
Prima regola: non demonizzare!
di Matteo Maranini
Dopo qualche tempo di assenza mi voglio cimentare in una tematica che non sempre incontra i favori dei “puristi” del carpfishing, ovvero quella della pesca nei laghi a pagamento.
La pesca della carpa con metodi specialistici sta di fatto aumentando i suoi “adepti” anno per anno, è chiaro che il business dei laghi a pagamento cresce di pari passo con il numero degli appassionati e spesso la domanda che ricorre tra gli addetti ai lavori (ma non solo) è se questo fenomeno faccia bene o male al carpfishing e ai suoi praticanti.
La mia posizione in merito è ben lontana dall’essere “puristica”, non mi vergogno a dire che apprezzo pescare (anche) in questi invasi, e li trovo per certi versi molto stimolanti!
E’ chiaro che il fascino dell’acqua libera, ancora meglio se di dimensioni quasi sterminate, e la magia che sanno trasmettere luoghi come i grandi laghi naturali o i fiumi di grande portata, i grandi canali di bonifica è difficilmente arrivabile e soprattutto è ovvio che l’approccio che è necessario intraprendere in questi assai differenti luoghi è del tutto diverso…
Ripercorro i passi della mia crescita di carpista e penso alle difficoltà che ho avuto ad incontrare miei “simili”, a trovare acque nelle quale esercitarmi e soprattutto a trovare invasi che fossero in grado di farmi imparare qualcosa…
Rivolgendomi soprattutto a chi inizia immagino, così come fu per me, che queste persone sentano la necessità di catturare, di avere il pesce in canna, di sentire i segnalatori “impazzire” e di “sperimentare” (sempre nel rispetto di tutto ciò che ci sta intorno, sia esso flora o fauna ittica) tutti quei piccoli e grandi accorgimenti che caratterizzano la pesca specialistica alla carpa. Siamo di fronte ad un periodo in cui tutto va molto veloce, dove dopo 1 anno di esperienza ci si sente “arrivati” perché si ha avuto la fortuna (o bravura, chi può dirlo??) di salpare qualche bel pesce… ma si tralascia quello che è l’aspetto più importante in assoluto della pesca: il fine è certamente catturare, ma l’esperienza non si compra e “saper pescare” è qualcosa che va ben al di là della semplice cattura!!
Mi accorgo spesso di trovarmi di fronte a persone che mi raccontano delle loro super-catture e subito dopo mi accorgo che non sanno diversificare la loro azione di pesca con montature diverse, che non sanno scegliere i materiali in funzione della condizione specifica di pesca o, dulcis in fundo, che attribuiscono alla super esca commerciale del momento tutte le fortune delle loro eccezionali catture…
Ho la fortuna di rappresentare una grande azienda del settore, quindi so benissimo quanto sia importante il fattore commerciale, ma mi chiedo dove sia finita quella voglia di scoprire ed imparare che sentivo fortissima ai miei albori, e che ancora oggi (fortunatamente) non mi ha abbandonato…
Mi rendo conto di essere uscito un po’ dal seminato, e quindi riprendo la tematica principale di questo scritto che però, ha delle importanti attinenze con quanto esposto poc’anzi…
I laghi a pagamento hanno delle caratteristiche uniche che li rendono molto adatti a chi comincia e, contemporaneamente, posseggono caratteristiche che possono “far gola” a chi possiede già una certa esperienza…
Normalmente hanno un numero di carpe tali da non far mancare divertimento anche a chi è alle prime armi, vengono frequentati di sovente e quindi non necessitano quasi mai di pasturazioni mirate per avere qualche soddisfazione e, inoltre, sono luoghi sicuri anche per i ragazzi giovani alle prime esperienze…
Ovviamente anche io ho le mie preferenze, i luoghi di pesca per me non devono MAI assomigliare ad una “vasca da bagno”, scarto quasi categoricamente quelli all’interno dei quali tutta la vegetazione è stata “rasata” per far posto a qualche postazione in più…insomma laghi a pagamento sì, ma che mantengono qualche caratteristica del luogo selvaggio!
Questa scelta deriva certamente da un feeling personale con la natura circostante, ma anche perchè l’estirpazione dei canneti, la pulizia totale delle sponde e delle acque fanno mancare moltissime situazioni “tecniche” che servono sia ai pesci per la loro vita, sia al pescatore per apprendere le abitudini delle carpe.
Per inciso, non amo luoghi dove “si lancia a caso”, anche perché sono assolutamente persuaso che qualsiasi sia il luogo di pesca, le catture non arrivano mai del tutto fortuitamente: catturare significa aver correttamente interpretato (per bravura o per fortuna) uno specifico comportamento dei pesci…
A tal proposito mi preme sottolineare come spesso ci si imbatta in pescatori (che io amo definire “della domenica”) che hanno attrezzature fantasmagoriche, consigli e insegnamenti per tutti, ma che quando arrivano in un luogo di pesca montano velocissimamente canne e pod e sparano “letteralmente” a caso al centro dell’invaso…
Buffo, anzi buffissimo, soprattutto considerando che, nelle mie normali sessioni, almeno 1 ora prima del lancio delle canne è dedicata allo studio dell’ambiente circostante (specie quando mi trovo di fronte ad una sfida nuova)…
Le informazioni che provengono dall’acqua sono numerosissime, dalla semplice localizzazione del pesce, ai movimenti della minutaglia, agli spot con ombreggiature particolari oppure semplicemente ai luoghi che, per azione del vento, possono rendere disponibile cibo fresco per i nostri amici pinnuti…
I laghi a pagamento non escono da questi schemi, è vero che qualche vota i comportamenti delle carpe sono condizionati dalla forte pressione di pesca, ma non dimentichiamo mai che le carpe vivono di istinto, e l’istinto le porta sempre dove le condizioni sono ottimali per la vita…
Una cava (o un lago artificiale) con acqua in risalita copre zone che fin a poco prima erano rimaste all’asciutto e mettono a disposizione nuovo cibo per i pesci, va da sé che in tali condizioni una canna nell’immediato sottoriva è certamente da spendere…
Un canaletto che subito dopo un temporale riversa le sue acque nell’invaso che stiamo pescando porta certamente nuovo alimento e quindi è certamente da prendere in considerazione, una sponda battuta dal vento che fa accumulo di detriti porta certamente cibo, e quindi curiosità,per le carpe.
Come si può facilmente vedere dalle semplici osservazioni appena scritte, usare la propria testa è una delle migliori armi che possiamo utilizzare quando siamo a pesca, ascoltare sempre i consigli e le esperienze degli altri pesatori, ma alla fine fare sempre ciò che il nostro cervello ci consiglia: ogni piccola e grande soddisfazione in questo modo diverrà completamente nostra (e vi assicuro che non è cosa di poco conto).
Per concludere quanto scritto fino a questo momento, dunque, proviamo a vedere questi luoghi non come degli “squallidi” carpodromi da disprezzare, ma come una opportunità che può aumentare le nostre conoscenze e le nostre capacità.
Un pescatore è completo quando è in grado di misurarsi con svariate realtà e con livelli di difficoltà sempre crescenti: per imparare a correre bisogna prima saper camminare, per saper pescare occorre prima molta esperienza!
Alla prossima e a tutti buona fortuna a pesca!
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