Il sito leader della Pesca Sportiva
Pescareonline


SPINNING: OGGETTI NON IDENTIFICATI
di Roberto Granata

Finché un oggetto “non meglio identificato” entra nel territorio di un pesce ed immaginiamo venga definito strano dal medesimo, niente di male, specialmente se questo pensiero genera un attacco. Ma quando lo stesso oggetto viene definito tale, o peggio non identificato del tutto, dal “vicino” di pesca, c’è veramente di che preoccuparsi, specie se oltre alla non identificazione (basterebbe chiedere) seguono invece quei commenti propri di persone che giudicano un po’ “pazzo” chi usa questi “strani” aggeggi artificiali. Nel mio peregrinare per fiumi, lanche e compagnia, ne ho trovati veramente di tutti i colori, ma sicuramente molti di noi possono dire la stessa cosa. Parliamo allora, in questa prima parte, degli “incontri ravvicinati” più eclatanti, per passare poi nella seconda parte a cercare di capire quando invece il pesce può trovare “strani” i nostri artificiali.
Caso 1)
Sulla riva di un laghetto artificiale, insidiando trote nel periodo invernale, venni avvicinato da uno dei tanti frequentatori, che si dimostrò sorpreso dall’esca da me usata, un rotante, e mi chiese di mostrargliela. Al che, in perfetto dialetto pavese, sbottò nella seguente frase: “Ma i pesci non mangiano mica il ferro! Ma non sono mica stupidi!” Ogni commento è superfluo.
Caso 2)
Insidiando cavedani in un piccolo fiume, mi imbattei in un tizio di mezza età che pescava a fondo con la polenta, il quale, molto incuriosito dal mio modo di pescare, mi chiese spiegazioni sul funzionamento del rotante che stavo usando. La domanda, che sembrava molto più intelligente di quella del caso precedente, in realtà era il presagio di una sentenza finale spaventosa. Risposi: “Vede, questa esca si muove in vari modi nell’acqua e dovrebbe indurre il pesce ad attaccarla”. – “Interessante, ma dove li tiene questi aggeggi?” – “In tasca, ne ho quattro o cinque”. – “Ma come fa a pasturare con solo quattro o cinque? Ma ce ne vorrebbero molti, molti di più!!!”, Superata la risata iniziale, volli continuare, convinto che almeno adesso il mio interlocutore avesse capito di essere un po’ preso in giro. “Ha ragione, mi attrezzerò comprandone almeno un paio di chili, e poi li getterò ai cavedani”. Vedrà che sicuramente li prenderà, adesso è logico che non prende niente. Impari da me, che ho più esperienza. Io ho sempre pasturato”. Meno male che pescava con la polenta! Se il primo caso non aveva bisogno di commenti, l’unico che si può fare su questo è che sfiora veramente i confini della fantascienza.
Caso 3)
Meno drammatico dei precedenti, ma sempre di una certa rilevanza. Ricerca invernale del luccio, con un bel minnow di 14 cm. Il tentativo va a buon fine, ed eccomi impegnato nel portare a riva un esemplare sui 2 kg.. Arriva un pescatore da poco lontano, e dopo avermi guadinato l’esocide mi domanda a bruciapelo. Che cosa aveva sull’amo? Tra il sorpreso e lo sconcertato mi faccio ripetere la domanda (uguale), al che spiego il più chiaramente possibile che è il minnow stesso che fa da richiamo, e che le ancorette servono solo ad agganciare il pesce. Risposta: “Non è possibile, è il luccio che le ha mangiato le esche che aveva sugli ami, ed ora non si vedono più”. “Scusi, ma che me ne farei allora di questo pezzo di legno a forma di pesce per sostenere gli ami?”. “Appunto, lo tolga e faccia come me. Che se ne fa?” Non avendo la forza di rispondere continuai a pescare, sotto gli occhi sbalorditi di uno che, oltre al danno la beffa, sta anche pensando che sei matto, ma non riuscii a catturare altro. Forse è stato meglio così, visto che poco dopo se ne andò, ma ancora oggi mi chiedo come sarebbe andato questo discorso da manicomio se avessi catturato un altro pesce. Tutto questo, che sembra una barzelletta ma non lo è, è capitato, pur con qualche variante, ad altri pescatori di mia conoscenza, ma pur trincerandoci dietro il più laconico dei “no comment” non possiamo fare a meno di constatare con rammarico quanto, anche se fortunatamente sempre più di rado, a volte si debba ancora crescere come “mentalità piscatoria”.

