
Vertical Jigging all’isola d’Elba
di Simone Bini
L’arcipelago toscano rappresenta una tra le aree maggiormente frequentate dai pescatori sportivi in quanto sono presenti molte specie ittiche da poter insidiare con le diverse tecniche.
Abbiamo deciso di partire da porto di Piombino per andare ad effettuare un viaggio di pesca all’isola d’Elba, un’isola meravigliosa che grazie ai suoi fondali ricchi di secche e franate è indicata per questa tipologia di pesca. L’arrivo in traghetto a porto Ferraio avviene all’alba e i titolari del negozio Sampei e del Bazar di pesca la Rosa dei Venti mi aspettano per partire a pesca.
Le condizioni meteo di questi giorni non sono delle migliori in quanto una perturbazione stranamente si è riversata sull’isola. In questo periodo sull’isola si possono catturare palamite, paraghi, grosse tracine e qualche dentice. Mi trasferisco a Marciana Marina dove Carlo e Giovanni titolari del charter di pesca mi aspettavano per uscire in mare con la loro imbarcazione un Jeanneaw 7.50 che utilizzano per portare i turisti e i pescatori più esperti a pescare nei punti strategici di quest’isola. L’imbarcazione è attrezzata per ogni tipologia di pesca; il bolentino di profondità, la traina, il drifting ed il bolentino. Il charter organizza gruppi di pesca e vengono effettuati anche programmi personalizzati sulle secche della Corsica, di Pianosa e di Montecristo.
Partiamo dal porto di Marciana Marina per raggiungere una secca il cui cappello risale da un fondale 70 metri a 34 metri, un’area frequentata dai pescatori locali in quanto la sua localizzazione non è semplice e spesso non viene riportata sui gps in quanto le sue dimensioni sono molto ristrette. Le strumentazioni indispensabili per una corretta localizzazione delle aree di pesca sono l’ecoscandaglio, il gps, la bussola e le carte nautiche cartacee per metterle a confronto con le strumentazioni digitali che possono errare i dati. Il vertical jigging è una tecnica che si basa sull’utilizzo di esche di diverse grammature e colorazioni che devono essere fatte calare verticalmente nella colonna d’acqua e recuperate con movimenti improvvisi allo scopo di simulare piccoli pesci in fuga dal predatore.
Questa tecnica nata in Giappone dove oggi è ampiamente diffusa, è stata importata anche in Italia con prodotti sempre più innovativi con i quali possiamo riscontrare emozioni incredibili che solo il jigging può regalare. Indubbiamente è fondamentale conoscere le zone di pesca ed in particolare le linee batimetriche sulle quali possiamo insidiare specie ittiche di passo o stanziali. Arrivato sul porto l’imbarcazione GI.CA. parte per raggiungere una secca nella zona di Patresi. Inizio a preparare tutte le attrezzature e non conoscendo questa zona mi documento chiedendo informazioni al comandante e alla guida.
Per queste sessioni di pesca, utilizzo le nuove canne importate in Italia della azienda leader Maria che produce in Giappone articoli per la pesca sportiva rispettando gli standard qualitativi ed innovativi che la caratterizzano. Utilizzo una canna Steady Jigging Maria JG5577 lure 100-250 gr. e quella con l’azione più potente da 100-300 gr. Un prodotto di alta tecnologia giapponese realizzato dopo accurati studi di progettazione per garantire prestazioni di alto livello. Una tra le caratteristiche principali di questa canna è la leggerezza che messa a confronto con altri prodotti analoghi è indubbiamente più leggera.
