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ALASKA
di Gionata Paolicchi

Da tredici anni aspettavo questo momento: andare a pescare in Alaska!
Fin dai tempi di Fish Eye (1987) quando io ero un semplice liceale, guardavo affascinato i filmati americani girati in Alaska, a caccia di Salmoni e Steelhead, ma non solo ero affascinato dai pesci ma anche dai panorami mozzafiato, dalle bellezze naturali che offre questa terra.

Nel febbraio 2000 mi chiama l’amico
Adriano Gargantini dall’Austria e mi invita ad andare in Alaska, all’Alexander Lake Lodge, un centro di pesca gestito da Austriaci amici suoi.
Accetto all’istante e trascino con me nell’avventura anche due amici emiliani,
Alberto Bartoli, ottimo pescatore a spinning e Roberto Tabaroni pescatore a passata per diletto da una vita.
La partenza da
Bologna per Francoforte è fissata per sabato 27 maggio: ci è stata garantita la cattura del King Salmon, pena il rimborso del viaggio, quindi partiamo molto fiduciosi…
L’ultima settimana di maggio e la prima di giugno inizia la risalita dei King e catturarli non sarà difficile.
Dopo 10 ore di volo da Francoforte si arriva a
Anchourage, capitale dell’Alaska, ad attenderci all’aeroporto Franz direttore del centro di pesca che ci ospiterà.

Siamo partiti alle 15 dalla Germania e siamo arrivati alle ore 15 in Alaska, 10 ore di fuso orario, per noi è l’una di notte, siamo un po stanchi però abbiamo tre ore libere e decidiamo di fare un giro per la città prima di prendere l’idrovolante per andare al nostro lodge.
Prendiamo un taxi e prima meta, da buoni pescatori quali siamo, sono i negozi di pesca: ne giriamo due, facciamo molti acquisti e soprattutto ci facciamo consigliare sulle esche da usare, minnows da noi introvabili di misure e forme veramente strane per alcuni modelli.

Panoramica dell’Alexander Lake Lodge fotografato dall’idrovolante Gionata con un bel King Salmon di circa 12 kg preso sul Susitna River Alberto con il suo King
da record di 18 kg preso sull’Alexander River
Un alce attraversa verso mezzanotte il lago di fronte il nostro lodge

Passiamo nel centro della capitale e il taxista Stanley ci fa da cicerone, il tempo a nostra disposizione è poco e ci porta a vedere i pescatori nello Ship Creek, un piccolo torrente che passa subito fuori il centro della città.
Lo spettacolo che ci si para davanti agli occhi è scioccante: in cinquecento metri di torrente ci sono almeno cento pescatori, su una sponda e sull’altra, il torrente è largo al massimo quindici – venti metri, l’acqua scorre veloce e pescano persone di tutte le età, uno addirittura ha un bastone di legno con un filo attaccato.
La tecnica di pesca è facile e statica: fermi in un punto, con canne da due a quattro metri, fanno una veloce passata, lanciano a monte, senza aprire l’archetto del mulinello, una passata che durerà 15-20 secondi e così via. Come esca dei grossi streamer tondi, gialli, rossi, arancioni ecc, grossi come una pallina da ping-pong, ( un paio li ho comprati anch’io al negozio per fortuna ) e un piombo da circa 20-30 grammi a 50 cm. dall’esca.

