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Trota torrente, anche d’estate - ”Tre giorni in camper”
di Carlo Bergamelli

Nel lontano 1995 ebbe inizio quello che oggi è diventato ormai un appuntamento “sacro”, tre giorni in camper dedicati a pescare scorazzando nelle incantevoli valli del Trentino.
Abbiamo iniziato in quattro, oltre a me due miei cugini Ivan e Antonio e “Barone” un personaggio folcloristico sempre in vena di battute, quest’anno siamo in otto, tutti amiconi e appartenenti alla stessa società la S.P.S. MOLINELLO MAVER.
Noleggiati due camper e caricati con il minimo indispensabile, siamo partiti puntando dritti verso Dobbiaco in Alta Pusteria provincia di Bolzano. L’appuntamento è al lago di Dobbiaco, posto incantevole, dove ad aspettarci c’è l’amico “Checo”. Partenza alle tre e mezzo e alle 8 puntuali siamo lì a bere un caffè alla Palafitta, bar ristorante caratteristico alla foce del lago dove il Rienza riprende il suo corso.
In questo tratto è divieto di pesca e mentre decidiamo come organizzarci ci divertiamo a sfamare le trote presenti nei pressi del ponticello, fario, salmerini e iridee che fanno peripezie per accaparrarsi i bocconi di pane o le camole che gli gettiamo… un vero spettacolo, anche perché alcune di loro raggiungono pesi di 1-2 kg e vederle saltare come pazze non ha fatto altro che aumentare ancora di più la nostra voglia di pescare.

“Quattro con me e gli altri quattro si fermano qui a Dobbiaco” Checo grande conoscitore della zona gestisce la situazione e dopo una breve consultazione decidiamo che il mio camper con il suo carico lo segue mentre gli altri quattro dopo aver fatto i permessi alla “Palafitta” si fermano a pescare nel Rienza di Dobbiaco sotto la riserva.
Io salgo sul fuoristrada con lui e mentre percorriamo la strada verso Monguelfo, Checo mi racconta come alcuni decenni fa la pesca era praticata quasi esclusivamente da pochi residenti e le catture di esemplari da diversi kg erano all’ordine del giorno. Allora pescavano quasi esclusivamente con il pesciolino e la pesca più che divertimento era una risorsa di cibo. Già ai tempi come del resto anche oggi le acque sono private.
Praticamente uno si alza la mattina con il pallino di voler comprare un tratto di fiume e se trova chi è interessato a vendere… trak… l’affare è fatto… incredibile ma vero, non compri l’acqua, quella non la puoi usare a tuo piacimento, ma tutto quello che c’è dentro è tuo e tua è la gestione di questo tratto di fiume, se vuoi puoi vendere permessi altrimenti te lo puoi tenere tutto per te. Io pensavo che solo persone facoltose si potessero permettere un lusso tale, invece una volta giunti a Monguelfo mi sono trovato a parlare con il proprietario di circa cinque km di fiume il sig. Josef Schenk che abita a Monguelfo, una persona squisita e semplicissima, con una casa normale,con una macchina utilitaria e che lavora da un benzinaio per guadagnarsi da vivere, ma allora quanto cavolo costa 5 km di fiume?

Mah… non ho osato chiederlo ma prima o poi lo faccio. Fatti appunto i permessi ci dividiamo, io e Massimo andiamo infondo alla riserva per poter poi risalire fino al punto dove Ivan e Alan partono anche loro pescando a risalire. Il Rienza si presenta come un torrentone di montagna, largo 10-12 mt. con una buona portata d’acqua. Giunti sulla riva del fiume appena sopra il lago, nel punto più largo sono riuscito a guadagnare la sponda opposta non senza rischiare di finire in acqua. Sguainata la mia GRIZZLY interbloccata da 8 mt. preparo la montatura, segnafilo, spirale da 4 gr., girella doppia, 40 cm. di finale del 0.14 e amo Katana 1090 del 6.
Innesco un bel vermicello e via…dovunque guardo ci sono appoggi con tane, buchette e anfratti. Faccio il primo pezzo di torrente ma capisco che qualcosa non và, le trote che catturo sono quasi tutte piccolette, massimo 22-23 cm. e Massimo che risale di fronte a me è sulla mia stessa frequenza di catture. Diciamo che ormai si sono fatte le 10.30 e il sole penetra tra i pini, le trote, perlomeno quelle un po’ belle sono già intanate e non hanno voglia di inseguire l’esca.

Rovisto nel gilet ed estraggo una corona di 15 pallini del 4 con 30 cm. di finale, ed ecco che la musica cambia, rallentata un po’ l’azione e preferendo le tane e le zone con acqua più alta, le catture interessanti hanno iniziato ad essere più frequenti, con varietà di specie che ogni volta che sentivi una tocca non sapevi cosa poteva essere, una fario, un ibrido, un salmerino, un temolo, un’iridea o una marmorata. Ad un certo punto dopo una curva guardo verso monte e una cinquantina di metri davanti a me c’è un ponticello dove sotto si forma una bella buca con acqua veloce e sotto il muro di sassi capivi che c’era una super tana, guardo se vedo Massimo fra la vegetazione di fronte a me ma di lui nessuna traccia, “sarà rimasto indietro” ho pensato e ho continuato la mia risalita.
Alzo gli occhi perché avevo appena liberato una trota e vedo spuntare dalla vegetazione a ridosso del ponticello una canna piegata ad arco, in un primo momento ho sospettato che fosse qualche altro pescatore, ma focalizzando bene ho intravisto la sagoma di quel bast…o di Massimo che vista la bella buca aveva scavalcato tutte le correntine per anticiparmi.
Mi affretto a camminare tra la fitta vegetazione e man mano che mi avvicino sento Massimo che urla come un matto e lo vedo su una roccia liscia attaccato con una mano e con l’altra reggeva la canna, la quale inarcata al massimo seguiva la traiettoria della trota allamata.

