
ADRIA, Canal Bianco: grande pescata
di Nonno Ippei e “supervisione” di Jader Lazzari
Bastano quattro amici per fare di una qualsiasi giornata di pesca una grande giornata, una di quelle che non si dimenticheranno mai.
Che io abbia qualche rotella fuori posto è assodato, ma farmi sei ore di macchina per pescarne tre… è diabolico. Certo bisogna far combaciare tutto, passioni, amici ed impegni familiari.
E poi, questa è la magia della pesca. Chi non ne è completamente succube non può capire. Ma veniamo ai fatti.
Era un mese e mezzo che stavamo organizzando per trovarci a pescare assieme durante le festività natalizie. Purtroppo c’è stata qualche defezione, un paio di assenti ma ne è uscita davvero una gran giornata. In extremis si è deciso per il 5 gennaio di calare le lenze ad Adria, colorata cittadina del basso Polesine in provincia di Rovigo.
Il padrone di casa, il “mitico” Teo82 ci ha accolti come nessun altro avrebbe potuto. Un gran calore umano ma soprattutto (lo “sporcaccione”) la sera prima aveva gettato chili e chili di pastura nel posto dove avremmo poi pescato l’indomani.
Inutile dire che ci siamo trovati di fronte più pesce che acqua. Il quartetto era composto ovviamente dall’autoctono Teo82, da Jader (Sky) da Bologna, il Gigio di Parma e da me che arrivo da Milano.
L’appuntamento era al primo autogrill della Bologna-Padova alle 7:00 con il Gigio già li alle 6:30 ed io 10 minuti dopo. Due pazzi. Prendo finalmente un caffè, sono confuso, muoio di sonno, ma caricatissimo per la gioia dell’evento tanto atteso.
Fino a Bologna avevo litigato col sonno, mentre da Milano a Piacenza il compito me lo ha complicato un nebbione che non vi dico… Sono bastate le prime luci dell’alba della campagna felsinea a farmi uscire da quel torpore, per fortuna spezzato a Modena Nord dalla telefonata del Gigio che mi avvisava di essere quasi arrivato, in anticipo grazie alla sua bimba che alle 4 del mattino aveva deciso che era tempo per giocare. Due chiacchiere in autogrill ed arriva anche Jader.
Lui le ore di sonno perse a confezionare una pastura meravigliosa pare non averle patite, una pastura brunastra con un profumo di pastoncino dolcissimo, una fragranza deliziosa che me la sarei mangiata io. Jader è bello carico al punto giusto e radioso come sempre. Io e Gigio un po’ più in coma, ma via che si parte. Giunti ad Adria, dopo gli abbracci di rito con Teo ed un altro caffè, siamo tutti molto indecisi sul come impostare la pesca. Jader ed Io partiremo a canna fissa 9 metri, Teo e Gigio a Roubaisienne. Io veramente parto con la 8, ma al secondo lancio tronco il quarto pezzo della fissa nuova di pacca, ritirata due giorni prima e mai usata, ed allora …. fuori la Daiwona e si riparte!
I pesci sono famelici e le abboccate non si fanno attendere ma presto ci si rende conto che pescare è tutt’altro che facile.
Lo sfarinato lavora alla perfezione, il bigatto è poco gradito, sia sfuso che in colla.
Seppure il luogo non richieda lenze finissime e pesi irrisori, la tecnica non può essere lasciata al caso. E’ importante la profondità al millimetro e la pasturazione data in un certo modo, altrimenti non si cava un pesce. Il cinema, manco a dirlo è presto fatto. A 200 metri, sull’altra sponda scorgiamo altri due “tortellini”, Aris e Luca, con vasta profusione di “eleganti” urlacci in dialetto bolognese a turbare la quiete della cittadina che però sembra apprezzare l’originale teatrino creatosi, a giudicare dagli svariati nonnini che si sono fermati alle nostre spalle.
La pesca è difficile perché siamo con i panchetti in acqua, con questa che in tre ore salirà di un buon mezzo metro e quindi la continua ricerca del “fondo giusto” diventa fondamentale.
Il Canal Bianco infatti, vista la vicinanza col mare, risente in maniera evidente delle maree. A metà mattina, i due a roubaisienne si inventano di tutto per cercare di selezionare la taglia, innescano mais, provano a galla, proveranno anche all’inglese, ma il discorso non cambia. Bremes per tutti.
Ci dev’essere una tale confusione sott’acqua che i pesci son sempre gli stessi ed oltre alla taglia non riusciamo neppure a selezionare la razza. Bremes, bremes e bremes tutto il giorno. Noi a fissa ci limitiamo a godere come pazzoidi prendendo tutto ciò che arriva, come bimbi lasciati soli in mezzo ad un negozio di dolciumi. Tutti pesci da 300 a 500 grammi, o poco più in qualche caso sporadico che ci fanno diventar matti con mangiate “lente”, calate di astina assurde tipiche da pesce con la bocca piccola.
Per di più, guai a ferrare alla prima affondata. Insomma, nonostante l’enorme quantità di pesce, c’è stato da divertirsi anche per “i più tecnici”, quelli a cui piace diventar matti per capire come prendere il pesce…. Perche sei sicuro che c’è ma mangia solo se apparecchi in una certa maniera, ma una volta capito come fare… c’è stato da lavorare per tutti. La lenza è la classica spallinata aperta in 30/40 centimetri con galleggiante da un grammo. Teo che col tubo francese è maestro proverà nelle prime ore del pomeriggio con un piastra in quanto la marea è in calo e la corrente lievemente aumentata.
Solo Jader, dopo 3 ore ha già contato 80 bremes e alla fine della giornata, i vecchietti al circolino narrano che ne abbia prese più di 150!!! La Gazzetta del Po in Edizione Straordinaria, dichiara di aver visto, dopo 2000 anni, camminare altri quattro sull’acqua.
Io smonto verso le 12:30 ed all’una sono pronto per ripartire verso Milano lasciando lì un pezzetto di cuore ed un arrivederci. “Obbligo” anche Gigio a smettere per seguirmi in quanto non sarebbe riuscito più a tornare a casa. Teo e Jader continueranno fino all’imbrunire.
Molto piacere ci ha fatto la visita a mezza mattinata anche del Sig. Oscar, padre di Teo, gran persona e pescatore d’alto livello, sempre umile e prodigo di ottimi consigli.
Smontando il panchetto rischio di finire in acqua, almeno ho anche fatto divertire gli amici, quelli con la A maiuscola, persone genuine per cui vale la pena di farsi una sfacchinata del genere, 700 Km senza nemmeno pensarci su e che qui colgo l’occasione per ringraziare di cuore per la magnifica giornata assieme che porterò nei miei ricordi per molto tempo.
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