Appena si scende dal taxi vediamo due che stanno sviscerando il proprio King Salmon sui dieci chili l’uno e ce lo fanno fotografare: decidiamo di accantonare l’idea di andare in mezzo alla foresta, al nostro Lodge, per rimanere a pescare sullo Ship Creek, troppo comodo.
E invece no, 45 minuti di idrovolante, uno scenario da favola e il Lodge un posto meraviglioso che ci fa cancellare subito l’idea del downtown: quello che ci colpisce e che abbiamo notato appena atterrati è la luce che c’è qui, fortissima e bianca, tutti i colori sono più belli, l’aria è tersa, la temperatura è più che accettabile, alle 15 c’erano 20 gradi, alle 20 16 gradi, stanotte andrà a 12-13 gradi.
Con questa luce le foto devono venire benissimo, il servizio fotografico, ne sono sicuro sarà bellissimo, speriamo in catture da sogno e alle 23 andiamo a letto dopo aver cenato alla tedesca nel ristorante del lodge, ma dormire è dura, l’emozione è tanta e anche la luce che c’è fuori, è ancora giorno e il sole di tramontare non ne vuole proprio sapere.
Lo farà quasi all’una di notte per poi sorgere poco prima delle 4. Siamo vicinissimi al circolo polare artico e il giorno è veramente lungo, certo d’inverno è peggio, immaginatevi notte per venti tre ore al giorno! Parlando con Franz capiamo poi perché sullo Ship Creek in centro c’era tutta quella gente, il fiume rimane aperto per poco tempo all’anno e il 4 giugno chiude la pesca per riaprire non si sa quando: lungo il fiume c’erano dei volantini che avvertivano che l’eccessivo sfruttamento del torrente da parte dei pescatori aveva portato a diminuire sensibilmente il numero dei Salmoni che riescono a depositare le uova, insomma, anche li i verdi si fanno sentire.

Il nostro Lodge è veramente bellissimo, è proprio a dieci metri dal fiume sulla veranda una sedia a dondolo attaccata alla trave portante del tetto come nei film di Far West, ci sentiamo tutti un po’ David Crockett: alcuni castori hanno fatto la tana sulla sponda opposta e quando si immergono battono la grossa coda piatta forte sull’acqua facendo un rumore che nel silenzio della valle sembra un frastuono, le lontre invece giocano tra le sterpaglie a bordo lago e due alci, madre con piccolo stanno pascolando davanti alla capanna degli attrezzi, sembra di essere in una puntata di Quark.
Alle 3 e mezzo Roberto e Alberto si svegliano e accendono la stufa in ghisa che è nel nostro chalet, fuori fa un po’ freschino ( 14° ), per il nostro fuso orario sono le 2 di pomeriggio è dura stare a letto ma ci si deve sforzare un poco altrimenti è difficile smaltire questo jet lag: la regola dice un’ora al giorno, solo che noi fra dieci giorni siamo di nuovo a casa! Io resisto a letto fino alle 6 poi iniziamo a preparare l’attrezzatura, oggi ci aspetta una giornata sull’Alexander Lake, paradiso dei Lucci del Nord, famosissimo qui in Alaska: il nostro lodge sorge proprio alla fine del lago, dove parte il fiume, l’Alexander River, più avanti, verso agosto, arriveranno anche i salmoni, ma adesso sono alla foce, a trenta chilometri da qui, dove andremo domani a pescare in idrovolante, per ben quattro giorni consecutivi.

Roberto tiene uno dei
tanti lucci presi in una giornata memorabile
Alberto e Roberto con
due King Salmon di 16
e 18 kg
L’interno del lodge, la zona bar

In centro ad Anchourage una vera ressa di persona a caccia di salmoni

Ore 7.30 colazione abbondante e alle 8 partiamo con la lancia alla volta della strettoia che c’è a metà lago, la zona più profonda e dove stazionano i lucci più grossi, così almeno ci dice Franz. Ci ancoriamo nel mezzo della corrente, il lago qua si stringe e rimane un canale lungo una cinquantina di metri e largo una trentina, profondità massima circa tre metri, è una bella giornata di sole, c’è molto vento ma si sta bene, pensavamo fosse più freddo, invece ci sono quasi venti gradi. Qualche giorno prima ci sono state abbondanti piogge, infatti l'acqua è molto scura e la corrente trascina delle erbe che non ci permettono di pescare a spinning: riusciamo lo stesso a fare qualche passata senza tirar su erbe e ogni tanto tiriamo su qualche pesce, dai 40 ai 60 cm di lunghezza massima. A tarda mattinata arriva un’altra barca, un vecchio con un bambino che mettono l’ancora a venti metri da noi: 2 canne col galleggiante e dopo 2 minuti cominciano ad allamare lucci uno dietro l’altro.

