
Divertimento Parcolaghi
Testo e foto di Andrea Santarelli e Michele Moscati
www.parcolaghi.com
Sabato 5 aprile 2008: basta una sola parola per descrivere la nostra giornata di pesca, Parcolaghi. In questa parola c’è racchiusa tutta la felicità e l’entusiasmo di pescare in un posto unico, incantato, immerso tra i boschi; con aria pulita e con pesci da sogno; insomma, un misto di emozioni difficili da provare da altre parti! Chiunque sia intenzionato a staccare dal caos cittadino per regalarsi una giornata sana, tranquilla (mica tanto, i pesci ve la renderanno movimentata!) e in mezzo al verde, non potrebbe che scegliere il Parcolaghi. Dai tanti articoli e dalle tante foto apparse in precedenza su POL ci eravamo fatti un’idea su come poteva essere questo comprensorio, e quanto poteva essere bello pescarci, ma dopo aver toccato con mano quanto fino ad ora solamente immaginato, la nostra impressione è stata ancor più positiva del previsto. Le tante trote viste, lisciate, e, ovviamente pure catturate, hanno lasciato in noi, come credo anche nel nostro “cicerone” Gionata Paolicchi, un ricordo indelebile che ci spingerà a ritornare lì al più presto. Nessuno di noi due aveva mai pescato in quel paradiso e già alle sei di mattina, ora di partenza da Foligno, il cuore ci batteva a mille e l’attesa del primo lancio si faceva sempre più dura da sopportare. Ad Acquapartita incontriamo Gionata, il tempo di una veloce colazione ed entriamo subito in pesca, spinning al lago dei Pontini, questa la prima tappa. Il nostro “guru” Paolicchi ci consiglia di usare ondulanti e/o rotanti, seguiamo il suo consiglio.
Andrea. - Michele inizia con un rotante Simplex Martin colore argento con pallini rossi da 4 grammi, mentre io, Andrea, decido di lanciare un ondulante argento e rosso da 5 grammi. Gionata, infine entra in pesca con uno spinnerbait, probabilmente alla ricerca di qualche bel black bass.
Impazienti, ad ogni lancio aspettiamo la cattura, che però tarda ad arrivare.
Michele. - Dopo circa un’ora e quasi un giro completo del lago il cuore finalmente ci salta in gola, una trota ha abboccato all’artificiale di Andrea a circa trenta metri da riva. L’attacco è avvenuto più o meno ad un metro di profondità, le abbiamo scovate! Il salmonide si rivela particolarmente combattivo e prova a liberarsi con un paio di belle fughe, ma nel giro di un minuto è pronto per la foto di rito e l’immediato rilascio. Finalmente si “scappotta”, ma è solo l’inizio, la giornata è ancora lunga, davvero molto lunga.
A. - Gionata, nel frattempo monta un ondulante, mentre Michele insiste col rotante alternandolo a qualche lancio con piccole esche di gomma che producono un paio di timidi e inconcludenti attacchi. Poco dopo anche Michele prende il suo primo pesce, una vispa e vivace trota fario che lo riempie di gioia.
Fino all’ora di pranzo, tranne un paio di lisci, di trote non ce n’è nemmeno l’ombra, sono tutte prese a saltare e bollare, probabilmente su qualche sedge al centro del lago, uno spettacolo comunque da vedere, data la quantità di pesce presente in questo specchio d’acqua. In un giro completo del lago non si contano gli avvistamenti di veri e propri “mostri”, sia “sotto i piedi”, che a 20/30 metri da riva. Mi raccomando gli occhiali polarizzati, è un vero spettacolo. Ma torniamo alla nostra giornata.
A. - Prima di mezzogiorno, però, Michele riesce a stupire tutti: alla fine di un recupero, quando l’artificiale era oramai nel sottoriva, una grossa trota fario, sicuramente sopra i due chilogrammi di peso si avvicina al rotante, con calma olimpica apre la sua bocca e proprio mentre sta per richiuderla lui ferra, portandole via l’esca di bocca. “Anticipo” degno di un difensore della nazionale e Miky resta a bocca asciutta. Fortuna che si va a mangiare, il “padellaro” e Gionata optano per il ristorante, mentre il sottoscritto si gode un panino (diciamo due) sulla riva del lago.
