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Ci sono momenti in cui la devastante siccità mette a nudo metri e metri di rive e innalza il cuneo salino per km. L’acqua salata che risale lungo il Po, se come sembra, dai risultati ottenuti, non influisce in termini dannosi sui pesci, si riflette però come problema principale sull’agricoltura in generale ed in particolare sulla risicoltura del Delta che negli ultimi tempi stava espandendo con successo il proprio biglietto da visita con coltivazioni di assoluta eccellenza.
Lo spot e la pasturazione
La pasturazione durò circa 10 giorni consecutivi con quantitativi giornalieri pari a 3 kg di boilies, 6 kg di granaglie e 4 kg di pastura impastata con frolic . Con il passare dei giorni, nel giungere nel luogo per effettuare la pasturazione di rito, sempre più cefali erano li ad attendermi e a salutarmi con fragorose fughe e disegnando sul pelo dell’acqua scie simili a pennellate d’autore. Finalmente a pesca Il libretto delle maree garantiva che la situazione era favorevole, almeno sotto il profilo delle condizioni dell’acqua. La scelta del giorno era stata fatta in linea con tutte le considerazioni illustrate precedentemente, infatti la luna favoriva delle escursioni al massimo livello. Mi trovavo nel regno dei cefali a cercare di prendere carpe…incredibile ma allo stesso tempo entusiasmante . A ricordarmi però che mi trovavo a stretto contatto con il mare ne erano prova le alghe propriamente marine,che,incollate agli scogli sistemati come una muraglia a recingere la riva, ondeggiavano in balia delle onde. I pesci facevano sentire la loro presenza a monte della postazione, si udivano indistintamente i fragorosi salti e a volte si intravedano i cerchi che l’acqua disegnava sotto i loro guizzi. La posa dei terminali, mediante l’ausilio della barca, era il completamento della trappola tesa alle diffidenti carpe. Questo accorgimento, serve ad ammortizzare il moto ondoso a cui viene sottoposta la boa, impedendo che le onde stesse, provocate dalle numerose barche che solcano il fiume dirette verso il mare, possano spostare il segnalino. L’attesa era veramente sfibrante, mai una situazione di pesca era riuscita a sconvolgere così la mia insaziabile voglia di abbracciare una delle mie amiche, di farla entrare a far parte del mio album fotografico, di consentirmi di rivederla ogni qualvolta ne sentissi il bisogno, questo, qualsiasi ne fosse la sua dimensione. Vincere questa sfida, stava diventando per me momento dopo momento, un qualcosa di spasmodico di irrinunciabile. Sicuramente il momento migliore sarebbe stato il giungere dell’imbrunire, momento nel quale, il flusso dei natanti, veramente insopportabile, sarebbe diminuito sino a sparire, proiettando la zona in quella situazione di tranquillità indispensabile per convincere i pesci a cercare alimento. Sono arrivate Il grido del segnalatore fu per me una liberazione, non so come arrivai alla canna, se volando, o abbattendo il record dei cento metri, fatto sta che la difesa del pesce mi portò immediatamente alla realtà e ad estrarre da quei momenti tutta la gratificazione e la gioia che attendevo con impazienza, un nutrimento indispensabile per ogni carpista. Il pesce si difendeva bene,era caduto nella boilie più lontana posizionata a circa 100 metri dalla postazione, nella zona dove il fondale si riduceva sino a circa 1,80 metri , una singola da 24 mm innescata su un Tubertini Owner 5106 dello 1/0 con capello di circa 1,5 cm . Dopo circa 10 minuti di faticoso tira e molla l’amico misterioso si avvicinò gradatamente all’argine , sotto di me , mantenendosi però sempre a stretto contatto con il fondo del fiume. In quel momento, ansioso almeno di vederlo prima dell’eventualità di perderlo all’ultimo momento, decisi di forzarlo verso l’alto staccandolo dal fondo e obbligandolo ad avvicinarsi. La bassa marea impediva alla rete del guadino di trovare la sua massima espansione costringendola ad accovacciarsi su pochi cm d’acqua. E ‘ evidente che in queste condizioni, non è facile farvi entrare il pesce, ma ormai l’abitudine ad affrontare queste situazioni mi ha ben plasmato e quindi riuscii ad inguadinare la mia prima”carpa marina” venuta a farmi urlare dalla gioia e dalla felicità. Gli scatti si sprecarono, volevo fotografarla in tutte le posizioni possibili , a sua insaputa quel pesce era divenuto una star. Mentre mi accingevo a rilasciarla, la canna posizionata al limite dell’insenatura mi chiamò nuovamente a compiere il mio dovere. Dopo la ferrata mi resi testimone di una scena bellissima, il pesce nel tentativo di liberasi effettuava delle vorticose giravolte a pelo dell’acqua ad una distanza di circa un 80 metri, movimenti che intravedevamo con leggera difficoltà visto che il primo segnale del buio mi stava avvertendo del suo arrivo. Vidi bene lo splendido pesce però, una volta nelle mie mani, che come la prima cattura si avvicinava ai quattordici kg , niente male come inizio. Sentivo nell’immediato sottoriva, ad alcune decine di metri da me, verso l’interno del canale, diversi pesci che mostravano la loro presenza con timidi salti. Seguendo un lungo e stretto sentiero, avvolto dalla caratteristica vegetazione presente nell’estremo Delta, dove le piante di tamericio la fanno da padrone, scovai un angolo veramente interessante dove il pesce trovava libero svago . Posizionai subito una canna in quella posizione, con estrema accuratezza e circospezione, innescando una galleggiante staccata dal fondo circa quattro cm.. Non potevo avere intuito migliore, bastarono solo due ore per far cadere nella trappola un altro paio di splendide carpe. Alle prime luci dell’alba il rumore dei motori dei pescherecci e delle barche dei pescatori di vongole, che si apprestarono al lavoro, solcavano ininterrottamente il fiume, erano il segnale che la battuta di pesca era conclusa. Non restava altro che attendere la luce migliore per immortalare alcune delle catture notturne. Le carpe catturate erano una giusta ricompensa all’ impegno e alla caparbietà, che congiuntamente mi hanno consentito di raggiungere questo grande risultato, prendere carpe dove forse nessuno al mondo, aveva mai posizionato un pod, e nemmeno aveva mai pensato di farlo. .
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