Al cinquantesimo luccio per loro e cinque per noi, colti dalla rabbia, decidiamo di abbordare l’imbarcazione per farci dire come pescano, ma il vecchio e il bambino appagati dalla strage fatta ( tutti i pesci sono stati rilasciati all’istante, è consentita max una cattura al giorno n.b. ) decidono di andarsene e impietositi dalla nostra scarsa pesca ci fanno un regalo: il bambino ci urla “ hey guy, do you want a sardin ? “ e noi “ yes, yes, thank you “.
Non ci possiamo credere, pescavano con delle sardine innescate sull’amo. Così ci mettiamo a fare la pesca del nonno e cominciamo a prendere: purtroppo con l’acqua in queste condizioni lo spinning e la mosca proprio non si possono fare, noi puristi della pesca ci mettiamo a pescare con le sardine ai lucci… Alla fine della giornata ne prenderemo una settantina in tre, il più grosso 80 cm, appagati e stanchissimi, soprattutto a causa del fuso orario, torniamo al lodge verso le sei e ci prepariamo l’attrezzatura per domani, il king salmon ci aspetta!

Alle 9 arrivano gli idrovolanti, due, uno per noi tre più la guida e uno per due austriaci che sono qua a pesca come noi, più la loro guida: in meno di venti minuti atterriamo nell’Alexander River, a circa cinque chilometri dalla foce, a un chilometro dalla confluenza del Susitna River, uno dei fiumi più grossi d’Alaska che sta buttando giù acqua di neve: l’Alexander invece non ha acqua di neve però è sporco per le piogge di questi giorni e l’acqua è marrone. Qua ci sono le nostre barche che ci aspettano, due lance con motori da settanta cavalli se ben ricordo: Franz decide di portarci prima verso nord, risalendo il fiume, per vedere se qualche Salmone è risalito, per evitare la confusione della zona buona.
Noi veramente della confusione non ci interessa molto, vogliamo pescare, abbiamo l’adrenalina alle stelle, il King, sogno di ogni pescatore è qui, sotto di noi! Proviamo per oltre due ore ma niente, così verso le 12 decidiamo di scendere alla confluenza col
Susitna, il posto buono per i pesci: incrociamo per la strada una barca con dei tedeschi amici di Franz e ci fanno vedere i loro pesci della mattina: tre king, il più grosso sui dieci chili ( la legge dice che si può trattenere un solo pesce al giorno e non solo, che appena preso il pesce bisogna chiudere la canna e smettere di pescare!!! ).
Ma ecco che dietro una curva si vede una stesa di barche ancorate, sono tutti pescatori, almeno venti barche sono li a caccia di King Salmon.

