
Conoscendo il Jigging Verticale
di Roberto Ripamonti
Se è vero che le prede tipiche di chi va alla ricerca dei predatori i lucci e le sandre occupano un posto di rilievo assoluto ed i siluri sono spesso una parentesi entusiasmante ma, non alla portata di tutti perché limitati ad alcune acque esistono altre prede che possono tranquillamente entrare nell’elenco dei possibili traguardi da raggiungere pur senza raggiungere il blasone e le taglie dei precedenti. Lasciando da parte le trote che richiedono un approccio completamente differente e di black che sono spesso prede casuali, rimangono i reali ed i cavedani che, almeno per chi scrive, sono veramente prede non frequenti anche perché le montature e i sistemi che uso, difficilmente possono farli cadere in inganno. In particolare i reali, sono sempre stati una sorta di croce e delizia poiché la possibilità di incontrarne di veramente belli mi si è sempre e solo presentata in acque straniere e solo raramente, in quelle che frequento in Italia.
Ma da qualche tempo alcune cose sono cambiate e la presenza dei reali sta diventando abbastanza comune in tante acque soprattutto laddove è stato posto un forte freno all’attività delle reti dei professionisti che sui questo pesce , basano parte delle loro attività. Ne consegue che la taglia media è scesa e tante acque sono invase da piccoli persici ai quali non rimane tempo per arrivare a taglie interessanti per noi. Le possibilità di incrociarne di interessanti è quindi limitata ai grandi laghi oppure a quegli sbarramenti in cui sono state poste delle regole che riaprono le porte alla pesca sportiva. Un esempio è dato dal Salto in cui da circa 2 anni i reali sono tornati di taglie decorose, sebbene non ancora pari a quelle che si possono trovare in tante acque estere. Va da sé che seguendo l’amico Mauro Pitorri e Tiziano Fornari che sul persico reale sono veri maestri e sfruttando la necessità di essere nei due laghi reatini per le riprese dei dvd della Grande Collana, ho trascorso alcune giornate ad inseguire queste prede cercando di fare luce su sistemi più equilibrati e mirati.
Il mio obbiettivo era quello di sperimentare molti artificiali, una canna e una tecnica piuttosto sconosciuta in Italia e che invece è amata e seguita da tanti soprattutto nei Paesi Bassi dove è stata ideata proprio per i reali, i perca e per i lucci; il jigging verticale. Nelle fredde acque olandesi, belghe e perché no, scandinave la tecnica del jigging è diventata una vera e propria mania per la quale si svolgono molte gare da natante ogni anno in cui decine di appassionati specialisti si sfidano all’ultima preda. La riprova l’ho avuta osservando su Discovery Channel, il bravissimo Matt Hayes, dedicare una intera puntata a questa tecnica in compagnia di un eccellente angler di cui non ricordo purtroppo il nome. In quella trasmissione rimasi impressionato dal incredibile numero di catture offerte da quelle queste sessioni in cui spiccavano tante sandre, persici reali e un paio di lucci davvero fuori misura catturati con una pesca semplice all’apparenza e leggera quanto ad accessori. Altre applicazioni di questo sistema erano state recentemente pubblicate su Pescare Mare dall’amico Quattrocchi ed in cui il jigging verticale era stato applicato ai dentici della Gallura , con risultati notevoli. Ma per acque interne nostrane, non mi pare sia stato mai fatto nulla.
Detto questo e precisate le origini del mio interessamento a questa pesca vorrei raccontare qualche evento sperando di accumulare quanto prima una maggiore esperienza in altre acque per poi approfondire questo sistema portandolo con me laddove altri e più grossi predatori sono preda comune. Non nego infatti che dopo aver passato tanto tempo a praticare e scrivere di mort maniè ho ricevuto alcune prove che esiste una tecnica da affiancare se non sostituire il sistema Drachkovitch senza perderci affatto anzi, riuscendo a catturare qualche preda in più in determinate situazioni che sono facilmente incontrabili nelle nostre acque. La riprova di ciò, sono le parole della guida professionista Claude Valette che da anni opera in Ebro a Mequinenza, autentico paradiso per tanti predatori e nel quale l’angler svizzero ha potuto effettuare delle interessanti prove comparative scoprendo che spesso l’uso corretto dei jigs mossi sul piano verticale nel modo giusto offre sensazioni e risultati superiori. Non lo credevo onestamente possibile poiché ritengo il mort maniè uno dei sistemi più catturanti da me ad oggi conosciuti anche se a questo sistema imputo difetti che ne hanno limitato la diffusione nelle nostre acque. Ad esempio, l’uso di esche morte spesso difficili da ottenere a costo di mettersi con cannetta e bigattini prima della sessione di pesca oppure, ricorrere a pesci surgelati che purtroppo si sbriciolano dopo pochi lanci. Altri angler hanno poi lamentato altri piccoli limiti del maniè quali il costo oppure la difficoltà di reperire le montature, i problemi di innesco e di sensibilità e la oggettiva necessità di fare molta pratica prima di riuscire a “sentire” il finale sul fondale. Da qui la decisione di andare oltre, pur senza abbandonare assolutamente un sistema che mi ha regalato molto e che continua a garantire catture davanti alla maggioranza dei sistemi di pesca ai predatori.
