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STRATEGIE DA GARA
Di Carlo Bergamelli

Tutti sanno che la sfida, la voglia di competere, il volersi confrontare è nel DNA dell’ essere umano e noi pescatori non siamo certo diversi, anzi la sfida fa proprio parte della nostra passione.
Ogni volta che imbracciamo una canna da pesca di per sé lanciamo una sfida al mondo dei pesci e questo rende il nostro hobby affascinante  perché sempre imprevedibile e sempre diverso, sempre attorniato da fascino e alcune volte anche da mistero.


Se poi a pescare si è anche in compagnia, la sfida si amplia, oltre che ai pesci, immancabilmente si lancia anche all’amico o al pescatore sconosciuto  che è li vicino a noi, magari senza annunciarla, ma se questo cattura più di noi si accende un qualcosa dentro che ci porta a spiarlo per capire come fa e ad impegnarci ancora di più per non perdere quella sfida “virtuale” ma di per sé sempre una sfida, che ci porta, se giunge a buon fine, ad una maggiore soddisfazione. E del resto perché si va a pescare se non per divertirsi e il divertimento cos’è se non il pescare un quantitativo numerico o di taglia tale da darci soddisfazione


In campo di competizioni quel detto “importante è partecipare” si, ci può stare, ma lo dice chi di solito non ha raggiunto l’obbiettivo che si era prefissato, cioè “vincere” o per lo meno un risultato positivo. Dai ragazzi, parliamoci chiaro, se prima dell’inizio di una competizione di qualsiasi genere e visto che noi parliamo di pesca riduciamo il tutto parlando di gare di pesca, si chiede ad un partecipante il suo desiderio sull’esito della gara, secondo voi, quale può essere la risposta se non “vincere”.


Quindi lasciamo stare gli atteggiamenti difensivistici e rinunciatari e cerchiamo di comportarci in maniera tale da raggiungere il nostro scopo, “divertimento e soddisfazione” e per raggiungere questo serve una certa preparazione, un certo impegno, non lasciare il tutto in mano al destino, come quando si dice “ ma pensa quello la che c..o  è andato dove sono partito io e a preso tre trote in un attimo” o “ era mezzora che provavo in un posto è arrivato uno due cannate due trote” sì per carità la fortuna è una componente essenziale, ma non dobbiamo contare solo su di “lei”, non è affidabile, non sappiamo la quantità destinata per noi in quella occasione… e dunque se vogliamo tentare di raggiungere il nostro scopo dobbiamo metterci del nostro e cioè:

  1. INFORMAZIONE – ogni competizione è diversa e per questo dobbiamo trarre le varie informazioni, come ad esempio  la taglia e il comportamento del pesce immesso, la qualità e la quantità d’acqua del fiume o del torrente, la larghezza e la lunghezza del campo gara ecc. ecc.
  2. DECISIONE – con le informazioni che abbiamo acquisito dobbiamo decidere che canna usare, quale montatura, la misura dell’amo, il tipo di esca, individuare l’eventuale posto per la partenza ecc. ecc.
  3. AZIONE -  mettere in pratica le decisioni che abbiamo preso e constatare se sono giuste o sbagliate se è il caso di insistere o di cambiare se rallentare o velocizzare l’azione se l’innesco è buono o bisogna cambiare colore o volume ecc. ecc.

Capisco che non è facile, specialmente alle prime esperienze, ma quello che voglio farvi capire è che bisogna usare di più il cervello, bisogna restare sempre connessi, non vegetare con la canna in mano ripetendo sistematicamente sempre le solite azioni come su una catena di montaggio.
Altro punto dolente, una volta recepito il messaggio, è individuare le soluzioni più redditizie.
Va bene sono concentrato uso la testa ma a volte, specialmente all’inizio della gara, non si ha molto tempo per decidere e prendere la decisione giusta è sempre difficile.
Potrei raccontarvi decine di situazioni  dove in gare anche molto importanti una decisione presa in piena armonia, dove ero concentrato e pensavo di avere le idee chiare mi a portato a risultati inferiori alle mie aspettative, è normale, ed è giusto che sia così.
Proprio quest’anno mi è capitata una di queste situazioni, anzi forse la peggiore in assoluto che io mi ricordi, che mi è costata una qualificazione molto importante. 


Pronti via e come calo la mia corona di 15 pallini de 4 con amo del 6 una trota insegue il verme, lo prende e io l’accompagno lasciandola mangiare per 4/5 secondi, ferro ma la trota nemmeno l’ho sfiorata.
Reinnesco  e come calo questa mi rimangia, provo a lasciarla mangiare di più, ma lei lascia l’esca.
Riprovo per la terza volta  a questo punto come afferra il verme ferro ma l’ho solo alzata dall’acqua e si è sganciata.