Oggi c’è pochissimo vento, ci sono ben 23 gradi, si sta veramente bene, e noi che credevamo di congelare! Ci ancoriamo sul filo della confluenza, tra l’acqua bianca del Susitna River e quella marrone dell’Alexander e scopriamo ahinoi com’è la pesca al King in questo punto: ancorati, l’ancora legata ad una boa come si fa con i tonni in Adriatico, si lancia l’artificiale venti-trenta metri dietro la barca e lo si lascia li fermo, tanto lui per effetto della corrente scodinzolerà sul fondo a circa un paio di metri.
Nooo, che noia tremenda, io e Alberto poi, appassionati di spinning e io anche di mosca ci spaventa molto questa prospettiva tipo drifting, mentre Roberto è li tranquillo che guarda la vetta della canna aspettando la mangiata. Ogni tanto si sente gridare
“ fish on, fish on! “, è obbligatorio farlo quando si allama il pesce, per far capire a tutti che si sta combattendo e nel caso di un grosso esemplare va salpata velocemente l’ancora.
Il 70% dei pescatori sono tedeschi, austriaci e francesi noi gli unici italiani e il resto americani, sul fiume si incontra di tutto: equipaggi di due donne, di due ragazzi, di un nonno con bambino molto piccolo e proprio quest’ultimo che ho filmato mentre salpa un bel King sui sette chili. Quindi è una pesca abbastanza facile fatta in questo modo, altra cosa sarebbe pescare i salmoni da riva, tre - quattro chilometri più a monte, nel giro della corrente, magari con un bello streamer arancione fatto a pallina, che bello se i salmoni fossero già lì, allora si che ci divertiremmo!
Prendere un King sui venti chili a sei-sette chilometri dal mare con la canna da mosca in un metro d’acqua deve essere sensazionale, proverò a farlo a costo di non prendere niente solo l’ultimo giorno, voglio stare con Alberto e Roberto e fotografare il primo King della mia vita. Io sto pescando con una canna di due metri e settanta in quattro pezzi che mi ha dato
Antonio Castiglioni, della Old Captain di Busto Arsizio, una canna bellissima ma troppo leggera per i King, è stata studiata per Steelhead o Salmoni dell'’Atlantico, insomma per pesci al massimo di dieci chili. Gli altri che sono con me stanno pescando invece con attrezzi assai più potenti, con due Agabama dell’Italcanna, canne da me studiate e firmate, costruite apposta per la pesca nel mitico Rio Agabama, fiume cubano patria dei Tarpon giganti: all’ultimo viaggio che ho fatto a Cuba, due settimane prima di venire qua in Alaska, nell’Agabama ho allamato con l’omonima canna un Caimano di oltre due metri e l’ho tenuto quasi un’ora in canna prima di slamarlo sotto la barca. La canna quindi è veramente indistruttibile e anche se abbocca un King di 40 chili riusciremo a tirarlo fuori senza problemi Il record dell’Alexander Creek è 36 chili, 32 chili è invece il record dell’Alexander lodge, cercheremo di battere almeno quello.

Come mulinelli stiamo usando io un Ryobi Metalroyal vs 3500, un mulinello tutto in titanio, indistruttibile e non più in commercio, con in bobina un trecciato della Mitchell da 16 libbre, Roberto ha su un mulinello di Milo lo Scenic Master 9000, mentre Alberto ha uno Quantum t-mag 4000 a nove cuscinetti con in bobina un trecciato da 32 libbre di Rod Hutchinson. Come esca abbiamo tutti e tre il Wiggle Wart e il Mag Wart della Storm, in tre colori diversi, giallo, arancione e dorato, un minnows molto piccolo, circa 5 cm, con una paletta molto grossa che lo fa affondare fino a due metri: la peculiarità di questa esca, che abbiamo comprato ad Anchourage, ma che si può trovare anche in Italia, sono le tre microsfere metalliche che ha all’interno e che permettono alla nostra esca di fare un bellissimo rumore in acqua, in questa acqua dove la visibilità è praticamente nulla e dove il richiamo rumoroso ha il suo effetto. Se ne trovano di duemila colori, ma quella gialla e quella arancione sembrano essere le più usate: ma ecco che dopo un’ora di pesca, uno strattone forte mi risveglia dalla noia.

Ha abbocato! Non è grosso, ma l’eccitazione è veramente moltissima. Decido stoicamente di non disancorare la barca, io qua devo fare la figura dell’esperto e devo ostentare un po’ di sicurezza. Mentre lo combatto Franz in tre lingue mi dice se lo voglio tenere o liberare, ma non capisco, solo quando me lo ripete Alberto rispondo che lo voglio lasciare libero: è un pesce sui sei chili che Alberto ha ripreso con la sua telecamera, almeno la testimonianza della prima cattura ci vuole. Franz lo slama con cura nel guadino senza toccarlo e lo libera in un attimo, non lo fotografiamo neppure.