E passiamo alla seconda parte, per cercare di capire quando e perché il pesce, invece, trova “strani” i nostri artificiali e quando no. Occorre premettere che, quando è possibile, è sovente meglio cercare di non dargli il tempo di fare questa distinzione. Questo perché, se preso di sorpresa, il nostro avversario può solo scegliere se attaccare in quella frazione di secondo quell’ “intruso” o mai più. Non sempre possiamo contare sull’effetto sorpresa, o perché il luogo o il tipo di acqua non ce lo permettono o perchè in altri casi è meglio presentare qualcosa che invece il pesce identifica benissimo, ma in certe situazioni si rivela invece importante. Prendiamo il già citato esempio delle acque correnti, dove la percentuale di predatori (e specie di lucci) che allamiamo in modo migliore è più alta, perché non avendo il tempo di “esaminare” l’intruso, ammesso decidano di attaccare devono farlo in brevissimo tempo e con più decisione, pena una percentuale più alta, stavolta da parte loro, di fallimenti.

Se contribuiamo a questo effetto sorpresa dato dalle acque correnti con alcune accortezze da parte nostra, tipo animare l’artificiale non appena tocca l’acqua, non tenere mai il filo in bando né la canna troppo di lato durante il recupero, creiamo indubbiamente diverse situazioni a nostro favore. In acque ferme il discorso si fa più difficile, ma i consigli principali sono: ottimo mimetismo e niente rumore, ancora di più che in acque correnti, lavoro immediato dell’artificiale e, visto che qui il pesce è portato ad esaminare con più calma l’ “oggetto”, in alcuni casi, specie con i black-bass, paga anche per questo la tattica di presentargliene qualcuno perlomeno più “concreto” e meno di fantasia.

Ma, come dicevamo, indipendentemente dalla possibilità o meno, ecco affacciarsi il rovescio della medaglia, è cioè il non interesse in altre situazioni da parte del pesce all’effetto sorpresa. Quest’ultima non attacca soprattutto, come è intuibile, nei posti super-frequentati, dove ogni due minuti i pesci vengono bersagliati da ogni tipo di artificiale. Tuttavia, se riusciamo a studiare qualcosa di particolare riguardo alla postazione da dove lanciare, al recupero e talvolta anche al tipo di artificiale, la sorpresa può arrivare. Il black-bass è di solito il pesce più abile ed astuto a percepire, ma solo in certi periodi, come vedremo, qualsiasi cosa lanciamo prima ancora che questo arrivi nell’acqua. Il pre-periodo riproduttivo, che di solito coincide con la primavera inoltrata e l’arrivo dei primi caldi piuttosto sostenuti, rende ancora più marcato questo comportamento. I boccaloni stazionano immobili a galla, ed è questo il periodo in cui si può osservarli addirittura “intercettare” il nostro monofilo in aria.

Questo comportamento può protrarsi fino ad estate inoltrata, eccetto il periodo del gran caldo, dove si rifugiano spesso e volentieri sul fondo, ma anche se non possiamo vederli rimangono un pochino sospettosi, anche se più che di questo si può parlare di apatia vera e propria. I “primi” black dell’anno, ed un po’ anche gli ultimi, perdono invece buona parte della loro diffidenza. Sono questi i momenti migliori per la loro caccia anche per mirare ad esemplari di taglia. In generale poi, la sorpresa non attacca molto nella stagione fredda, dove svariate specie di predatori preferiscono qualcosa di più “tangibile” da mettere sotto i denti, e più nella stagione calda, dove sono più inclini a bizzarrie varie e ad entrare più facilmente in competizione alimentare, ma sovente anche non alimentare, per cui si può “giocare” su questo effetto con artificiali che di solito vengono attaccati per disturbo od altro, quali rotanti e simili. Questo per quanto riguarda l’ “effetto sorpresa”, ma, oltre questo argomento, esistono alcuni motivi di base che fanno apparire strano, diverso, inusuale, ma, quel che molto ci interessa, “meritevole di attacco” il nostro artificiale. Ritengo che siano, in ordine di importanza: il suo movimento, che dipende principalmente da come lo recuperiamo e poi dalla sua validità o meno di funzionamento.

