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Temoli e trote austriache
di Stefano Lucacchini

Era da parecchio tempo che desideravo passare una settimana di pesca in Austria, avevo sempre sentito pareri discordanti, chi ne parlava bene e chi invece sosteneva il contrario.
Facendo una ricerca su Internet, mi aveva colpito molto una pubblicità dell’ Aktiv Hotel di Alberto Gargantini che aveva indetto un trofeo con in palio per primo classificato 1000 euro denominato “Il Temolo d’Oro” , la misura minima del pesce per la qualificazione 50 cm.

Se tanto mi dà tanto in quei fiumi ci devono essere dei pesci veramente grandi, metto al corrente della notizia l’amico Massimiliano, compagno delle più belle avventure di pesca ed organizziamo il nostro viaggio, per la fine di ottobre. I giorni prima della partenza li ho dedicati completamente al dressing e alla messa a punto di tutta l’attrezzatura, arricchendo le mie scatole di più di 200 nuove mosche, ninfe, secche ed emergenti. Per quanto riguarda l’attrezzatura una 7’6” per coda tre, due 8’ per coda 4, una 9’ per coda 5 da destinare alla ninfa, una 9’ per coda 8 da destinare allo streamer ed inoltre la mia compagna di avventure la Mile’s Bamboo rod 7’6” per coda 5 . mulinelli con code dt floater del 3, 4 e 5 . una WF floater dell’ 8 , e un mulinello con quattro bobine su cui avevo montato tutte le code sinking con i vari gradi di affondamento. Finalmente si giunge al fatidico giorno della partenza ed una volta caricata tutta l’attrezzatura sulla macchina dell’amico Massimiliano alle 21,30 partiamo.

L’indomani mattina si arriva a Frog , un piccolo paesino della Carinzia, dove si trova l’Acktiv Hotel, conosciamo subito Adriano, la cortesia e la gentilezza di questa splendida persona, mi fa sentire a casa, ogni angolo dell’albergo parla di pesca, antiche foto, vecchie canne in bamboo, mulinelli raccontano la storia di questa famiglia, ci avviciniamo al buffet della colazione, e subito rimaniamo colpiti dagli innumerevoli trofei esposti sulle pareti, ci sentivamo come due bambini in un negozio di caramelle. Finita l’abbondante colazione, e sistemate le nostre cose nelle camere, Adriano ci accompagna in Drava, dopo circa mezz’ora di macchina, siamo sul posto, la voglia di pescare è tanta, decidiamo di cominciare con la ninfa, ed una volta montate le nostre 9’ per coda 5 eccoci in pesca.
La Drava in questo tratto ha le caratteristiche di un grosso torrente di fondovalle, con lunghi raschi , acque abbastanza profonde, ma sopratutto acqua molto veloce.

E’ molto difficile con questa corrente far rimanere in pesca le nostre ninfe, e nonostante l’ausilio di qualche piombo, non riusciamo a pescare in maniera perfetta, decidiamo di spostarci più a monte, nei pressi di una prismata, l’acqua in quel punto sembra rallentare leggermente. Le ninfe montate per questa sessione di pesca sono tre su ami del 16-18 con testina in tungsteno, fissate al tippet in fluorocarbon del 18 tramite tre corti braccioli di circa 10 cm distanziati tra loro di circa 15 cm, non abbiamo montato lo strike indicator, ma al termine del finale conico di circa 5 piedi la connessione a calzetta sulla coda preventivamente colorata arancio fluo e naturalmente ingrassata con un buono strato di “Mucilin” in modo da renderla perfettamente galleggiante, funge da segnalatore di abboccate. Bastano alcuni lanci in acque più lente che i primi pesci si fanno vedere, alcune belle iridee ma sopratutto un bellissimo temolo di ben 50 centimetri che immortaliamo in una foto ricordo.

     

Sono quasi le 11,30, quando Adriano ci viene a trovare per sentire come era andata la mattinata, ci chiede se abbiamo voglia di pescare un poco a secca, e così lo seguiamo, saliamo in macchina e percorriamo alcune centinaia di metri, superiamo un ponte e scendiamo sulla riva opposta, poco lontano dalla precedente zona. Appena scesi di fronte a noi si presenta, una lunga lama con acqua relativamente bassa, l’ideale per pescare i temoli a secca, infatti da lì a poco inizia la schiusa e l’acqua si anima di innumerevoli bollate, segno evidente di attività superficiale. Per l’occasione avevo montato una 7’6” Mile’s Bamboo rod abbinata ad un mulinello large arbor con coda del tre, un finale di 16 piedi che terminava con un tippet in fluorocarbon dello 0,14. Una volta posizionato a qualche metro dalla riva, inizio a lanciare, cercando di far arrivare sulla bollata prima la mosca e poi il finale, accorgimento indispensabile per catturare i temoli, per ottenere questo risultato la cosa migliore è quella di fermarsi qualche metro a monte rispetto alla bollata e lanciare leggermente a scendere di modo che l’imitazione arrivi per prima sopra al pesce. Per eseguire questa tecnica, l’ausilio di un finale molto lungo è di grande aiuto, infatti ci permette di tenere in pesca più a lungo la nostra piccola mosca evitando il dragaggio.

