
Conservazione e ripopolamento della trota marmorata nelle acque del VCO
di Mauro Patrucco
Nell’ambito della Legge Regione Piemonte, numero 16 del 2 febbraio 1999, la società G.R.A.I.A. Srl (/www.graia.com) ha presentato, nell’ottobre del 2001, il progetto pilota sul recupero delle specie ittiche autoctone.
La Sezione Provinciale Pescatori del Verbano-Cusio-Ossola - F.I.P.S.A.S., ha aderito all’iniziativa la quale, negli anni seguenti, è proseguita nell’ambito del progetto Interreg III A: “Conservazione e ripopolamento della trota marmorata nel bacino idrografico del fiume Ticino”.
I volenterosi, capitanati dall’attuale ‘presidentessa’ – la signora Francesca Morisetti, si mettono al lavoro.
Viene riattivano l’incubatoio di Caddo - frazione di Crevoladossola al quale vengono in seguito affiancate le vasche per l’allevamento dei riproduttori.
Avete capito bene, allevamento.
L’idea di base di tutto il progetto è stata proprio questa: selezionare e allevare trote marmorate invece di prelevarle periodicamente, prima della frega, dalle acque del Toce.
Consapevoli che per la buona risuscita del progetto era necessario alimentare una base di riproduttori ampia gli appassionati si sono messi immediatamente al lavoro effettuando i primi recuperi.
I riproduttori vengono quindi selezionati in base a precise caratteristiche fenotipiche in quanto una ricerca a livello genetico comporterebbe un impegno finanziario poco sostenibile.
D’altronde studi effettuati da G.R.A.I.A. Srl e dal Dottor Gibertoni Pier Paolo conferiscono dignità a questa scelta anche se, come sempre accade in ambienti scientifici, non tutti l’approvano.
Durante la prima stagione di spremitura, 2001/2002, da soggetti appositamente prelevati nelle acque facenti parte del progetto si ricavano circa 2.000 uova dalle quali, data la poca esperienza, si ottengono solo 50 esemplari che divenuti adulti daranno i loro primi risultati dopo ben quattro anni.
Per i successivi tre anni la metodologia seguita è stata sempre la stessa.
I primi incoraggianti risultati si ottengono nella stagione 2005/2006 durante la quale, oltre ad una quota da recupero, vengono utilizzati i riproduttori cresciuti in cattività.
La stagione 2006/2007 vede quindi un prelievo minimo, 7 esemplari maschi catturati esclusivamente per garantire i futuri riproduttori.
Il ciclo si completa nella stagione 2007/2008 quando, senza effettuare nessun prelievo, vengono utilizzate esclusivamente marmorate allevate.
Vengono spremute le femmine ottenendo 400.000 uova.
I riproduttori che vengono scartati da una antecedente selezione sono per la maggior parte esemplari maschi in eccesso oppure femmine che non presentano caratteristiche fenotipiche soddisfacenti e vengono seminate nel Toce.
La seguente tabella fornisce, in modo sintetico, i risultati del lungo lavoro effettuato:
Periodo |
Metodologia del prelievo |
Uova di marmorata |
2001/2002 |
Recupero in natura |
2.000 |
2002/2003 |
Recupero in natura |
10.000 |
2003/2004 |
Recupero in natura |
30.000 |
2004/2005 |
Recupero in natura |
50.000 |
2005/2006 |
Recupero in natura
Spremitura esemplari allevati |
100.000 |
2006/2007 |
Recupero in natura di pochi esemplari maschi, per futuri riproduttori
Spremitura esemplari allevati |
200.000 |
2007/2008 |
Spremitura esemplari allevati
Prelievo in natura di pochi esemplari maschi, per futuri riproduttori |
400.000 |
Le trote, ottenute nelle varie stagioni di spremitura, vengono allevate per alimentare il parco futuro dei riproduttori mentre quelle in eccesso – larve e avannotti dell’annata - sono seminate nel fiume Toce.
Ad esempio, nel corrente anno – 2007/2008, si sono utilizzate circa 280 femmine scartando quelle spremute nell’anno/i precedente/i – esemplari compresi tra i 2 ed i 4 chilogrammi – le quali sono state destinate al ripopolamento.
Per quanto riguarda gli esemplari maschi, 30/40, viene sempre effettuata una rotazione annuale agendo pure sul prelievo in natura.
I numeri, in questo caso pregevoli, sono sempre un poco ‘aridi’ e si rivolgono a coloro i quali amano valutare – giustamente – l’iniziativa sotto l’aspetto puramente gestionale.
Però l’aspetto ‘pratico’ del progetto ha un fascino indiscutibile e si rivolge al pescatore ‘generico’ il quale, credo, apprezzerà ciò che andrò a mostrare.
Gli esemplari destinati alla riproduzione vengono preventivamente selezionati ed i maschi separati dalle femmine, questa operazione evita danni alle preziose fattrici in quanto, come capita con molte specie di ‘pinnuti’, durante il periodo che precede la frega questi ultimi diventano aggressivi, territoriali e tentano con insistenza l’approccio ‘amoroso’ causando danni a volte irreparabili.
Inizierà quindi la spremitura delle femmine.