Questo aspetto è molto importante in quanto questa tecnica richiede uno sforzo fisico nel recuperare queste esche e la leggerezza della canna garantiscono un recupero agevolato al pescatore. Le prestazioni di recupero di una preda con questa canna sono ottime, grazie ai materiali innovativi utilizzati e alla pallina localizzata al posto della crocera che permette di appoggiare la canna sul corpo. Le esche sono indubbiamente uno tra gli elementi fondamentali, in quanto a seconda delle condizioni meteo devono esser impiegate colorazioni e grammature diverse. Giunti sul luogo di pesca, iniziamo ad effettuare le prime calate per scandagliare il fondale e con l’utilizzo dell’ecoscandaglio ci portiamo con piccoli ma continui spostamenti nei punti dove possono esser localizzati i predatori.
L’ecoscandaglio presenta alcune marcature sul fondo nei pressi di una franata della secca e qui inizia la nostra ricerca. Le nostre esche vengono collegate ad un finale di circa 5-7 mt. di fluoro carbon da 30 lb. che a sua volta è unito alla treccia da 40 lb. presente su uno dei nostri mulinelli. Il momento nel quale il predatore aggredisce la nostra esca è soprattutto quando essa arriva sul fondo, anche se specie pelagiche, come tonnetti, sgombri, palamite e ricciole, predano sulla nostra esca durante la fase di discesa. E’ opportuno monitorare visivamente la velocità di fuoriuscita del nostro dacron dal mulinello e nel caso aumenti la velocità ferrare con un movimento deciso. In questa zona utilizziamo esche che variano dagli 80 gr. ai 140 gr. Improvvisamente avverto una piccola vibrazione sul vettino della canna e dopo secondi emerge in superficie una piccola tracina che ha gradito una nostra esca da 140 gr.
Questo esemplare era circa 20 cm., quindi potete immaginare la differenza della dimensione tra l’esca e la preda. Altri piccoli esemplari aggrediscono le nostre esche, quando improvvisamente Carlo richiama la nostra attenzione su un esemplare di dimensioni maggiori.
Dopo pochi minuti arriva in superficie un bellissimo parago di circa 700 gr. catturato con l’ esca Shore Blue della Maria da 80 gr. La giornata prosegue con altre catture ma poco rilevanti, da sottolineare alcune calate con l’esca Mucho Lucir della Maria con le colorazioni argento-blu e bianco- rosso che si è rivelata ottima nell’insidiare molti sgombri e sugarelli.
Il giorno successivo decidiamo di partire prima dell’alba per raggiungere una secca al largo di Pianosa dove stazionano durante tutto l’anno dentici anche di pezzature considerevoli.
Questa secca si trova nella parte ovest dell’isola ed emerge da un fondale di 120 mt a 38 mt ad una distanza di un miglio e mezzo dalla costa. E’ importante ricordarsi che è opportuno mantenere la distanza di un miglio dalla costa perché altrimenti entriamo nell’area di parco marino protetto dove è vietata sia la pesca che la navigazione. L’arrivo all’alba nei pressi di Pianosa è indubbiamente affascinante, quest’isola incontaminata possiamo definirla un polmone ricco di vita che rigenera gran parte del mare della Toscana purtroppo sfruttato in modo eccessivo dalla pesca professionale.
Per pescare su queste secche dobbiamo fare un vero e proprio slalom con la barca tra le reti da posta che i pescatori di Piombino e dell’Elba calano costantemente.
Giunti sul cappello della secca iniziamo a calare le nostre esche sia lungo le pareti che sul piano. Dopo circa mezz’ora l’amico Carlo avverte sulla sua canna la mangiata di un grosso pesce che con forti testate cerca di rifugiarsi sul fondo. L’entusiasmo in barca inizia a prendere il sopravvento e dopo un combattimento di circa 20 minuti emerge in superficie un bellissimo dentice. Dopo esserci complimentati con Carlo, procediamo a pesare questo predatore meraviglioso che è caratterizzato da una pigmentazione della livrea con sfumature meravigliose. La nostra bilancia indica quasi 5 Kg. un esemplare di buone dimensioni che speriamo possa essere l’inizio di una divertente giornata di pesca. Successivamente la mia canna si flette ma in modo lieve ed è il momento di un altro dentice di circa 500 gr. che dopo esser slamato rilascio per le sue piccole dimensioni.
