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Barbel Fishing nel Midlands con Matt Hayes
di Gionata Paolicchi foto di Gionata Paolicchi / Matt Hayes

Il mese scorso avevamo parlato di questo mio viaggio nel cuore dell’Inghilterra, nelle Midlands, in compagnia di Matt Hayes, uno dei giornalisti pesca-sportivi numeri uno al mondo, e vi ho raccontato della tecnica del barbel fishing e, come vi avevo annunciato, oggi vi illustrerò un altro tipo di pesca molto vecchia per gli inglesi ma tutt’oggi praticata dalla maggior parte di loro, il chub fishing.
Barbel and chub, barbo e cavedano: come prendere solo gli esemplari grossi?
Esca grossa, pesce grosso, diceva un vecchio detto, ed in effetti la cosa è più o meno così. Lo stesso vale per la tecnica da noi in gran voga definita “
Carp fishing” e mai tradotta in italiano in “pesca della carpa”, ma lasciata in lingua originale proprio a simbolo di una tecnica mirata alla cattura solo degli esemplari di taglia, e lo stesso vale per il Barbel fishing ed il chub fishing.
Per i barbi avevamo visto come l’esca principe fosse la carne in scatola, mentre per il cavedano oltre alla carne in scatola per innesco e pastura, occorre del pane bagnato e aromatizzato, del pane da innesco e del pastarello al formaggio da innesco e per pastura. Come per il barbo la quantità della pasturazione è veramente minima e le zone di pesca visitate in un giorno possono essere anche una decina. Ve lo avevo già detto, non si sta nel solito picchetto per tutto il giorno fiondando chili di bigattini ma si cammina sulla riva tirando ad ogni posto buono per la pesca, una pallina di pane bagnato, due pezzetti di carne, due palline di pastina al formaggio.
Di buon ora, alle 6 meno un quarto del mattino (buio pesto), Matt mi sveglia e mi porta il 1° caffè della giornata a letto, un vero lusso. Per quelli di voi che si sono persi l’articolo precedente, il caffè è un po’ il tormentone (insieme al freddo) di questo mio rapido viaggio in Inghilterra.

Amo il caffè all’italiana il classico espresso basso e corposo ma, anche di quello mi limito a berne non più di uno o due al giorno, mentre per gli inglesi è d’uso andare a pesca con un termos di caffè per pescatore e dire di no alle usanze locali e a certe cortesie come il caffè a letto non va proprio bene... Così oltre a trasportarsi dietro chili di roba per chilometri di fiume, sotto l’acqua, nel gelo, si aggiunge il peso del termos e la fragilità della tazza di coccio. Quando si può pescare il cavedano?
Dal 16 giugno a tutto novembre. Vi ricordo che la pesca in Inghilterra, per le acque ai ciprinidi, è chiusa per 90 giorni, dal 15 marzo al 16 giugno.
Così, alle 6 in punto siamo pronti per partire e con Matt carichiamo tutta l’attrezzatura sul suo Pick Up e ci dirigiamo verso Londra.
Prendiamo l’autostrada e passiamo Birningham, circa un’ora e mezzo di viaggio in un traffico tipo tangenziale est di Milano la mattina alle 8, per arrivare sul Cherwell River, un piccolo fiume che scorre nella regione di Oxford Shire.
Lasciata l’auto sulla strada attraversiamo un prato da pascolo enorme ed eccoci sul fiume che è ancora praticamente buio. Ma prima di parlare di questa giornata di pesca vorrei parlarvi un po’ di Matt Hayes come uomo: Matt in Inghilterra è un personaggio, quasi un divo: la gente, non solo quella che pesca, lo riconosce per strada proprio come capita agli attori famosi.

