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L’opzione giusta… 25 aprile, finalmente primavera!!!
Di Zaccaria Australi, nik SIPO

Temperatura sopra i 20°, rondini in volo in un cielo sereno, i pesci fatto streching alle pinne, sono sicuramente sul fondo a far provviste per l’imminente frega… sotto gira la voce “ragazzi si ciula”, anche se in modo più composto di “noi” mammiferi! Io vengo dai postumi di una ancor in via di guarigione, ernia discale, abbandonata perciò l’ipotesi di faticose trasferte, leggi PO, SERCHIO, TEVERE… punto la Sieve, piccolo fiume che scorre in Provincia di Firenze, come un’ala punta il terzino e tento la via del “gol casalingo”. Come previsto la Sieve dopo le abbondanti piogge dell’ultimo mese, è altissima, il colore anche se “ammaccato” è di quelli che a Primavera si sognano sempre di trovare! La piana prescelta a valle dell’abitato di Rufina è stata stravolta da poco tempo dalle ruspe, per fortuna però solo in sponda.
Niente più grossi alberi di “Vetrice”, ma sponde spianate e purtroppo piene di rovi, e di alcune rimanenze, tronchi e rami degli alberi divelti, spettacolo che la dice lunga sui sistemi di messa in sicurezza! L’alveo del fiume tranne un paio di tronchi sommersi che le recenti piene hanno provveduto ad allineare paralleli alla sponda, per fortuna non è stato toccato!


Qui la Sieve è molto larga, con questa portata siamo sui 25 mt.


La corrente principale fa “le cavalle” da centro fiume in sponda opposta, nella mia, udite udite, bastano 2gr. sovrappiombati! La Sieve patria del 4x… niente, causa per me e molti altri, della “sindrome del farmacista”, per le sue lenze frazionatissime e i suoi finali capillari, mi mostra oggi un raro rovescio della medaglia, acque che creano gorghi che non si ripetono mai uguali su di una profondità di circa 1,5 mt., mi lasciano non poco dubbioso sul da farsi… ma guardando bene, anche in queste condizioni, i motivi principali di corrente anche se amplificati restano inalterati: la vena centrale con le sue onde ripetute, il mio sotto sponda a monte con un tratto dove l’acqua spiana a causa di un ritorno della corrente principale, poi la ripresa sotto la mia postazione e a valle fino alle increspature dello sfilatoio di un flusso costante, indica chiaramente dove vanno “archettati” i bachi, diversamente sarebbe rimasta solo l’opzione dell’incollaggio dei medesimi col ghiaino.


Ma veniamo ai fatti di giornata, la scommessa è che i pesci siano già in attività nonostante la temperatura dell’acqua non sia ancora proprio primaverile.
La lenza come ho anticipato un 2gr, pallinatura raccolta in circa 40 cm dal terminale di uguale lunghezza un 11,7(12) che qui è cosa da una due volte l’anno!!
Ma oggi si può anzi con questa corrente e velatura, SI  DEVE, altrimenti, manchiamo di rispetto ai nostri avversari e lasciamo sicuramente ami e piombi in bocca ai più grossi!


