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Pre-apertura della trota in lago
di Andrea Fusignani

Mancano ormai due settimane per alcune regioni italiane, un mese e mezzo per molte altre e poi gli appassionati dello spinning potranno tornare a calcare le rive dei torrenti italiani, per insidiare la regina dei torrenti, la trota.

Ma in questo lasso di tempo, oltre a preparare l’attrezzatura, rinnovare le licenze e dove serve munirsi dei Tesserini segna catture, perché non provare l’emozione di agganciare una bella trota, anche di diversi chili, in uno dei migliori laghi a pagamento d’Italia e cioè il comprensorio della Parcolaghi a Bagno di Romagna?

Potremmo così impostare nuove strategie, provare le esche e rodare l’attrezzatura che magari in questi mesi è rimasta chiusa in attesa del fatidico giorno. Certo è che il lago a pagamento in genere è un po’ diverso da un torrente montano, magari sarà un’ex cava di ghiaia, ma state tranquilli che i pesci che vi troverete vi faranno divertire e magari sognare in attesa dell’apertura. Da qualche anno infatti molti gestori di laghetti, hanno aperto anche la pesca a mosca e spinning e addirittura sono stati creati dei Reservoir che consentono la pesca con solo queste due tecniche, normalmente ad amo singolo e senza ardiglione, e con l’obbligo del Catch & Release, dove nuotano esemplari di trote iridee, fario, lacustri e salmerino, anche con pezzature tutt’altro che modeste (e con questo parlo di trote superiori ai 6 kg!!!).

Bene, l’appassionato trotaiolo che si trova a dover fare i conti con questi pesci, si sarà sicuramente accorto che “fregare” questi pesci (che spesso i “puri” etichettano col nome di “trote pollo”), è tutt’altro che semplice e il cappotto in lago è all’ordine del giorno. Vediamo quindi come poter affrontare una battuta in lago a trote, con poche cose, ma che ci permetteranno di tornare a casa soddisfatti e di non rimpiangere il torrente che da qui a poco ci vedrà protagonisti. Partiamo subito con la canna e il relativo mulinello e filo: io pesco con un’attrezzatura abbastanza leggera, canna sui 6’6”-7’ con potenza di 7-14 gr, abbinata ad un mulinello di taglia 2000, caricato con del filo dello 0.22 (in questo caso posso consigliarvi il Trilene Sensation della Berkley, che costa poco, viene offerto in bobine da 300 m ed ha un’ottima tenuta).

Ma è chiaro che comunque ognuno ha le sue preferenze e la canna ideale sarebbe una 8’ con potenza di 10-20 gr. Una canna lunga come si sa ci agevola molto nel lancio dell’artificiale in grandi spazi, anche perché come andremo a vedere, la pesca che si fa in laghetto si basa molto su esche lanciate a centro lago, zona in cui stazionano le trote (soprattutto iridee), ma dove presenti anche le fario, una canna di circa 7’ ci agevola anche nei corti lanci sottoriva, per insidiare appunto anche questi stupendi salmonidi.

Come esche dobbiamo fare un distinguo, dei due approcci con cui interpreteremo la pesca in lago. Diciamo che se peschiamo a centro lago, alla ricerca delle grosse iridee, dobbiamo munirci soprattutto di ondulanti e filibustieri. Anche qui è sempre meglio averne una piccola campionatura, per poter pescare al meglio con ogni condizione atmosferica. La trota infatti è un pesce al cambiare del tempo intensifica o ferma la sua attività, e quindi dobbiamo sempre farci trovare pronti.

Da quello che ho potuto capire frequentando durante l’inverno i laghi a pagamento, durante le giornate soleggiate e con assenza di vento, le trote staranno imbrancate a centro lago, sotto il pelo dell’acqua. Dobbiamo avvalerci in questo caso di ondulanti dalla forma tozza, di massimo 5-6 gr. di peso in colorazioni accese, io in queste giornate uso il Martin Perca, giallo fluo, modificato ad amo singolo con l’aggiunta di un grub di piccola dimensione del colore dell’ondulante stesso. In queste condizioni, il recupero da imprimere è una specie di jerkata, recuperando lentamente l’esca, che grazie alla girella, ruoterà su sé stessa e farà lavorare ondeggiando la codina del grub.

Durante le giornate soleggiate ma con vento entrano in campo i Filibustieri, minnow senza paletta a assetto affondante, e gli ondulanti di forma più slanciata, salendo a 10 gr. di peso, in colorazioni argentate o dorate (Abu Toby, Blue Fox More Silda, Martin Tirolo, ecc…), da recuperare a canna alta, facendolo lavorare appena sotto il pelo dell’acqua, e ricordandoci che la trota solitamente mangia durante la fase di caduta dell’ondulante.
Se invece, vogliamo impostare una pesca di ricerca a fario e salmerino nel sottoriva, opteremo per cucchiaini rotanti in colori accesi, nelle misure dall’uno al tre, piccoli ondulanti (ottimi i Mini Eggs della Blue Fox) dello zero, minnow da 3-5 cm in colorazioni Fire Tiger, Silver, Golden, sia galleggianti che affondanti. Piccoli grubs nei colori bianco, rosso e giallo con relativa testina piombata, shad siliconici (Kamacotchi By Milo, giusto per citarne qualcuno), da 3 a 6 cm, in colorazioni sia naturali, che più accese da usare spiombati o con un piccolo pallino spaccato, fatti lavorare a saltelli.

Con un piccolo campionario di esche, come si vede dalle foto a corredo dell’articolo, scattate presso il Comprensorio Parco Laghi di Bagno di Romagna (www.parcolaghi.com), possiamo ottenere catture importanti e non rimanere inattivi in una stagione dove la pesca è in una fase di ferma. Per dormire e mangiare, nei pressi della Parcolaghi, a soli 10 km, a Pieve S. Stefano, c’è un meraviglioso Agriturismo che vi consigliamo, si chiama Le Ceregne (www.leceregne.it).
Ditegli agli amici delle Ceregne che vi mandiamo noi… chissà, magari le Pappardelle al cinghiale o al capriolo ve le fanno ancora più buone...

Parcolaghi

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