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Passiamo nel centro della capitale e il taxista
Stanley ci fa da cicerone, il tempo a nostra disposizione è poco
e ci porta a vedere i pescatori nello Ship Creek, un piccolo torrente
che passa subito fuori il centro della città. Ore 7.30 colazione abbondante e alle 8 partiamo con la lancia alla volta della strettoia che c’è a metà lago, la zona più profonda e dove stazionano i lucci più grossi, così almeno ci dice Franz. Ci ancoriamo nel mezzo della corrente, il lago qua si stringe e rimane un canale lungo una cinquantina di metri e largo una trentina, profondità massima circa tre metri, è una bella giornata di sole, c’è molto vento ma si sta bene, pensavamo fosse più freddo, invece ci sono quasi venti gradi. Qualche giorno prima ci sono state abbondanti piogge, infatti l'acqua è molto scura e la corrente trascina delle erbe che non ci permettono di pescare a spinning: riusciamo lo stesso a fare qualche passata senza tirar su erbe e ogni tanto tiriamo su qualche pesce, dai 40 ai 60 cm di lunghezza massima. A tarda mattinata arriva un’altra barca, un vecchio con un bambino che mettono l’ancora a venti metri da noi: 2 canne col galleggiante e dopo 2 minuti cominciano ad allamare lucci uno dietro l’altro. Al cinquantesimo luccio per loro e cinque per
noi, colti dalla rabbia, decidiamo di abbordare l’imbarcazione
per farci dire come pescano, ma il vecchio e il bambino appagati dalla
strage fatta ( tutti i pesci sono stati rilasciati all’istante,
è consentita max una cattura al giorno n.b. ) decidono di andarsene
e impietositi dalla nostra scarsa pesca ci fanno un regalo: il bambino
ci urla “ hey guy, do you want
a sardin ? “ e noi “
yes, yes, thank you “. Alle 9 arrivano gli idrovolanti, due, uno per noi
tre più la guida e uno per due austriaci che sono qua a pesca
come noi, più la loro guida: in meno di venti minuti atterriamo
nell’Alexander River, a circa cinque chilometri dalla foce, a
un chilometro dalla confluenza del Susitna River, uno dei fiumi più
grossi d’Alaska che sta buttando giù acqua di neve: l’Alexander
invece non ha acqua di neve però è sporco per le piogge
di questi giorni e l’acqua è marrone. Qua ci sono le nostre
barche che ci aspettano, due lance con motori da settanta cavalli se
ben ricordo: Franz decide di portarci prima verso nord, risalendo il
fiume, per vedere se qualche Salmone è risalito, per evitare
la confusione della zona buona. Oggi c’è pochissimo vento, ci sono
ben 23 gradi, si sta veramente bene, e noi che credevamo di congelare!
Ci ancoriamo sul filo della confluenza, tra l’acqua bianca del
Susitna River e quella marrone dell’Alexander e scopriamo ahinoi
com’è la pesca al King in questo punto: ancorati, l’ancora
legata ad una boa come si fa con i tonni in Adriatico,
si lancia l’artificiale venti-trenta metri dietro la barca e lo
si lascia li fermo, tanto lui per effetto della corrente scodinzolerà
sul fondo a circa un paio di metri. Come mulinelli stiamo usando io un Ryobi Metalroyal vs 3500, un mulinello tutto in titanio, indistruttibile e non più in commercio, con in bobina un trecciato della Mitchell da 16 libbre, Roberto ha su un mulinello di Milo lo Scenic Master 9000, mentre Alberto ha uno Quantum t-mag 4000 a nove cuscinetti con in bobina un trecciato da 32 libbre di Rod Hutchinson. Come esca abbiamo tutti e tre il Wiggle Wart e il Mag Wart della Storm, in tre colori diversi, giallo, arancione e dorato, un minnows molto piccolo, circa 5 cm, con una paletta molto grossa che lo fa affondare fino a due metri: la peculiarità di questa esca, che abbiamo comprato ad Anchourage, ma che si può trovare anche in Italia, sono le tre microsfere metalliche che ha all’interno e che permettono alla nostra esca di fare un bellissimo rumore in acqua, in questa acqua dove la visibilità è praticamente nulla e dove il richiamo rumoroso ha il suo effetto. Se ne trovano di duemila colori, ma quella gialla e quella arancione sembrano essere le più usate: ma ecco che dopo un’ora di pesca, uno