
Cefalomania Anglosassone
di Marco De Biase, foto Claudio Xela
No, cari amici. Non sono andato a pesca in Inghilterra per documentarvi questo articolo! Anzi, ho importato un metodo inglese, quello dell’ English Style, per la pesca del più sportivo dei pesci di mare, il muggine. La mia idea nasce alcuni anni fa, quando ero ormai pratico della pesca all’inglese con le piombature medie, ma non erano ancora apparse sul mercato pugliese le penne di pavone piombate o i classici gal leggianti “a cannuccia”, quelli trasparenti per intenderci. Specie nei periodi invernali, sentivo l’esigenza di pescare il muggine con questa tecnica, per raggiungere buone distanze ed avere al tempo stesso sia una maggiore sensibilità del galleggiante, sia una visibilità più accentuata rispetto alla piccola asta del galleggiante in balsa a forma di goccia. Da queste due necessità è nata l’idea di tentare la cattura dei cefali con un metodo extra-light, cioè all’inglese con montatura scorrevole e galleggiantino in penna di pavone piombata con grammature tipo 1+1 o 2+1.
La Maver, in particolare, ha commercializzato un sensibilissimo galleggiante, di ottima fattura, dal nome “Penna di pavone inglese”, che, proprio nelle misure più piccole, è stato mio fedele compagno durante le battute di pesca a cefali, in porto. La validità di questo galleggiante l’ ha verificata anche un altro utente del forum, Max il Cinghiale, che durante una sua trasferta pugliese lo scorso anno, ebbe modo di ammirare la sua straordinaria sensibilità in pesca. Questo tipo di penna di pavone, simile comunque ad altri modelli in commercio reperibili dalle altre ditte di pesca, ha il vantaggio di essere regolabile come grammatura, cioè mediante un pratico sistema di montaggio e smontaggio dei dischetti piombati permette la perfetta taratura del galleggiante rispetto al peso della lenza. Inoltre, risente poco del vento, fattore molto importante quando ci troviamo inpesca durante giornate invernali e primaverili. Infine, cosa che non dobbiamo trascurare, l’english style rappresenta una valida alternativa alla classica canna fissa e galleggiante a goccia, tecnica preferita da tutti i “cefalomani” come me. Quando poi si ha in canna un bel “negrotto” (i classici cefali portuali di ottima fatturaahimè immangiabili a causa dell’alto tasso di inquinamento), il divertimento è assicurato.
Uno sguardo alla tecnica è fondamentale. Innanzitutto, dimentichiamo le potenti match rod da canale tipo Ostellato. E’ necessaria una tre pezzi dalla capacità di lancio molto blanda, come una 2/8 gra mmi o una 3/10. Azione morbida, fusto sottile e lunghezza pari a 3,90 metri sono le caratteristiche principali.Il mulinello, in questo caso, non dovrà esseremolto potente in fase di recupero. Un buon taglia 2000, armato con monofilo sinking dello 0,14 farà al caso nostro. Passando alla montatura, è necessario sforare la fatidica linea del grammo, quindi è meglio dotarsi di piccoli pallini di piombo. Personalmente ho creato una montatura “a perdere”, nel senso che ho diminuito il peso del galleggiante, svitandolo ed eliminando un cerchietto di piombo, per aumentare il totale del peso dei pallini.
Innanzitutto, doppio terminale dello 0,10. Il primo di 40cm e l’altro di 30cm con ami piccoli, dopodichè interponiamo una micro-girella tra la lenza madre ed i terminali. A distanza di 5 cm dalla girella posizioniamo un piccolo pallino da 0,08gr , poi un altro a distanza di 20 cm, ed ancora un altro, sempre da 0,08 ad altri 20 centimetri. Sempre continuando sulla stessa montatura, costituiamo un bulk a taratura completa, con 5 pallini da 0,20, ad una distanza di circa un metro e venti centimetri. La nostra piombatura, per una somma matematica, sarà di un 1,24 grammi, motivo che giustificherà la scelta (ed il mio consiglio) di eliminare un cerchietto di piombatura per tarare perfettamente il galleggiante. Questo sbilanciamento a sfavore della penna di pavone, renderà più sensibile la lenza. Il cefalo troverà sicuramente ferma l’esca sul fondo, dove andremo a pescare, sondando preventivamente il fondale. Inoltre, fattore fondamentale, la discesa della mollica di pane o del bigattino, sarà sicuramente più lenta rispetto al classico movimento procurato dalla torpille utilizzata nella pesca a passata. Qualora ci fossero distanze notevoli da raggiungere, a causa di ostacoli a pelo d’acqua, questa tecnica darà i suoi benefici, o durante la pesca di ricerca invernale, quando non si sa dove si posizionano i gruppi di muggini in caccia.
Ultimo dettaglio importante: la pasturazione e le esche. Dato che fa freddo, l’acqua non ha una temperatura quasi primaverile ed il pesce è abulico e lento. E’ necessario, quindi, stimolare l’appetito dei cefali. La pastura di sarda macinata ci viene incontro, grazie alle sue ottime qualità di oleosità e capa cità nutritiva. Direi dapprima di preparare alcune grosse bocce, da lanciare con regolarità all’inizio della pescata, per poi scendere come grandezza fino a piccoli mandarini. Le pasture sfarinate con gralunometria piccola sono ideali per questi periodi, in quanto si disciolgono in fretta, lasciando un alone compatto e “misterioso” allo stesso tempo, invogliando i muggini ad un sopralluogo presso la nostra esca. Questa, inoltre, potrà esser costituita dal classico ciuffetto di bigattini (è buona norma farcire la pastura anche di bigattini), inserito a penzoloni come in foto, oppure c’è sempre il valido innescodel pane francese o il filetto di sarda. Una nota per quest’ultimo: è buona norma l’utilizzo di ami color rosso oppure “pink” perché l’esca si mimetizza perfettamente con l’amo, creando un innesco dal richiamo irresistibile. Poiché in molti casi i porti hanno profondità inferiori a tre metri, ed oltre i quattro metri e mezzo la luce diventa scarsa, di conseguenza, adottando l’amo rosso, il muggine non distinguerà più l’amo dall’esca, specie nelle giornate soleggiate, con acqua limpida. La furbizia di questo accorgimento permetterà più catture. Provare per credere.
Era mio interesse mostrare una tecnica alla portata di tutti, che non richiedesse attrezzature costose, permettendo di divertirsi parecchio, senza esser pratici di lenze capillari. Il mio invito è a speri mentare, perché son convinto che la pesca all’inglese può diventare un fenomeno anche in mare, dove non ha raggiunto ancora un grado di popolarità come lo è stato nelle acque interne.
Questo articolo è dedicato ad un appassionato dell’english-style a cefali, l’amico Antonio Pentangelo del forum di Pescareonline.
Alla prossima ed in bocca al cefalo!
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