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A pesca il primo maggio

Primo Maggio.
Giorno della chiusura della pesca per la frega dei ciprinidi, giornata che evoca a me e Nico dolci ricordi di levatacce per prendere il posto buono in Sieve, quando una bolognese doveva andar bene per le carpe con il diciotto e per i cavedani con lo “zerootto”, tempi in cui il motorino era il nostro unico mezzo di trasporto, tempi in cui 30 chilometri sembravano un lungo viaggio e un barbo di mezzo chilo un pescione.
Sono passati tanti anni e tanti pesci da quei giorni, ma la voglia di andare a pescare insieme, quella no: decidiamo quindi di ripetere il nostro rito, decidendo di sfruttare il pomeriggio prima della (nefasta) semifinale di Uefa, con la Viola che rischia la finale...

Ora, siccome abito a 200 metri dallo stadio e sperare di ritrovare parcheggio quando sono previste 40.000 persone è improponibile, decido di prendere lo scooter: portacanne, “gileino”, sacchetto di bachi e via da Nico, direzione Sieci, spot “buchereccio” a monte di Firenze. Arrivo da Nico, suono, e dico “lapone, un’ci s’ha la macchina, l’ha presa la mi’ sorella!”.
Poco male, la giornata è splendida e si va in motorino!
Ci si guarda senza dir nulla, un sorriso velato di malinconia (il tempo passa, cavolo se passa...) e si parte: alle Sieci prima prevedibile sorpresa: il posto, visto l’orario è chiaramente occupato.
Una bestemmia leggera e si riparte, questa volta verso San Francesco, vicino a Bocca di Sieve.
Il tragitto, che un tempo con i “SI” (nostro primo mitico motorino) sembrava lunghissimo ora vola via veloce… per trovare occupate anche li tutte le buche buone. In un'altra giornata forse avremmo desistito, una “ceressina” (cioè una birra Ceres) al circolino di San Francesco e via a casa, ma è il giorno della Chiusura, bisogna salutare in modo degno i nostri amici con le pinne; allora mi ricordo degli Archi, un bel posto vicino a Rignano, tanto fondo, filo di corrente a tiro della sei metri con pesci involpiti e scorbutici.
Il tempo di dirlo a Nico e si parte, altri quindici chilometri di curve e vento in faccia e si arriva al nostro posto, che per fortuna è libero.
Ce la prendiamo con calma, contenti di pescare come da ragazzini, una bolognese, un chilo di bachi e via, quando ogni cattura, cavedano, carassio o gatto era uguale, perché voleva dire che si era bravi, che si era in qualche modo domato il fiume, che si stava piano piano diventando Pescatori.
Si comincia… alcuni tentativi per trovare la giusta linea di corrente e la geometria di lenza, una fiondata al giro e i primi barbi, pesci che per tanto tempo hanno popolato i nostri sogni piscatori vengono a salutarci: niente di “big”, niente “over..”, ma pesci del nostro Arno, pescati alla vecchia maniera, che come arrivano spariscono, quasi a ricordarci la loro nobiltà. Poi è il momento delle carpe, piccole, belle e selvatiche, capaci di farti emozionare ancora con una bolo in mano e un finalino di 0,11: alcune le salpiamo, altre ci salutano senza farsi vedere ma va bene lo stesso, siamo in Arno, in correntina, domani chiude la pesca siamo ancora a pescare insieme.
Dedicato al mio amico Nicola.

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