Essendo sulla sponda opposta non potevo andare in suo aiuto subito, ho solo pensato che se fosse scivolato in acqua avrebbe fatto scappare il resto delle abitanti di quel bellissimo posto.
Nemmeno il tempo di finire questo “affettuoso” pensiero che vedo schizzare la sua montatura fuori dall’acqua, non ho sentito quello che ha detto perché il rumore dell’acqua me lo impediva ma sicuramente era qualcosa da dover confessare ad un prete comprensivo.
Doveva essere una fario molto vicina ai 2 kg con una forza veramente notevole e lo 0.16 di Massimo non ha retto alle continue sollecitazioni contro i sassi ogni volta che voleva guadagnare la tana. Beh…in quel punto abbiamo catturato tanto di quel pesce che ad un certo punto stanchi di prendere abbiamo lasciato per continuare la risalita verso il camper.

Pescare in un ambiente incantevole come questo, con scoiattoli indaffarati a saltare tra i rami, uccelli di varie specie che ti accompagnano, respirare un’aria “brillante” e se poi trovi anche una bella giornata, è veramente qualcosa di affascinante…!!! All’ una e mezzo arriviamo al camper con il portaesche vuoto, ad attenderci ci sono già Ivan e Alan e dopo aver sistemato gli attrezzi , come da accordi precedenti raggiungiamo l’altro camper in prossimità di una pineta attrezzata con tavolini e tanto di sorgente d’acqua.
Nemmeno il tempo di raccontarci qualche esperienza che già azzanniamo panini, le bottiglie di vino si susseguono ad un ritmo elevato… hei… “calma ragazzi se continuiamo con questo ritmo chi si alza più…”. Infatti dopo aver ingurgitato 25 pani con speck e formaggi tipici, annientato patatine, sottaceti, due strudel e non so ancora quante bottiglie di vino, ci siamo spaparanzati qua e là sotto i pini, esausti dal viaggio, dalla pescata e dalla grande abbuffata… che botep… (che buon tempo). Stavo sognando sicuramente qualcosa di bello quando un gran baccano mi ha svegliato di soprassalto. Ivan come un pazzo s’è messo a svegliare tutti con spruzzi di acqua e col mestolo di legno gridando frasi intimidatorie.
In effetti aveva ragione erano oramai le 17.30 e sarebbe stato un vero peccato “sprecare” altro tempo. Sistemato e ripulito la zona, siamo di nuovo sul fiume e le aspettative non deludono, le catture si susseguono ad una frequenza tale da appagare la soddisfazione.

Mi spiego meglio. Pur essendo riserve gestite, non sono vasche piene di trote stupide, la maggior parte delle catture le devi guadagnare con un minimo di tecnica e questo non fa altro che accrescere la soddisfazione. Devo fare una precisazione, in quasi tutte queste riserve il rilascio del pesce a misura è vietato ed è anche giustificato dal fatto che purtroppo alcuni pescatori hanno poca sensibilità e rispetto delle proprietà altrui e visto che tutto quello che vive in quel tratto di fiume non è di nostra proprietà dobbiamo rispettarlo.
Noi ovviamente avevamo il permesso dal sig. Josef con la raccomandazione di Checo ed infatti abbiamo liberato tutto il pescato ad eccezione di un salmerino e di due fario incappati in incidenti di percorso.
In questa riserva il limite giornaliero è di 4 pezzi con misure:
fario cm 25
salmerino cm 25
temolo cm 30
marmorata cm 30 ed il permesso costa 16 euro.
Il secondo giorno siamo scesi di qualche chilometro fermandoci a Brunico.

Dopo esserci premuniti di permessi dal negozio “ FISHER MAN” in via Beda Weber 28 tel. 0474 411451, ci siamo divisi, in quattro abbiamo pescato nel Rienza, che in quel tratto è largo circa 20 mt. praticamente canalizzato con sponde rinforzate da grandi pietre e con una portata d’acqua notevole. Gli altri quattro hanno scelto un bel torrente a monte di Brunico. La grande quantità d’acqua del Rienza ci ha obbligato a montature robuste, io e Antonio siamo partiti in fondo alla riserva a ridosso di un ponte e come montatura lui ha optato per un pendolino da 10 gr. , io ho scelto una spirale da 8 gr. con 60 cm. di terminale dello 0.16 e amo katana 1090 del n°5. La pesca si sviluppa sulle due rive dove le pietre a volte irregolari rompono l’acqua creando appoggi ideali per le nostre prede.
Siamo risaliti per circa un chilometro catturando diverse fario e ibridi e alcune marmorate ma tutte di taglia media al massimo 30/35 centimetri.

La grande quantità d’acqua di colore grigio a causa del disgelo e le grandi tane, ci tenevano sempre in apprensione, sembrava che ad ogni appoggio ci potesse essere la grande marmorata in caccia… ma purtroppo per noi la grande preda da foto ricordo è rimasta solo un sogno. Il terzo giorno siamo andati in Val Passirio sopra Merano, un fiume tra i più belli in assoluto da me visitati, ed anche qui abbiamo trascorso una giornata spettacolare con catture frequenti specialmente di iridee e salmerini. Nel Passirio infatti l’ente gestore ha deciso di tutelare la marmorata seminando solo materiale ittico che non si ibridi appunto con gli esemplari di marmorata autoctona.
Alla sera siamo partiti per il ritorno, portando con noi il ricordo di esperienze sane e genuine che resteranno a lungo nelle nostre memorie, consapevoli di essere veramente fortunati e capaci di apprezzare la pesca perché parte di un insieme e non un fattore predominante.

 
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