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Barbi a legering
di Roberto Ripamonti

Il legering ha vissuto una serie di stagioni esaltanti grazie al lavoro importante di divulgazione operato da Mario Molinari poiché ad una certa semplicità nella attrezzatura, offriva una enorme possibilità di cattura anche in quelle acque difficili da sfruttare con i sistemi tradizionali della pesca al colpo. Oggi insieme a Mario è cresciuto un gruppo notevole di appassionati che ama questa tecnica e la segue in modo quasi maniacale permettendo una eccezionale crescita tecnica al punto che è nata una associazione di grande valore che divulga questa tecnica con intelligenza. I passi avanti quindi sono stati tanti e l’apparizione di nuove specie di prede ha aperto ancora di più il ventaglio di possibilità dando vita ad una sorta di disciplina tecnica a sé stante che rasenta la specializzazione assoluta. Le basi tecniche sono sempre le stesse ma cambia radicalmente l’approccio in funzione delle situazioni e della tipologie di prede che vogliamo insidiare. In particolare il barbo nelle sue varianti sta popolando in modo crescente le acque di gran parte dei fiumi e dei canali della Penisola tanto che la “barbel mania” sta prendendo piede tra tanti amanti della pesca. Ma se si vuole insidiare i barbi nel migliore dei modi ed avere reali possibilità di cattura in tutte le condizioni d’acqua, quale tecnica è migliore del legering portato magari verso vette tecniche mai raggiunte precedentemente?

Legering pesante
Il legering pesante che, per scherzo ho voluto ribattezzare “estremo” nel corso di un dvd è una tecnica di pesca difficile da chiudere all’interno di regole precise poiché miscela elementi tipici della pesca al colpo ad altri presi dal carp fishing e altre tecniche specialistiche. Questo mi ha fatto guadagnar qualche critica più che altro per l’utilizzo di una strategia di pesca più simile al carp fishing piuttosto che al classico legering ma, tutto è subito rientrato nel momento in cui si è compreso che uno spazio angusto all’interno del quale chiudere un sistema di pesca è sbagliato e limitante.
Scrivo queste note, per prevenire l’opposizione cortese di coloro che ricercano quella specializzazione a tutti i costi che, in passato ha provocato danni nella crescita di altre tecniche.
L’angler di oggi deve avere una mentalità aperta e cercare di sapere il più possibile, non solo sui sistemi che predilige ma, sulla pesca in generale per far fronte alle varie situazioni con la conoscenza, l’esperienza e la fantasia.
Dal mio punto di vista, poco importa se “storicamente” si deve usare una sola canna oppure che gli inglesi non sfruttano determinati materiali perché, ogni tecnica di pesca, nata in determinati ambienti ha trovato radicali cambiamenti non appena è stata adattata ad altre situazioni.Da qui la mia scelta di non fossilizzarmi nel legering puro ma cercare di mescolare alcune tecnica alle situazioni per avere il massimo rendimento in termini di selettività e capacità di affrontare le acque più potenti che sarebbero escluse con un approccio tradizionale. Per questa ragione vorrei parlare di un sistema per affrontare queste acque e provare a sfidare i barbi che vivono li dove una pesca più classica non riesce ad arrivare.

Attrezzatura
A mio personale giudizio un’attrezzatura destinata al legering pesante deve essere composta da alcuni attrezzi specifici per poter affrontare tutte le situazioni.
Questa lista “della spesa” deve essere modulata in funzione delle reali esigenze e dopo aver riflettuto sulle peculiarità della nostra area di pesca preferita e di come intendiamo sviluppare la nostra stagione.
Esistono infatti delle attrezzature chiaramente potenti e destinate ad un impiego esclusivo in talune acque e situazioni ed altre che fanno della versatilità, un punto di forza. In questo senso vediamo cosa deve avere una canna adatta alle nostre acque e che possa farci coprire il maggior numero di situazioni.

Lunghezza e potenza. Considerando che si pesca tendenzialmente con tripodi o picchetti che si possono elevare sul terreno, la nostra canna ideale dovrebbe avere una lunghezza compresa tra 3,60 metri e 4.50 anche se queste ultime potrebbero avere dei problemi di comodità e di trasporto. La nostra canna deve poter operare tranquillamente in un range compreso tra i 60 ed 200 grammi senza soffrire nel lancio ed in pesca, sfruttando un set di quiver tips adatta alle varie situazioni oppure. Eliminando completamente questa soluzione tecnica.

Azione
L’azione della canna deve essere parabolico progressiva seguendo i dettami delle ultime canne da carpfishing.Dimentichiamo quindi le vecchie canne paraboliche che non garantiscono capacità di lancio e tenuta nel combattimento, sono oggetti superati dalla tecnologia che ci offre canne scattanti, veloci e potenti. In sintesi, la canna deve avere un manico rigido che non fletta, una parte centrale veloce e potente e limitare la flessione alla zona compresa tra 40 centimetri dall’innesto del quiver tip, fino al tip stesso (che naturalmente flette per definizione). Un simile attrezzo lancia preciso e lungo, controlla anche il method e gestisce corrente ed abboccate in modo egregio lasciandoci intatto ilpiacere del contatto con la preda. La canna ideale ha un test di curvatura di circa 2 ¾ lb secondo lo schema classico britannico.