M. - La scelta lo premia: la sua pausa, infatti, dura poco, mangia di fretta e si rimette a lanciare, io e Gionata lo vediamo dal ristorante, concentratissimo.
Passa qualche minuto, una forte botta in canna mi indica che qualcosa ha abboccato. Ferro deciso e mi rendo subito conto che la taglia deve essere interessante. Con la mano tremolante prendo il cellulare e chiamo il Miky.
Mi squilla il telefonino, leggo Andrea sul display, ha sicuramente preso il trotone dico a Gionata, non mi chiama mai, e poi è qui sotto, mi alzo e lo vedo tutto in tiro con la sua inseparabile 2.10. Prendo la macchinetta e mi precipito da lui, prima però ordino un bel primo, si mangia anche da favola in questo posto. Due-tre minuti di combattimento e la furia del salmonide è domata. A dire il vero parte via due o tre volte molto molto impegnativamente, ma Andrea la lavora bene e alla fine ne viene a capo. Si tratta di una bella lacustre forse sopra il chilogrammo di peso che lo soddisfa come se pesasse il doppio, lo vedo dalla sua espressione, soprattutto perché, dopo aver tanto sentito parlare delle trote lacustri del lago dei Pontini, finalmente anche lui ne ha presa una, e anche perché è il primo bel pesce che riusciamo a portare a riva. Mentre Andrea si gode sul prato il suo momento di giusta gloria io e Gionata terminano il nostro pranzo e prima di ricominciare a spinning, decidiamo di recarci tutti tre al Lago delle tinche per un breve giro turistico con annessa avventura, ma questa è un’altra storia, e ve la racconteremo più avanti.
Accanto al lago delle tinche, nel lago lungo, riusciamo ad avvistare parecchie trote, molte delle quali di pezzatura notevole. Come al Lago dei Pontini, anche qui siamo immersi nel verde, si respira un’aria pulita e pure l’animo ne riceve un influsso benefico, il silenzio rotto solo dai rumori del bosco è un incanto. L’avventura dura poco, vi chiederete perché? Per troppo pesce, fa ridere ma è così…. Torniamo quindi al Lago dei Pontini per la sessione pomeridiana di spinning, Muoversi da un lago all’altro è facile e rapidamente si possono visitare più zone dello stesso comprensorio. Dopo aver inizialmente tentato la fortuna con la gomma, torniamo alle nostre esche iniziali. Le trote, anche nel pomeriggio, continuano ad essere timide e svogliate e, grazie pure ai nostri errori collezioniamo solo ferrate a vuoto. Convinti di pescare bene insistiamo con le stesse esche e infatti qualcosa si smuove, ma a dire il vero succede qualcosa che ha dell’incredibile, si ripete l’evento che nel mattino aveva scosso le nostre coscienze:
A. - Michele, al termine di un recupero si accorge che, come in mattinata, una grossa trota fario sta inseguendo il suo artificiale, rallenta la velocità dello stesso e aspetta la mangiata, ma ancora una volta, non pago dell’errore precendete si fida della sua vista e ferra in anticipo. Le imprecazioni scorrono a fiumi, e Gionata, che oramai ha smesso di pescare, si gode la scena sghignazzando disteso su di una sdraia, Non riesco a capacitarmi di quanto ho visto e come me nemmeno Miky che rilancia prontamente nella speranza di ingannare ancora quel pesce. Carpe diem! In questi casi l’occasione non ti si ripresenta più, ma incredibilmente quella trota riattacca l’artificiale e ancor più incredibilmente Michele ferra ancora una volta a vuoto, e stavolta il bestione aveva addirittura fatto la capovolta sull’attacco, non ci credo. Lo avrei buttato in acqua ma lui mi guarda, ride e con il suo solito fare allegro e mi dice “rimangia ancora”. Io non ci credo, solamente una trota incosciente potrebbe mangiare nuovamente. Evidentemente quella trota lo è e, udite udite, lei ci riprova. Miky lancia nello stesso punto, stavolta lascia affondare e al secondo terzo giro di mulinello la canna si flette. Questa volta non sbaglia, la frizione canta, Gionata si alza e prende la macchinetta fotografica, la trota si ferma, riparte eeeeeeeeee……. Strappa. Meglio allontanarsi dal Moscati, la rabbia potrebbe renderlo pericoloso.