strattone forte mi risveglia dalla noia. Ha abbocato! Non è grosso, ma l’eccitazione è veramente moltissima. Decido stoicamente di non disancorare la barca, io qua devo fare la figura dell’esperto e devo ostentare un po’ di sicurezza. Mentre lo combatto Franz in tre lingue mi dice se lo voglio tenere o liberare, ma non capisco, solo quando me lo ripete Alberto rispondo che lo voglio lasciare libero: è un pesce sui sei chili che Alberto ha ripreso con la sua telecamera, almeno la testimonianza della prima cattura ci vuole. Franz lo slama con cura nel guadino senza toccarlo e lo libera in un attimo, non lo fotografiamo neppure. Sono le due di pomeriggio quasi, speriamo di avere altre mangiate, alle 18.30 l’idrovolante ci aspetta per tornare al Lodge. Dopo un’ora ancora niente, io mi spazientisco e comincio a lanciare la mia esca a destra e a manca, un po’ di movimento ci vuole: allora decido di sfoderare la canna da mosca, la Salmon Travel della Old Captain, in carbonio im9, una canna a due manici per pescare a una o due mani, una nove piedi e otto, coda 8 che allo stesso tempo mi diventa una 14 piedi coda 9-10, monto su uno streamer gigante arancione e pesco tipo passata, lancio a monte e lascio rotolare lo streamer sul fondo, nella speranza di poter urlare anch’io: “ fish on, fish on “ . Ma purtroppo viene l’ora di andare a prendere l’idrovolante: abbiamo visto diversi strike su altre barche, niente invece hanno preso i due austriaci che sono al nostro Lodge, così cogliamo l’occasione di dirgli Italia 1 – Austria 0. La sfida è lanciata, ci sono altri tre giorni di pesca sull’Alexander Creek, è vero noi siamo in tre e loro in due, ma la loro guida, austriaca anch’essa, pesca, quindi siamo tre contro tre. Il secondo giorno io resto a letto fino alle sette, mentre Alberto e Roberto sono eccitati, sanno che oggi toccherà a loro l’emozione di attaccare il King, alle 4 sono già in piedi e mettono legna nella stufa di ghisa, fa un po’ freschino, dieci gradi, ma per essere in Alaska mi sembra più che accettabile. Il cielo è velato, sembra foschia, alle 9 arriva l’idrovolante e partiamo. Nella zona di pesca è nuvoloso, non minaccia pioggia, però è molto umido. Io e Alberto siamo ben coperti, invece Roberto, forse vista la temperatura di ieri, è partito un po’ troppo leggerino. Ci saranno tredici gradi, ma è il vento e l’umidità il problema più grosso: Roberto ha una mangiata e con l’Agabama riesce a portare a guadino un King sui cinque chili. Decidiamo di tenerlo, ce lo mangiamo per cena: Roberto adesso è costretto a smettere di pescare, come vuole la legge del fiume, si prende il pesce, si uccide, si registra sul permesso di pesca e si smonta la canna. Questo vento è veramente fastidioso, viene da nord, cala ancora la temperatura, ci sono sette - otto gradi: pranziamo in barca con panino e frutta e dopo poco ci accorgiamo che Roberto sta veramente male, ha freddo e si siede sul fondo della barca tra le mie gambe. Lo avvolgo e provo a scaldarlo, chiedo a Franz di mettere in moto per andare a cercare un riparo, un fuoco, Roberto non sta bene e siamo preoccupati: proprio li davanti c’è un Lodge e nel mezzo alle capanne c’è un bel fuoco acceso. Roberto si riprende ma decide che per oggi vuole rimanere a terra, lo recupereremo prima di partire. Si ritorna alla nostra boa, è in una posizione
ottima che ci hanno lasciato tre amici di Franz, dopo aver fatto il
pieno di pesci: c’è un albero, tipo un cipresso, che sta
per cadere sull’acqua, la punta dell’albero è a circa
tre metri dall’acqua, in quel punto la corrente è più
veloce e più stretto il raggio d’azione, i pesci hanno
il passaggio obbligato in pochi metri. E infatti verso le quattro e
mezzo Alberto ha uno strike, è un pesce enorme, appena mangiato
è venuto fuori scodando, sarà più di venti chili:
stacco la boa ma in quel momento il pesce si slama. Quando il King mangia
bisogna ferrare con decisione, anche se sembra che sia ben attaccato,
o come si fa’ nella pesca al Tarpon ferrare due, tre volte dopo
averlo allamato.
