
Barbi, canne, mulinelli e powergum
di Sabino Civita
Eccomi ancora qui, alle soglie dell’inverno, ad invogliarvi ad andare a pescare i barbi, possibilmente quelli grossi, naturalmente a ledgering. La stagione fredda taglia fuori dalle nostre esche i piccoli barbi europei, dai quali spesso, con le calde acque estive, non si viene a capo, e dalle bremes poi ... Sto parlando delle acque dei fiumi che frequento solitamente ricercando il barbus barbus, basso corso dell’Adda, e Po. Vi parlerò di quello che è il mio “pezzo forte”, ovvero la continua ricerca, mia e dei soci del Ledgering & Barbel Fishing Italia, del modo di ingannare, allamare e portare a guadino un grosso barbo, soprattutto riguardo ad attrezzature e montature.
Canna e mulinello
A mio parere una canna da barbel fishing che voglia essere pronta ad affrontare un barbo da record nelle nostre italiche acque dovrebbe essere almeno una tredici piedi, ovvero 396 centimetri. Purtroppo le tante e bellissime barbel rods inglesi importate regolarmente in Italia, ad eccezione della Pelzer Specialist Carp 13’, la quale, non lasciatevi ingannare dal nome, è perfetta per la pesca al barbo. Le canne specifiche da barbo, per la pesca a fondo con o senza feeder, sono il frutto dell’esigenza di quegli anglers che, nel Regno Unito - e direi qualcuno ora anche da noi - si dedicano quasi esclusivamente alla pesca degli esemplari più grossi. Un po’ come accade nel carpfishing, il perfezionamento di una tecnica verso la ricerca e la pesca di un unico tipo di pesce, ha portato ad una canna specialistica. Le specialist da barbo hanno quindi tutti i pregi di un attrezzo nato, costruito ed evolutosi in un Paese in cui la pesca dedicata al barbo raccoglie un grosso pubblico di appassionati, ed un unico difetto: sono fatte e pensate per le acque di quel Paese, il che significa che in diverse occasioni e fiumi italiani diventa difficile avvalersene. Il loro limite principale sta nel fatto di essere prodotte praticamente tutte in un’unica lunghezza: dodici piedi, ovvero 366 centimetri, centimetri che spesso non sono sufficienti per alcuni degli spot italiani più fruttuosi per il barbel-hunter di casa nostra. Se ne trovano di più o meno paraboliche, con o senza la possibilità di avere i quiver tips (i vettini intercambiabili), con duo o più cime di diverso libbraggio, insomma accontentano tutti i gusti ma non il bisogno reale di una canna di quattro metri, e anche quattro e venti che in Po, ad esempio, farebbe davvero la differenza.
Per mulinelli, beh anche qui non starò a fare marche e modelli. Ma due sono i consigli che mi sento di darvi: dimensioni e robustezza. Una taglia 4000 ad esempio è il minimo da prendersi in considerazione (un 2500 se si sta in casa Daiwa, che per molte serie ha una pezzatura sua), e se il numero dei cuscinetti è relativamente importante non lo è il materiale e la stabilità dello scafo. Alberini robusti, archetti resistenti, molle di scatto a prova di bomba, certo, ma spesso ci si trova davanti ad attrezzi che, in teoria robustissimi, una volta in pesca hanno un corpo ed un piede che flettono talmente tanto nel recupero dei feeder in corrente (per non parlare dei pesci ...) da rendere fastidioso se non impossibile pescare. Meglio rivolgersi a modelli con lo scafo metallico, o perlomeno provarne la flessibilità del piede prima dell’acquisto
Powergum Rig
La montatura fatta col powergum, da scegliere intorno alle 15 libbre, regala diversi vantaggi nel ledgering, primo fra tutti una decisa capacità antigroviglio, inoltre un buon effetto ammortizzante nel lancio di pasturatori pesanti, che stressa meno il tratto finale del filo di bobina, per finire con una certa azione elastica nelle fasi conclusive del combattimento, cosa che risparmia al terminale qualche sollecitazione nel momento più difficile del recupero del barbo. Queste foto mostrano un powergum rig che prevede il feeder bloccato, non scorrevole, con un effetto “bolt” dalla spiccata capacità autoferrante. Vi sono alcune varianti alla confezione di questa montatura, e le foto mostrano come piace confezionare un powergum a me personalmente, ma un particolare deve essere sempre ben eseguito: i nodi vanno doppiati, lubrificati e sempre molto ben turati, pena spiacevoli sorprese, e nel rifilare gli eccessi di powergum mai tagliare toppo vicino al nodo. Ecco come confezionare un powergum rig bloccato.
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Dopo aver tagliato circa un metro di powergum, inserite una girella a circa 35-40 centimetri e, tenendo i due capi fra pollice e indice, girateli ognuno in senso inverso all’altro. Inizierà a formarsi una trecciolina che continuerete fino a che sia lunga 20-25 centimetri |
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Annodate con un nodo semplice doppiato (infilando due volte il powergum nell’asola del nodo) e tirate con forza. Poi, nel capo più corto infilate prima una perlina di gomma, successivamente un ledger-bead (perlina con moschettone) |
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Dopo aver fatto ancora intrecciare per un breve tratto il powergum, legatolo col solito nodo semplice doppiato, stingete molto bene e tagliate l’eccedenza lasciando un millimetro o due di “baffo” |
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Coprite con una guaina in silicone il nodo fatto, così che non sia fonte di appiglio per eventuali garbugli, usando del normale tubicino per galleggianti (quello in foto), oppure del termorestrigente da scaldare col vapore o col phon |
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Al capo opposto legate una girella usando il nodo che comunemente adoperate per la bisogna (qui un Grinner, che raccomando, sempre tirando molto i capi e rifilando non troppo vicino al nodo. Precedentemente alla girella avrete infilato un pezzetto di guaina per ricoprire il nodo e parte della girella. |
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Il Powergum rig terminato. Probabilmente i primi tentativi, soprattutto nel fare la treccia, saranno poco riusciti. Non demordete e riprovate, vi assicuro che, una volta trovate “le giuste misure”, questa montatura vi darà parecchie soddisfazioni. A proposito, l’idea del powergum rig non è mia, Mario Molinari mi ha insegnato come fare, io ho fatto qualche variante, probabilmente voi troverete le vostre. |
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