Versatilità
Una canna adatta alle varie situazioni di pesca (fiume, lago) deve avere una dotazione adeguata per cui una scelta ottimale è quella di disporre di un singolo manico e due differenti cimini. Il primo è il classico su cui s’innesta il quiver tip scelto tra i modelli in dotazione (fino a 10 oz) e che servirà per occasioni in cui si pesca con feeder classici oppure, con piccole presentazioni su method mix. La seconda cima deve essere invece, completa affinché sia possibile sceglierla quando si pesca con il Method e si voglia avere potenza e precisione nel lancio. In questo caso avremo per le mani praticamente una canna da carp fishing.

Perché la treccia nel mulinello?
Nel mercato è possibile reperire nailon eccellenti che permettono di affrontare tutte le situazioni ma, una volta abituatisi alle trecce in dyneema è veramente difficile tornare indietro. Il salto verso le trecce è spesso difficile, comporta cambiamenti nel modo di operare con la canna ma alla fine dei conti presenta più vantaggi che no. La ragione che mi ha fatto preferire per questo materiale è l’affidabilità e la tenuta a parità di diametro. Sottolineo “a parità di diametro” perché una ricerca fatta per Pescare Carpfishing ha dimostrato come le trecce spacciate dello 025 -028 mm sono in realtà speso superiori allo 040mm per cui pensare di usare intrecciati super fini e che questo sia il vero vantaggio è in realtà sbagliato. Per il legering che voglio praticare escludo a priori gli intrecciati minori di 15 libbreperché la loro tenuta è insufficiente e non garantiscono alcuna resistenza all’abrasione ed è proprio questo il nemico numero uno visto che anche la più grande delle prede non potrà mai mettere in difficoltà anche le attrezzature più leggere. In questa lista di trecce escludo a priori i modelli “studiati per il legering” che sembra si rompano, alla sola vista di un ostacolo e che sembrano adatti a duna pesca in acque quasi ferme con bassa presenza di ostacoli.Adattissimi ad ambienti quali i laghetti ed i carpodromi in cui non vi sono ostacoli e tutto è molto semplificato ma, materiali in profonda crisi tecnica se usati in acque più aperte. Una treccia da 20 libbre è quindi il minimo per poter pescare con un feeder da 150 grammi oppure una palla di method posta in mezzo alla corrente.Qualcuno potrà obbiettare che un 20 libbre è esagerato per barbi da 1-2 kg ma, garantisco che se poi arriva in piena corrente una carpa oppure il barbo è veramente grosso (e nelle nostre acque le recenti immissioni segnalano esemplari da 5-7 kg) ci pentiamo subito di essere stati troppo “sportivi”. E questa eventualità non è affatto rara! Ma, una treccia da 20 libbre richiede un mulinello adeguato e mi sembra impensabile andare sotto una misura 3000-3500 con una adeguata capacità di lancio e controllo dei pesi che stiamo usando. Scegliere un mulinello più piccolo significa sovraccaricarlo e limitarne la vita sia per le torsioni a cui è soggetta la bobina che le altre parti meccaniche nelle varie fasi di recupero e lancio. Quindi, come spero di aver dimostrato, ogni singolo accessorio è legato al successivo in modo stretto.

Un terminale universale
Il primo problema che ci si presenta davanti dopo un lancio nella corrente è il sapere se il nostro finale è posizionato correttamente oppure si è aggrovigliato diventando assolutamente inutile. Per avere una ragionevole certezza che siamo veramente “in pesca” dobbiamo adottare una serie di piccoli trucchi che sono propri del legering ma che, trovano un impiego esasperato nel carp fishing dove la presentazione dell’esca, che rimane sul fondo per moltissime ore, è vitale.
Esistono ovviamente una serie di piccoli trucchi che dobbiamo attuare per costruire un finale “anti groviglio” che ci garantisca una azione di pesca continua e senza sorprese.
La prima soluzione di partenza è quella di affidarsi sempre e comunque ad una base costruita in lead core ovvero costruire una serie di finali e terminali già pronti che si possano direttamente collegare alla lenza madre prima del lancio. Il lead core è un materiale basato su dyneema che al proprio interno contiene un filo di piombo che lo rende rigido e malleabile. Uno spezzone di circa 40-70 cm con due cappi alle estremità ci permette di avare una base di appoggio per collegare il finale tramite una girella, oppure il feeder (presentazione tipo elicottero) mentre l’altra estremità sarà collegata alla lenza che esce dal mulinello tramite una giunzione cappio su cappio.