Tornando a parlare delle esche, ai nostri minnows
abbiamo cambiato anellini e ancorine, nonostante questi artificiali
siano studiati per il salmone, non hanno ancorine sufficientemente resistenti,
allora le abbiamo sostituite con delle ancorine della Owner
Tubertini e anellini più grandi. Oltre
ai Mag e Wiggle Wart della Storm, vengono usate anche delle specie di
eliche fatte penso in balsa, con un amo molto grosso alla base su cui
si innesca delle finte uova di salmone in corredo della confezione che
si chiama Salmon Prop di Mister Twister, poi si usa un esca chiamata
Banana Tango, un minnows abbastanza grosso, curvato come una banana
e il Giant Killer della Mepps. Per vedere queste esche basta andare
sul sito internet www.bassproshop.com,
alla voce Crankbaits, anche se tutte, a dire il vero, non ci sono. Mercoledì è nuvoloso, però
fa meno freddo di ieri e soprattutto siamo meglio coperti: anche oggi
ci sono quasi 40 barche incolonnate, sembra la sagra del salmone. Roberto
è decisamente il più fortunato, anche se si lascia prendere
dall’emozione e slama due King, il secondo tra parentesi veramente
enorme: non riesce a ferrarli, quando il pesce mangia, lo ripeto, va
ferrato molto forte anche due, tre volte, la dura bocca del King, le
piccole ancorine, non è facile allamare il pesce, soprattutto
quando è grosso, serve solo un po’ di sangue freddo. Ne
prende uno anche Alberto, sui cinque chili, ma giustamente lo rilascia,
pena smettere di pescare e guardare noi tutto il giorno. Verso le due
ne prendo uno io, è oltre dieci chili, decido di tenerlo e smetto
di pescare, Franz registra la cattura sulla mia licenza e comincia anche
ad uscire il sole
Giovedì ultimo giorno ai Salmoni sull’Alexander Creek, chiedo e ottengo di pescare un poco a mosca da terra, proviamo se qualche esemplare è riuscito a risalire, se va male a mezzogiorno torniamo in “ trincea “: monto la canna Salmon Travel ad una mano e provo tutte le esche a mia disposizione, ma sono sfortunato, gli altri sono in barca poco più su e niente pesci, come promesso a mezzogiorno torniamo dove eravamo ieri, sotto l’albero caduto. Se venivamo prima forse era meglio, i pesci oggi stanno mangiando moltissimo, tutti catturano molto e c’è un bel sole, si sta proprio bene: Roberto ha 5 partenze, due li slama, due li rilascia e uno sui dieci chili lo tiene, io e Alberto neanche una “ tirata “. La fortuna di quest’uomo è smisurata e lo invitiamo per la prossima volta a rimanere sul Po in cerca di barbi. Ci fossero tutti i giorni almeno cinque partenze a testa, ma per tutti e non per uno solo, comunque la pesca al King, in questo periodo e in questo fiume è così, tutto e solo basato sulla fortuna. Venerdì c’è aria di partenza, infatti domani si torna a casa, è già passata una settimana, il King lo abbiamo preso tutti, invece oggi ci rilassiamo sull’Alexander Lake in cerca di qualche luccio di taglia: il primo giorno quando siamo arrivati il lago era almeno trenta centimetri più alto, l’acqua correva veloce ed era torbida e piena di erbe, invece oggi è cristallina, si vede il fondo a due metri sotto di noi. Andiamo con la lancia subito alla strettoia del lago, la zona più profonda e dove sono stati presi gli esemplari più grossi: è uno show, un pesce dietro l’altro, si vedono i lucci mentre attaccano gli artificiali. Mangiano rotanti, minnows, ondulanti e addirittura attaccano il popper a galla: e proprio col popper che nel pomeriggio decidiamo tutti e tre di