
Il Barbel Fishing… made in Italy
di Gioacchini Matteo
Sia in Europa che in Italia la pesca a ledgering rivolta alla cattura esclusiva del barbo è ancora poco diffusa; in Inghilterra, invece, è una tecnica molto diffusa con una popolarità quasi identica a quella del carp-fishing.
Gli insegnamenti d’oltremanica essendo incentrati sulla ricerca di un’esca specifica per la cattura del barbo mal si adattano, o perlomeno non sono sufficienti, alla condizione che un pescatore italiano si trova d’avanti pescando in fiumi nostrani, quali il Po su tutti, dove la portata e la larghezza del letto fluviale sono enormemente diversi da quelli inglesi.
Negl’ultimi anni, vista l’esplosione di esemplari di Barbus barbus, nelle acque di fiumi quali Po, Adige, Tevere, Adda ecc. ecc., si è visto anche un incremento di pescatori che tentano di insidiare proprio tale pesce. Questo fenomeno è naturalmente positivo ma fa nascere anche una domanda: dove possiamo trovare gli esemplari più grandi? Quelli da record? Quelli che possono far bella mostra nelle nostre cornici appese al muro??
Proprio cercando queste risposte siamo arrivati dopo anni di ricerca alla convinzione che per raggiungere tali traguardi occorre pescare la dove il fiume è più profondo e più veloce. Per questo è nata la pesca con feeder pesanti, con canne rigide e potentissime (Ledgering Estremo). E’ ormai provato, tramite ripetute ed eccezionali catture che questa mentalità e tecnica di pesca sia eccezionalmente pagante, sia in Italia che nel resto dell’Europa; naturalmente non avrebbe senso applicarla in spot frequentati normalmente da passatisti mentre affrontando di petto, le maestose correnti di un grande fiume, tramite il ledgering estremo si riesce ad essere efficaci ed è proprio per questo che siamo di fronte a quello che noi chiamiamo “Barbel Fishing”.
Ma ora iniziamo a parlare di attrezzature necessarie per questa tecnica; la prima cosa da dire è che nel mercato italiano esistono pochissimi modelli di canne compatibili con il range di peso che un barbel-angler deve poter essere in grado di lanciare; infatti dobbiamo poter utilizzare feeder che vanno dai 120 a 220 gr o più; i pesi cioè che ci permettono di rimanere in mezzo al fiume, dove la corrente si fa più impetuosa e la presenza dei big-barbi è certa. Negli ultimi anni famose marche costruttrici di canne hanno lanciato modelli da heavy-feeder nel resto d’Europa tralasciando però il mercato nostrano o addirittura ritirando da questo modelli finora commercializzati; probabilmente la poca pubblicità e l’ignoranza verso tale tecnica di molta parte delle principali voci italiane esperte di ledgering tradizionale, tranne rare eccezioni, ha portato a questo risultato.
Altra cosa importantissima ed essenziale è il feeder; ne esistono in commercio innumerevoli modelli ma il campo si ristringe in modo sostanziale quando pensiamo al modo di pesca che ci apprestiamo ad affrontare: dobbiamo pescare in corrente, nel mezzo, addirittura dobbiamo cercare di rimanere ancorati al fondale “regalando” il minor quantitativo possibile di filo al fiume: avere in canna un barbo superiore ai tre kg non è cosa semplice da gestire e se già abbiamo perso filo all’inizio dell’azione di pesca avremo problemi nella fase di combattimento quando il pesce cercherà rifugio tra sassi e ostacoli del fondo.
Per questi motivi il nostro feeder dovrà essere in-line e non derivato, proporzionato come peso alla corrente dello spot da noi scelto, con basso coefficiente di rotolamento e che nel contempo riesca a mantenersi ancorato al fondo; dovrà inoltre possedere una facilità “intrinseca” di risalita nelle fasi di recupero per diminuire ancor di più il rischio di incaglio in ostacoli sommersi. Negli anni abbiamo creato una nuova tipologia di pasturatore creato e pensato per pescare il barbo nel suo ambiente naturale.
E’ nato così da un’idea di Gioacchini Franco il Barbel Feeder nelle sue varie grammature,che grazie ad accorgimenti provati e testati per 7 anni direttamente da noi su vari fiumi italiani e stranieri, crea una vera rivoluzione per gli amanti del Barbel Fishing.
Grazie al suo profilo idrodinamico, al suo corpo in piombo con alette e con la presenza degli spyke, già da anni utilizzati nella pesca a surf-casting, raccoglie in se tutte le caratteristiche elencate sopra: stabilità, ancoraggio, difficile incaglio, facile recupero e rischio di aggrovigliamento della madrelenza sul terminale molto basso: tutto ciò ci permetterà di rimanere la dove i barbi stazionano naturalmente con maggiore facilità e per un tempo prolungato aumentando così le probabilità di una fantastica cattura.
Per finire un rapido sguardo alle tipologie di terminale da utilizzare: lunghezza varia di circa 20/25 cm in monofilo, meglio se in fluorocarbon, ricoperto nei 2/3 superiori con antitangle semi-rigido fissato alla girella di collegamento con la madrelenza e un amo robusto, meglio se forgiato con misure che possono andare dal 6 al 10 a seconda del peso del feeder e del diametro del monofilo da noi scelto.
La tecnica che abbiamo descritto fin qui, rende conto di numerosi anni di test da noi effettuati su decine di spot diversi per caratteristiche sia come fondale che come corrente e in numerosi fiumi tra cui la Drava, famoso fiume carinziano che con la sua enorme pescosità e le sue forti correnti crea un habitat meraviglioso per il nostro amico a quattro baffi.
Se volete ulteriori informazioni o chiarimenti sulla tecnica da noi descritta potete venire a trovarci nel nostro sito internet info@barbelfishing1994.it oppure mandare una mail a info@barbelfishing1194.it.
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