
Iniziare a spinning, la trota in lago
Lo spinning mi aveva già affascinato, tempo fa, dagli articoli letti in giro per la rete e sulle riviste del settore, ma tranne una breve esperienza in salso conclusasi con un po’ di amarezza, per mancanza di tempo e per motivi di studio, non l’ho mai praticato costantemente. Come avviene sempre nella vita, un po’ per il caso, un po’ perché lo si vuole, non si lascia mai l’opera incompleta e si ritorna sempre a finire ciò che si era iniziato. A dicembre avendone l’opportunità mi sono riattrezzato ed ho deciso di ripartire dalle acque dolci e di dedicarmi allo spinning alla trota in lago.

A dir la verità sono stato fortunato perché in Abruzzo, dove attualmente risiedo, ho trovato un bel lago, tenuto in gestione da un gentile signore a pochi minuti da casa mia.
Ma adesso veniamo al sodo ovvero all’azione di pesca, agli artificiali, e soprattutto alle soddisfazioni e le emozioni inaspettate regalatemi dalle mie ultime uscite di pesca.
Arrivato per la prima volta sullo spot, felice, ma allo stesso tempo emozionato per la nuova avventura, inizio a lanciare. Ai primi lanci provo qualche rotante nei colori più classici: argento, bronzo, vespa rosso e vespa giallo.
Pian piano mi muovo dalla mia postazione iniziale continuando a lanciare costantemente, dopo più di un’ora di lanci ancora nessun risultato, ma le trote ci sono eccome, alcune le vedo bollare a pelo d’acqua, altre a pochi metri dalla riva scappano al vedermi passare.
Stavo iniziando a divertirmi davvero, era arrivato il momento di provare qualche cosa di diverso, recupero e monto un piccolo crank della Geologic. Ai primi lanci provo il movimento che non sarà quello degli artificiali più blasonati, ma mi ispira fiducia, scodinzola stretto e molto frequentemente facendo arrivare al vettino vibrazioni costanti. Dopo qualche lancio una piccola iridea salta a pochi metri da me, mi affretto a lanciarle vicino, qualche giro di mulinello, sento che attacca e ferro, recupero, ma si slama mentre cerco di guadinarla; purtroppo in questo lago in alcuni tratti il guadino è necessario perché la sponda è troppo alta per poter rilasciare le trote solo con l’ausilio delle pinze. Anche se la trota si era slamata ero contento e deciso a trarne in inganno qualche altra .
Continuo a lanciare ed allo stesso tempo a camminare; arrivo in un angolo dove il fondo è pieno di rami alcuni dei quali affioranti e numerose rocce.
Ai primi lanci nessun risultato, ma decido di insistere perché il posto mi piace, infatti dopo qualche minuto lancio e sento un attacco che stava per strapparmi la canna di mano, la stessa si piega in due in un attimo, la frizione inizia a trillare, ma sul più bello…tac!!!...il filo si spezza. Resto qualche secondo in trans e poi mi risveglio, dopo le imprecazioni noto purtroppo che l’artificiale gli è rimasto in bocca. Penso che il problema sia stato qualche ramo o qualche masso sommerso che mi ha tranciato il filo.
Che dire, non pensavo che le acque interne nascondessero pesci di questa stazza, una sensazione del genere l’ho provata solo pescando i pesci serra col metodo della teleferica.
Decido comunque di fare qualche lancio prima di andar via e monto uno dei miei rotanti dressati che dopo qualche lancio mi regala la mia prima cattura a spinning, una piccola iridea.. Dopo aver passato delle belle ore a contatto con la natura decido serenamente di ritornare a casa..
Sono ritornato nelle settimane seguenti nello stesso spot, ma niente catture, per molte settimane, cappotti di fila, ma il bello della pesca è questo, e non bisogna mai arrendersi. Questi cappotti mi hanno permesso di analizzare meglio lo spot, di capire in che condizioni i pesci sono più attivi ed in che modo poterli insidiare per avere più chance di cattura.
Nei primi di marzo mi ritaglio un po’ di tempo libero e ritorno a pescare al lago, nel frattempo il mio armamentario si era ingrandito con una serie di artificiali della Storm che mi erano piaciuti in modo particolare: due minnow Thunderstick da 7cm di diverse colorazioni con affondamento massimo fino a 2 metri ed il Subwart, un cranck molto sfizioso con un forte sistema rattling che lavora sotto il pelo dell’acqua fino a 30 cm.
Senza perdere tempo inizio a lanciare un piccolo rotante a punti rossi che dopo soli pochi lanci viene attaccato da una fario, davvero bella, ho solo il tempo di stimarne le dimensioni (quasi 1 kg) che mi si slama sotto i piedi. Stavolta sono davvero deluso. Dopo una manciata di minuti torno in pesca, mi sposto nella zona di cui vi ho parlato precedentemente e ricomincio a lanciare tra i rami; però cambio artificiale e decido di provare il Subwart, da me rinominato la “ Pallina ”.
Lancia e rilancia, più che pensare al recupero, la mia mente pensa alla cattura precedentemente mancata. Ma ad un tratto…SBAM!!!..cavolo che botta. Mi si riattivano tutti i neuroni assopiti, stavolta calma e sangue freddo..La frizione va a ruota libera, ma non mi faccio intimorire, non ho alcuna intenzione di perderla; stringo la frizione di quel poco che basta per evitare che il filo ceda e tengo la trota in tensione perché stava cercando di buttarsi tra i rami. Lei però non ci sta e sono costretto a cederle filo. Per fortuna il pesce decide di allontanarsi dai rami, ma non ha alcuna voglia di arrendersi. Pian piano riesco a portarla sempre più vicino a me, fino a quando si mostra, qualcuno direbbe in tutto il suo splendore, ma in questo caso penso sia più appropriato dire in tutta la sua mostruosità. Ancora qualche sforzo e dopo pochi secondi eccola nelle mie mani per la foto di rito, una splendida fario maschio di oltre 4,5 Kg; anche se non è esteticamente bellissima, ogni volta che rivedo questa foto mi viene sempre da dire, “che spettacolo della natura”…

Felice più che mai ritorno a lanciare e nemmeno il tempo di rendermene conto mi ritrovo un altro pesce in canna, anche questo di discrete dimensioni, eccola in foto, una bella iridea salmonata di circa due kg.

Come accade sempre, uno sguardo all’orologio e ti accorgi che è arrivato il momento di andare via, ma questa volta si va via con piacere. Giornate del genere sono rare, ti fanno dimenticare i tanti cappotti, il freddo delle giornate peggiori e ti ricaricano di quell’energia e di quella voglia di fare che solo la pesca e pochi altri sport riescono trasmettere.
Lo spinning oltre ad essere diventato una delle mie tecniche di pesca preferite sia in mare che in acqua dolce, mi ha anche portato a diventare autocostruttore di alcuni dei mie artificiali. Spero presto di raggiungere il mio nuovo obiettivo e cioè di riuscire a pescare a spinning, magari non solo le trote, con degli artificiali interamente pensati, costruiti e personalizzati da me.
Giuseppe Bologna
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