
Gargano: Sapore di Puglia
Di Marco de Biase
Il promontorio del Gargano, considerato uno delle tante meraviglie della nostra penisola, è conosciuto a molti per le bellezze naturalistiche quali grotte, foreste e spiagge dalla sabbia finissima. E’ bellissimo d’estate, specie durante le giornate affollate, quando le lunghissime coste sono colme di ombrelloni variopinti e bagnanti, ma anche nei mesi primaverili ed autunnali ha il suo fascino, in un misto di roccia e mare mozzafiato. Non è raro, infatti, incontrare punti in cui la natura è rimasta ferma alle origini, senza che l’uomo abbia modificato il paesaggio.
L’itinerario. La prima tappa del nostro viaggio di pesca è Torre Mileto, un piccolo centro turistico che prende il nome da una torre di avvistamento adagiata su una distesa di sabbia, alcuni chilometri prima di Capoiale. Si tratta di un buon punto per praticare il surf casting medio, con distanze di lancio pari a 70-80 metri, dove si incontra il pascolo delle mormore. A poca distanza, proseguendo in avanti, come già accenato prima, troveremo il canale di Capoiale, primo vero hot spot di pesca per spigole, cefali, serra e lampughe. Si tratta di un piccolo fiume che collega il mare al lago di Varano, con un tratto canalizzato dove adagiano pescherecci e barche. Proseguendo sempre verso la punta del Gargano, ossia Vieste, incontreremo tanti villaggi, hotel, bungalows, bed & breakfast, segno di un turismo esploso negli anni passati ed ancora sulla cresta dell’onda.
Purtroppo, questi centri sono deserti d’inverno e colmi di turisti d’estate, però poco importa se il nostro vero obiettivo è la pesca. Arrivati a Peschici, si presenterà ai nostri occhi uno spettacolo davvero raro: la cittadina arroccata su una piccola montagna, con dislivelli paurosi e salite vorticose. Sul livello del mare, poi, un favoloso porticciolo, ricco di spigole,mormore e occhiate, specie di notte, al riparo da chiassosi bagnanti. Lasciato il centro di Peschichi, l’ultima tappa, non meno importante, è Vieste, con le sue scogliere rocciose e le acque limpide, davvero cristalline. Insomma, un itinerario lungo ed al tempo stesso concentrato, dove immergere le proprie lenze durante le uggiose serate di fine settembre ed ottobre, quando i pesci più grossi sono in caccia e le spiagge ormai deserte, ma anche nei periodi vacanzieri come ferragosto.
La foce del Capoiale. Si tratta di un canale, punto di migrazione di grossi esemplari di spigole, durante il periodo invernale, ma anche zona di transito per orate e cefali che migrano dal mare per entrare nel lago di Varano, con le sue acque salmastre e placide durante tutti i mesi dell’anno. I due moli, uno lungo quasi un chilometro e l’altro circa settecento metri, costituiscono la nostra zona di pesca. Quando c’è la bassamarea, cioè quando si nota il movimento dell’acqua dal lago verso il mare, è preferibile scegliere la sponda a sinistra, pietrosa e non battuta dall’asfalto. Quando invece c’è l’alta marea, che coincide con l’entrata dell’acqua salata nella zona del lago, allora è meglio posizionarsi sul molo di destra, sperando che non ci siano troppi pescherecci che ostacolino l’azione dipesca.
Le tecniche vincenti sono la bolognese e la pesca a fondo con un leggero piombo plastificato e svolazzo.
La prima prevede una montatura davvero semplice, con galleggiantino da 1 a 6 grammi, con starlight per la pesca notturna, una spallinata di 10 piombini a distanzeregolari distribuita in un metro e mezzo di lenza. Infine terminale sui 30/40 centimetri del 0,10/0,12 con ami del 14 a gambo lungo per esche come il coreano innescato a penzoloni, oppure del 16 a gambo corto per il ciuffo di bigattini. Sempre vincente, specie d’estate, il gambero. Validissima la pastella od il fiocco di pane, accompagnato da pesante pasturazione abase di sfarinati al formaggio, per i cefali che amano guizzare a pelo d’acqua durante il tramonto e nelle ore più calde della giornata. Quanto alla pesca a fondo, si può benissimo praticare con canne da ledgering con azione al di sotto dei 100 grammi. Acquistando alcuni piombi plastificati da 50/60 grammi, si montano su un sistema anti-tangle rettilineo, poi si ferma il tutto con una girella e si prepara uno svolazzo di circa un metro. Per gli ami e le lenze, valgono le indicazioni enunciate prima.
