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Come pescare… l’Amur!
di Roberto Ripamonti

Lo swinger ha un sussulto, una sorta di colpetto che lo sposta dalla sua posizione d’equilibrio. Passa qualche istante e la scena si ripete ma questa volta il contrappeso dell’indicatore non trova più alcuna resistenza dalla parte opposta perché qualche cosa ha spostato tutto il piombo togliendo tensione alla lenza.
Il dispositivo di “drop back” entra in funzione e l’avvisatore esala l’ultimo respiro mentre noi ci siamo definitivamente avvicinati alla canna e siamo pronti all’azione. L’indicatore visivo inizia una lenta affondata e l’avvisatore emette qualche piccolo suono. La canna si flette sulla ferrata decisa e la lenza comincia a muoversi lateralmente in modo lento.

La preda sembra di peso ma si comporta in modo strano perché si lascia trascinare docilmente verso la riva al punto che, senza sforzo, lo si può vedere sdraiato su un fianco quasi fosse inerme.
Il guadino cala lentamente in acqua e il combattimento sembra finito visto che non c’è stata reazione e un attimo prima di mettere la parola fine a questo assai poco divertente gioco, accade qualche cosa di assolutamente incontrollabile; la grossa preda esplode in una fuga terrificante e il mulinello si mette a fischiare mentre snocciola lenza.
Tutto è allo spasimo e se l’amo tiene ed il finale è fatto bene, allora si può iniziare tutto dall’inizio. Ma se qualche cosa è andato storto oppure abbiamo messo poca attenzione nei nodi allora la lenza cede di schianto e l’amur se ne va libero.
Questo, in poche parole è ciò che accade quando si pesca un pesce incredibilmente potente e che è una sorta di croce e delizia per tutti i carpisti.
Croce perché spesso è un avversario terribilmente difficile da vincere; delizia perché le taglie sono spesso eccezionali e valgono da sole, la sessione e i sacrifici che stiamo patendo.

Ammetto che i miei primi approcci con gli amur non sono stati felici perché, in genere, le prede più grandi mi mettevano in crisi nera e se ne andavano a pochi centimetri dal guadino slamandosi. Si è sempre trattato di una sorta di paura reverenziale provocata da alcune bastonate (leggasi slamate) avute proprio quando ero certo di aver vinto il combattimento.
Scottato da alcune di queste esperienze arrivavo sempre alla fase finale con quella titubanza che lasciava lo spazio, alla saetta d’argento, di esplodere tutta la sua potenza e far saltare via l’amo. Poi gradualmente sono arrivato a capire che la decisione più pagante é la via dell’astuzia che serve a tradire questo astuto vigliacco che sembra quasi morto quando si fa recuperare girato pancia all’aria ma che in realtà è pronto a scappare a pinne levate al primo errore!
Questo lo sperimentai tanti anni fa quando un amur di taglia notevole, arrivato troppo presto a guadino riuscì a sfondarlo con una fuga strepitosa che ci aveva lasciato con un bel buco nella rete! L’espressione tramortita del mio compagno di pesca avrebbe meritato da sola, una copertina di una rivista! Ricordo che l’amur entrò nella rete, Paul la sollevò ed in quel preciso istante la preda esplose. Io sentii una trazione ed il mio finale dello 035mm rompersi. Ma, pensai anche che Paul aveva alzato la rete per cui l’amur doveva essere nostro. Anche Paul era dello stesso avviso…fino a quando non scoprimmo che nella rete nuova di zecca si era prodotto un buco di 30 centimetri di diametro.

Come affrontare l’amur.

La mia esperienza con questa saetta d’argento è limitata a poche ma piacevoli situazioni in cui ho scoperto che questo pesce chiede una applicazione speciale e la sua cattura avviene quando meno te lo aspetti. In Maremma ebbi la fortuna di catturare un grosso amur in un canale in cui la maggioranza dei pescatori non avrebbero mai nemmeno pensato di lanciare un’esca (nemmeno io per la verità, infatti ero li a spinning..). Si trattava di un canaletto largo un metro che si allargava per una decina di metri ed una profondità media di 150 centimetri. Bene, nonostante le calure di luglio e la temperatura bollente dell’acqua, in quella zona stazionava un branco di almeno 20 amur di oltre 15 Kg di taglia media.

Abbastanza per togliermi il sonno per qualche giorno soprattutto dopo averne agganciato uno per la pinna dorsale ed averlo recuperato fin sotto i piedi. Questo mi serve a ricordare che l’amur si deve cercare in tanti settori compresi quelli meno tradizionali. Personalmente, le migliori situazioni si sono create nel sottoriva, a volte proprio sotto i piedi, altre volte nella sponda opposta. (ma sempre sottoriva è). Tante altre volte, come ad esempio nel Salto, la ricerca è stata casuale poiché la cattura è avvenuta mentre pescavo carpe, lo stesso dicasi del Turano e così per tanti altri bacini che contengono la saetta d’argento.