Il gioco è chiaro, lenza a radere, alternando passate fatte di trattenute esasperate e rilasci, ad altre appena sostenute, con l’astina bicroma rossa-gialla che fa capolino si e no fra i gorghi; con questa acqua ancora non calda e veloce, il pesce tende sicuramente a stare sul fondo, possibilmente dietro ad un ostacolo, dove il ritorno di corrente gli deposita il cibo e dove è sufficiente appena pinneggiare stando comodi comodi a tavola a mangiare “a strippa scaglie”, è lì ovviamente che vanno cercati. La mattinata parte con una Fario di 400 gr immortalata dal pargolo che mi ha seguito in veste di fotografo, seguono alcuni cavedani di pezzatura simile, il ritmo  sembra buono, dopo un’ora abbondante entrano in pastura dei Tyberini, quei meravigliosi barbi puntinati, nostrani (per gli accademici ENDEMICI) che molti si ostinano ancora a chiamare Canini, ma che con i medesimi  hanno in comune solo il genere Barbus, visto che crescono molto di più e anche la puntinatura ricorda molto di più le x delle trote di mare o lacustri che non le grosse macchie dei piccoli Canini. Seguono due ore di rumba con molti pesci slamati, tutti grossi cavedani spesso allamati esternamente, sicuramente per ferrate ritardate sul loro famoso rifiuto flash all’eccesso di piombo.
Alcuni si producono anche in salti degni di Delfini, prima di slamarsi, poi l’incontro importante, astina bloccata a pelo acqua come il periscopio di un sommergibile , traiettoria verso il centro fiume, con flemma non c’è bisogno di fare le sparate terrorizzate dei barbi più piccoli, il grosso barbo ha già la destinazione da tempo in memoria… secondo masso a destra, quello bello spigoloso, magari anche piatto che crei una bella depressione di corrente, due tre testate ripetute nemmeno troppo violente, da non affaticarsi, basta una bella ritmica rasatina al terminale che la canna mi rimanda come l’archetto sulle corde di un volino, musica STONATA naturalmente… e si può passare al 12,8(13,5)!!!


Matteo mi guarda e dondola il capo… a quello non piacciono  i primi piani sussurra..
Seguono altri barbi di taglia media due Rovelle, poi arriva un divertente cavedano over kg.
La pressione sale e l’avversario successivo, ancora un grosso cavedano nonostante il terminale e il full Control, stento a crederlo ma raggiunge il centro corrente e li mi saluta!!
Ora sono veramente basito, rompere in Sieve cavedani con questi terminali, Full Control e la vecchia ma sempre meravigliosa AW1015 della Daiwa davanti all’erede dodicenne, lascia l’amaro in bocca. Ci riprovo, altri 2 barbi, due femmine di Tyberino belle in carne, le ovaie stanno arrivando a maturazione… poi di nuovo lui… il grosso cavedano, lenza bloccata sulla ferrata due grosse e lente testate, mi sento pronto, lui anche, prende velocità e nonostante la canna bassa raggiunge il centro e viene in superficie,  vedo la sua ombra massiccia crescere mentre sale poi la dorsale è fuori… salute penso, troppa grazia S.Antonio. anche meno grosso andava bene, segue un gorgo, poi la prima sparata in favore di corrente, do filo forzato… si ripete.. cristo è già a 25 metri sull’orlo dello sfilatoio, non ci credo, non mi do per vinto decido di bypassare con la canna alta due alberelli alla mia sinistra e di scendere in sponda, prima però immergo la punta della Daiwa sotto l’acqua e lo costringo ad andare sul fondo… ora è il momento, passo il primo alberello nonostante la piega ad arco della canna… ma in fase di superamento del secondo… lui, riparte, il filo trova i rami, mi rimanda il classico stridio  e lo schianto della lenza madre del 14,8 (16).


Questa in una giornata così non ci voleva proprio…  lasciare in bocca ad un pesce 25 metri di lenza con a rimorchio tutta la montatura vuol dire condannarlo ad una  morte quasi certa.
Sono deluso, sarebbe stato più saggio accettare la sconfitta e vista la quasi certa impossibilità di recupero mettere canna dritta e lasciare che rompesse il terminale o si slamasse, c’era solo il rischio che venisse a incastrarsi con tutta la montatura in sponda, ma è solo una scusa che non regge… sta di fatto che la frittata è fatta e la voglia di continuare a pescare se ne è andata con quel pesce, dico a Matteo di fare le foto al pescato circa 10kg. che andiamo, la pescata è finita anche se sono solo le 16, spero mi capisca, altrimenti gli spiegherò che l’esperienza per riconoscere quando una partita è persa non mi mancava e questa mi doveva servire a prendere la decisione più giusta, PROVOCARE la rottura del terminale, era questa sicuramente L’OPZIONE GIUSTA!!

Ciao a tutti da Sipo
     

 

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