
Una "fissa" per la fissa
di Zaccaria Australi, nick SIPO
Chi di noi, non ha il suo “rifugio di pesca” preferito, dove andare quando si ha voglia di stare soli con le proprie emozioni, dove si dilatano i sensi perché il fiume ci trasmetta il suo respiro.
Il mio, da qualche anno, è un grosso scoglio che, da pochi passi dalla riva, taglia da valle a monte una piana dell’Arno alle porte di Firenze, non è un posto segreto o nascosto, tutt’altro, la panoramica oltre che stupenda è a largo respiro, tanto che dalla statale che da Firenze conduce al paese di Pontassieve, dalle macchine in transito (anche se in lontananza) ti possono vedere; ma non importa è comunque il mio “rifugio”.
Sopra allo scoglio, quando il livello del fiume consente l’accesso (Primavera-Estate) subisco il fascino mai sopito della canna fissa, quest’anno una sette della Daiwa: una “vecchia” awt1230 reperita sul mercato dell’usato.
Quando la uso, la memoria mi rimanda ad una canna fissa di 7 mt., una pregiata “canna dolce” sul cui calcio era impresso a fuoco in corsivo il nome dell’artigiano che l’aveva costruita… “Arduino” una chicca con le sue ghiere ottonate; un attrezzo per i miei 14 anni dal peso impegnativo, obbligatorie le due mani!!
Le rare volte che si piegava alle prese con un “bel pesce”, emetteva il gemito classico del bambù, un gracchiante ghee… che faceva temere il peggio, peggio che avvenne in modo molto meno decoroso, si sciolse un elastico e la canna finì la carriera fra le ruote della bici!
Fine ingloriosa sì, ma… scoliosi scongiurata!!
Ora sono con 219 grammi in mano, niente praticamente!
Qui sullo scoglio sono sulla vena centrale del fiume, lì dove 90 volte su 100 non ci è concesso pescare e pasturare correttamente, sotto i piedi, 3 metri abbondanti di acqua che quest’anno mi hanno regalato anche una visibilità di oltre 2 metri, ed è Arno a Firenze!!
A secondo degli anni, cioè in base all’andamento delle stagioni, qui sotto transitano grossi barbi sia europei che nostrani e sono capitati anche i rarissimi (per l’Arno) pighi, pesci di passaggio diretti ai luoghi di frega, questo anno… niente…. dominano channel, piccole carpe e barbi di pezzatura medio-piccola, un motivo in più per andar di fissa!!
Posizionato il panchetto, srotolo l’avvolgilenza con il suo gr 1,5 già montato, controllo che il terminale dell’11,7 (12) non abbia pieghe secche ed ammiro l’ultima soluzione del nodo k.l.k. eseguito in maniera usuale ma su di un amino del 24 che ha l’occhiello rivolto verso l’interno, ne risulta un amo che non sta in asse con il terminale, bensì rivolto all’interno anche per 90° (vedi foto)…
Questo aumenta la capacità di “aggancio” quando il pesce tende a risputare l’insidia, niente del mio sacco beninteso…. sia il Carp-f. che il ledgering lo usano da tempo.
Nonostante l’accorgimento nell’ultima delle mie uscite, per ben 4 volte, la sette fissa non è bastata nonostante la sua indubbia qualità a parare le mosse dei pesci e a canna praticamente dritta si sono slamati… il che a mente fredda presuppone (a parte la taglia) un’errata scelta dell’amo il n° 24 non ha presa sufficiente se usato con uno 0,12… fra le regole da non scordare con la fissa c’è la scelta di un amo un po’ più generoso sia come n° che come forma, va tenuto presente che con questo attrezzo si arriva alla massima trazione in un secondo e considerato che uno 0,12 con nodo ben eseguito arriva a tenere anche sopra al kg..1,2-1,3 è più facile slamare o drizzare l’amo che rompere!
La sette, comodi-comodi sul panchetto è come un frustino non se ne percepisce il peso, se non in azione… lì si sa, la leva svantaggiosa non mitigata da frizione o elastici, fa sentire tutto il suo “disagio”, ma con una canna flessibile, passato il primo impatto, che sembra spesso di non ritorno, si ha poi spazio per un tempo intenso di godimento, le mosse del pesce si avvertono nitide sull’avambraccio e pare di essere uno schermitore in pedana!
Oggi, a fine serata i pesci non “mangiano più” avevano già rallentato nel pomeriggio costringendomi a scendere di terminale uno 0.104 che mi aveva permesso di fregare altri due barbi un cavedano e due channel, prima che i dentini di quest’ultimi mi costringessero a rifare il finale… ora il sughero è in transito libero, i piombi si sono già fatti diverse giratine “sull’ascensore” ma tutto tace, poi la lenza si impiglia sul fondo, lascio il galleggiante sotto l’acqua una ventina di centimetri e lo sostengo lì in posizione a vista, quando rialzo la canna ci trovo un barbo agganciato… ripeto l’operazione nel medesimo punto, altro barbo, non è proprio il massimo come tecnica, ma visti i risultati potrei insistere, anche se rischio la montatura… però non vedere il galleggiante andare giù sulla mangiata, mi infastidisce troppo, non mi sembrano pesci meritati, è evidente che dopo la pasturazione di una giornata anche a bachi incollati,il pesce si è messo a mangiare da fermo (anche per contromossa al continuo disturbo).
Potrebbe venire voglia di appesantirsi per far procedere la lenza più lenta possibile, ma strano a dirsi, in questi casi, con il mio tipo di fondale la mossa è inversa, oggi bisogna dimezzare il peso scalare la lenza con pallini più piccoli e più aperti, dare più fondo e sfruttare la morbidezza della montatura per fare le carezze agli ostacoli più grossi con la lenza e i suoi pallini che si snodano strusciando sui sassi come un rosario fatto scorrere fra le dita delle mani. Il tutto risulterà rallentato con pochi incagli, bisogna però conoscere molto bene il fondo e guidare il galleggiante in una trattenuta esasperata quasi sdraiato sulla superficie, mandandolo anche con piccoli strappetti per farlo ripartire quando tende a fermarsi, le mangiate del pesce avvengono in maniera nitida: sono delle lenti e facili affondate, spesso il pesce si autoferra, così altri quattro birbanti vengono in nassa… non che io sia un mago in questo tipo di tecnica, ma a forza di tanti “scapaccioni” presi dai più quotati… la pesca è un’arte, come si dice … impara e metti da parte!
Oggi la lezione mi è sicuramente servita!
Forse vi sto annoiando, la canna fissa è obsoleta, è come andare in bicicletta con tutti gli scooter che vi sfrecciano accanto, sa di vecchio… non si lancia più in là del naso, i pesci più grossi rompono tutti (…forse), ma vi assicuro, nonostante la nostalgia che mi lega al suo uso perché mi rimanda all’adolescenza, ci sono situazioni in cui una fissa va provata, una 6-7-8… basta usarla con criterio per averne in cambio tanto, un esempio pratico sono tutte quelle postazioni in cui la lenza va fatta transitare nei pressi delle tane siano esse vetrici, tronchi, massi.. dove il pesce mangia e “gira il culo”, a che vi servirebbe lì la frizione? Sicuramente sarebbe fonte di errori; basta darne un pizzico in più per allarmismo sulla prima partenza del pesce e la frittata è servita! Con la fissa si ripassa la lezione,non ci sono intermediari,con lei si ricomprende la reale forza dei terminali!!
Fate la riprova anche voi che l’avete provata magari da ragazzi e chissà che come a me non vi venga una “fissa” per la fissa!!
Ciao da SIPO
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