Sono le due di pomeriggio quasi, speriamo di avere altre mangiate, alle 18.30 l’idrovolante ci aspetta per tornare al Lodge. Dopo un’ora ancora niente, io mi spazientisco e comincio a lanciare la mia esca a destra e a manca, un po’ di movimento ci vuole: allora decido di sfoderare la canna da mosca, la Salmon Travel della Old Captain, in carbonio im9, una canna a due manici per pescare a una o due mani, una nove piedi e otto, coda 8 che allo stesso tempo mi diventa una 14 piedi coda 9-10, monto su uno streamer gigante arancione e pesco tipo passata, lancio a monte e lascio rotolare lo streamer sul fondo, nella speranza di poter urlare anch’io: “ fish on, fish on “ . Ma purtroppo viene l’ora di andare a prendere l’idrovolante: abbiamo visto diversi strike su altre barche, niente invece hanno preso i due austriaci che sono al nostro Lodge, così cogliamo l’occasione di dirgli Italia 1 – Austria 0. La sfida è lanciata, ci sono altri tre giorni di pesca sull’Alexander Creek, è vero noi siamo in tre e loro in due, ma la loro guida, austriaca anch’essa, pesca, quindi siamo tre contro tre. Il secondo giorno io resto a letto fino alle sette, mentre Alberto e Roberto sono eccitati, sanno che oggi toccherà a loro l’emozione di attaccare il King, alle 4 sono già in piedi e mettono legna nella stufa di ghisa, fa un po’ freschino, dieci gradi, ma per essere in Alaska mi sembra più che accettabile.

Il cielo è velato, sembra foschia, alle 9 arriva l’idrovolante e partiamo. Nella zona di pesca è nuvoloso, non minaccia pioggia, però è molto umido. Io e Alberto siamo ben coperti, invece Roberto, forse vista la temperatura di ieri, è partito un po’ troppo leggerino. Ci saranno tredici gradi, ma è il vento e l’umidità il problema più grosso: Roberto ha una mangiata e con l’Agabama riesce a portare a guadino un King sui cinque chili. Decidiamo di tenerlo, ce lo mangiamo per cena: Roberto adesso è costretto a smettere di pescare, come vuole la legge del fiume, si prende il pesce, si uccide, si registra sul permesso di pesca e si smonta la canna. Questo vento è veramente fastidioso, viene da nord, cala ancora la temperatura, ci sono sette - otto gradi: pranziamo in barca con panino e frutta e dopo poco ci accorgiamo che Roberto sta veramente male, ha freddo e si siede sul fondo della barca tra le mie gambe. Lo avvolgo e provo a scaldarlo, chiedo a Franz di mettere in moto per andare a cercare un riparo, un fuoco, Roberto non sta bene e siamo preoccupati: proprio li davanti c’è un Lodge e nel mezzo alle capanne c’è un bel fuoco acceso. Roberto si riprende ma decide che per oggi vuole rimanere a terra, lo recupereremo prima di partire.