L’unico vero ostacolo alla diffusione di questo sistema è certamente data dalla necessità di usare una imbarcazione poiché questo sistema non trova alcuna applicazione da terra ma, l’uso di piccole barche per pescare in acque interne sta prendendo piede anche in tante acque nostrane per cui, consapevole del problema, provo ad introdurre comunque questo sistema di pesca molto interessante ed efficace.
Le attrezzature.
Le attrezzature per il vertical jigging sono semplici e si basano su altrettanto semplici presupposti; leggerezza e sensibilità. Da qui nascono una serie di accessori specialistici che nascono principalmente per coloro che hanno già conosciuto questa tecnica fermo restando che i primi tentativi si possono tranquillamente fare con canne da spinning leggere oppure, con canne da jig tradizionali che possano lanciare fino a 15 - 20 grammi.
Per la mia sessione di prova al jigging verticale decido di affidarmi ad una serie di accessori disegnati per questi scopi partendo da una magnifica canna prodotta dalla Fox International ; la Titanium vertical. Si tratta di una canna da 160 centimetri piuttosto rigida per ¾ in cui il cimino è simile a quello da feeder fishing affinché sia possibile ottenere la massima sensibilità manovrando esche artificiali anche in profondità. Le canne da vertical possono tranquillamente essere affiancate a mulinelli da casting o da spinning di piccole dimensioni. Nel mio caso, un mulinello classe 2000 caricato con una treccia 018mm che fosse in perfetto equilibrio con la canna e lasciasse immutata la leggerezza e la possibilità di manovrarla per molte ore senza risentirne. La treccia utilizzata deve avere alcune piccole caratteristiche tra le quali l’assoluta morbidezza, essere rotonda, non deve essere inguainata o ricoperta e di diametro davvero ridotto. Nel mio caso una ottima Orakle di Tubertini che mi pare uno dei prodotti migliori per questi sistemi in cui la sensibilità è tutto. Una piccola canna quindi, un mulinello leggero, una scorta di filo di nailon, una bobina di cavetto d’acciaio morbido se peschiamo in acque con lucci, un paio di pinze ed una scatola di artificiali a completare il nostro armamentario.
Alla fine dei conti riusciamo ad andare via leggerissimi per poter trascorrere diverse ore alla ricerca di qualche predatore e senza l’assillo di doverci portare dietro contenitori di esche, vive o morte che siano. Interessante è la parte dedicata agli artificiali sui quali ci si può veramente sbizzarrire ottenendo quasi sempre un buon risultato a patto che si seguano alcune piccole regole che si imparano in fretta.
Gli artificiali devono essere dimensionati alle prede che andiamo ad incontrare preferendo imitazioni di pesciolini in silicone del tipo Chubby Shad o simili a cui, con una piccola modifica, andiamo ad aggiungere una piccola ancoretta in coda. Uno spazio particolare lo occupano i twister o i piccoli grub di colori vivaci che innescheremo su amo piombato singolo che sono oltremodo efficaci con i reali e leggermente meno con le sandre più che altro perché le dimensioni richieste per i primi sono assai più contenute di quelle richieste per i lucioperca. Questo discorso si estende anche ai lucci che difficilmente cadranno su un twister da 3 cm a meno che non si tratti di piccoli esemplari.
Azione di pesca, un sommarsi di avventure.