Certamente l’amur è un animale strano e che non arriva quando lo si cerca sebbene sarebbe bellissimo potersi dedicare integralmente alla sua cattura poiché, come taglia media ed in acque libere, arriva facilmente a superare la soglia dei 20 chilogrammi. In Italia abbiamo avuto belle catture attorno ai 24 Kg, forse qualche esemplare è arrivato realmente nella zona dei 26 – 28 Kg (ma non mi fiderei troppo) proveniente da alcuni canali del Nord e da splendide cave sparse lungo il nostro Paese. In altri paesi europei i record sono di ben altra dimensione per cui la cattura di amur di oltre 25 Kg non è straordinaria soprattutto in Francia dove questi pesci sono tenuti in considerazione forse maggiore che da noi e sfruttando acque spesso più ricche di alimento naturale e più rispettate dalla pressione di pesca non dilettantistica.

Rig pop up.

Sicuramente, per poter pescare l’amur dobbiamo avere una attrezzatura all’altezza in termini di filo in bobina e finali adeguati ma questo fa parte del gioco del carpfishing e quindi non credo che vi siano angler che dopo tutti questi anni affrontano la sessione di pesca non debitamente preparati. Anche perché se non lo sono, perdono i pesci più belli e fanno esperienza per crescere come abbiamo fatto tutti noi!. Io non me la sento di consigliare un tipo di hair rig rispetto ad un altro poiché le catture che ho avuto in questi anni sono state praticamente su tutte le situazioni che solitamente uso.

Esistono delle soluzioni forse più indicate e tra poche righe vedremo quali possono essere. Certamente, per contrastare una partenza adeguata serve un buon filo ed un finale di almeno 20 libbre (ma 25 lb non guastano) ed una frizione pronta a reagire alla prima fuga e a tutte quelle che seguiranno dopo il primo recupero di questo grosso pesce che sembra morto (forse svenuto) ma che in realtà, come dicono a Roma, ci marcia alla grande. Infatti, non appena vede l’acqua mancargli sotto le pinne, esplode e diventa realmente la “saetta d’argento” di cui può essere difficile contrastare la velocità e potenza a meno che non sappiamo esattamente cosa e quando farlo. Alla fine dei conti, si tratta pur sempre di un pesce che si difende e se non commettiamo errori e seguiamo una sorta di decalogo elementare, riusciamo ad averla vinta.

Presentazione dell’esca.

L’amur si pesca con inneschi di tipo pop up che superano quelli affondanti di parecchie catture. Poco importa se inneschiamo boilies oppure granaglie visto che si tratta di una preda onnivora che, nel momento dell’attività ripulisce il fondale senza tanti scrupoli.
Personalmente mi piace pensare che le Tiger Nuts abbiano una marcia in più ma, le mie esperienza mi hanno regalato alcune catture eccellenti anche su mais e bacche di acero. Un bell’innesco pop up staccato di un centimetro dal fondale è certamente la migliore delle carte da giocare per tentare la sorte su questo nobile, bistrattato ma formidabile avversario. L’esca dovrà essere tenuta abbastanza attaccata all’amo poiché questa preda tende a non aspirare l’esca ma a prenderla tra le labbra prima di mangiarla per cui, un hair rig troppo lungo potrebbe risultare poco efficace. Un bel D Rig oppure un Whity Pool rig ben innescato offre un’ottima probabilità di cattura che osserveremo con una decisa calata dell’avvisatore ed una lenza che velocemente, si mette in bando. E’ anche vero che tanti hanno subito partenze brucianti, io tra costoro, ma l’amur spesso si riconosce per questo tipo di mangiata per cui, stiamo tutti attenti quando si verificano queste situazioni.

Le Tiger Nuts, come dicevamo, sono esche eccezionali ed ho allegato un bel disegno dei fratelli Perin che descrive le fasi di preparazione di queste piccole noccioline che, se tagliate alle estremità garantiscono un efficaci ancora migliore dei rig sui quali sono innescate.
La ragione sta nella forma delle tiger che sono lunghe e mal aiutano l’hair rig nella corretta rotazione e posizione dell’amo. Un piccolo taglio netto rende le nostre esche più rotondeggianti e simili alle bilie offrendo una migliore rotazione e precisione di presentazione. Usando un piccolo pezzo di schiuma galleggiante potremo anche disporre di tiger galleggianti se proprio non ci fidiamo delle imitazioni sintetiche che tanto successo stanno avendo. Non ci si deve stupire se pensiamo che stiamo parlando di ciò che deve finire sull’innesco e quindi, mangiato una sola e determinante volta.

Una pastura fortemente efficace è certamente la canapa che permette di creare splendidi tappeti di pastura che riescono a bloccare i grossi branchi di amur (e di carpe). La canapa a fatta fermentare a lungo affinché non inizi a germogliare e questo lo noteremo dalla fuoriuscita di un picciolo bianco e la trasformazione dell’acqua di bollitura in una sostanza vischiosa e marroncina.
A questo punto disporremo di un’esca straordinariamente efficace che con alcuni trucchi può essere anche innescata. Ovviamente le stesse cose possono essere dette per il mais, per le bacche d’acero e per le noccioline (arachidi).

Le boilies funzionano egregiamente soprattutto se basate su aromi alla frutta oppure alle spezie. Raramente invece i fishmeal hanno regalato sorprese ma, nella pesca tutto è sempre possibile.



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