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Bolentino di profondità con gli amici del Fishing Reab Associat
Di Simone Bini

Una mattina di Dicembre, caratterizzata dalla temperatura molto rigida, decido di raggiunge Talamone, dove l’amico Pier Francesco mi aspetta per una sessione di pesca a bolentino di profondità a 38 miglia dal nostro porto di partenza. Una pesca per me innovativa, visto che non ho mai effettuato questa tecnica che viene svolta da pochi pescatori, in quanto richiede una barca ed un’attrezzatura costosa.

Gli amici del charter che ci accompagnano in questa emozionante uscita, mi documentano sui terminali, sui mulinelli elettrici e sulla tecnica; dopo poco siamo pronti per partire. Il charter offre agli appassionati oltre che al bolentino di profondità escursioni all’isola del Giglio, alle Formiche di Grosseto e a Giannutri per praticare la tecnica del drifting, del bolentino, della traina e del divertente vertical jigging che quest’anno ha riscosso notevole successo con importanti catture di dentici e ricciole.

Un’ora e mezzo di navigazione per raggiungere queste zone “segrete” dove il fondale si caratterizza da fango e roccia, formando barriere naturali sommerse ricche di vita.

Sono punti che la guida di pesca custodisce gelosamente, dal momento che ci sono voluti molti test per analizzare questa zona. Il mare, a questa distanza dalla costa, è molto selvaggio, infatti il moto ondoso spesso impedisce di pescare; quindi, è opportuno documentarsi prima di raggiungere queste zone dove, in caso di mare mosso, possiamo trovarci anche in difficoltà nel rientro.

Fortunatamente, oggi, le condizioni sono ottimali e, nonostante un po’ di onde, riusciamo a pescare tranquillamente anche a scarroccio senza dover calare l’ancora.

Prima di arrivare sulla nostra zona di pesca, assistiamo ad uno spettacolo unico: alcuni pesci luna iniziano a saltare nei pressi della barca ed improvvisamente, dal fondale, emerge un branco enorme di delfini che per circa un’ora di divertono a nuotarci intorno.

Non avrei mai pensato che su un fondale così profondo ci fosse la presenza di così tante specie diverse di esseri viventi. Come esche utilizziamo le sardine ed i calamaretti, che verranno innescati su alcuni ami 1/0 oppure di dimensioni maggiori nel caso si cerchi di insidiare esemplari di taglie maggiori. Dopo aver tarato accuratamente i mulinelli elettrici, procediamo al montaggio della lenza.

Per ogni canna, utilizziamo 5 terminali che hanno una lunghezza di circa 20-30 cm e che saranno distanziati tra loro evitando così che si annodino l’uno con l’altro.

Il diametro del nailon che utilizziamo per i finali è 0.40, viste le dimensioni degli occhioni che spesso si aggirano da queste parti.

Per questa tecnica, come per altre, è fondamentale calare le nostre esche sui punti strategici che la guida va ad individuare per mezzo di un ecoscandaglio professionale, che in questa tecnica è indispensabile.

Il GPS è un altro elemento che non deve mancare, perché a causa delle forti correnti dobbiamo sempre cercare di mantenere una posizione esatta; non avendo nessun punto di riferimento terrestre è molto importante.

Utilizziamo un piombo terminale che varia da 500 gr ad 1 Kg, a seconda della corrente; in molti casi è opportuno durante la fase di discesa delle nostre esche effettuare alcune manovre con il motore acceso per riportarsi sul punto esatto.

Noi decidiamo di pescare con 4 canne e quindi i tempi di calata delle lenze saranno diversi a seconda della corrente, evitando così di annodare l’uno con l’altro e di mandare la lenza nel motore.

Non appena le esche arrivano sul fondo avvertiamo subito sui vettini delle nostre canne le prime mangiate di piccoli occhioni che aggrediscono le esche e, con delle ferrate molto delicate che sono caratterizzate dal sollevamento dolce della canna, iniziamo a fare un recupero ad una velocità media.