Si ritorna alla nostra boa, è in una posizione ottima che ci hanno lasciato tre amici di Franz, dopo aver fatto il pieno di pesci: c’è un albero, tipo un cipresso, che sta per cadere sull’acqua, la punta dell’albero è a circa tre metri dall’acqua, in quel punto la corrente è più veloce e più stretto il raggio d’azione, i pesci hanno il passaggio obbligato in pochi metri. E infatti verso le quattro e mezzo Alberto ha uno strike, è un pesce enorme, appena mangiato è venuto fuori scodando, sarà più di venti chili: stacco la boa ma in quel momento il pesce si slama. Quando il King mangia bisogna ferrare con decisione, anche se sembra che sia ben attaccato, o come si fa’ nella pesca al Tarpon ferrare due, tre volte dopo averlo allamato.
Le ancorine delle nostre esche sono piccole e su esemplari di taglia extra large è più facile che si slami: Alberto è visibilmente affranto, in due giorni ha avuto solo una partenza finita poi in questo modo. Io in tutto il giorno non ho una mangiata, mi sto annoiando, non vedo l’ora di scendere a terra e provare a mosca. Ci avevano detto che ci sono miliardi di zanzare, ma per fortuna non è così, anche se lo zampirone in camera è sempre acceso. La sera Roberto alle nove si addormenta di schianto, si deve riposare, oggi se l’è vista davvero brutta: abbiamo imparato la lezione, è meglio coprirsi anche se è caldo, l’escursione termica qui è veramente micidiale, le alte vette dietro di noi, ancora innevate, condizionano molto il clima. Se il vento spira da sud, cioè dal mare e c’è il sole, ci sono tranquillamente 25 gradi, ma se cambia il vento, anche se c’è il sole, la temperatura va attorno ai 12-15 gradi al massimo.

L’Alexander river

In attesa della mangiata

La livrea del luccio del
nord
L’attrezzatura da spinning

Tornando a parlare delle esche, ai nostri minnows abbiamo cambiato anellini e ancorine, nonostante questi artificiali siano studiati per il salmone, non hanno ancorine sufficientemente resistenti, allora le abbiamo sostituite con delle ancorine della Owner Tubertini e anellini più grandi. Oltre ai Mag e Wiggle Wart della Storm, vengono usate anche delle specie di eliche fatte penso in balsa, con un amo molto grosso alla base su cui si innesca delle finte uova di salmone in corredo della confezione che si chiama Salmon Prop di Mister Twister, poi si usa un esca chiamata Banana Tango, un minnows abbastanza grosso, curvato come una banana e il Giant Killer della Mepps. Per vedere queste esche basta andare sul sito internet www.bassproshop.com, alla voce Crankbaits, anche se tutte, a dire il vero, non ci sono.
Le girelle usate sono delle
Sampo da 30 libbre e il terminale è il nuovissimo e non facilmente reperibile American Fishing Wire, il Surflon Micro Supreme da 26 o 40 libbre, distribuito dall’Italcanna, un filo d’acciaio morbidissimo rivestito in nylon che si può annodare come un normale nylon, comodo, indistruttibile ed eterno. Molti di voi storgeranno la bocca a sentir parlare di cavi d’acciaio sul salmone, ma qua ci si trova davanti al re dei salmoni, il King appunto, pescato a pochi metri dal mare, con esemplari che potrebbero arrivare a 40 chili, impossibile tenerli se non con finali superiori a 0,50 di diametro, poi magari un tronco o un sasso lo intaccano e si rompe il pesce della vita.

