
“Big Pike”: Proviamo negli abissi
di Mauro Pitorri
Il luccio è da sempre considerato un pesce misterioso, sul quale si sono create leggende fantasiose, che hanno da sempre fatto considerare questo “Dinosauro vivente” come un predone delle acque, perennemente affamato dotato di una vorace quanto incontrollata aggressività.
Purtroppo, in passato questa nomea costruitagli addosso da pescatori “ignoranti e inconsapevoli”, i quali tramite una pesca scellerata e incontrollata, finalizzata alla sola cattura sterminata è costata molto cara a questo pesce, portandolo ad una rilevante riduzione di presenza nelle acque italiane.
Per fortuna, i tempi cambiano e nel frattempo il profilo del pescatore è “via via” stato arricchito da una nuova forma di pensiero, “il rispetto del pesce” che ha portato nel panorama della pesca sportiva un elemento di modernità che “pian piano”, sta sostituendo leggende meno fantastiche e più reali sulla vita del Luccio.
Questo mio breve “sfogo” lascia velatamente trapelare quanto ami questo pesce, il quale sin da ragazzo ha scatenato in me una sorta di fascino, credo per la sua “quasi irreale” silouette.
Spesso mi tornano nella mente dei “flashback” indelebili, dei piccoli lucci che pescavo in giovane età durante la stagione invernale, in piccole rogge con acqua chiarissima a dieci minuti di bici da casa mia.
Ancora oggi adoro pescare il luccio, con il rispetto assoluto del no-kill, lo faccio con tante tecniche non ponendomi mai la limitazione di affrontare questo magnifico pesce con una singola disciplina di pesca, ma adottando quella che ritengo più proficua in base alle acque che vado ad affrontare in una specifica situazione.

Da quasi dieci anni pesco prevalentemente in grandi bacini artificiali, questi caratterizzati da grandi masse d’acqua e profondità abissali, per la loro continua metamorfosi nei livelli, sono di difficile interpretazione su dove e come si devono cercare i pesci.
Questi laghi nel loro “cuore d’abisso”, fanno cullare i grandi pike, i quali conoscono molto bene la protezione della profondità, meglio ancora se la stessa avvolge anfratti rocciosi, che richiamano in alcuni periodi dell’anno (in particolare d’inverno), branchi di pesce bianco, a sua volta seguiti da flotte di persici reali “pane in casa senza cercarlo”.
Per avere successo in questa tipologia d’acque, ci sono due regole chiave: la prima, è capire quali sono le rotte di spostamento dei branchi da pesce da foraggio, mentre la seconda è quella di mettere da parte la classica concezione di pesca al luccio, mi spiego meglio.
Troppi anglers quando si avvicinano ai grandi laghi profondi, assumono e attuano la stessa tecnica e tattica che usano nelle piccole cave, fiumi o canali, cercando di fatto sempre un contatto visivo dove lanciare l’esca, come un ostacolo affiorante in prossimità della riva, pescando comunque solo a ridosso di quest’ultima.

In questo modo, le catture che si possono ottenere sono lucci dalle dimensioni irrisorie per la maggior parte dell’anno, salvo in primavera dove il pesce da foraggio si sposta nei bassi fondali, seguito a sua volta dai grandi lucci.
Invece, è la massa d’acqua distante dalla riva, il lago aperto, l’apparente nulla alla vista è quello che nasconde la nostra preda da sogno, difficile da trovare ma………….
Naturalmente, per affrontare in maniera corretta un grande lago si ha bisogno di una buona imbarcazione, con la stessa la prima cosa da fare se non si conosce la morfologia del bacino, è bene intraprendere una navigazione a bassa velocità per individuare tramite un ecoscandaglio delle vecchie strutture ormai sommerse dall’acqua non più visibili in superficie, quelle di maggiore interesse possono essere: strade, ponti, muri, frane di grossi massi, promontori di rocce ecc. ecc..
Localizzato un punto d’interesse, è bene pescarci sopra più volte al giorno e in orari diversi, questa tattica, di mobilità ciclica permette di valutare con un’esattezza quasi matematica quando il pesce presente in loco si mette in caccia, condizione che nella maggior parte delle volte è scaturita dal passaggio del pesce bianco.
Nei grandi bacini artificiali, i buoni spot non sono caratterizzati e identificati solo in vecchie strutture come muri, ponti ecc. ecc. ma anche da barriere non visibili e prive di una massa solida, che si formano, plasmandosi in base all’andamento delle stagioni e degli eventi atmosferici, nei strati d’acqua aperta, barriere che condizionano lo spostamento e lo stazionamento del pesce da foraggio nel loro interno.
Uno “spot” da big pike solitamente si può trovare ad almeno 10 - 15 metri di profondità fino a scendere tranquillamente oltre i 20 metri.
Per avere successo in acqua cosi alta, bisogna far lavorare la nostra esca il più possibile vicino al fondale, cercando di mantenere la stessa nello spot il più tempo possibile, manovrandola con movimenti molto lenti.
Una delle tecniche migliori per stimolare all’attacco i grossi esemplari che stazionano in profondità è il mort-maniè, con questo sistema si riesce a sondare la zona prescelta in maniera quasi capillare.
Per arrivare sul fondo la montatura deve essere zavorrata con un piombo che non deve superare i 10 gr, usare più peso significa dare al pesce innescato una velocità di discesa troppo elevata, causando un movimento innaturale dello stesso.
L’esca una volta lanciata va seguita e controllata durante la discesa, tramite delle leggere trattenute del trecciato, queste effettuate con il dito indice della mano con il quale si manovra la canna, servono principalmente per avere la lenza sempre in tensione, condizione essenziale per percepire rapidamente eventuali abboccate in discesa.
Raggiunto il fondo, con dei movimenti secchi del cimino della canna, si imprime all’esca un “sali - scendi” per simulare un pesce ferito o in difficoltà.
L’esca dopo essere stata animata, può essere lasciata immobile sul fondale per alcuni istanti, prima di ricominciare a richiamarla.
Questo tipo di pesca richiede pazienza e perseveranza, l’errore che in troppi commettono, è quello di far lavorare il pesce esca troppo veloce, con continui richiami fino a farlo risalire in superficie rapidamente.
Le catture più importanti avvengono quasi tutte dopo aver rianimato lievemente un’esca lasciata statica sul fondale per alcuni istanti.
Nei grandi bacini artificiali, predatori e prede sono profondamente legati al ciclo delle stagioni, i predatori sono costretti a stazionare nelle stesse zone dove si trovano i pesci da foraggio, imparare a conoscere gli spostamenti del pesce preda sarà il “fulcro” fondamentale per la cattura del “BIG PIKE”. |
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