Bell’esemplare di trota marmorata destinata alla spremitura.
Per evitare inutili stress le fattrici vengono collocate in un contenitore contenente un apposito ‘tranquillante’.
Mani esperte verificano se le femmine sono pronte per essere spremute, qualora non lo fossero vengono reinserite in vasca e ricontrollate settimanalmente.
Quando nell’apposito contenitore le uova raggiungono la quantità desiderata inizia la fase della fecondazione mediante la spremitura dei maschi.

La spremitura dei maschi.
Dopo ogni manipolazione a tutti i riproduttori viene fatto un bagno disinfettante con una soluzione a base di blu di metilene.
In pratica vengono immersi per pochi secondi all’interno di un apposito recipiente con la soluzione disinfettante e fungicida.
Le uova fecondate sono deposte con cura in appositi embrionatori verticali posizionati all’interno dell’incubatoio.
Un flusso costante d’acqua della vicina sorgente sovrintende al mantenimento delle uova in attesa dell’embrionatura e della loro successiva schiusa.

L’immagine mostra la particolare struttura dell’embrionatore verticale continuamente alimentato con acqua di sorgente.
Le uova embrionale, attraverso il sottilissimo strato dei loro gusci, lasciano intravedere in trasparenza già i primi tratti della formazione della larva, solamente poco prima della schiusa, quando la larva è perfettamente visibile, vengono collocate in un apposito contenitore il quale viene deposto all’interno della vasca di accrescimento.

Il contenitore con le uova embrionale.
Le piccole mormorate, dopo aver perso il sacco vitellino, vengono alimentate con appositi mangimi secchi che verranno proporzionati con diverse granulometrie seguendo la crescita dell’avannotto.

Una ‘nidiata’ completa.
Quando raggiungono una lunghezza di 4/6 centimetri le piccole marmorate vengono immesse in appositi contenitori per il trasporto e quindi liberate.

Finalmente le piccole mormorate prendono possesso di quella che sarà la loro casa.
Ho descritto, brevemente, l’intero ciclo produttivo dell’incubatoio di Caddo.
In apparenza sembra tutto facile ma, dietro a queste operazioni, ci sono degli appassionati i quali sacrificano parte del loro tempo libero per alimentare le acque del Toce con queste bellissime marmorate.

Da sinistra: Giuseppe, Francesco – nell’occasione specialista‘ostetrico‘, Enzo, Alessandro e, in basso la ‘presidentessa’ Francesca.
Prima di lasciare Caddo ho notato in una vasca alcuni esemplari di temolo pinna blu.
L’idea degli attivissimi pescatori è quella di mettere a frutto, col questo pesce, l’esperienza ricavata dalle positiva gestione della marmorata.
Nel contenitore non ci sono solamente alcuni esemplari destinati all’allevamento ma una speranza che verrà consolidata negli anni a seguire.
L’approccio che ha seguito la Sezione Provinciale Pescatori del VCO rappresenta un esempio di come possono essere ripopolate alcune acque: un minimo apporto pubblico e tanta buona volontà.
Sono convinto che molte associazioni di pescatori possano seguire questa strada magari con altre specie più o meno pregiate.
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