Mercoledì è nuvoloso, però fa meno freddo di ieri e soprattutto siamo meglio coperti: anche oggi ci sono quasi 40 barche incolonnate, sembra la sagra del salmone. Roberto è decisamente il più fortunato, anche se si lascia prendere dall’emozione e slama due King, il secondo tra parentesi veramente enorme: non riesce a ferrarli, quando il pesce mangia, lo ripeto, va ferrato molto forte anche due, tre volte, la dura bocca del King, le piccole ancorine, non è facile allamare il pesce, soprattutto quando è grosso, serve solo un po’ di sangue freddo. Ne prende uno anche Alberto, sui cinque chili, ma giustamente lo rilascia, pena smettere di pescare e guardare noi tutto il giorno. Verso le due ne prendo uno io, è oltre dieci chili, decido di tenerlo e smetto di pescare, Franz registra la cattura sulla mia licenza e comincia anche ad uscire il sole
Alle 18 è ora di andare, tra mezz’ora arriva l’idrovolante, Roberto è stanco e mi passa la canna a me, anche se non si può, con la promessa che se lo ferro gli passo la canna, Alberto chiede a Franz altri dieci minuti e un minuto dalla fine del tempo sulla mia canna una forte botta mi risveglia, ha mangiato, è grosso, dopo averlo ferrato tre volte passo la canna a Roberto come promesso ma lui la rifiuta,
“ è troppo grosso, tiralo su te “ mi dice, ma gli tiro praticamente la canna in mano, io lo voglio guadinare e Alberto sta facendo le riprese. Dopo dieci minuti Roberto, senza problemi, riesce a portare in barca il pesce, tra le urla soddisfatte dei presenti e le nostre . Ci accorgiamo che anche la barca degli Austriaci, nostri amici, ha preso un pesce grosso quanto il nostro, se è due etti di più li facciamo neri. Alla pesa invece risulterà 18 chili il nostro King Salmon e 16 chili il loro, 11 chili il mio, veramente un’ottima giornata di pesca e Italia in vantaggio sull’Austria.
Decidiamo anche di preparare la cena: spaghetti aglio, olio e peperoncino, giornata trionfale.
La mia canna, la Agabama, ha steso il King, non ha preso un metro di filo, l’ha tenuto a galla vicino alla barca a rotolarsi, troppo potente l’attrezzo, ma noi siamo megalomani e volevamo il record, 37 chili. Dopo la spaghettata andiamo a dormire, sono le 22 e 30, è giorno, Roberto come al solito si addormenta di botto e io Alberto facciamo due chiacchere: alle 23 ci diamo la buonanotte e io mi metto i tappi di gommapiuma nelle orecchie, con Roberto che russa altrimenti non si dorme, Alberto mi dice che un castoro qua fuori sta facendo un rumore della madonna, sente sciacquare, mi levo i tappi e gli dico vai a vedere, magari è un alce. E’ un alce per davvero che sta guadando il fiume davanti al nostro lodge: prendiamo le telecamere e la macchina fotografica. Appena guadato il fiume largo circa 40 metri chiamiamo l’alce ad alta voce che ci guarda e decide di riattraversare subito: è impaurita e ritornerà nel bosco da dove è venuta, io esco dal lodge e gli corro dietro con la telecamera, invece Alberto mi riprende nell’azione
“ temeraria “.

Gionata e il suo King Salmon da 20 kg preso a spinning nel Susina River

Giovedì ultimo giorno ai Salmoni sull’Alexander Creek, chiedo e ottengo di pescare un poco a mosca da terra, proviamo se qualche esemplare è riuscito a risalire, se va male a mezzogiorno torniamo in “ trincea “: monto la canna Salmon Travel ad una mano e provo tutte le esche a mia disposizione, ma sono sfortunato, gli altri sono in barca poco più su e niente pesci, come promesso a mezzogiorno torniamo dove eravamo ieri, sotto l’albero caduto. Se venivamo prima forse era meglio, i pesci oggi stanno mangiando moltissimo, tutti catturano molto e c’è un bel sole, si sta proprio bene: Roberto ha 5 partenze, due li slama, due li rilascia e uno sui dieci chili lo tiene, io e Alberto neanche una “ tirata “. La fortuna di quest’uomo è smisurata e lo invitiamo per la prossima volta a rimanere sul Po in cerca di barbi. Ci fossero tutti i giorni almeno cinque partenze a testa, ma per tutti e non per uno solo, comunque la pesca al King, in questo periodo e in questo fiume è così, tutto e solo basato sulla fortuna.

