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Ma dove stanno le carpe in fiume?

Sarei un illuso se pensassi di ‘sviscerare’ tutte le possibili situazioni di pesca che si presentano affrontando i principali corsi d’acqua del nostro Paese quindi limiterò le mie osservazioni a luoghi comuni e di facile interpretazione in sintonia con lo spirito propedeutico di questa serie di servizi tralasciando volutamente le parti di fiume che subiscono l’influenza delle maree.

Non è assolutamente ipotizzabile praticare il carp fishing omettendo la pasturazione, però è ingenuo chi si illude che con questa pratica sia possibile richiamare le carpe di fiume nel luogo scelto senza che questo sia a loro gradito.

Oddio qualche risultato si ottiene sempre, ma il rapporto esche in pastura/catture sarà inferiore alle attese con un dispendio di energie e soldini notevole.

Il miglior approccio possibile è quindi legato alla perfetta conoscenza dell’ambiente fluviale e delle correnti - legate a loro volta alla portata - perché le carpe, come altri pesci, si alimentano sfruttandole a proprio favore.

Una precisazione: nelle illustrazioni le zone più redditizie sono contrassegnate dal simbolo X mentre quelle contrassegnate con il simbolo X lo sono unicamente in particolari condizioni – di volta in volta - segnalate.

Concentriamo ora l’attenzione sui luoghi ‘caratteristici’ del fiume iniziando dall’ansa.

In questo caso il corso principale del fiume comunica direttamente con l’ansa creando un ‘giro d’acqua’ interessantissimo, all’interno di questa la corrente si placa e deposita cibo permettendo alle carpe di alimentarsi agevolmente senza dispendio di energie. Rappresenta per le carpe ciò che per noi umani è l’area di servizio: sosta – riposo – spuntino – socialità con anche un costo, in questo caso la probabile cattura.

Le carpe stazionano nel margine della corrente.

L’ansa è facilmente interpretabile anche se il pescatore dovrà prestare molta attenzione al comportamento del fiume, mi spiego: ho notato che alcuni carpisti pasturano ignorando che la portata del fiume in quel momento e maggiore, o minore, di quella che troveranno quando il livello si normalizzerà, sarà ancora produttivo quel luogo quando andranno a pescare?

L’errore è evitabile a patto di conoscere le variabili che interagiscono con la portata, le quali in breve sono: precipitazioni – disgelo - livello eccessivo degli affluenti e captazione.

Questa spiacevole situazione si può verificare anche negli altri luoghi oggetto di questo servizio quindi in seguito non tornerò sull’argomento ma semplicemente l’accennerò.

Manufatti frangi corrente costruiti all’interno degli argini, questa è la definizione tecnica dei ‘pennelli’.

Siano essi realizzati utilizzando apposite gabbie - prismi oppure grossi massi, sono da sempre ‘posti ideali’ per la pesca a fondo.

 

L’immagine mostra l’interessante ‘giro’ che la corrente genera attorno al manufatto creando zone d’alimentazione che le carpe frequentano giornalmente in cerca di cibo.

Anche in questo caso è opportuno rilevare la profondità specialmente nella parte a monte del manufatto in quanto, la corrente – nel tempo, tende ad interrarla trasformandola in zona improduttiva per la pesca.

In molti casi gli Enti preposti alla salvaguardia del fiume hanno utilizzato e utilizzano tuttora i pennelli in abbinamento alle prismate.

Per evitare numerose immagini propongo un semplice disegno che raggruppa una serie di manufatti a difesa di una sponda, in molti casi adiacente ad un argine.


Non è difficile trovare luoghi con questa conformazione, specialmente nei grandi fiumi del nord Italia, i manufatti devono difendere zone particolarmente esposte alla violenta corrente la quale durante le piene potrebbe mettere a rischio gli argini.

Partendo dal primo pennello a sinistra si potrà notare come la corrente principale sia ‘rotta’ dal manufatto e s’incunei proprio sull’angolo della curva formando un’insenatura prima della successiva prismata.

Questa è un’ottima zona di pastura dove le carpe trovano sempre cibo, a volte però può essere interrata, una piena libererà il fondale dai detriti che nel tempo si sono depositati.

Proseguendo nell’analisi del disegno si nota la successiva prismata.

In genere il luogo possiede una discreta profondità, nel tempo tra un masso (un prisma o una gabbia in metallo) e l’altro si creano numerose fenditure, anche ampie se la prismata è sufficientemente vecchia, dove trovano un rifugio sicuro e tranquillo piccoli pesci – gamberi – invertebrati – ver de vase che non dimentichiamolo, rappresentano il cibo naturale della carpa.

Il pennello e la successiva prismata hanno, ‘carpisticmente’ parlando, le stesse caratteristiche dei luoghi precedenti a meno che i manufatti siano la parte terminale di una serie, in questo caso il fiume quasi certamente trasformerà il proprio corso in un raschio o comunque in una zona con forte corrente e acqua bassa poco adatta al carattere tranquillo del nostro ciprinide.