Il momento in cui lo usiamo, inteso sia come momento della giornata che della stagione. Il colore, ma solo in determinate situazioni o con determinati pesci. Approfondiamo il primo punto: è risaputo che chi sa imprimere movimenti particolari e ben studiati all’esca cattura di più nella maggioranza dei casi. Ma questi movimenti devono divenire “particolari” di volta in volta, di situazione in situazione, per assicurare una loro resa costante. Ecco che entra in gioco l’esperienza personale o meno dovuta ad anni di “dura” pesca, ma possiamo comunque citare alcuni casi talmente approfonditi e studiati da apparire con una buona dose di certezza. Tra i pesciolini sani e guizzanti, un minnow che si muove in modo “malato, azzoppato e, fiacco”, viene in diversi casi notato e predato più facilmente.

Questo può avvenire per fame da parte del predatore, se ben ingannato, in quanto potrà, sia con un agguato che con un inseguimento, predarlo con maggior facilità. Lo stesso minnow, specie se in minore presenza di minutaglia, potrà essere usato, con un movimento appropriato, come elemento “disturbatore” che penetra nel territorio del predatore. Entrambi questi casi fanno leva sulla stranezza di comportamento di un essere che dovrebbe essere scambiato per vivente in un ecosistema. Altro esempio quello del rotante, che in molti casi presenta una resa minore se recuperato in modo lineare, quanto maggiore se animato in modo disordinato. Tutti questi esempi hanno poi in comune un richiamo anche sonoro molto diverso da quello emesso da artificiali fatti funzionare in modo lineare. Questo richiamo sonoro “molto diverso” si rivela in molti casi più adescante. Ci sono alcuni casi opposti, ma si tratta di situazioni circoscritte ad ambienti e periodi particolari, che però ora ci svierebbero dal discorso. La validità di funzionamento di un artificiale è basilare, affinché faccia quello che vogliamo noi in qualunque momento, e questa si trova di solito, ma non sempre, nelle marche più blasonate, ma il “top” per questo lo dobbiamo stabilire noi, dopo tante prove negli ambienti in cui ne faremo uso.
Approfondiamo il secondo punto:
Succede spesso che un predatore trovi strano, ma meritevole di attacco:
Un “banale” rotante dove vede passare tutte le esche più sofisticate ed all’ultimo grido o non vede più un rotante da anni, per cui l’esca all’ultimo grido (suo, anche se non può gridare) sarà quella. Semplicemente un artificiale diverso dalla nostra logica del momento. Un minnow in pieno inverno quando non “gira” un pesciolino neanche a pagarlo. Talora si ipotizza che il pesce non “crede” all’unico pesciotto audace che è uscito di casa, ma va a finire che spesso ci crede.
Approfondiamo il terzo punto.
Il colore che potremmo ritenere strano per quel frangente può aiutarci soprattutto con il black, spesso più sensibile di altri pesci ad attaccare “oggetti strani”, anche come colorazione. Specie ad inizio e fine stagione, anche se normalmente non fanno grossa distinzione di colore, se ci troviamo ad insidiare un buon soggetto che ci ha già fatti ammattire, cambiare la colorazione del nostro minnow può risultargli fatale. Con il luccio di solito (ma con le dovute eccezioni) è meglio indirizzarci verso colorazioni “canoniche” nel periodo freddo e più strane e bizzarre in quello caldo. Reputo comunque la colorazione degli artificiali, se pur in taluni casi importante, molto meno decisiva al fine “catture” che non il loro movimento, che rimane di gran lunga l’elemento più importante.
L’indirizzarci comunque verso quelle che riteniamo stranezze, viste dalla parte dei pesci, ci può portare in determinate situazioni un concreto aiuto. Speriamo solo che un giorno i nostri amati avversari non arrivino a sentenziare, come quel tale di inizio articolo: “Ma noi non mangiamo mica il ferro! Ma non siamo mica stupidi!”.

 

 

Home - News - Blog - Tecniche - Itinerari - Prodotti - Esche - Esperti - Campioni - Foto -POL Junior
Newsletter | Forum | Ricette | Gare | Link | Pesci | Video | Acque | Negozi | Contatti | Club | Mercatino | Incontri | Pagine blu

www.pescareonline.it- infopostapescareonline.it
Tutti i diritti riservati

Credits: Marg8.com