a quelli in nylon.
Tutto questo ha una logica, ovviamente. I vettini in nylon sono più morbidi, si piegano molto più facilmente e beneficiano di un passante in più per far sì che la lenza non formi angoli marcati se dannosi, soprattutto vicino all’apicale dove la piega è più accentuata. I tips in carbonio invece, più rigidi, hanno passanti di diametro leggermente maggiore per consentire al nodo di shock leader di passare più agevolmente.

È infatti abbastanza frequente, usando trecciati in bobina per accentuare l’abboccata sui meno sensibili vettini in carbonio, legare alla madrelenza uno spezzone di nylon che funga appunto da parastrappi a mitigare l’eccessiva rigidità del trecciato che porterebbe a rompere il terminale.
L’attenzione a questi particolari cose un punto a favore per questa Colmic, che d’altronde non è nuova ad attrezzi da ledgering di ottima fattura, prima fra tutte la (purtroppo) non più in produzione Long Cast Feeder.
Le finiture, generalmente di buon livello, sono quanto di più sobrio si possa desiderare, col grezzo lasciato opaco, e danno alla canna un aspetto molo british, quasi retrò, con l’unico vezzo delle legature rosso scuro che ricordano appunto le canne inglesi degli anni ’80.

Solo il portamulinello è un po’ sottotono, efficace e stabile ma dalla qualità non eccelsa, così come il sughero che, almeno nel modello provato, non era esente da molte stuccature e qualche altro piccolo vizio superficiale. Gli anelli, in Sic e quindi adatti all’uso del trecciato, sono tutti a doppio ponte (tranne, ovviamente, quelli dei quiver tips). Apprezzabile la presenza dell’hook retainer posizionato appena sopra il sughero dell’impugnatura. L’azione della canna è parabolico-progressiva, con un grezzo sottile ma non eccessivamente, e con l’unico innesto a baionetta, ben realizzato e che non “raddrizza” la curvatura della canna sotto tensione. I quattro vettini in dotazione, sono da ½ oncia e 1 oncia di test curve per i due tips in nylon, 1 ½ e 2 once per quelli in carbonio.

La Colmic Eclipse è una canna con molti pregi e quasi nessun difetto, dedicata al ledgering medio leggero, che dà il suo meglio con feeder sui quaranta grammi. Non che non possa lanciare i sessanta grammi dichiarati come massimo casting raggiungibile, anzi, il grezzo ha “del materiale” addosso, nel senso che ha pareti spesse quanto basta per gestire quella zavorra, ma non è pensata per essere una lanciatrice quanto un attrezzo da usare a media e breve distanza.


Oltre i 30-35 metri perde un po’ in precisione, ma pescare lungo non è il mestiere di una canna con queste caratteristiche. È stata usata in laghetto alle carpe con piccoli method-match piatti, nylon in bobina e finali di buon diametro dimostrando di sapersela cavare egregiamente anche con pesci combattivi e di taglia.

Poi è stata messa alla prova in fiume, con lente correnti da 20 grammi, trecciato di madrelenza, shock leader in nylon e finali decisamente più sottili, con cavedani e pighi quali avversari, e ha dimostrato doti di sensibilità e rapidità piacevolmente ben accordate ad un’azione che ha sempre messo a suo agio il pescatore.
Insomma si tratta di una canna altamente raccomandata a chi ama un ledgering classico e molto british, e accoppiata ad un mulinello di classe 3000 o 4000 offre la possibilità di essere usata con successo anche nelle nostre acque continentali.
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