Altre regole da rispettare per avere una presentazione decorosa sono:

- Lenza madre più rigida del finale. Ne abbiamo appena parlato; un pezzo di 40 cm di lead core (che ha un’anima di piombo all’interno) regala quella rigidezza senza far perdere di naturalezza al terminale che, grazie proprio a peso si sdraierà perfettamente sul fondo.
- Assenza di spigoli o possibili punti di aggancio. Il finale dovrà essere studiato affinché non esistano possibili appigli per il finale e questo avviene ricoprendo quasi integralmente le parti a rischio quali, le girelle, i nodi, le giunzioni, mediante piccoli pezzi di silicone in tubetto.
- Finali corti. La necessità di usare finali lunghi si scontra con l’elevato rischio di grovigli e con l’inutilità laddove abbiamo un pasturatore che diventa l’elemento di richiamo per il pesce. Il mettere l’esca a distanza superiore a 50 cm oltre ad esporre a rischi di groviglio c fa perdere in parte, l’efficacia del pasturatore.
- Protezione della girella. Il finale deve essere costruito su una piccola girella di collegamento che attenui le rotazioni nel recupero che, oltre ad indebolire il finale, lo predispongono al groviglio.

Da questa piccola serie di consigli scaturisce quello che a mio giudizio è un ottimo finale, facile da costruire e che è utilizzabile quasi ovunque magari solo modificando la posizione del pasturatore. Questo può essere collegato essenzialmente in due modi;
- a “pendolo” (mediante girella)
- “inline”

Il finalino potrà essere in nailon oppure in treccia in funzione delle nostre abitudini. Allego al proposito una piccola tabella che riassuma le possibili situazioni.
Ovviamente i dati sono generici e servono solo a dare una idea di dove possiamo orientarci considerando che, se vogliamo parlare di intrecciati il diametro minimo a cui mi rivolgo in tutte le situazioni sarà il 15 libbre ultramorbido per laghetti e cave salendo fino al 25 libbre per acque con corrente ed ostacoli.

Tipo di esca Laghetto Cava con ostacoli Canale Fiume con ostacoli Corrente forte
Bigattino 016mm
amo 14-16
018mm
amo 12-14
018mm
amo 10-12
022-024mm
amo 12-14
024-28mm
amo 10-12
Boilies e pellets 016mm
amo 10
020mm
amo 10
022mm
amo 8-10
024mm
amo 8-10
028mm
amo 8-10

Pasturatori
La scelta dei pasturatori è abbastanza facile perché sull’idea di base si sono sviluppate tante varianti che hanno via, via facilitato la nostra vita di angler. Fermo restando che il disegno originale del pasturatore è rimasto lo stesso (più o meno), è interessante notare come siano state studiate delle varianti per diminuire il rotolamento sul fondale senza necessariamente aumentare il peso finale. La presenza di alette stabilizzatrici in tal senso può essere utile per rallentare il rotolamento. Una seconda generazione di pasturatori risolve il problema di impiegare la pastura mista a granaglie per tutti coloro che non amano rivolgersi ai feeder da metodo. Si tratta di una serie di contenitori senza tappi sulle estremità che permettono un facile riempimento ed un’eccellente capacità di trattenere la pastura anche quando non siamo riusciti a prepararne di veramente elastica. Il limite dei Method feeder tradizionali sta nella necessità di produrre impasti molto leganti se vogliamo avere la minima possibilità di lanciare e far rimanere la pastura stabile sul fondale per un tempo minimo. Per la pesca in acque con corrente potente i feeder dovranno essere piuttosto grossi, anche da 150 grammi e al proposito Stonfo ha sviluppato una interessante serie di modelli che abbiamo avuto modo di provare positivamente nelle acque della Drava. Si tratta di accessori che possono arrivare ai 200 grammi, forse un po’ ingombranti per le dimensioni del contenitore che poteva essere leggermente ridotto ma certamente in grado di permetterci una pesca eccellente.

Picchetti, tripodi o rod pod
Questo è un aspetto su cui riflettere. In queste situazioni e laddove sia possibile pesco con due canne in modo da variare le possibilità di presentazione e non essere legato ad una scelta che potrebbe essere sbagliata. In corrente le canne vanno tenute alte il più possibile per ritardare il punto in cui le lenze entrano in acqua diminuendo così l’effetto della corrente. Questo comporta comunque una notevole pancia nella lenza e spiega ampiamente perché preferiamo una treccia (che individua e segnala subito le mangiate) al nailon (che è elastico e ritarda troppo). Pensare di tenere le lenze tese è impossibile a meno che non si peschi in acque ferme. Per assumere questa posizione di pesca la mia scelta è quella di un tripode del tipo usato per la pesca dalla spiaggia (ecco un’altra contaminazione) che mantiene le canne vicine, perfettamente verticali ed è facile da regolare o spostare. Le canne poggeranno su classici “U rest” oppure su avvisatori acustici che però avranno un ruolo marginale poiché spesso suoneranno senza ragione. Molto meglio aggiungere degli indicatori visivi del tipo swinger dotati di contrappeso così da avere sempre un ulteriore indicatore di abboccata di spostamento della lenza.. Questa forse è la parte che ai puristi piace meno ma è indispensabile se pensiamo di pescare in fiumi e correnti che altrimenti faticheremmo a sfidare.



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