pescare, dopo aver passato la mattinata nella strettoia, siamo rientrati al lodge per il pranzo, poi siamo usciti a fare un giro di perlustrazione del lago. Ci sono zone con ninfee e canneti bellissime, vediamo tra le ninfee, mentre passiamo con la barca, i lucci che scappano, provo a lanciare un popper, c’è mezzo metro d’acqua, un pesce dietro l’altro: i lucci sembrano impazziti, attaccano il popper ad ogni lancio, ci divertiamo un mondo, io addirittura monto il popper sulla canna da mosca e pesco tutto il pomeriggio con quella. Non sono pesci grossi, mediamente tutta roba sui 40 centimetri, fino al massimo di 70 centimetri: qua sono stati presi lucci di oltre un metro e venti, esemplari sui dieci chili, non giganti, ma dato il basso fondale del lago e le temperature invernali di qua ci possiamo accontentare. In un giorno prendiamo quasi sessanta lucci a testa, siamo stanchissimi, è stato un vero e proprio lavoro. Ne teniamo uno a testa come da regolamento e ce lo facciamo preparare al campo base dalla mamma di Franz, veramente squisiti. Al tramonto, nella zona nord del lago si sentono, quando ci avviciniamo agli erbai, il ronzio di miliardi di zanzare: stanno nascendo ora o quello è il suo posto? E pensare che a un chilometro da li c’è il nostro lodge e non se ne vede una, speriamo che non decidano di muoversi altrimenti è la fine. Tutti i King che abbiamo pescato sono stati puliti e congelati, domani li porteremo ad Anchourage, all’affumicatore, che in cambio ci darà del buon salmone affumicato. Una confezione da mezzo chilo, pensate che costa in aereoporto, oltre 70 dollari, quasi 170.000 lire, una cifra veramente impressionante: in cambio dei nostri 36 chili di King Salmon l’affumicatore ci darà sei buste, un milione il loro valore. Siamo veramente soddisfatti, una volta arrivati a Bologna ci spartiremo il ricco bottino. Sabato mattina prepariamo le valige e aspettiamo l’idrovolante che ci venga a prendere alle 9. Arrivati ad Anchourage, decidiamo di fare un altro giro per la città e ci dirigiamo di nuovo a vedere lo spettacolo allo Ship Creek, dove decine di pescatori stanno pescando il King in risalita: andiamo fino alla diga, la dove c’è lo sbarramento dei salmoni. Si vedono pesci enormi lottare nella corrente, un vero spettacolo. Ci dispiace un po’ partire, ma qui siamo veramente molto lontani da casa, ci sentiamo fuori dal mondo e la voglia di tornare è forse superiore a quella di restare. Entriamo in un pub, tipico saloon da Far West, alle pareti le foto dei terremoti che hanno raso al suolo questa città ben due volte in questo secolo, per questo ci sono solo palazzi nuovi. Prima di partire per l’Alaska informatevi bene su chi organizza il viaggio, molti i divieti e pochi i posti in cui è consentito pescare, affittare un camper da queste parti non so se conviene, c’è il rischio di perdere molto tempo per trovare la zona buona di pesca. L’organizzazione che ci ha portato qua è stata molto soddisfacente, il lodge, L’Alexander Lodge, è gestito da Austriaci, però la guida Franz parla anche inglese, francese e un po’ d’italiano, se telefonate per avere informazioni chiedete di mister Franz. E’ possibile pescare all’Alexander Lodge dal 15 maggio al 15 ottobre, cinque mesi, nell’arco dei quali Franz vi farà pescare le specie più facilmente insidiabili: i Silver Salmon o i Red, le Steelhead verso settembre, ottobre, insomma in Alaska si pesca sempre. |
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