La prima avventura con il vertical jigging arriva durante una fortunata sessione nell’alto Tevere in cui quasi per caso ci ritroviamo a pescare su un correntone pieno di ostacoli che impediscono l’applicazione del maniè per l’elevato rischio di perdere tutto ad ogni lancio. Cambiamo strategia e passiamo a chubby shad mossi sul piano verticale con movimenti ritmati. La corrente è molto forte al punto da obbligarci ad usare montature da maniè con piombi da 25 grammi mentre per la pesca in verticale riusciamo a sentire il fondale con soli 15 grammi. Giusto il tempo di saggiare il nuovo sistema e arriva il primo attacco sotto forma i una botta decisa e uno spostamento laterale veloce. La ferrata è una conseguenza e dopo poco la preda si materializza in una sandra da quasi 4 kg. Il chubby era una versione bianca con testa rossa. Poi ne segue un’altra e quindi una serie di piccole. Tutti i pesci tornano in acqua mentre le due più belle devono attendere una fotografia che le immortali per sempre nelle nostre menti e nei nostri album fotografici. Nei giorni seguenti la situazone non si verifica più e quindi torniamo al maniè ma, rimane l’impronta di un sistema quasi improvvisato che ci ha regalato catture altrimenti impossibili.
Nel frattempo, vado a Raduta in Romania a pescare perca con il maniè in compagnia di Luca Foroni, vecchio amico del “La Mincio” di Goito e poiché le esche naturali sono davvero poche ci arrangiamo con siliconi imitazioni di pesci colorati. La pescata che ne segue è splendida anche se Luca mi da una bella lezione perché non sbaglia un colpo mentre io alterno i siliconi montati sul Drachko alla montatura da jig più tradizionale faticando ad andare in pesca con continuità. Le sandre sono splendide ed arrivano anche dei reali superbi mentre con il maniè raccolgo rami sul fondo, fatico a sentire le mangiate davvero flebili e comincio a perdere la pazienza. Passo al verticale e tutto cambia d’improvviso visto che gli attacchi sono decisi e le sandre non hanno tempo da perdere con comportamenti pigri. In questo caso si trattava di testine piombate da 12 grammi con amo singolo ma, in futuro provvederò a modificarle con l’ ancoretta di coda per essere ancora più sicuro nella ferrata.
Qualche tempo dopo, torno sul Tevere, questa volta non lontano dalle foci in compagnia di un amico che ha un debole per i siliconi e di cui ho scritto le gesta in altri articoli; Paolo Germani. Anche in questo caso la pesca è difficile perché ci ancoriamo nei pressi di una legnaia fitta che rende impossibile altre azioni che non siano anti incaglio e verticali dalla barca. Io spero nei perca ma, non so quanti ce ne siano in quella parte di fiume. Usando una canna da maniè decidiamo di mettere dei grub e delle imitazioni di anguilline fatte saltare sul fondale in perfetta verticale così da evitare contatti ed incagli. Non prendiamo i perca ma cominciamo ad inanellare cavedani di misure generose che attaccano senza ritegno facendoci passare un paio di ore eccezionali. Metto nel cassetto della memoria questa esperienza e vado avanti senza avere altre occasioni per circa due anni quando mi capita l’occasione di pescare in un lago del reatino durante le pause delle riprese di un video. Questa volta ho con me la bellissima Titanium Vertical e sono attrezzato per l’occasione per cui cerco di non farmi scappare l’occasione innescando dapprima dei twister e quindi dei piccoli chubby non modificati perché non sono ancora sicuro di saper fare bene le modifiche che prevedono l’aggiunta di una ancoretta di coda che aiuta soprattutto nel casi perca svogliati, In questo caso so per certo che non ce ne sono per cui provo tranquillamente sperando di non fare brutte figure. I persici apprezzano lo sforzo anche se il merito va assolutamente dato ai miei amici Mauro e Tiziano che mi portano sul pesce che altrimenti non avrei mai trovato.
Catturo qualche esemplare magnifico gustandomi al super sensibilità della canna, la decisione delle mangiate dei persici ed i combattimenti esagerati fatti di fughe veloci, ripartente e scatti bellissimi da controllare con la mia bella canna. Ne metto a guadino 3 o 4 di taglia veramente interessante e ve li offro in foto a testimoniare che questo sistema, anche fatto da un angler in cerca di esperienze, regala emozioni nuove e piacevoli. Se questo è il vertical jigging così come me lo ha raccontato Luc Coppens allora non vedo l’ora di salire sulla sua barca in un lago olandese, rubare con gli occhi tutti i possibili trucchi che mi vorrà mostrare e riscrivere un articolo più tecnico con il quale condividere con i lettori della nostra rivista un nuovo sistema per andare a pescare i predatori. Se questo si realizzerà allora sarete i primi a saperlo!
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