Venerdì c’è aria di partenza, infatti domani si torna a casa, è già passata una settimana, il King lo abbiamo preso tutti, invece oggi ci rilassiamo sull’Alexander Lake in cerca di qualche luccio di taglia: il primo giorno quando siamo arrivati il lago era almeno trenta centimetri più alto, l’acqua correva veloce ed era torbida e piena di erbe, invece oggi è cristallina, si vede il fondo a due metri sotto di noi. Andiamo con la lancia subito alla strettoia del lago, la zona più profonda e dove sono stati presi gli esemplari più grossi: è uno show, un pesce dietro l’altro, si vedono i lucci mentre attaccano gli artificiali. Mangiano rotanti, minnows, ondulanti e addirittura attaccano il popper a galla: e proprio col popper che nel pomeriggio decidiamo tutti e tre di pescare, dopo aver passato la mattinata nella strettoia, siamo rientrati al lodge per il pranzo, poi siamo usciti a fare un giro di perlustrazione del lago. Ci sono zone con ninfee e canneti bellissime, vediamo tra le ninfee, mentre passiamo con la barca, i lucci che scappano, provo a lanciare un popper, c’è mezzo metro d’acqua, un pesce dietro l’altro: i lucci sembrano impazziti, attaccano il popper ad ogni lancio, ci divertiamo un mondo, io addirittura monto il popper sulla canna da mosca e pesco tutto il pomeriggio con quella. Non sono pesci grossi, mediamente tutta roba sui 40 centimetri, fino al massimo di 70 centimetri: qua sono stati presi lucci di oltre un metro e venti, esemplari sui dieci chili, non giganti, ma dato il basso fondale del lago e le temperature invernali di qua ci possiamo accontentare. In un giorno prendiamo quasi sessanta lucci a testa, siamo stanchissimi, è stato un vero e proprio lavoro. Ne teniamo uno a testa come da regolamento e ce lo facciamo preparare al campo base dalla mamma di Franz, veramente squisiti.

Al tramonto, nella zona nord del lago si sentono, quando ci avviciniamo agli erbai, il ronzio di miliardi di zanzare: stanno nascendo ora o quello è il suo posto? E pensare che a un chilometro da li c’è il nostro lodge e non se ne vede una, speriamo che non decidano di muoversi altrimenti è la fine. Tutti i King che abbiamo pescato sono stati puliti e congelati, domani li porteremo ad Anchourage, all’affumicatore, che in cambio ci darà del buon salmone affumicato. Una confezione da mezzo chilo, pensate che costa in aereoporto, oltre 70 dollari, quasi 170.000 lire, una cifra veramente impressionante: in cambio dei nostri 36 chili di King Salmon l’affumicatore ci darà sei buste, un milione il loro valore. Siamo veramente soddisfatti, una volta arrivati a Bologna ci spartiremo il ricco bottino.

Sabato mattina prepariamo le valige e aspettiamo l’idrovolante che ci venga a prendere alle 9. Arrivati ad Anchourage, decidiamo di fare un altro giro per la città e ci dirigiamo di nuovo a vedere lo spettacolo allo Ship Creek, dove decine di pescatori stanno pescando il King in risalita: andiamo fino alla diga, la dove c’è lo sbarramento dei salmoni. Si vedono pesci enormi lottare nella corrente, un vero spettacolo. Ci dispiace un po’ partire, ma qui siamo veramente molto lontani da casa, ci sentiamo fuori dal mondo e la voglia di tornare è forse superiore a quella di restare. Entriamo in un pub, tipico saloon da Far West, alle pareti le foto dei terremoti che hanno raso al suolo questa città ben due volte in questo secolo, per questo ci sono solo palazzi nuovi. Prima di partire per l’Alaska informatevi bene su chi organizza il viaggio, molti i divieti e pochi i posti in cui è consentito pescare, affittare un camper da queste parti non so se conviene, c’è il rischio di perdere molto tempo per trovare la zona buona di pesca. L’organizzazione che ci ha portato qua è stata molto soddisfacente, il lodge, L’Alexander Lodge, è gestito da Austriaci, però la guida Franz parla anche inglese, francese e un po’ d’italiano, se telefonate per avere informazioni chiedete di mister Franz. E’ possibile pescare all’Alexander Lodge dal 15 maggio al 15 ottobre, cinque mesi, nell’arco dei quali Franz vi farà pescare le specie più facilmente insidiabili: i Silver Salmon o i Red, le Steelhead verso settembre, ottobre, insomma in Alaska si pesca sempre.

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