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Serate da cavedani
di Roberto Granata

Ora che l’estate ci porta quelle lunghe serate troppo interessanti per essere sciupate seduti al bar o davanti al televisore, come non tornare a parlare del cavedano, di quel pesce così furbo, troppo furbo per essere ingannato in altri momenti?
Le ore intorno al tramonto, di questa stagione, rappresentano invece un’ottima occasione per aver ragione di questo scaltro ciprinide, spesso anche con catture a ripetizione, basta avere l’accortezza di scegliere gli spot giusti e di seguire alcune regole.
Vediamo assieme il tutto.

I PUNTI CON ACQUE MOSSE

Saranno questi gli spot da non perdere di vista, ma occorre fare una netta distinzione: un conto sono gli ambienti con acque perennemente in movimento, ed un altro quelli con acque ferme o molto lente dove si creano zone con movimenti d’acqua, perché i primi ci daranno né più né meno i risultati ottenibili anche in altri momenti, mentre i secondi rappresentano, soprattutto parlando di serate estive, il non plus ultra.
Vediamo di spiegarci meglio: immaginate una piccola roggia od una risorgiva del piano.
La corrente, pur se non vorticosa, è costante per tutta la stagione, così come il livello, ed a volte per tutto l’anno.
E’ chiaro che in un simile ambiente i cavedani, così come gli altri pesci presenti, non modificheranno i loro comportamenti in base a cambiamenti “idrici”, ma in base ad altri fattori. Immaginate ora, invece, una roggia del piano od un fiume interrotti da opere idriche. Queste opere idriche generano cascate con un invaso sottostante, dopodiché il fiume ritorna a scorrere pacifico ed uniforme per qualche chilometro, fino all’invaso successivo, dove la storia si ripete.

Spesso, in estate, queste opere idriche (leggi chiuse) vengono regolamentate per non sprecare, od utilizzare meglio, l’acqua a disposizione.
Ne consegue che i tratti di fiume tra un invaso e l’altro presentano corrente molto lenta (ed a volte nulla), e gli unici punti con acque mosse sono proprio i dintorni della cascata.
Si sa, le acque in movimento sono maggiormente ossigenate (fattore molto importante in estate), e nelle vicinanze si radunano, specie negli orari prossimi al tramonto, un po’ tutte le specie presenti sia nell’invaso che, spesso, nel tratto sottostante il medesimo.
Il nostro cavedano, da buon furbone, oltre che da buon onnivoro, sarà quindi più che mai sul piede di guerra per sfruttare le occasioni che una tal situazione presenta, e che si possono essenzialmente ridurre a due fattori principali:

1) maggior quantità di cibo (che in altri momenti della giornata era molto più difficoltoso predare o reperire), sotto forma di altri pesci, di insetti, di altre forme di cibo portate dall’acqua e di vari organismi viventi che, complice la “vita” che si è venuta a creare, appunto, in questi spot con acque mosse, porta ogni essere della catena alimentare a stazionarci, perdipiù in uno stato di “frenesia”.

2) Aldilà del cibo e dell’istinto della fame, ogni essere presente in questa “situazione” può, eventualmente, esternare più facilmente, complice anche l’orario, l’acqua leggermente più fresca e soprattutto più ossigenata, anche altri istinti un po’ (o completamente) sopiti durante il giorno, dove molte condizioni erano senz’altro più proibitive.

Per i suddetti motivi, vale proprio la pena di dedicarci a qualche uscita “serale” al cavedano che, nonostante occorre dire si possa pescare con discreto profitto anche in altri ambienti, trova nelle condizioni fin qui esposte uno dei suoi momenti più topici.
Per cui cascate e cascatelle, piccoli immissari che creano zone con acque mosse od, al limite zone di acque in movimento sui ghiareti, anche in acque molto basse, saranno il teatro del nostro divertimento “serale”. Un’ultima precisazione: mentre nelle “mezze stagioni” potevamo essere avvezzi a scandagliare i dintorni del salto d’acqua nelle cascate, dove la corrente cominciava a smorzare, ora il colpaccio (anzi, spesso i colpacci in serie) si possono fare anche in piena schiuma ed anzi, spesso sarà proprio lanciando in punti a prima vista impensabili (ma solo visti dal di fuori) che potremo aver ragione di esemplari dalla taglia molto interessante.
Ed ora qualche consiglio sul come comportarci col furbissimo ciprinide che, anche se in tali ambienti (e frangenti) non può esternare i “diabolici” trucchi che mette in atto in acque ferme, rimane pur sempre un furbone che va “fregato” con i seguenti accorgimenti.

STRATEGIE DA CAVEDANO

CANNA: da scegliere senz’altro molto rapida. Non disponendone, anche se rapidità e potenza sono due cose diverse, è meglio optare per un attrezzo leggermente sovradimensionato che, al momento, ci può dare comunque un po’ di rigidità in più.

MULINELLO: in una pesca dove a volte è basilare avere la lenza in tensione un attimo prima che l’artificiale tocchi l’acqua, l’importante è avere un mulinello che non si “impunti”, soprattutto nella chiusura dell’archetto. In generale, poi, un attrezzo che faccia sempre “quello che vogliamo noi”. Queste caratteristiche non sempre dipendono dalla “modernità” di un mulinello, perché ci sono ottimi mulinelli nuovi così come di trenta o quaranta anni fa, ed attrezzi scadenti indipendentemente dalla loro età.

LENZA: il trecciato va più che bene, specie per chi non è molto avvezzo alle “sventole” che tira il cavedano in fase di attacco, ma anche il classico monofilo non è da scartare, soprattutto tenendo presente ciò che vedremo alla voce “ferrata”.

ARTIFICIALI: a mio avviso, nelle situazioni descritte nell’artificiale, un buon minnow sui 7-8 cm. è l’esca che ci può dare più soddisfazioni. A meno di situazioni particolari, un modello galleggiante, che lavori una o due spanne sotto la superficie dell’acqua, rappresenta la soluzione giusta. La colorazione non è sempre un fattore basilare ma, a meno di trovarci in acque parecchio velate (situazione abbastanza improbabile tra quelle descritte), i classici nero-argento, nero-oro, o comunque con tinte non estremamente sgargianti, hanno qualche punto in più.

LANCIO: è importante, specie in ambienti piccoli, non fallire il primo od i primissimi. Contatto con l’artificiale appena prima che cada in acqua e riflessi pronti.

RECUPERO: canna possibilmente poco o niente di lato e, nonostante le variazioni, ancora costante contatto con l’artificiale.

FERRATA: il più veloce possibile, ma non in modo brutale. Il cavedano è un fulmine, ma non ha per niente la bocca dura e spesso attacca “in punta”. Con i consigli visti prima, comunque, qualche sbaglio può essere “perdonato”. Il cavedano, a volte bistrattato, è invece un avversario degnissimo. Non perdiamoci quindi qualche tramonto estivo in riva al fiume, a goderci un bel paesaggio ed a sentire le sue “legnate” sulla canna.

 

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