Provo un metro sopra e un’altra fario abbocca, la lascio mangiare 6/7 interminabili secondi ma anche questa l’ho punta senza riuscire a prenderla.
Cambio esca mettendo delle camole  ma in un paio di minuti non ho nessuna abboccata.
Ritorno al lombrico e la trota che mi abbocca mi fa ancora fesso.
Cosa faccio, mi guardo in giro e i miei avversari due o tre catture le hanno fatte e più o meno hanno la montatura come la mia.


Allungo la canna sulla riva opposta e anche lì la musica non cambia sbaglio anche la quarta.
Sostituisco l’amo con uno del n° 8 ma altre 2 trote non riesco a cestinare.
Cambio montatura mettendo una spiraletta con amo più grosso per pescare meglio sulla riva opposta fuori canna e dopo altre due o tre trote perse dopo mezzora sono riuscito a cestinare la prima cattura. Capite non ho continuato nello stesso modo, ho cambiato i tempi di attesa sulla mangiata, ho cambiato la velocità dell’azione, ho cambiato il tipo di esca, ho cambiato la misura dell’amo, ho cambiato il tipo del piombo, ma malgrado tutto i risultati non li ho avuti.
La giornata seguente stesso torrente stesse trote e io, stessa corona e amo ho preso 21 trote sbagliandone una sola… 


Ma allora cosa ho sbagliato la prima mezzora della prima gara…anche perché non è che le trote non le trovavo, sai capita a volte che gli altri prendono e tu non riesci a farle mangiare, ma nel mio caso non riuscivo a ficcagli in bocca sto maledetto amo.


Solo sfortuna…mah.. non penso, sicuramente  qualcosa ho sbagliato, ma il fatto che ho raccontato è per mettervi a conoscenza del mio modo di interpretare le difficoltà, i momenti negativi, le situazioni che hanno preso una piega sbagliata e per fortuna molte volte si riesce a cavare qualcosa di buono, a salvare un risultato che sembra compromesso.


Come quella volta a un mondiale, dove il torrente era povero di acqua e io mi ero piazzato nel punto più largo del torrente,circa 9 mt., perché le trote erano spaventate, dove  sulla riva opposta le radici di una pianta creavano un appoggio molto bello, dove l’acqua era un poco più profonda e si intravedevano diverse sagome di trote, le quali però al momento del via non avevano nessuna voglia di mangiare, alcune rincorrevano l’esca senza prenderla e nemmeno accompagnandola in passata o lasciando l’esca ferma le invogliavo ad abboccare.


Dopo una ventina di minuti avevo catturato una sola trota e quando ho visto il francese che risalendo da valle mi si è affiancato ed aveva incestinato 7 trote  mi è venuto un colpo.
Ma dove cavolo le ha prese queste trote? A quel punto preso dal panico mi sono precipitato a valle a perlustrare il torrente che si era rilevato redditizio per il mio avversario.
Ma dopo un’ altra ventina di minuti il comportamento delle trote verso la mia esca non era cambiato. “Carlo stai calmo” mi dicevo e analizzata la situazione mi sono convinto che dovevo essere io ad adeguarmi alle trote e non loro a mè..


E così  ho preso una coroncina leggerissima con un amo del 14 e filo dello 0,12  innescando dei piccolissimi vermicelli o una piccola camola del miele e pescando come si pescano le selvatiche più smaliziate, sono riuscito a recuperare e alla fine superare i miei avversari compreso il francese. Potrei raccontare decine e decine di  gare dove l’esito è stato il frutto di strategie meditate e messe in pratica con successo.
Come del resto altrettante gare sono finite con dei risultati poco soddisfacenti perché le decisioni da me prese sono risultate sbagliate o per lo meno non le migliori, compromettendo così l’esito finale. Importante è capire, analizzare e memorizzare gli errori fatti, per poter poi in occasioni simili procedere in maniera tale da limitare al massimo il margine di errore e concentrarsi su un numero minore di soluzioni potenzialmente positive da mettere in pratica con lucidità. Passione, esperienza e voglia di  migliorare sono indispensabili per ottenere risultati in linea con le nostre aspettative e convincerci che non abbiamo mai dato il massimo, che abbiamo sempre qualcosa da imparare, consapevoli anche, che le nostre passioni  sono una fetta molto importante della nostra bella vita e come tali sono fatte di gioie e di dolori. 


Gioire quando i risultati sono positivi ci da forza e consapevolezza delle nostre possibilità,
rammaricarsi  quando sbagliamo non ci deve assolutamente far dubitare del nostro potenziale, anzi ci deve ricaricare, per avere la massima potenza disponibile, pronta a scatenare energia positiva alla prossima competizione. 


 

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