
Dove cerchiamo i lucioperca?
di Roberto Ripamonti
www.robertoripamonti.it
Sicurezza e Protezione
Cercare di comprendere “dove” troviamo i nostri amici quando non sono in giro per cacciare oppure, dove si celano quando stanno per far scattare l’attacco non è cosa facile semplice ma, richiede che un certo sforzo di immaginazione, un buon colpo d’occhio e qualche idea chiara su come si sviluppa il fondale e su come si comporta la sandra.
La più grande delle lezioni la ricevetti da un francese che era una vera e propria macchina da pesca, Marc Roiron che incontrai a Saluresti (Romania) durante una magnifica vacanza dedicata al solo maniè. Il buon Marc sin dal primo momento in cui salimmo in barca insieme, cominciò a parlare di concetti abbastanza comprensibili di “sicurezza e protezione” che però servirono ad allargare il discorso verso una moltitudine di momenti della giornata in cui altri fattori entrano in gioco visto che parliamo di un grande predatore prevalentemente “notturno”.
Si perché la sandra è preda che si muove meglio di notte anche se da noi questa parola è quasi proibita.
Partendo dal concetto di protezione e sicurezza, questo si estende praticamente a tutti i predatori nei momenti in cui sono in caccia e subito dopo. E’ infatti facile immaginarli al riparo dietro qualche grande pietra oppure sotto un tronco o in mezzo ad una legnaia che garantisca protezione e comfort contro ogni possibile minaccia sia quando sono in pausa per riposare, digerire oppure, prima di iniziare gli spostamenti verso le zone di caccia.
Ma questa è una immagine facile al limite del banale poiché non c’è posto migliore per lanciare le nostre esche di una pietra, una legnaia o un ostacolo ma, come fare se invece queste non ci sono e davanti abbiamo solo una distesa d’acqua muta? Ma anche dove ci sono segnali e ostacoli, è sempre la stessa cosa? Scopriremo che non lo è.
Luci ed ombre
Immaginiamo una legnaia oppure, una massicciata di pietre, un tronco sommerso oppure il pilone di un ponte.
Si tratta di una zona “sicura” poiché in un’ acqua ricca di pesce avremo la quasi certezza di trovarci i predatori di quella data acqua che stazionano in attesa di partire all’attacco ma, allo stesso tempo la sandra in attesa ma, da quale parte si troverà la nostra possibile preda?
Avete mai ragionato pensando che ciò che vediamo in superficie non è esattamente ciò che è presente sul fondo?
Qualcuno ha mai pensato che una lama di luce che entra in acqua nei pressi di un ostacolo sommerso cambia radicalmente il modo con cui “immaginiamo” questa area di pesca? Dedicando la nostra attenzione al lucioperca ho ad esempio notato che il pesce si mantiene sempre in zone d’ombra ovvero in zone d’acqua in cui penetri meno luce.
Se osserviamo ad esempio un muro sommerso avremo i perca poggiati sul fondo da una parte non soggetta al sole mentre la zona il cui fondale è illuminato dai raggi, sarà deserto fino a quando la luce non comincia ad affievolirsi. Stesso dicasi per le grosse pietre, per le legnaie e per tutte le zone in cui i nostri magnifici avversari tendono a raggrupparsi.
Faccio un nuovo esempio scaturito da una recente esperienza in cui dovevo pescare lanciando lungo un bosco sommerso dall’allagamento di una diga. In superficie non vi erano tracce di alberi sommersi ovviamente, mentre sull’ecoscandaglio si vedeva una lunga linea di alberi.
Con il sole a picco le catture avvenivano solo lanciando a stretto contatto con questa fila di alberi mentre, man mano che il sole scendeva, sebbene non vi fosse traccia superficiale di ombra sull’acqua, vedevamo le catture di perca arrivare sempre più lontano dagli alberi. La spiegazione?
I raggi di sole che penetrano in acqua (anche se con un angolo di rifrazione) creano sul “fondale” una situazione di oscurità entro cui i perca si mantengono aumentando così la sensazione di sicurezza e la possibilità di partire all’attacco senza essere visti dalle possibili prede.
Visto che le sandre sono animali che prediligono muoversi in semi oscurità (tant’è che alcune delle maggiori catture sono avvenute di notte), se cerchiamo di immaginare come si proietta la luce sul fondo e dove vi è maggiore ombra, avremo trovato una buona chiave di lettura.
A questo punto dobbiamo vedere dove trovare le sandre in aree libere da ostacoli e riferimenti (per noi e per loro). Una prima indicazione di massima è data dalle improvvise variazioni di profondità che vedremo sull’ecoscandaglio ovvero, tutti i dossi, collinette e buche che sono presenti sul fondo. Queste sono le zone scelte dalla sandra ed anche in questo caso serve la nostra immaginazione per capire dove si proietta l’ombra creando una zona di protezione e dove sono quindi le nostre amiche.