Pur abitando a meno di un chilometro dal Po e frequentandolo sin dalla mia prima giovinezza mi sono reso conto della sua maestosità solamente durante la mia prima Pavia/Venezia non competitiva poi, negli anni ho avuto la fortuna di calare le lenze in quasi tutti i fiumi Italiani, nei grandi Europei e negli immensi spazi acquatici dell’ex Unione Sovietica notando due cose che li accomunano tutti: la bellezza ‘esagerata’ e le zone che ora andrò a descrivere.



Una situazione abbastanza comune, il corso principale crea una piccola isola o una lingua di terra/ghiaia al proprio interno. Una parte della sponda è protetta, a volte, da una prismata e presenta acqua fonda, nel tempo le piene hanno lasciato alberi e detriti voluminosi nelle immediate vicinanze della sponda creando l’abitat ideale per la carpa. Le parti emerse presentano sponde ad erbaio, un canneto ed alcune anse.

L’illustrazione completa rende solo parzialmente l’idea delle possibili situazioni di pesca che in questi luoghi si generano quindi per meglio commentarle credo sia necessario scomporle.



L’albero o gli alberi poggiati sulla sponda sono indicati dalla ‘macchia’ scura.

Le caratteristiche della prismata sono già state trattate quindi desidero solamente far notare le favorevoli opportunità di pesca che si creano attorno all’albero, o gli alberi, franato in acqua oppure trasportato da una piena e poggiato a ridosso della sponda, sia essa difesa da blocchi oppure no.

La zona indicata in rosso è senza dubbio la migliore infatti, la corrente si ‘rompe’ immediatamente prima dell’ostacolo sommerso e permette al cibo di scendere sul fondo, inoltre attorno a queste zone ‘sporche’ il pesce si sente tranquillo e protetto.

Quelle in nero possono essere ugualmente favorevoli alla pesca a patto che ci sia sufficiente fondo e corrente non eccessiva.

La pesca in questi luoghi mette a dura prova lenze e terminali, quindi:

  • non abbandonare mai le canne

pochi metri di lenza lasciata a se stessa causano guai irreparabili;

  • evitare la pesca se i rischi di rotture sono molto alti.

Agire da carpista responsabile non vuol dire curare attentamente la cattura ‘dopo’ ma anche immaginare ‘prima’ cosa potrebbe e succedere.



L’estremità dell’isolotto o della lingua di terra/ghiaia offre interessanti ’opportunità al pescatore che ha le capacità di interpretarla.

Il fiume immediatamente a valle della lingua di terra – sabbia – ghiaia - prosegue il proprio tragitto compattandosi, l’incrocio di queste correnti crea un interessante luogo di pastura per le carpe, ‘occhio’ alla profondità.



L’immagine mette in evidenzia l’erbaio seguito da un’ansa.

L’erbaio, evidenziato in verde, può essere un altro punto favorevole per la pesca, le carpe trovano facilmente cibo e quelle di stazza alimento nutriente composto da uova di altri pesci – ver de vase - girini e rane, delle quali sono molto ghiotte.

Questo luogo è ignorato dal pesce quando, durante un periodo di siccità, la zona affiora completamente, ma viene frequentato appena esso è sommerso dalle acque.

La piccola rientranza a valle presenta tutte le positive caratteristiche, in piccolo, dell’ansa ma ha in più il vantaggio di essere vicina alla massa d’erba.



Se la lingua è di terra a volte viene colonizzata da un canneto, nelle vicinanze notiamo una rientranza della sponda.

Tutti i carpisti conoscono l’importanza di avere a portata di canna un canneto quindi non mi dilungo più di tanto a descriverne i pregi, in questa sub zona notiamo la vicinanza di un’ansa – la quale se sufficientemente fonda – rafforza ulteriormente le buone caratteristiche di questo luogo.

A ridosso del canneto oltre a trovare cibo in abbondanza le carpe si ammassano nel periodo antecedente la frega, durante la quale – divieto o no – il pescatore ‘appende le canne al chiodo’.

Spero con queste poche pagine di far riflettere molti carpisti sulle enormi potenzialità che il fiume offre, non a caso la più grande carpa ‘documentata’ pescata in Italia proviene proprio dal Po il quale nelle proprie ‘bistrattate acque’ molte altre ne nasconde così come altri corsi d’acqua presenti nel nostro paese.

Non sempre è possibile il record, mi chiedo se poi sia così importante, ma di una cosa sono certo: le carpe di fiume sono come il famoso brodo, valgono doppio, la loro potenza è impressionante e anche catture che abitualmente sono poco considerate offrono enormi soddisfazioni.

Certamente le sponde del fiume sono meno ‘comode’ ma certi luoghi hanno una bellezza che purtroppo molti pescatori non conoscono, anzi non pensano che possa esistere, frequentarli significa dare dignità ad un ambiente considerato ‘lontano’ e per questo ‘maltrattato’ da molti.

 

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