Nella fase di risalita dal fondale, è sempre importante mantenere una velocità di recupero omogenea e molto lenta, evitando così di perdere alcuni esemplari , a causa della tenera struttura della cavità orale che possiamo strappare se non procediamo lentamente.

Le quattro canne si flettono lievemente e durante la risalita avvertiamo lievi vibrazioni; con la prima calata catturiamo 9 meravigliosi occhioni.

Questo pesce di fondale è molto pregiato ed infatti la guida ci racconta che in questa zona spesso vengono calati molti filaccioni da barche spagnole per la cattura di questa specie ittica.

Ritengo che questa tecnica se non viene effettuata seguendo alcuni criteri legati al rispetto ed alla salvaguardia delle specie, possa essere anche distruttiva, in quanto si possono catturare tantissimi esemplari in una giornata di pesca.

Le normative che tutelano la pesca sportiva in mare, impongono ai pescatori un rispetto della misura del pescato ed un quantitativo di massimo 5 Kg. a pescatore.

Le catture proseguono durante tutta la giornata, tanti occhioni, ai quali nel Lazio viene attribuito il nome di “pezzogne”, ma le dimensioni sono standard, circa 400-500 gr.

Quelli di 200 gr. abbiamo deciso di rilasciarli, visto che a differenza di altre specie non si assiste alla fuoriuscita della vescica natatoria e quindi, non avendo nessun tipo di lesione agli organi interni, ripartono subito per il fondale.

In queste zone il fondale varia dai 200 ai 600 metri e questi esemplari si trovano sempre radunati in prossimità delle rocce; spesso capita di catturare anche grossi naselli o capponi.

Durante il recupero, un amico avverte una mangiata a mezz’acqua: si tratta di un pesce sciabola, infatti decidiamo di rallentare il recupero evitando se possibile di lasciar tagliare il nailon dai suoi denti molto affilati.

Questo tentativo fortunatamente va a buon fine, e dopo pochi minuti lo salpiamo in barca: una livrea argentea meravigliosa.

Sui tratta di un esemplare di oltre due metri, caratterizzato dalla forma molto affusolata simile alla lama di una sciabola, da cui prende il nome.

Le catture si ripetono anche con altri esemplari, come i sugarelli di fondale e due naselli.

Essendo ormai al tramonto, voglio tentare la cattura di uno squalo capopiatto, specie di fondale con forma molto simile a quella dei nutrice che si trovano in gran numero in questa zona.

Durante le escursioni di pesca effettuate dal charter, molte volte è stato allamato, anche se sempre con un esito negativo di cattura, visto che ha sempre tagliato i robusti terminali.

Avendo già praticato in altre zone questa pesca, ho iniziato a montare un terminale costituito da un monacavo d’acciaio da 200 lb ed un amo 10/0 con innescato un sugarelli vivo di fondale .

Attendo per circa un’ora che uno squalo si presti ad un emozionante combattimento, ma purtroppo non è così, visto che non ho avvertito nessun tipo di mangiata.

Mi riprometto di ritornare per dedicarmi esclusivamente a questa tecnica, visto che amo catturare grosse prede e solo con esse riusciamo ad effettuare veri e propri combattimenti.

Un tramonto meraviglioso, ci accompagna sulla via del ritorno, anche se la navigazione viene effettuata prevalentemente in mancanza di luce; il Pursuit di 9,50 metri attrezzato da pesca, essendo dotato di luci, ci consente un piacevole rientro nonostante il forte vento gelido.

Una divertente giornata non solo di pesca ma anche di avvistamenti di cetacei e pesci luna che caratterizzano questa zona:Un’esperienza emozionante che auguro di fare ad ognuno di voi.

Per informazioni e prenotazioni scrivete a info@pescareonline.it indicando Simone Bini


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