M. - La successiva scelta di Andrea si rivela azzeccata e il suo spostamento dà i suoi frutti. A dieci metri da riva, il suo fido ondulante viene letteralmente inghiottito da un mostro pinnato, una grossa trota fario che io e Gionata stimiamo sui tre chilogrammi. Il combattimento si rivela molto duro, il salmonide lotta prepotentemente e cerca di riguadagnare la libertà in tutti i modi, ma dopo sette-otto minuti inizia ad accusare un po’ di stanchezza e si fa più docile. Gionata imbraccia la macchina fotografica, scatta foto col pesce in acqua e rimane in attesa del “colpaccio” di Andrea, ma sul più bello, la canna, piegata all’inverosimile si raddrizza improvvisamente, la e tensione sparisce… L’ondulante schizza fuori dall’acqua, la trota si è slamata! Andrea Rimane uno-due minuti letteralmente basito e attonito ripensando a cosa aveva in canna e cosa aveva perso. Solo alcuni minuti dopo riesce a rendersi conto dell’accaduto e la voglia di pescare quasi svanisce. Quella, sarà per lui l’ultima emozione della giornata che si chiude con due bei pesci, una trota slamata e ben cinque ferrate a vuoto. Pochi altri lanci, e, come già anticipato, la voglia di pescare si fa sopraffare dalla stanchezza e dalla delusione dell’ultima trota persa, ripone la canna nel fodero e si dedico alla fotografia, perché son giunte ormai le 16.00 ma ci sarà ancora da fotografare.
A. - Per Miky il bello deve ancora venire. Il suo rotante non sembra più appetibile, è l’ora di un piccolo filibustiere, un autocostruito di Paolo Rossigno in arte Parosc, un amico comune di Torino, un mago. Saggia decisione, il tempo di qualche lancio e una botta decisa scuote la sua canna. Ancora una bellissima fario, solo in apparenza poco combattiva è caduta nella trappola. La cattura gli fa fare i salti di gioia tant’è che sfoggia un sorriso a trentadue denti. L’avvicina velocemente a riva, e nel momento esatto che uno spinnofilo gli dice che è bella ma non è molto combativa, lei riparte come un razzo verso il centro del lago. Michele fa gli scongiuri, ma questa non può perderla e infatti alla fine di un ottimo combattimento gestito con molta calma, la porta a riva. Prendendola in braccio sembra quasi che culli un bambino, dopo i due errori si meritava proprio un bel pesce, per il morale. Gionata intanto ci saluta, per lui parecchi chilometri da fare, meglio che vada. Michele non pago continua a lanciare, mentre io mi godo la vista della meravigliosa natura nella quale siamo immersi e del sole che piano piano scende inesorabile a decretare la fine di questa meravigliosa giornata. Proprio mentre stavamo per raggiungere la macchina però, verso il crepuscolo, il mio socio si regala un’ultima emozione. Rinfrancato nel morale, anche troppo, cattura una meravigliosa fario di color giallo/oro e dalla forza imbarazzante, una trota davvero potente quanto bella. Anche per lei uno scatto veloce e via di nuovo in acqua, dopo avergli massacrato letteralmente il pollice con i suoi denti aguzzi e la sua forza spregiudicata.
È l’epilogo di una straordinaria giornata di pesca trascorsa in un posto straordinario, che prima o poi ogni pescatore, nella sua vita deve provare. Una giornata piuttosto avara di catture, ma piena di emozioni, passata magnificamente insieme a splendidi compagni di avventura, in fondo l’ingrediente fondamentale per ogni pescata che si rispetti. Ahhhh, non dimenticate a casa, come abbiamo fatto noi, fili abbastanza sostanziosi, leggeri come i nostri si contano le emozioni, un po’ più pesanti si contano tanti tanti chili di pesce a guadino.
http://www.youtube.com/v/6e4G6s8Z-Lk&hl=it
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