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Ancora Lui, mister Black
di Roberto Granata

Siamo agli inizi del lungo periodo d’oro per la caccia al black, in un contesto dove troviamo pesci quasi “vergini” o comunque meno smaliziati di quanto non lo saranno più avanti nella stagione, e dove la cattura da record può essere alla nostra portata. Come non approfittarne, quindi? Da qualche anno ritorno a parlarne ma, essendo la posta in gioco sicuramente importante, e complice il fatto che in diverso tempo senza, o quasi, la sua pesca, qualcosa di utile lo abbiamo certo dimenticato, direi che vale la pena di “dare una rinfrescatina” alle nostre strategie, per essere pronti nel migliore dei modi a confrontarci con questo più che degno avversario.

COME, DOVE, QUANDO

Iniziamo dal quando: se vogliamo avere una piccola marcia in più, converrà anzitutto, durante l’inverno, tracciarci una “mappa” dei futuri spot da battere. So che sembra una cosa banale, ma quante volte, magari già avanti nella stagione, ci siamo ricordati di quell’angolino così micidiale ad inizio primavera ma che poi, vuoi per le sopravvenute condizioni sfavorevoli, vuoi perché nel frattempo si è ricoperto di un’invalicabile coltre di vegetazione acquatica, non abbiamo più potuto battere? Senza contare che, al nostro posto, un altro blackmam più accorto di noi nel frattempo ha magari fatto faville, soffiandoci da sotto il naso più di un esemplare record, che molto difficilmente avremo la possibilità di rivedere. Quindi durante l’inverno, quando magari “abbiamo meno da fare”, rivedere tutto ciò è più che saggio. Riguardo invece al quando sarà proprio il momento di dare il via alle ostilità, tutto dipende dal meteo ed in particolare dalla temperatura dell’acqua. Di norma nel Nord Italia, dove vivo e di solito pesco, dalla seconda metà di Marzo si cominciaa fare sul serio ma, capirete, si tratta di un dato puramente indicativo. Comunque, visto che l’acqua raggiunge prima la temperatura idonea negli angoli poco profondi e nei sottoriva, gli spot da battere nei “primissimi” tentativi saranno proprio quelli. Ma, siccome nei suddetti spot l’acqua si riscalda a sufficienza solo per qualche ora, subendo poi un’escursione termica piuttosto rilevante, non possiamo ancora parlare di vero e proprio “risveglio” del black. Questo si avrà, logicamente, quando l’escursione termica sarà minore. Quindi occorrerà sì un clima “gradevole” di giorno, ma che soprattutto non sia soggetto, da diversi giorni, a pronunciati sbalzi di temperatura durante le ore notturne. Tenete presente che, di norma, un periodo nuvoloso, e magari anche con precipitazioni agevola spesso, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, una ridotta escursione termica. Allora sì che le prime belle giornatedi sole che seguiranno questo periodo sono da non perdere! Abbiamo visto pocanzi come gli angoli ed i sottoriva, in particolare degli stagni e delle lanche, si rivelano gli spot giusti nei “primissimi” giorni; tuttavia, per un certo periodo di tempo, fino a quando il clima e la temperatura dell’acqua non assumeranno contornipiù “estivi”, i suddetti spot rimarranno più che buoni. Dovendo attuare,di norma, una pesca in acque dalla ridotta profondità, ma dove i black non stazioneranno ancora in piena superficie, e per di più saranno attratti più che altro da un determinato stimolo, passiamo a vedere quali potrebbero essere gli artificiali più redditizi.

