
SITUAZIONI TRANSITORIE
di Roberto Granata
Il periodo che ci accingiamo ad affrontare, e che di norma coincide col mese di Febbraio e la prima metà di Marzo, può essere definito transitorio per la pesca, in particolare per lo spinning. Questo essenzialmente per tre motivi: 1) Il clima potrebbe presentarsi ancora pressoché invernale oppure, al contrario, d’impronta quasi primaverile. Queste condizioni si alternano tra di loro, a volte abbastanza “velocemente”, creando sovente nei predatori comportamenti particolari, che vedremo. 2) Gli eventuali divieti, variabili da zona a zona, e che riguardano essenzialmente trota e luccio, riducono le nostre già non eclatanti opportunità (salvo eccezioni, s’intende), ed a volte, è proprio il caso di dirlo, non sappiamo che pesci pigliare. 3) Le bizzarrie climatiche che spesso si manifestano negli ultimi anni, acuiscono ancor di più (nel peggio, ma anche in meglio, talvolta) le suddette situazioni transitorie.
NO ALARM
Prima di addentrarci nel discorso puramente piscatorio, per capire come comportarci in questi periodi, quali strategie adottare, quali “avversari” preferire a seconda di vari parametri, eccetera, vorrei parlare un attimo delle bizzarrie climatiche accennate pocanzi. he avvengano, non c’è dubbio. Chi ha pescato con costanza anche solo dieci o quindici anni fa, ha potuto accorgersi benissimo della maggior “regolarità” delle passate stagioni, inverno in particolare, che regalavano anche, di norma, più catture. Questo per due motivi: 1) Il sussistere da molti anni di condizioni più o meno “ripetitive” ad ogni inverno, alle quali le specie ittiche si abituavano, tramandandolo, così sono convinto, nel DNA delle future generazioni. E’ indubbio e provato che determinati ritmi di vita, dettati dall’ambiente e dal clima, sono geneticamente tramandati, sia per la continuazione che per il miglioramento di ogni razza animale, ed anche i pesci non sfuggono a questa regola. 2) Il secondo motivo è molto più “futile”, ma comunque veritiero: molti di noi faticano a “schiodarsi” dalle abitudini piscatorie accumulate in “anni di dura gavetta”, manifestando poca elasticità mentale ed attitudine ai cambiamenti. Ciò non è assolutamente una critica a nessuno, in quanto parlo semplicemente per trascorse esperienze personali. Ora che abbiamo parlato delle bizzarrie climatiche, tengo però a ricordare che non è proprio il caso, secondo me, di creare inutili allarmismi. La storia insegna che, oltre alle grandi ere geologiche durate millenni, vi sono sempre state delle “mini-ere” caratterizzate da mutamenti climatici, ma di durata molto inferiore, per cui, a mio modesto parere, è meglio non essere profeti di sventura, ma semplicemente adeguarci (che altro possiamo fare, poi?) a queste situazioni, cercando di trarne il massimo divertimento e profitto. Detto questo, vediamo ora di addentrarci nel lato puramente piscatorio, osservando com’è preferibile comportarci nel periodo oggetto di quest’articolo.
LE VARIE SPECIE
LUCCIO: Fermo restando che i divieti vanno rispettati, così come i pesci intenti alle loro “faccende amorose”, le eventuali strategie da adottare cambiano molto, in questo periodo, a seconda della temperatura dell’acqua. In caso di temperature ancora pressoché invernali, saranno da preferire di gran lunga i minnows di generose dimensioni, dal nuoto non estremamente vivace, recuperati in modo piuttosto “blando” e senza eccessivi virtuosismi. Perdurando le suddette condizioni, abbiamo poi di norma acque piuttosto limpide, o spesso addirittura “trasparenti”, ed anche ciò consiglia (parlando sempre di questo periodo) l’uso di artificiali a forma di pesce. In caso invece di temperature dell’acqua più “primaverili”, e soprattutto trovandoci da diversi giorni con un clima tiepido, magari perturbato e coi primi temporali all’orizzonte (eccellente condizione), nell’esocide si risvegliano anche istinti diversi dalla fame, ed ecco quindi che anche rotanti ed ondulanti (soprattutto i primi) tornano buoni, ma sempre con recuperi piuttosto lenti e studiati.
BLACK-BASS: Col centrarchide, invece, converrà proprio aspettare che il clima, e soprattutto ancora una volta la temperatura dell’acqua, siano d’impronta primaverile. Due raccomandazioni: la prima è quella di non muoversi comunque troppo tardi, visto che i “primi” black sono spesso i più belli ed i più ingenui. Meglio quindi qualche uscita a vuoto in anticipo che . . . il medesimo risultato in ritardo. La seconda è quella, per non rischiare che le uscite a vuoto diventino troppe, di preferire sì giornate miti, ma non isolate. Un periodo mite scalda l’acqua, mentre una sola giornata, di questo periodo, no. Gli artificiali validi ad inizio stagione (salvo sorprese, sempre presenti nella pesca) sono minnows, crank e simili, in quanto i bass (sembra futile ma è così) hanno fame, sia perché arrivano da un semi-letargo invernale, sia perché la riproduzione non è ormai molto lontana.
CAVEDANO: L’inverno, ed anche il suo finire, regalano spesso cavedani di taglia, ma in numero limitato, a meno di imbatterci in spot e/o situazioni particolari. I primi “risvegli” della natura invece aumentano sicuramente il numero delle catture, un po’ di tutte le taglie. Non siamo ancora nel periodo d’oro della sua caccia al tramonto nei raschi e nelle correntine, o sotto le fronde degli alberi (anche se le prime schiuse di insetti non sono da perdere), ma sicuramente la sua ricerca, con l’avanzare della “bella” stagione, si fa più redditizia. E’ il momento di insistere ai piedi di qualche cascatella, dove il furbo ciprinide si porta ora più di sovente. Parlando di artificiali, possiamo avere buone opportunità sia con rotanti che con minnows.
TROTA: L’apertura, si sa, risente di un’infinità di fattori. Clima, condizioni delle acque, pressione piscatoria e molto altro, per cui non basterebbe un intero articolo per parlarne. Due consigli in breve: 1) L’apertura non dura un giorno. Passata la “ressa” iniziale troverete sovente condizioni migliori, in tutti i sensi. 2) A grandi linee, in caso di acque molto fredde e clima ancora “invernale”, insistete in acque più calme e profonde (le maggiori buche). Con acque “meno fredde” e giornate di impronta primaverile (i pesci captano anche ciò che avviene nell’aria), potete sbizzarirvi in una ricerca un po’ più “capillare”.
LUCIOPERCA: Si tratta di un pesce “particolare”, del quale ritengo dobbiamo ancora capire molto. In ogni caso, sia gli ultimi rigori invernali che i primi tepori primaverili lo vedono all’opera, abbastanza indipendentemente dalle temperature dell’acqua. Raccomando, specie nel primo caso, recuperi lentissimi e ben studiati.
SILURO: Le sorprese “freddine” non mancano di certo ma, un po’ come per il cavedano, la frequenza di catture va piuttosto di pari passo con il progressivo aumento della temperatura dell’acqua.
ASPIO: Quando “perde le staffe”, di norma maggiormente al tramonto, sono possibili ottime catture anche con un freddo polare. Il proseguire della stagione è comunque valido.
Tutto cambia; i periodi, le stagioni, il clima. Non è proprio una novità. L’importante è saperci adeguare, per divertirci e cogliere il meglio anche dalle “situazioni transitorie”.
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