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Lenze da cavedano a roubasienne
di Massimo Zelli

Il mio fiume d’elezione negli ultimi dieci anni è stato il Sile, ma la sponda dove ho consumato la francese ad innesti per tutte le volte che m’ha visto, soprattutto in questa parentesi lontano dalle gare (che va chiudendosi), è quella del navigabile del Brenta nei pressi di Villa Pisani, celebre costruzione monumentale che di cui può pregiarsi l’abitato di Strà, forse la più significativa dal punto artistico tra le ville della riviera del Brenta.

A noi che fiutiamo l’acqua ancor prima di vederla nelle nebbie mattutine, quando il sole è ancora sotto le coperte, a noi che andiamo via in punta di piedi per non fare casino, ai papà che infondo-infondo c’hanno quel pizzico di senso di colpa quando danno l’ultimo sguardo al bimbo nel letto, scusate la franchezza ma “Villa Pisani” piace per i cavedani, tanti, grossi e attivi sempre quel tanto che basta a farci fare una grassa risata in faccia ad una levataccia in una giornata fredda.

Se proprio vogliamo trovare il senso artistico nella cosa il cavedano è senza ombra di dubbio una mirabile opera pittorica di madre natura e chi ne è appassionato tutto sommato è anche lui dentro di se un po’ artista, con un po’ di genio e un po’ di follia che ci rende definibili in maniera univoca: Pescatori.
Fuori dal calendario gare non è raro incontrare gente della agonismo che conta in questo posto a testimonianza del fatto che è un tratto di fiume universalmente apprezzato.

La corrente è regimata da un sistema di invasi, briglie e tenute che hanno lo scopo di rendere costante l’altezza nell’alveo e consentire la navigazione, in linea di massima è abbastanza regolare. Con un 4 grammi classico si sta ben fermi (vela 2 grammi) e se si vuol volare lievi sull’ultimo mezzo metro pescando a mezz’acqua occorre un 4x14-4x16 . L’interrogativo che sorge affrontando questo tratto ma anche posti analoghi con corrente media o lenta e profondità prossime ai 3 metri è: quale grammatura? Quale strategia usare?

Verrebbe spontaneo pigliare di petto la situazione da buon “cavedanista” e quindi mettere su un bel 4x14-4x16 spallinato su pallini dal 13 al 10 in circa un metro - un metro e venti, su madre del 10 con un finale da 40-60 cm del 7 ed uno spillino del 24 su cui puntare una sola larva.
L’impostazione potrebbe essere giusta in linea di principio, in realtà quello che si verifica è che su un fondo del genere che supera i tre metri la fiondata in inverno non va mai a buon fine poiché è difficile staccare il pesce e ci si riesce solo dopo qualche ora di pesca se fa caldo e comunque cominciando con una strategia diversa.

La lenza standard da cavedano
Il pesce per quanto numeroso ed attivo in inverno non è di solito incline a pazzie occorre quindi accendere il cervello un momento e spegnere l’istinto: in estate io partirei diretto con una punta sola 3 metri di banniere lenza leggera e fiondate a raffica piccole e continue, in inverno bisogna essere per forza di cose più pesanti ma allo stesso tempo non esagerare.
Una situazione come quella descritta sopra permette di tenere il fondale con una lenza da 0.75 al grammo, su una madre lenza del 12 si comincia con un pallino dell’11 sull’asola e di seguito altri 2 di egual misura si mettono 3 pallini del 10 e si tara tutto con “x” pallini del 9 (a seconda del peso).

La geometria è dai 50 cm al metro a seconda che uno voglia trattenere molto la lenza radendo il fondo oppure pescare un pochino a scorrere con lenza un po’ inclinata dando quei 50 cm di fondo in più.
La lenza corta per la trattenuta è di solito posizionata in questo modo: 20-16-12-8-4-2- bulk, a proposito del bulk va detto che non è un vero e proprio bulk ma una serie di pallini posizionati a 0,5 cm uno dall’altro. Questo trucco consente di ottenere un po’ di flessibilità da un curva che per sua natura è corta e quindi rigida. In genere questa lenza permette di adoperare banniere sui due metri o inferiori e pesa il 25-50% in più di quella usata per scorrere (ad esempio se trattengo con 1 grammo pesco a scorrere con 0.75).
Per pescare lasciando andare la lenza un po’ di più si usano banniere fino a tre metri, la lenza deve lavorare inclinata verso monte di circa 60 gradi sarà quindi necessario dare un po’più di fondo, nel caso precedente era consigliabile far lavorare la punta della canna molto bassa con la punta radente all’acqua, in questo caso è un must, anzi lasciarla in acqua di una decina di cm darà quella fluidità in più alla passata “correggendo” eventuali errori di controllo che in questo tipo di pesca vanificano ogni sforzo.
La spaziatura in questo caso è data come: 20-18-16-14-12-6-4-2 bulk anche in questo caso il bulk è “truccato”.
Entrambe le lenze saranno adottate su una pastura data come incollato tenue su ghiaino fine e quindi bisognerà regolarsi conseguenza con i terminali e gli ami.

La prima lenza avrà un finale di 40 cm del 0.07-0.09 con un barbless del 24 molto leggero se si vuol pescare con un solo bigattino, suggerisco invece un buon 20 a curva larga nel caso di bigattino doppio o triplo che data il tipo di pasturazione può essere intercalato al singolo con fiducia.
Nel primo caso dato che la pesca sarà più a ridosso dell’incollato la soluzione doppio-triplo bigattino è addirittura preferibile. Con la lenza leggera il terminale dovrà essere tra 50 e 60 con le stesse specifiche di prima, al contrario in questo caso il bigattino singolo sarà da preferire dato che sfrutteremo soprattutto la scia data dal bigattino in colla che sfalda lentamente in questo caso forse è un azzardo ma si potrebbe provare anche un barbless del 26 per rendere la presentazione anche più naturale.

Non dimentichiamo mai che se la corrente è lenta il cavedano pesa con il bilancino da orefice ogni nostro tentativo di rifilargli un po’ di ferro in bocca…
Una considerazione sui galleggianti: nel secondo caso il carbonio data la neutralità di peso è preferibile mentre rigorosamente l’acciaio va preferito nel primo caso poiché enfatizza la trattenuta della lenza e la rende più precisa.
Sull’utilizzo dell’acciaio anche nel secondo caso ci sono pareri discordi, personalmente vedo un po’ come è la giornata, se debbo scendere di grammatura al 0.50 il carbonio lo preferisco per via della maggior naturalezza mentre se sto sui 0.75-1 grammo la deriva d’acciaio entra in pesca prima e quindi ne approfitto ma non è una regola, quello invece da tenere presente sempre è che nel caso di una lenza corta la deriva in acciaio è un miglior “timone”.
Le forme credo di non sbagliare a consigliare il classico “a palla da rugby” che si avvale di un ottima idrodinamica specie nelle misure più piccole. In linea di massima anche i goccia rovesciata vanno bene specie usati con la lenza più aperta per la tendenza naturale che hanno a seguire meglio la trattenuta con la giusta inclinazione senza uscire dall’acqua.

 
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