MINNOWS E SIMILI

Ragioniamo: pescando, ad esempio, in acque dalla profondità media di circa un metro (che sono poi gli spot visti poco fa), più avanti nella stagione ci andrebbe benissimo un’esca topwater, visto che troveremmo o pesci in piena superficie,o comunque propensi a salirci senza problemi per ghermire la nostra insidia. Ma ora ci occorre un’artificiale che lavora una spanna o due sotto il pelo dell’acqua, senza impiantarsi sul fondo, e che interessi i black, non ancora disposti a fragorosi attacchi a galla (che comunque, sono convinto non vanno certo di pari passo solo con la stagione o la temperatura dell’acqua). Niente di più adatto, allora, del classico minnow galleggiante che oltretutto, nel periodo in oggetto, ha dalla sua anche il vantaggio di essere un’esca predabile anche e soprattutto per fame, vantaggio non da poco, visto che al loro “risveglio” i boccaloni reagiscono, eccome, al suddetto stimolo, sia per la difficoltà di averlosoddisfatto in precedenza, sia per (soprattutto le femmine) la futura ma non troppo, riproduzione. Io, da diversi anni, prediligo appunto i minnows galleggianti in questo periodo, che mi permettono anche di sondare un buon numero di spot in un tempo relativamente breve (discorso da prendere con le pinze, in quanto nella pesca non bisogna mai avere fretta) rispetto ad altri artificiali, che riservo per una caccia più “mirata” al singolo individuo, o quasi. Poniamo l’esempio di un minnow suspending: si tratta di un’esca eccellente in molti casi ma che, nel frangente in questione, ci farebbe a volte “perdere troppo tempo”. Un suspending, se vogliamo sfruttare tutte le sue peculiarità ed il suo potere adescante, implica recuperi oltremodo lenti, ma soprattutto con frequenti fermate, oscillazioni sul posto, spanciate e brevi ripartenze (tanto per citare una parte del nutrito repertorio), magari “davanti” alla bocca di un grosso esemplare che non si decide ad attaccarlo. Pesca emozionante e non facile, in poche parole puro divertimento, ma che ci impegna magari per un’ora davanti ad un solo pesce quando invece, battendo si con relativa calma, ma con continuità, un buon tratto di sottoriva, alla ricerca dei “primi black” col suddetto minnow galleggiante, i risultati (ricordo che sto parlando di questo periodo ed escludendo casi specifici) sono di norma superiori.

E GLI ALTRI ARTIFICIALI?

Arrivano chiaramente giornate o situazioni particolari dove anche altri artificiali possono rivelarsi efficaci (la pesca non è una scienza esatta). Esse si manifestano soprattutto, detto a grandi linee, con un meteo di impronta ancora troppo invernale od, al contrario, troppo “estiva” per la stagione. Ma, contrariamente a ciò che si potrebbe supporre, è spesso il “ritorno” verso un clima d’impronta invernale (fino ad un certo punto) a regalarci catture insperate. Infatti, i black già “risvegliati”, tenderanno a rimanere tali, soprattutto se l’eventuale perturbazione, od anche un fronte freddo, non durassero più di qualche giorno, non riuscendo, a volte, neppure ad indebolire la temperatura dell’acqua. Noi “vediamo” il meteo, sentiamo che “fa più freddo” (per noi) e stabiliamo che è così anche per i pesci, dimenticando però che essi vivono nell’acqua. Al contrario, un meteo di impronta troppo “estiva”, aldilà del discorso temperature, (fattore comunque da tener presente) provoca spesso nei black uno stato apatico, portandoli a spingersi sì in piena superficie, ma schizzinosi e strafottenti come non mai. Nel primo caso, di norma, non occorre dannarsi nella scelta dell’artificiale; basta pescare un poco più sotto e lentamente. Nel secondo, essendo il nostro boccalarga “schizzinoso”, possiamo già provare ad ingannarlo con diversi stimoli e, di conseguenza, diversi artificiali. Dal popper, ad altre esche “casiniste”, al minnow mosso davanti al suo naso (si fa per dire, meglio ad un metro o due), al worm che scende lentamente sotto la superficie, agli “insospettabili” rotanti ed ondulanti.

Come ultimo consiglio, direi: non perdiamo questo magico momento, questa sorta di “apertura” al black. Più spesso che in altri periodi, il “pezzo da novanta” è proprio lì, poche spanne sotto la superficie, pronto a regalarci il “primo” brivido.


Foto by Paolicchi-Libianchi http://www.spinningsicilianord.com/Home.htm

 

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