Le catture non si fanno attendere ed un bel temolo di 45 centimetri si fa ingannare dalla mia Red Tag su amo del 18, anche Massimiliano è impegnato con un bel temolo, che è salito sulla sua insostituibile “Alcina”. L’attività superficiale dei pesci dura per alcune ore, regalandoci splendide sensazioni e bei pesci, sazi e stanchi della giornata di pesca, decidiamo di ritornare in albergo per rinfrescarci e rifocillarci.
Giunta l’ora di cena ci accomodiamo insieme agli altri ospiti nella sala da pranzo e gustiamo gli ottimi piatti cucinati dalla moglie da Adriano e serviti dal figlio, Francesco, detto amichevolmente “Franzi”, ottimo pescatore che abbraccia la pesca a 360° praticandola in tutte le sue tecniche. Finita la deliziosa cena ci accomodiamo in piccolo salottino posto vicino all’ingresso dell’hotel, ed accompagnati da un buon bicchiere di wiskhey, ci raccontiamo le bellissime sensazioni della giornata di pesca. Sul tavolo di fronte a me fra le innumerevoli riviste di pesca scorgo un vecchio album di fotografie, incuriosito, lo prendo e comincio a sfogliarlo, il segno del tempo aveva segnato le foto, dandogli quella patina tendente al giallo che le rende ancor più belle ed interessanti. Si trattava di un viaggio che aveva fatto Adriano,in solitario dal Canada all’Alaska, così ci spiega in seguito, accompagnato solamente da due cavalli e dall’inseparabile attrezzatura da pesca. Il racconto era interessantissimo e ridurlo a poche righe non gli rende giustizia, infatti la vita di quest’uomo, ricca di avventure è degna di essere racchiusa all’interno di un libro. Nei vari giorni in cui ho soggiornato, in Austria, la mia curiosità ha fatto si che riuscissi a farmi raccontare da Adriano un pò delle sue avventure. Ricopriva un ruolo importante all’interno dell’IBM, ma il suo spirito avventuroso, la sua voglia di vivere a contatto con la natura, lo ha spinto a seguire i suoi sogni e a cercare di cambiare la sua vita.

Così si licenzia e con parte dei soldi della liquidazione realizza uno di questi sogni: ripercorrere la strada dell’oro .In quell’occasione conosce Swarowski, che nel frattempo stava cercando qualcuno che gli facesse una mappa di un enorme territorio da lui acquistato nel nord del Canada, Alberto non si fa scappare l’occasione, e immediatamente parte per questa avventura che decide di affrontare in solitario, arrivato sul posto acquista due cavalli, prepara le poche cose che gli serviranno per il viaggio, fra cui naturalmente l’attrezzatura da pesca, e parte .
Un avventura che lo porta fino in Alaska, durante la quale conosce moltissimi personaggi interessanti e si trova più volte di fronte alla morte. Lui stesso mi racconta che dormiva pochissimo, in quella terra selvaggia i predatori erano molti, e quasi ogni notte qualcuno si avvicinava al suo campo, doveva proteggere se stesso ed i cavalli, e quindi non riusciva quasi mai a chiudere occhio, si concedeva questo lusso solamente durante il giorno, ma in quel momento doveva anche svolgere il suo lavoro, che non consisteva solamente nel mappare il territorio, ma anche nel censire i pericolosi orsi che vi potevano essere, appendendo delle esche a gli alberi e nei giorni seguenti vedendo se vi era passato questo temibile predatore.

L’avventura è durata qualche mese, al suo ritorno in Italia si mette subito alla ricerca di un lavoro che gli permetta di vivere sviluppando la propria immensa passione per la pesca , ed è così che si spinge in Austria, apre il suo primo albergo ed inizia una nuova vita. Con notevoli sforzi e sacrifici riesce ad arrivare dove è arrivato oggi, un bellissimo albergo e più di 200 chilometri di acque da gestire. Ho raccontato in breve una delle sue tante avventure, ma basta dare un’occhiata ad una carta geografica del mondo, dove con degli spilli a segnato i luoghi dove ha pescato, per capire che non vi è corso d’acqua dove non abbia bagnato le sue esche. Quando Adriano racconta, la platea dei pescatori ospiti nel suo albergo si ammutolisce e non può fare a meno di seguirlo, magari perchè dentro ad ognuno di noi c’è la voglia di seguire i nostri sogni, ma purtroppo non ce lo concediamo, siamo talmente presi nell’ingranaggio delle nostre vite che spesso finiamo per inseguire dei sogni che non sono i nostri. Adriano ha capito veramente quali erano i suoi e quindi li ha seguiti, abbandonando il certo per l’incerto, ma in fondo fare questo lo ha pagato, è riuscito a far diventare la sua passione un lavoro.

Nella settimana passata all’Aktiv Hotel abbiamo avuto l’opportunità di sondare tutte le acque da mosca in gestione, dalla Gail un grosso fiume ricco di pesce, alla Sorgiva, un Chalk Stream con acque di cristallo che scorre attraverso il verde di una natura selvaggia, ricco di temoli e di trote fario e iridee di grandissime dimensioni, al Vellach un torrente selvaggio, che saprà regalarvi sensazioni uniche, al piccolo torrente Rossembach, ricco di trote e salmerini, insomma vari itinerari che possono appagare le esigenze di tutti, ma sopratutto acque ricche, capaci di regalarci la cattura che abbiamo sempre sognato.
Fra le novità per il prossimo anno ci sarà l’apertura di un lago da affrontare in Belly Boats destinato alla pesca del luccio, io ho già l’attrezzatura pronta per l’occasione.

 

Per ino www.trophyclub.it

 

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