Lanciando al centro del canale, con una leggera tensione sul cimino, sarà possibile scorgere le tocche dei cefali e delle spigole, ghiotte specialmente di coreani, muriddo, verme americano e verme di Rimini, chiamata “Vermara” o “Vermella” dai locali. Per chi voglia divertirsi invece con le anguille, occorre attrezzarsi con robuste canne da fondo, terminali dello 0,25, ami del 4/6 e tranci di sarda. Lanciando quasi a ridosso della battigia dove si è in pesca, nelle ore serali e notturne, non è raro incocciare bellissimi esemplari anche sul chilo. L’ultima tecnica valida durante le mareggiate o col mare in scaduta, è lo spinning, coi mitici testarossa o imitazioni di pesciolini verdastri e giallognoli. Gli attacchi prevalenti sonoquelli di serra, spigole e piccole lampughe, sempre in caccia alla ricerca di pesciame in transito tra il lago ed il mare. I punti più propizi sono l’imboccatura e la piccola insenatura sabbiosa prima del molo a sinistra.
Il molo di Peschici. Si tratta di una piccola insenatura, trasformata poi in porticciolo durante il secolo scorso. Volgendo lo sguardo verso l’alto, specie dopo il tramonto, le luci dei ristoranti e del centro storico,offrono un panorama che lascia stupiti per la sua bellezza ed originalità, specie perché si mischianomodernità e passato con un sapore esclusivamente pugliese.
Le bellezze ittiche del porto non sono da meno. Spigole e mormore sono le principali prede, le prime con la classica bolognese di 6 metri, mentre le altre con il ledgering. Per poter pescare in tutta tranquillità e senza incorrere in fastidiosi litigi, ci si può sistemare o sul molo più lungo, quello di entrata, dal faro di coloreverde, ricco di comodi scogli, e pescare all’interno o all’esterno, a seconda delle proprie preferenze, oppure sul molo opposto, dal faro rosso, dove c’è una banchina transitabile, illuminata durante la notte. Bigattino e gamberovivo fanno la loro parte nella pasca alla spigola, da realizzarsi con terminali sottili e galleggianti alquanto leggeri, sui 2/3 grammi, a seconda della distanza dove lanciare e della corrente.
Diverse fiondate di bigattini prima di entrare in pesca, poi altre durante l’azione, rappresenta il miglior metodo per far avvicinare i piccoli branchi del serranide. La pesca a ledgering, con piccoli pasturatori e cime sensibili, è molto valida per catturare mormore ed occhiate, ma anche saraghi ed altri pesci di scoglio. Il punto migliore per praticarla è la punta del molo più lungo, dove posizioneremo il nostro treppiede ed appoggeremo la coppia di canne prescelte. La montatura più idonea per questa tecnica prevede unterminale di circa 100/150 centimetri, dello 0,12 rigorosamente fluorocarbon ed un amo del 12/14 a gambo corto. Micidiale il bigattino ed il muriddo.
Il centro storico di Vieste. Diversamente dai precedenti hot spot, questa volta i punti migliori non sono imoli ma il centro storico e la sua costa rocciosa. Vieste offro questo e non solo. Un panorama mozzafiato, con il famoso “Pizzomunno”, cioè un costone roccioso che spunta dal mare come un dente di squalo. La sera è molto rilassante essere a pesca sulla scogliera perché i fumi dei ristoranti sono davvero squisiti, c’è sempre gente, musica, cordialità ed al tempo stesso, tranquillità e riservatezza. I punti dove insidiare spigole e deliziosissimi saraghi sono principalmente due, uno ad ovest della Chiesa di San Francesco e l’altro ad est di essa, a ridosso di un antico “Trabucco”, segno che in quel posto c’era e c’è tanto pesce da pescare. La tecnica migliore è la bolognese, ma sono altrettanto interessanti la canna fissa, dai sei agli otto metri, per la pesca in superficie ed anche lo spinning con artificiali dai 7 ai 9 centimetri per le spigole che si muovono sottocosta. Il mare è splendido, specie quando ci sono le brezze. Il suo colore verde corallo lo rende spettacolare e la voglia di pesca è alle stelle. Sfoderata la nostra bolognese, utilizzeremo un galleggiante a goccia di 2/3 grammi, perché la corrente è sempre presente ed una forma tozza riesce ad ovviare a questo inconveniente. Montato lo starlight per la pesca notturna, lanceremo a circa 20 metri da riva, pastureremo con bigattini ed attenderemo l’attacco dei saraghi a profondità pari ai 5/6 metri, quindi un attrezzo di sette metri è all’uopo. Per la spigola, il coreano penzolante o il gambero vivo sono sinonimo di riuscita della battuta di pesca, sia diurna che serale.
Il nostro itinerario termina così con uno sguardo Vieste e le sue meraviglie. I periodi migliori sono la primavera e l’autunno, lontano dalle grandi fughe turistiche estive, ma anche luglio ed agosto, non sono da meno, specie di notte, quando tutti sono nei loro resorts e le nostre postazioni libere e pronte a regalarci emozioni. Quanto alla reperibilità di esche in zona, ci sono negozi abbastanza forniti, alcuni veri e propri bazar, aperti anche nei giorni festivi (persino a ferragosto…) . Qualora la pesca passi in secondo piano, gitemarittime guidate e traghetti per le tremiti sono sempre occasione di divertimento, per grandi e piccini.
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