Da tanti anni i suoi programmi di pesca e turismo, cultura e ambiente, girano sulle reti televisive più importanti del regno unito:
BBC, Discovery channel, Sky television, tanto per dirne alcune, addirittura esiste un gioco per computer che si chiama Matt Hayes Fishing! Cari lettori, esistesse in Italia un personaggio simile, fossi io un personaggio simile, come lui lo è nel suo paese, non so come farei a non montarmi la testa!
Invece Matt è una persona umile, cortese, sincera, con tanta voglia ed entusiasmo per la pesca ed è circondato da una famiglia che va matta per la pesca: sua moglie Idania è diventata una pescatrice accanita, abbiamo pescato insieme a Cuba e sono rimasto meravigliato dalla passione che ha per la pesca, poi suo figlio Dany che ha passato una mezza giornata con noi e suo padre, suo nipote, tutta la famiglia insomma.
Sapete, io pesco da sempre, ho rinunciato da ragazzo alle serate brave in discoteca con gli amici per potermi alzare la domenica mattina alle tre per andare a fare le gare, solo che dal giorno che ho iniziato a fare questo lavoro, 1992, la vera passione per la pesca si è affievolita e praticamente adesso mi diverto solo quando vado a Cuba con gli amici, solo lì, senza il pensiero di telefonini che squillano, foto da fare ecc. riesco a rilassarmi ed a divertirmi ancora pescando.
Matt, nonostante tutto quello che è e che fa’ e lo stesso discorso vale per un altro mio carissimo amico, colui che considero il numero uno a livello di immagine in Italia e uno dei pescatori più completi e bravi che conosco, Roberto Ripamonti, hanno mantenuto intatta la voglia e la passione per la pesca pura e semplice. Un mio proposito per l’anno nuovo è proprio questo: sono due persone che ammiro e stimo moltissimo e voglio seguire il loro esempio, ricominciare a divertirmi con questa cosa così semplice ed antica che è, appunto, il pescare. Ma ritorniamo sul fiume.
Sono le 7 e mezzo, costeggiamo la riva e Matt ogni trenta, cinquanta metri pastura con piccole dosi di tutto quello che abbiamo: un po’ di carne in scatola, pane bagnato ed aromatizzato con scopex e pastina al formaggio. Dopo aver pasturato quasi un chilometro di fiume iniziamo a pescare.

E’ freddo, troppo per me ma anche per i pesci: anche oggi, come ieri per i barbi, dobbiamo attendere per vedere muovere il cimino. L’attrezzatura per il cavedano è poco più leggera di quella per il barbo.
Ci portiamo comunque dietro un piccolo guadino, il paletto poggia canna, ovviamente la canna, la sedia richiudibile e lo zaino con fili, ami ecc, e, ovviamente il termos di caffè che alla fine della giornata odierò a causa del suo peso ed ingombro… Il finale lo facciamo con dello 0,20, in bobina dello 0,22-0,25, amo del 4 con occhiello, due o tre piombi SSG a sessanta cm. dall’amo messi però non sulla lenza madre ma su di uno spezzone dello stesso diametro, lungo circa 30 cm e legato a bandiera, tipo bracciolo da surf casting per capirci.
La canna è da ledgering, quella che mi ha dato Matt è un prototipo senza scritte, ma è uguale alla mia Colmic Jumper, da 12 piedi che ho lasciato a casa, tre metri e sessanta con casting da 10-30 grammi. La lenza è quindi quanto di più semplice ci sia. Il fiume in questo tratto varia dai 20 ai 30 metri di larghezza, l’acqua è color verde scuro, la corrente non troppo forte. Molti alberi e piante sono cadute dalla sponda opposta in acqua e creano dei ripari ideali per tutte le specie ittiche.

