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Meglio acque limpide o velate?

Roberto Cazzola

Anche se sono passati cinque mesi, abbiamo ancora impressi nella memoria pesci guizzanti e vivaci, che inseguivano i nostri artificiali con decisione e, qualche volta, li addentavano pure.

Le trote di fine settembre ci hanno fatto divertire sul serio, proprio perché erano esse stesse ben predisposte verso i nostri inganni metallici e non. Trote ben diverse, purtroppo, da quelle cui ci troveremo di fronte fra breve, in coincidenza con le varie aperture alla pesca ai salmonidi.

Ma… la tradizione va rispettata e, anche se le emozioni della chiusura ce le sogneremo soltanto, ci ritroveremo, come sempre, in riva ai nostri bellissimi torrenti, o tutt’al più in qualche angolo di fiume di pianura,  tenuto rigorosamente e giustamente segreto.
In montagna, sulle prime ci sentiremo assai spaesati, come se il recente ricordo legato a tali luoghi fosse lontanissimo nel tempo. E invece non è passato nemmeno un semestre…
La tattica cui affidarsi, in sostanza, è completamente diversa. Difficilmente converrà insistere nelle correntine, magari proprio in quelle (micidiali in settembre) che passavano sotto gli alberelli delle rive a picco, che ci hanno fatto divertire un sacco regalandoci belle fario una via l’altra. Dovremo interessarci, invece, dei punti più profondi, meglio dove la spinta della corrente risulta smorzata.
Ecco che la conseguente scelta degli artificiali deve necessariamente tenere conto di tutto ciò. Se prima andavano benone i rotantini, soprattutto quelli con risposta immediata in  fase di recupero,  magari alternati a qualche piccolo minnow galleggiante, ora si deve agire in maniera profondamente diversa, a seconda che si verifichino o no due classiche situazioni diametralmente opposte:

  • acque basse e limpide: le trote saranno letteralmente inchiodate sul fondo, ed è là che vanno cercate con minnows piombati o, meglio ancora, mini-cranks che raggiungano più facilmente, durante il loro richiamo, una certa profondità. Assolutamente da provare gli shads fino a un massimo di 7/8 cm  (es: Storm Wild Eye). A proposito di questi ultimi, mi hanno soddisfatto, catture… alla mano, quelli con colorazione fario. Il che mi ha riportato alla memoria una trota di 43 cm. dal cui esofago spuntava la coda di una farietta sui 20 cm…. Insomma, mi sarò anche fatto influenzare un po’ troppo da ricordi simili, ma non scarterei l’ipotesi che le grosse fario siano fortemente portate al cannibalismo. Indi…. Basta saperlo…!
          In tutti i casi, la situazioni prospettata è senz’altro la peggiore …

  • Acque alte e velate: vi auguro che all’apertura vi troviate di fronte a un torrente con le acque un po’ alte e opaline! Attenzione, però, non opaline per opera dell’acqua di neve… Intendo velate in seguito a precipitazioni non nevose, tipiche di climi o periodi non particolarmente freddi. La prima cernita andrà fatta considerando che in simili situazioni si avrà buon gioco se ci si metterà in testa che le dimensioni delle esche vanno decisamente aumentate. In primis perché con il livello un po’ più alto del consueto si riuscirà a mantenere più agevolmente il fondo. In più, con acque un po’ torbide le fario hanno SEMPRE preferito artificiali più voluminosi del consueto. Il che mi sembra un particolare da non trascurare!

Se in altri periodi dell’anno, magari quelli in cui le acque basse la fanno da padrone, l’approccio ai fondali deve tenere fede alla ferrea regola relativa a celarsi quanto più è possibile, all’apertura, se le acque sono velate, ci si può permettere un avvicinamento meno calibrato. A ritornare buoni sono però ancora i cucchiaini rotanti, scelti nelle misure più sostenute del solito e, magari con colorazioni della paletta fluorescenti, tipo verde-arancio (simil firetiger) o addirittura rosso. Aumentare anche le dimensioni dei minnows potrebbe poi portarci dritti dritti verso una delle “vecchie”, che per l’occasioni si è fatta meno smaliziata dopo mesi di
calma assoluta (bracconieri esclusi…).

Una buona tattica è quella di occuparsi dei punti profondi delle buche e, particolarmente, di quelli che si sono formate appena a valle delle curve dei corsi d’acqua.

Succede che in tali posizioni una sponda è degradante, mentre quella opposta, preda dei turbinii della corrente nei momenti di piena, è quasi sempre a picco, di profondità maggiore e con presenza di anfratti fra le rocce che contornano la sponda. Questi ultimi costituiscono le probabili tane delle fario più belle ed è ovviamente là che dovremo far frullare i nostri rotanti o far nuotare i nostri minnows. Molti lanciatori, però, affrontano la buca dalla parte spagliata, quella degradante, in quanto è quasi sempre la più facilmente abbordabile. Invece è da veri marpioni porsi alla fine della buca e lanciare proprio dalla riva scoscesa. Questo perché? Perché operando in tal modo si avrà a disposizione il fondale nella sua interezza, con conseguente utilizzo ottimale dello spazio
fruibile nella pratica di pesca e, quello che più interessa, con possibile passaggio del nostro artificiale nei punti più “caldi”, vale a dire quelli degli anfratti fra le rocce. E’ proprio qui, infatti, che potremo incontrare davvero il primo bel pescione con i pallini rossi dell’anno… Tutto ciò, naturalmente, a condizione che si sia disposti anche a cappottare, perché
così che funziona la VERA pesca alla trota. Prendere o lasciare.

 

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