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Tecnica: Orate a fondo
Di Diego Avolio

La pesca a questo meraviglioso sparide è da sempre considerata una delle più amate dai pescatori sportivi da terra. Girando la nostra penisola si possono scoprire mille e più tecniche dedicate all’orata che dimostrano tutte avere molte cose in comune. Il mio scopo è quello di illustrare in maniera generale quelli che possono essere i punti fermi di questa tecnica in modo da poter ottenerne una  più o meno applicabile sempre. Al fine di una buona riuscita è importante individuare le aree di pascolo e i periodi dell’anno preferiti dalla nostra preda in modo da aumentare le probabilità di successo della battuta. In generale le catture diventano significative dal periodo di aprile/maggio fino ad ottobre inoltrato, ovvero quando le acque saranno calde e più ricche di nutrimento. 

Inoltre possiamo insidiare l’orata in foce, o meglio in laguna, dove questo animale è spesso presente poiché ama cibarsi di molluschi bivalvi e mitili, organismi tipici di questi ambienti salmastri. Non per ultimo sono da considerare le aree portuali, luoghi di rifugio e nutrimento sempre validi per qualsiasi specie, dove lo sparide trova tutto ciò di cui necessita. Principalmente l’orata è insidiata a fondo, passando dal ledgering nei porti al più puro surf casting. Dando scontato i caratteri tipici sulla biologia della specie cerchiamo di relazionarci ad essa con i luoghi dove sappiamo di certo che la sua frequentazione è  assidua.

Tra gli spot migliori ci sono gli arenili che presentano un fondale misto a rocce e posidonia (qui le possibilità di cattura aumentano notevolmente rispetto ad una spiaggia piatta e priva di substrato duro), l’interno dei porti o dighe e le scogliere naturali o artificiali. Poiché il periodo di pesca è comunque un periodo caldo, durante il quale le acque saranno frequentemente calme e limpide la nostra attrezzatura sarà composta da una coppia di canne da beach ledgering o al massimo light surf, con potenze non superiori ai 100gr, di lunghezza 4mt o poco più e con azioni semiparaboliche che ci aiuteranno in fase di recupero. I mulinelli a bobina fissa della dimensione 5000/6000 ( a seconda delle case costruttrici,  l’importante è che siano robusti e dalla bobina capiente) saranno forniti di buona frizione in testa e imbobinati con fili dallo 0.22 allo 0.30, a seconda se peschiamo dai moli o dalla scogliera, forniti di shock leader per grammature più importanti.

La costruzione della paratura sarà la più classica dei long arm, con un antitangler non troppo ingombrante a cui agganceremo il piombo (del peso variabile tra i 15gr e i 100 a seconda del luogo di pesca e le distanze utili), perlina salva nodo e girella tripla di piccole dimensioni (ci aiuterà a scaricare le torsioni del lungo bracciolo durante il recupero) a chiudere. Il bracciolo con brillatura sulla parte alta , sarà della lunghezza di 1.5/2mt e oscillerà tra un 0.18 e un 0.25 a seconda del tipo di acque, ovvero profonde o basse, cristalline o velate. Inoltre è bene dimensionare il terminale anche a seconda della dimensione media dei pesci in circolazione (da non scartare anche uno 0.30!) e del tipo di esca. Per esempio, personalmente utilizzo dalla scogliera terminali mai al disotto dello  0.20/0.22 in nylon con esche tipo bibi, americano o paguro. Una buona alternativa è il FireLine Berckley del diametro dello 0.10 che uso là dove la presenza di granchi sul fondo è elevata con conseguente compromissione dell’integrità del terminale.

Inoltre dagli scogli non potremo permetterci il lusso di lavorare di frizione il pesce (specie se di taglia) a causa dei numerosi anfratti e spuntoni affioranti sempre in agguato a tranciare il nostro terminale, utilizzando questo materiale potremo forzare un po’di più  il pesce durante il recupero. Ritornando alla costruzione della paratura, per la zavorra consiglio adoperare gli infallibili Rocco Bomb poiché gli habitat in oggetto sono misti di roccia e sabbia (con le variabili del caso all’interno dei porti!) per cui arroccare sul fondo è sempre possibile. 

Per quanto riguarda glia ami il discorso dipende molto dal tipo di esca presa in oggetto, teniamo sempre presente che la nostra preda ha un formidabile apparato boccale capace di disintegrare il più robusto guscio e carapace! Risultano ottimi ami quelli a becco d’aquila con curvatura larga, gambo a filo medio e forniti di occhiello. Questi favoriranno lo scivolamento di esche voluminose dall’ago quali bibi e americano, non che la costruzione di gustosi bocconi di paguri, granchi, oloturie e mitili con l’ausilio del filo elastico. La dimensione anch’essa varierà a seconda delle dimensioni dell’innesco, normalmente tra un n°4 e un n°8. Nel caso di esche più delicate quali l’arenicola allora il mitico Aberdeen farà al caso nostro, un n°8 è ideale. Un'altra tecnica molto produttiva è il ledgering.

Utilizzando canne multitip sia di origine “dulciacquicola” che modelli appositamente studiati per il mare potremo insidiare questo pesce con l’utilizzo del bigattino come esca. La montatura è quella classica con un  pasturatore scorrevole e terminale di lunghezza intorno al metro e mezzo del diametro 0.16/0.18 possibilmente in fluorocarbon (in questa tecnica  l’uso di questo materiale è determinante per leggerezza e le piccole dimensioni dell’esca) a cui legheremo un amo dal n°12 al 16 del tipo 1110 katana. In questa tecnica è importante la pasturazione, dettata dalla frequenza dei lanci e dalla precisione sul punto prescelto: consiglio l’uso di una sola canna, questo ci permetterà di seguire meglio l’azione di pesca. Per quanto riguarda la postura delle canne e l’assetto dei mulinelli in pesca c’è da fare delle precisazioni: per la pesca con esche naturali è consigliabile posizionare le canne il più in basso possibile favorendo al massimo la fuoriuscita del filo.

Le frizioni dovranno essere tarate morbide, saranno preferiti muli del tipo carpfishing con sistema bite n’run o  Quick Drag questo perché la mangiata dello sparide inizia con energiche tocche e seguirà con una furiosa corsa, risulterà  essenziale che in questo frangente il pesce sia assecondato il più possibile per i primi secondi della fuga per poi essere ferrato. Pescando a ledgering questo invece non è d’obbligo poiché la mangiata sarà nella maggior parte delle volte totalmente diversa: ci  sarà una energica flessione del cimino dopo ripetuti colpetti, come se il pinnuto mangiasse con più grazia l’esca solo perchè di dimensioni minori o di più facile masticazione e deglutizione. I momenti migliori per la pesca dell’orata sono la notte, specie le prime ore di buio, il primo mattino, le ore calde (quando il sole brucia di più!) e il tramonto, in questi momenti la probabilità di buone mangiate aumentano considerevolmente.

 

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