E’ per questo che noi lanciamo a ridosso di questi ostacoli e lasciamo che la forza della corrente faccia rotolare i nostri piombi fino al punto dove la corrente rallenta e i piombi sono sufficienti a trattenere la lenza. Iniziamo a girare i posti e le esche: Matt mi fa vedere come si innesca il pane, pane non di forno ma un pane cubico industriale, gommoso e resistente all’amo in maniera incredibile anche dopo che si è bagnato: si stacca un bel pezzo di mollica, si appoggia l’amo al suo interno e la si chiude verso il filo, schiacciandola con le dita si incolla in modo stupefacente, con il nostro pane questo sarebbe impensabile!
La carne in scatola, a differenza del Barbel fishing, non è stata spezzettata a mano in pezzi irregolari, ma tagliata con il coltello a cubetti dal lato di circa 12 mm. Il perché per i cavedani si facciano i cubetti di carne e per i barbi no sta nel fatto che per il cavedano serve un innesco più piccolo e quindi con il coltello si fa prima. Ma anche qui, l’abbassamento della temperatura violento e la pioggia caduta hanno fermato l’appetito dei pesci.
Stai a vedere che torno a casa con un bel “
cappotto”. Spostamenti su spostamenti, carne, poi pastina, poi pane … quanto avrei voluto avere un bel chiletto di bigattini con me, tanto per provare…

Ci spostiamo risalendo la corrente fino a ritrovarci con una casa sulla sponda opposta. Una vecchia casa a soli venti metri dalla riva, con oche, cigni e anatre che stazionano in acqua, appena arrivati in questo punto Matt lancia e ferra.
E’ un bel cavedano, sarà almeno un paio di chili! Menomale, faccio una foto ad un pesce! Dopo poco Matt ne ferra un altro: è più piccolo del precedente, sul chilo e mezzo, rifaccio foto.
Poi tocca finalmente a me… un cavedano sul chilo.
Matt mi dice che è raro catturarne di così piccoli, ok, Fantozzi ha colpito ancora. Sia Matt che io siamo concordi sul fatto che evidentemente il proprietario della casa qui di fronte tira in acqua del pane o comunque del cibo in genere per gli acquatici che ha e, sicuramente, i cavedani che stazionano qui sono più in attività che negli altri punti. Il problema è che ormai è buio: mi faccio fotografare da Matt sulla sedia con la tazza di caffè in mano, buio quasi totale e piove pure.
Per arrivare all’auto c’è voluta tutta. Sono riuscito in nove ore a non frantumargli la tazza in coccio, ma ha rischiato grosso, sarebbe stato un grave sacrilegio...

Anche il fiume dove abbiamo pescato oggi è gestito da una locale società di pesca e serve un permesso giornaliero: per chi vuole comunque informazioni più dettagliate sul viaggio e sui luoghi e permessi vari potete scrivermi una e-mail all’indirizzo info@gionata.tv . Tornati a casa, dopo una bella doccia bollente decongelante, Matt cerca tra le sue diapositive qualcosa da darmi sui cavedani: mi da qualche bello scatto di esemplari record. C’è un cavedano di oltre tre chili e altri che sfiorano questa misura e pensare che anche da noi ci sono simili taglie, a differenza dei barbi che ancora non sono cresciuti come qui. In Italia si cominciano a prendere esemplari di barbo sui 4 chili, mentre qui nel Midlands, 4 chili è una taglia allamabile con una certa facilità. Comunque sono incuriosito da queste due tecniche che ho imparato in Inghilterra e sinceramente aspetterò con ansia la primavera per poter sperimentare anche da noi la pesca con la carne in scatola.
Appena arrivato in Italia sono corso al supermercato a vedere se si trova ancora la fantomatica carne in scatola, mi ricordo che oltre 20 anni fa, purtroppo, mi è capitato di mangiarla, si chiamava carne Tulip. Questa marca io non l’ho trovata, ne ho comunque vista un’altra e una scatoletta costa circa un euro e mezzo, uguale al prezzo inglese.
Allora tutti sul fiume con la carne in scatola… però sarà meglio che vi portiate dietro una copia della rivista, perché se qualcuno vi vedesse e pensasse che siete impazziti, almeno potete dirgli che è colpa mia….

 

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