
Inverno “caldo” con aspi e perca
di Roberto Cazzola - www.robertocazzola.it
Per i pescatori rivieraschi più audaci del Po e dei maggiori suoi affluenti, c’è la possibilità che l’inverno risulti piuttosto caldo. E questo soprattutto per merito di due pesci alloctoni: aspi e perca.
Non mi voglio addentrare, qui, nella ormai sempiterna questione “alloctono sì, alloctono no”: ci sarà certamente occasione di approfondire. Voglio parlarvi soltanto di pesca e marcatamente della pesca rivolta ai giganti delle due specie citate.
Le zone “calde” sono soprattutto il Grande Fiume ed i suoi affluenti Ticino e Adda. Anzi, se parliamo di questi due ultimi, ci riferiamo precisamente ai punti che vanno dalla confluenza a qualche chilometro a monte.
Il ciprinide che viene dall’Est, cioè l’aspio, sfiora ormai il metro anche nelle nostre acque.
Un pesce di 3-4 chili non fa più notizia e, per far sì che si parli di una tal cattura, occorre superare i 5 chili e gli 80 centimetri di lunghezza.
A volte, proprio nel periodo freddo, non si prende nulla per diverse uscite per poi, una volta incrociato branco, si sentono decine di attacchi in poco tempo.
Ergo, l’ideale sarebbe venire a conoscenza dello spostamento dei branchi composti da esemplari di grandi dimensioni…
Ma non è facile raccapezzarsi nella fattispecie: le nozioni che riguardano gli imbrancamenti dei grossi aspi non sono ancora sufficientemente noti… Sta di fatto che una volta localizzato il gruppo, il divertimento è assicurato. Tutto ciò fino a che… gli attacchi cominciano a rarefarsi. Succede, infatti, che i pesci in questione sono abbastanza “bravi” a captare qualsivoglia sentore di fregatura, prendendo in men che si dica le contromisure del caso.
Ecco che in tale situazione si constatano ugualmente bollate ad una certa distanza da noi, per non parlare di cacciate vere e proprie. Ci si avvicina, si lancia e si recupera come la solito, ma…il deserto torna inesorabile sul fiume. Cos’è che succede? Semplicemente che gli aspi si allontanano man mano che noi ci avviciniamo, precludendo al lanciatore ogni possibilità di attacco.
A meno che…. A meno che lo spinner non si adegui alla situazione mutata e, con attrezzatura ed artificiali consoni alla bisogna non riesca a volgere ancora una volta la situazione a proprio favore.
Si tratta di lanciare a diverse decine di metri, attraverso l’uso di artificiali che permettono l’ottenimento di lunghissime distanze ed un’attrezzatura che favorisca il raggiungimento di quelle.
Le esche migliori nel nostro caso, visti anche i recenti ed eclatanti risultati, si sono dimostrati i cosiddetti “lipless italiani”, cioè quei pesciotti finti senza paletta che rispondono al nome di Bombix e “tramvieri”: la loro struttura compatta e aerodinamica ci aiuta a rimanere a distanza da branco di aspi “allarmati” e così facendo si riesce a sconfiggere la loro diffidenza.
Tutto un altro paio di maniche se si parla di perca. E di grossi perca in particolare. Non servono infatti lanci lunghi, anzi, spesso gli attacchi si verificano nei sottoriva a pochi metri di distanza dal lanciatore. Fondamentale invece è la scelta dell’ora in cui effettuare le nostre battute.
Tenendo fede alla sua fama di “vampiro” delle acque dolci, per via dei canini che sfoggia, il perca aumenta la sua attività predatoria in concomitanza del buio, anche inoltrato.
Al proposito, sarà buona cosa informarsi sulle regolamentazioni locali in fatto di orario utile per la pesca, ovviamente al fine di non incorrere in evitabili sanzioni.
All’imbrunire ed all’alba ci sarà modo, se si ha tempo e voglia per insistere più volte, di incocciare in qualche bel percone, pesce bellissimo, ancorché misterioso: Anzi, proprio questo suo alone di mistero, unito ai tremendi occhi spiritati e vitrei, lo rende ancora più interessante. Ormai si sono toccati più volte gli 8-9 chili di peso, con punte anche oltre i dieci chili.
Saranno pure alloctoni, già, ma che pesci!!!
Non servono attrezzature particolari, ma ci vuole grande attenzione alla scelta degli accessori. In primis le ancorette, che debbono essere affilatissime e, vista la possibile convivenza con il siluro, piuttosto solide. L’esperienza del sottoscritto e di un bel gruppo di amici ferrati sull’argomento, consiglia di affidarsi ad artificiali non tanto voluminosi, in quanto il perca, anche grosso, rimane allamato meglio con esche attorno ai 10 cm..
Il pericolo numero uno, infatti, è proprio quello dello sgancio del pesce.
Questo è lo specchietto dei consigli:
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ancorette affilatissime con ardiglioni lunghi
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doppia ferrata all’attacco
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canna bassa durante il recupero: con la canna alta il pesce aggalla e, con la testa fuori dall’acqua, ha buon gioco nello sganciarsi
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filo sempre in tiro
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dopo aver ben ferrato, recuperare il pesce nel minor tempo possibile
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massima attenzione nel sottoriva, quando il pesce riesce a mettere la testa fuori dall’elemento liquido. |
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