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Prime scadute invernali con la bolo.
Testo: Avolio Diego / Foto: Avolio Diego-Tropeano Roberto

Sono le 6:30 del mattino nella mia ridente cittadina montana del vibonese e l’aria frizzantina mi scuote tutto, si parte per una bella scaduta dicembrina con il mio amico Roberto, profondo conoscitore delle scogliere di Vibo Marina, si parla di Calabria signori miei! Il momento è quello giusto, il terzo giorno di cattivo tempo che porta con se un po’ di quelle minacciose nubi, il vento sciama e il mare è in risacca. Il fragore delle onde sugli scogli mi mette una sorta di euforia quasi nevrotica. Non perdiamo molto tempo nella scelta della postazione,  scegliamo un posticino dove la caduta degli scogli sommersi e molto rapida, insomma una sorta di grossa buca dove a breve distanza si trovano già 4,5 mt di profondità.


Bene, bene, stendo la mia bolo Daiwa  da 6mt con un robusto Shimano 3000 rigorosamente a frizione in testa caricato con del buon 0.18. Consiglio canne robuste, possibilmente montate con passanti in sic a ponte medio lungo, capiterà spesso che la canna vi si bagni totalmente a causa di un’onda e che la lenza appiccicata alla canna funga da freno nel lancio.

Notato che la scaduta in questione non è fortissima monto un galleggiante a pera rovesciata da 3 gr modello Onda Maver; questa forma insieme, a quello a pallina, ritengo siano le migliori a mantenere il moto ondoso. La piombatura sarà costituita da una stretta scalata di pallini dal 4 al 7 per un totale di poco più di 2 gr su una lunghezza di circa cinquanta centimetri. Questa varierà in caso di moto ondoso intenso, inoltre è possibile integrarla con un grosso pallino o torpilla del peso di circa un terzo del totale, che manterrà stabile la nostra lenza. Il galleggiante in tal caso spiombato farà meglio il suo lavoro tra le onde senza manifestare numerose finte tocche. L’acqua di un verde smeraldo lascia trasparire troppo all’occhio esperto di Roberto che mi fa notare la troppa limpidità dell’acqua nonostante il moto ondoso dei giorni precedenti…

ma non demordo e continuo a sperare! Il periodo è quello propizio per la cattura di grossi saraghi, occhiate e qualche bella spigola, assidui frequentatori invernali di questi anfratti. Questi durante l’azione della scaduta  sono eccitati dalla presenza maggiore di cibo fornita dal moto ondoso che scuotendo il fondo e frangendosi sugli scogli mette allo scoperto i tanti organismi bentonici e non, che fanno gola agli amici pinnuti.

E’ comunque facilmente auspicabile, che in queste condizioni di mare pescando in bolognese con bigattino la cattura più frequente sarà quella del temibile sparide. Di solito la specie più ricercata è il sarago maggiore (Diplodus sargus), capace di  superare il chilogrammo di peso, ha un brutto carattere, una possente muscolatura e un apparato boccale da far invidia alla migliore protesi dentaria! Inutile dire che pescare di fino e da pazzi!!! Ma considerandoci sportivi possiamo di sicuro affermare che tirare su un sarago di 800 gr o più con un 0.15 Asso di Cuori  e un amo del  n°14 mod. 6314b Gamakatzu con tre bigattini innescati è di sicuro una bella impresa! Quindi dopo aver costruito con grande meticolosità il terminale di una cinquantina di centimetri provo a sondare, giusto per percepire (visto il moto ondoso) se le mie reminescenze sulle caratteristiche del posto sono giuste. Mi metto a circa  4mt, i pinnuti in queste condizioni di mare e con una giusta pasturazione mangeranno un po’ staccati dal fondo.

Apro il guadino e si parte. Con un lancetto stendo la mia lenza quasi a tiro di canna, do filo e comincio ad osservare il gioco della corrente, sembra quasi perfetta, il mio galleggiante cammina dritto o quasi guadagnandosi il largo. E’ molto importante riuscire a percepire il movimento della corrente nello specchio d’acqua dove eserciteremo la nostra azione di pesca.

Una cattiva interpretazione di questa ci porterebbe ad una errata pasturazione con una conseguente cattiva riuscita della battuta. Infatti oltre alla corrente di risacca che tenderà a far camminare la pastura verso il largo bisognerà tener presente l’effetto del possibile vento. Inizio a pasturare bigattini proprio sotto i miei piedi, in maniera mirata ne lancio pochi ma con continuità, ed ecco che dopo poco  le prime occhiate iniziano a farsi vive. Il cielo è grigio e non lascia trasparire buone intenzioni, ma qualcosa mi dice che i pesci ci sono e salteranno fuori quando meno te lo aspetti.

Dopo alcune occhiate e un baby sarago fasciato mi decido a fare un intervento di restyling alla mia lenza, sono circa le 9,00, il mare scende e il mio amico di balsa è un po’ statico, insomma di fare apnea oggi sembra non averne voglia! Qualcosa mi dice che allungare il terminale  e ridurlo a un buon 0.13 fluorocarbon potrebbe essere la mossa giusta. Forse la mia impostazione “pesante” è stata frutto di una scelta affrettata, allora cambio terminale e allargo la mia piombatura per permettere alla lenza di flottare meglio. Al secondo lancio dopo pochi minuti ecco una decisa filata verso il blu! Bang, per un attimo il vettino si impunta, due testate decise e parte verso il fondo. In queste condizioni la frizione deve essere tarata a limite e i combattimenti si svolgeranno sempre a canna alta, insomma una vera goduria per i puristi. Non possiamo dare tanto spazio all’amico, poiché questo tenterà in tutti i modi di liberarsi del piercing infilandosi in qualche anfratto o come spesso capita tranciando di netto la lenza con la sua potente dentatura. Quindi dobbiamo effettuare combattimenti coincisi e recuperi veloci.

Ed ecco il nostro amico sarago maggiore che dopo qualche poderosa fuga a destra e manca ci allieta della sua succulenta compagnia. Slamato il pesce è sempre bene ispezionare il terminale ed eventualmente riattaccare l’amo, sono operazioni che costano pochi secondi e che ci danno una speranza in più nel portare a buon fine una cattura importante. Continuo a pasturare e dopo poco una nuova mangiata velocissima. In una frazione d’attimo faccio la moviola di quella scena e dico tra me, “troppo veloce di sicuro è un ‘occhiata” . Poche testate precedono l’apparizione di una Pavoncella (Talassoma Pavo) veramente stupenda nella sua livrea di colori. Insomma al paiolo e successivamente rilasciati vanno ancora qualche Sarago maggiore, qualche Sciarrano, numerose Donzelle e una grossa Salpa slamata sull’acqua che con la sua esuberanza mi aveva illuso di ben altro! Ma il bello della scogliera è proprio questo, la grande varietà che riesce a confluire, poiché rifugio e ristoro un po’  per tutte le specie di interesse pescasportivo. Mentre chiudo la mia cannetta con un mesto sorriso guardo l’orologio, lo stomaco è puntuale, è ora di pranzo si torna a casa.

 

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