Segnali esterni
La profondità è un altro fattore importante poiché i perca tendono generalmente a rimanere sul profondo per risalire verso quote di 4 o 5 metri in presenza di condizioni particolarmente favorevoli.
Queste di norma sono rappresentate dalla stagione di riproduzione (febbraio / aprile) oppure durante momenti di caccia causati dalla forte presenza di piccoli pesci in superficie.
Un interessante segnale durante la stagione della riproduzione è data dalla risalita di bollicine d’aria in bassi fondali. Me lo fece notare un ottimo angler francese,indicandomi piccoli grappoli di bollicine risalire dal fondale in poco meno di 1 metro d’acqua in aree riparate e certamente difficili da disturbare. Spesso infatti è possibile individuare i grossi esemplari che sono poggiati sul letto di frega intenti a smuovere l’acqua con le pinne per mantenere un elevato livello di ossigeno nei pressi delle uova. In genere sono i maschi a svolgere questo compito, solitamente più piccoli e di colore molto più scuro mentre le femmine rimangono a protezione nei paraggi.
Un lancio della nostra esca in quella zona spesso porta a catturare sandre di grande taglia. Solo l’attenta osservazione quindi ci porta a individuare questi segnali esterni piccolissimi ed è certamente molto facile sbagliarsi. Altra zona di grande interesse è quella a valle delle dighe laddove la corrente è più potente e la schiuma più bianca.
In Spagna, ma anche nel Tevere a Roma ho catturato molti perca lanciando l’esca spesso nel ribollire dell’acqua e recuperando in modo da attraversare poi la zona in cui la corrente si rilassa. In queste zone la presenza di acqua che ribolle e di una grande quantità di bianco mi ha fatto ricordare le tecniche di pesca ad un predatore di mare formidabile come pochi; il pesce serra che nella schiuma bianca è capace di attaccare qualunque cosa si muova perdendo ogni freno inibitorio.
I lucioperca tendono ad avere un comportamento analogo sebbene con molta più discrezione. Nella schiuma spesso si aggirano vaironi, piccoli cavedani e alborelle che hanno la sensazione di protezione data dalle particolari condizioni ambientali.
Ma l’attacco del perca è sempre possibile perché questi predatori sostano poggiati sul fondo al riparo dietro qualche grande sasso dove la corrente è meno forte e fastidiosa. L’attacco è spesso violento e potente e si assiste anche a spettacoli solitamente poco usuali.
E’ infatti capitato di vedere sandre risalire quasi fin sotto la barca per cercare di aggredire la mia esca recuperata forse troppo in fretta e questo comportamento l’avevo notato solo in pochissime altre occasioni di particolare frenesia alimentare...
E lo spettacolo di un lucioperca con le pinne spiegate che si lancia a tutta velocità su un alborella mal recuperata è qualche cosa che vale l’intera uscita di pesca!Il perché i predatori perdano certi freni è spiegato pensando che in mezzo a acqua turbinante e schiuma il predatore continua ad avere la sensazione di protezione analoga a quella dell’oscurità.
Questa almeno mi sembra la spiegazione plausibile!Anche pescando con grossi jig colorati ho visto questi predatori perdere completamente le staffe ed aggredire l’esca con violenza inaudita vista la fama di “delicato” che circonda le sandre.
Altro settore altamente produttivo sono i piloni dei ponti sotto cui i predatori in genere, trovano riparo, qui il lancio deve essere fatto in modo che l’esca scenda lungo il pilone e spesso l’attacco è immediato.
Queste zone sono spesso ricche di ostacoli poggiati sul fondo come ad esempio grandi legni sommersi e detriti di ogni genere che si vanno ad appoggiare durante le piene.
Una nuova zona che merita sempre di essere esplorata è la cosiddetta zona di erosione del fiume ovvero laddove la corrente urta contro la sponda scavando. Individuiamo queste zone osservando l’andamento delle sponde e dove vedremo pareti a picco sapremo che l’acqua in quelle aree è più fonda e vi è deposito di legno ed altri possibili ostacoli.
Qui i perca si trovano immediatamente attaccati alle pareti, poggiati sul fondale o, al riparo sotto la vegetazione che ricopre le sponde creando zone d’ombra.
Ultima area che suggerisco di esplorare è il centro del fiume in presenza di ogni ostacolo sommerso, a valle del quale possiamo trovare possibili catture anche molto interessanti. Un ecoscandaglio diventa un alleato importante, a volte decisivo per scovare qualche bella preda in più.
Sempre ricordando che una volta catturata, poco importa se si tratta di un perca, di un luccio o di un cavedano, va rilasciata con tutte le precauzioni.
Altrimenti il nostro sport terminerà in fretta.
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