Su queste secche si possono insidiare anche grosse ricciole, ma nonostante sia il mese di Giugno, questa specie ancora non è arrivata a causa delle correnti ancora troppo fredde.
La giornata si conclude dopo aver strappato il nostro fluoro carbon da 30 lb con un pesce che ha impegnato Carlo per circa mezz’ora. Abbiamo provato a pescare anche su fondali profondi circa 60-80 mt. con esche molto pesanti in cerca di cernie o pesci sciabola ma con scarso successo. Il giorno successivo partiamo per raggiungere la secca di mezzo canale dove gli amici del negozio Sampei di Porto Ferraio a bordo delle loro imbarcazioni ci aspettano per una giornata di pesca con l’amico Umberto soprannominato “Totanino”, uno tra i pescatori più esperti dell’isola il quale conosce tutte le secche ed i luoghi per insidiare qualunque specie.
Dopo un’ora di navigazione arriviamo sul luogo di pesca ed a causa della forte corrente decidiamo di montare l’ancora galleggiante per diminuire la velocità di scarroccio. Iniziamo a pescare, molti appassionati pescatori dell’isola in compagnia di Francesco titolare del negozio Sampei hanno deciso di partecipare per capire ed imparare questa tipologia di pesca innovativa. Peschiamo su cinque secche molto vicine l’una dall’altra, i molti pescatori presenti si avvicinano alla nostra barca per capire la velocità di recupero dell’esca anche se spesso i movimenti sono soggettivi e devono esser interpretati a seconda del luogo dove ci troviamo. Palamite e sgombri iniziamo a mangiare su telle le colorazioni delle esce in quanto il bagliore che emettono è veramente appariscente. L’amico Oscar Contano cameraman del Video Diving giunto con me all’isola d’Elba, collaboratore anche di Sky per la trasmissione Caccia e Pesca si immerge con una telecamera subacquea sotto alla nostra barca per riprendere il moto delle nostre esche durante la fase di recupero e riesce a filmare anche momenti di recupero di pesci.
Quando è riemerso dall’immersione mi ha mostrato le riprese di alto livello che aveva effettuato in quanto è riuscito a riprendere un barracuda di grosse dimensioni che incuriosito da un nostro jigg lo ha seguito per poi attaccarlo improvvisamente. Indescrivibile è la luminosità ed i riflessi cangianti che emettono durante il recupero in acqua, ritengo che possano attirare l’attenzione anche di specie a molta distanza. Dopo due ore di pesca riesco ad allamare un bel dentice di 2 Kg che dopo tre ripartenze arriva in superficie con la vescica natatoria che fuoriesce dalla cavità orale.
Durante la giornata catturiamo un grosso quantitativo di sgombri e sugarelli e qualche palamita che sostava in questi branchi di pelagici. Un pescatore sportivo deve sempre ricordarsi di rispettare l’ambiente e di rilasciare le specie ittiche sotto misura perché con questa tipologia di pesca se troviamo il luogo giusto di pesca le catture possono ripetersi continuamente, anche se spesso capita di non vedere neppure un esemplare tutto il giorno. Nel pomeriggio il rientro al porto per ripartire per Piombino, dopo essermi soffermato un’ora a dialogare con i pescatori del posto che con la loro semplicità mi hanno raccontato la storia della pesca all’isola d’Elba ed in particolare una tecnica molto suggestiva studiata da loro per pescare i calamari che a breve spero di documentare per i nostri lettori tornando ad ottobre su quest’isola. Mi sono ripromesso di tornare anche per altre tipologie di pesca che sicuramente possono rivelarsi redditizie se svolte in queste zone.
L’isola d’Elba si è rivelata ancora una volta un’isola ricca di specie ittiche che grazie alla sua gente e alle sue tradizioni può regalare divertenti vacanze di pesca e di relax.
|
|