
Ultimi rintocchi a galla...
Testo Massimo Zelli foto di Andrea Lesimo
Check point
I venti freddi dell’est lambiscono per ora solo a brevi intervalli la penisola e qui in Veneto ci sono delle belle giornate di autunno luminose e tiepide, tuttavia cominciano a fare capolino giornate tipicamente invernali in cui però l’acqua non è ancora abbastanza fredda perché i pesci si rendano conto del cambio di temperatura.
Questo è un ottimo momento per fare un punto della situazione: il pesciame comincia a scemare e la frenesia alimentare che caratterizza i nostri amici pesci nel periodo estivo è venuta meno: da questo momento in poi diventano più diffidenti e non tollerano più esche mal presentate o soluzioni approssimative e grossolane.
Passatemi il termine è l’ora di pescare “come dio comanda”. … si recita a soggetto…
Esiste un copione ben collaudato che ormai a furia di sentire e risentire molti sarebbero in grado di seguire anche ad occhi chiusi. In realtà la cosa è molto meno banale di ciò che sembra, poiché se è vero che ci sono poche cose facili da fare è anche vero che tutto il resto e affidato alla sensibilità di “chi sta dietro la canna” nell’interpretare le sfumature.
Partire sul fondo per poi staccarsi : è la logica che impone questa strategia, quello che invece “madre logica” non spiega è come partire, quando staccarsi e come farlo.
Ci sono diversi modi di pescare sul fondo ma volendo parlare di carassi e carpe in acque ferme il campo si restringe parecchio.
Una lenza a pallini distribuiti a scalare su 50 cm di filo e con un terminale da 30 cm rappresentano il massimo per quanto riguarda la naturalezza, questa geometria si usa in via del tutto generico quando sono previsti inviti verticali e comunque per distanziare il piombo dall’esca e rendere l’ultimo tratto di lenza molto più mobile e quindi meno sospetto quando il pesce ha tendenza a muovere il boccone per saggiarne la naturalezza prima di mangiare.
Un classico tuttavia è dato dal tipico bulk più “plomb de touche” : il bulk generalmente è posizionato a 30 cm dall’asola ed il pallino proprio su quest’ultima, utilizzando un terminale della tipica misura 30 cm, sapendo però che si può scendere fino a 20 per aumentare la sensibilità della lenza a movimenti molto piccoli.
U n lenza come quella descritta sopra può essere meglio sfruttata negli inviti laterali poiché la maggior concentrazione del piombo rende più controllati i movimenti. Sia che usiamo la prima lenza o la seconda dobbiamo cercare di impostare la nostra partenza in previsione di quello che accadrà inseguito: pescando con un appoggio di 10-15 cm o addirittura fino al pallino di segnalazione e forzando la pasturazione elargendo scodellate piene a ridosso del galleggiante di certo non stacchiamo il pesce dal fondo, alla lunga, al più selezioniamo la taglia.
Quello che deve accadere quindi è esattamente il contrario, bisogna partire con un appoggio minimo che consenta che consenta una lettura immediata (da 5cm a zero è la misura ottimale e va adattata a seconda del modo di mangiare ma comunque partendo dall’appoggio massimo via-via riducendo). Dobbiamo posizionarci sul panchetto in una posizione comoda che ci consenta di sorreggere la roubasienne ed al tempo stesso utilizzare la fionda con una frequenza di 1-3 fiondate al minuto che portano da 3-5 fino a massimo 10-15 larve per ogni scodellata.
Dobbiamo essere in grado di fiondare e ferrare al contempo tenendo lo sguardo sull’antenna del galleggiante ed orientando i movimenti senza guardare ma cercando di automatizzare questi gesti che quando sono stati fatti propri consentono un azione molto più liscia ed agevole. Non vi debbono essere oscillazioni della canna ne cadute in acqua di questa (immaginate l’effetto di una cima che ad un certo punto casca in mezzo ad un branco che mangia a galla….ovviamente non parlo di un carpodromo).
Quello che va prodotto è una pioggia continua che incuriosisca i nostri ospiti e li spinga a correre incontro alle esche in caduta.
Con il passar dei minuti potremo notare qualche mangiata in starata che potremmo ciccare, comincerà ad essere il momento senza cambiare lenza di fare il nostro timido passetto in avanti alzandoci un poco dal fondo (diciamo di 5 cm).
A questo punto bisognerà essere molto concentrati: il pesce difficilmente mangerà portando via , sarà più propenso a delle affondate repentine che non ammettono repliche.
Questo momento può durare 20 minuti oppure tutto il giorno , mettiamo caso che il pesce si stacchi di 20 cm dal fondo e non voglia saperne di salire ancora…ma sono casi particolari legati molto all’ambiente in cui stiamo pescando.
Vi sarà un'altra fase ulteriore, cominceremo ad avere dei veri e propri ritardi nell’entrata in pesca, il branco comincerà a salire ancora più in alto e l’esca sarà aggredita quando si troverà ad un metro - un metro e mezzo dal fondo,nel frattempo la pioggia di esche sta continuando.
Arrivati ad una condizione di questo tipo il cambio di punta si renderà inevitabile, servirà una punta preventivamente preparata con una fine scalata “ad hoc” equidistante da 4x12.
Dovremo a questo punto intensificare ulteriormente la cadenza di fiondata ed al contempo portare il numero di larve ad un 3-5 fisso non di più, questo metterà in competizione alimentare il branco che diventerà più vorace e meno attento.
Le lenze in questo caso saranno particolarmente fini, una madre del 12 con un terminale dell’8 farà al caso nostro in ambienti come quello in fotografia dove il quantitativo di pesce non è eccessivo anche se elevato e vario.
La calata potrà avere due tipi di approccio, se continuate ad usare la lenza bulk-plomb di touche bisognerà mettere la lenza sulla verticale e controllare istante per istante l’entrata in pesca, con la spallinata equidistante invece sarà sufficiente stendere in avanti e far fare il percorso all’esca che fluttuerà lentamente.
Un ultimo consiglio, cercate di sfruttare la frenesia alimentare a vostro favore e non contro di voi, se il pesce diventa troppo nervoso e competitivo potreste vedere un serie di mangiate piuttosto brutte e senza avere possibilità di prenderne una, in quella situazione sparecchiare un paio di fiondate abbondanti, magari più corte del galleggiante potrebbe riportare la situazione alla normalità distraendoli un po’, ma non è garantito il risultato.
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