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FISH OBELIX
UN'AVVENTURA AL FEMMINILE
Di Vitaliano Daolio
L'aria tiepida del mattino, il profumo umido dell'acqua
che lentamente scorre, il canto inconfondibile di uccelli in lontananza
e lo sbuffare di un vecchio trattore che inizia una dura giornata di lavoro,
sono la causa del risveglio a bordo della mia Hauseboat, che galleggia
solitaria in un'ansa del vecchio grande fiume Po.
La nottata di pesca in compagnia della mia ragazza è trascorsa
senza nessun attacco di siluri sulle sei boe piazzate il giorno prima.
I segnalatori acustici sono rimasti muti tutta la notte, la luna piena
che ha fatto da cornice ad una delle ultime notti d'agosto, ha bloccato
l'attività predatoria dei grossi pesci.
Dopo avere svegliato la mia compagna mi accingo a preparare un'abbondante
colazione da consumare nell'ampia sala da pranzo della barca,una buona
tazza di caffè mi conforta, decido di proseguire la battuta di
pesca.
-Roberta che ne pensi se oggi ti insegno
la tecnica in deriva con il Klonk ? -
Incredula della mia disponibilità accetta di buon grado, quindi
insieme liberiamo la barca che ci è servita durante la notte per
portare fuori le esche, e l'armiamo di tutto punto per il nuovo tipo di
pesca.
Una veloce planata e il mio "Boston Whaler"
mi porta nei pressi di una massicciata dove la corrente del fiume scorre
adagio e l'imbarcazione scende alla deriva a passo d'uomo.
Provo ad insegnarle la corretta posizione del corpo, per riuscire a fare
la bolla d'aria che produce quello schiocco secco che se fatto correttamente
rimbomba, echeggia nell'aria e vibra nell'acqua. Insisto per farla stare
seduta sul sedile da combattimento con la schiena in posizione eretta,
il Klonk impugnato ed il braccio piegato di quarantacinque gradi. Inizia
il movimento a pendolo dell'avambraccio che accompagna l'entrata in acqua
della testa dello strumento.
I primi tentativi sono catastrofici, il risultato è soltanto un
enorme tonfo, con schizzi d'acqua che ci bagnano ovunque, una grande risata
mette fine all'inaspettata doccia mattutina.
Decido di mettermi al comando delle operazioni, accendo il motore elettrico
per mantenere la posizione della barca con la prua verso monte rispetto
alla corrente del fiume. Questa operazione serve perchè il trasduttore
dell'ecoscandaglio si trova a poppa, pronto a leggere durante la discesa
la presenza di ostacoli e la conformazione del fondale.
- Roberta vuoi montare le esche?-
La risposta è negativa ma conprensibile, le esche in questione
sono dei calamari maleodoranti, lasciati all'aria per quasi una giornata,
un bocconcino invitante, molto attrattivo per il pesce siluro.
Innescando dobbiamo tenere presente tre cose importanti. L'odore e questo
non manca. Il movimento, che dovrà essere il più naturale
possibile, per questo saranno di grande aiuto piccoli pezzi di polistirolo
che infileremo all'interno del calamaro. L'innesco a due ami che nasconderemo
dentro ad esso, facendone uscire solamente le punte all'altezza dei tentacoli
in posizione contrapposta. Un piccolo cappio con la lenza madre bloccherà
la punta dell'esca per renderla più robusta ed efficace in caso
di attacco.
Caliamo le esche a quattro metri !- le dico. Ed ecco come per incanto
due tracce lineari appaiono sul monitor dell'ecoscandaglio, le esche da
noi preparate si sono sistemate alla profondità desiderata, pronte
ad essere recuperate o maggiormente immerse per seguire l'andamento del
fondale. I colpi del Klonk si ripetono in maniera alternata, senza una
logica ben definita, inizialmente facendo fuggire alcune garzette dal
piumaggio bianco, intente a cacciare piccoli pesciolini in riva al fiume.
Improvvisamente due archi appaiono dentro allo schermo, segnalando la
presenza di due grossi siluri, aumento decisamente il ritmo delle kloncate,
un pesce sale, si allinea alla traccia delle esche. La punta della canna
di Roberta ha un piccolo sussulto, una pausa, poi la frizione del suo
mulinello rotante, tenuta preventivamente allentata, cede filo ad un violento
strattone.
Pochi secondi ed io urlo. - Chiudi la frizione, Ferra ! Ferra ! - La ferrata
tutta al femminile di Roberta non avrebbe certamente allamato neanche
un carassio, ma oggi per lei è un giorno fortunato, il pesce ha
sicuramente ingoiatro la piccola ma micidiale esca e cerca disperatamente
di guadagnare il largo.
Mi precipito al suo fianco e le dico di contrastare la potenza del bestione
lasciandolo per qualche minuto sfogare, nel suo disperato tentativo di
liberarsi dall'amo e fuggire.
La canna flette completamente, s'inarca, scricchiola, la novella pescatrice
è in grande difficoltà e chiede aiuto. Suggerisco di recuperare
filo nei momenti di pausa tra uno strattone e l'altro, abbassando la punta
della mia "Rhino 240" per poi
guadagnarne altro tirando la canna da pesca con tutte le forze, spostando
il baricentro del corpo all'indietro.
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I minuti scorrono lenti e l'emozionante esperienza si fissa
indelebile nella memoria, il grosso predatore affievolisce gradualmente
la sua tenace resistenza. Ora cerca solo di guadagnare il fondale, per
trovare un ramo, un grosso sasso, un rottame, per liberarsi e fuggire.
Poi all'improvviso si arrende.
-Robbi ce l'hai fatta !, stai per prendere il tuo primo siluro.-
Una miriade di grosse bolle comincia a salire dal fondo annunciando la
resa, il pesce ha sgonfiato la vescica natatoria , pochi secondi e s'intravede
la sagoma del temibile predatore che, alla vista dell'ombra della barca
, si inabissa per poi riemergere stremato.
- Adesso lo portiamo in barca -
Prendo con la mano sinistra il filo per allentare la tensione sulla canna
ed infilo la destra munita di uno spesso guanto nell'enorme bocca. Con
un enorme sforzo tiro prima sul bordo dell'imbarcazione il grosso testone
del pesce, poi faccio scivolare dentro il resto del corpo. I violenti
colpi di coda del malcapitato, schiaffeggiano il fondo dell'imbarcazione,
mettendo in fuga Roberta che si rifugia a prua sopra una sedia da combattimento.
Uno straccio bagnato sulla testa serve per calmarlo immediatamente e per
non compromettere la sua vista (possiede infatti due occhi piccolissimi
non abituati alla luce solare).
La nostra
eroina prende coraggio, scende e mi aiuta a misurare la preda appena pescata,
un metro e ottantasette centimetri,- niente male!- Una misura di tutto
rispetto , anche se molto lontana dai due metri e ventisei centimetri
della tua amica olandese Rosalie, che ha
pescato da noi nel centro FISH OBELIX il
mese scorso.
Velocemente torniamo all'imbarcadero per immortalare l'emozionante
momento con le foto di rito.
La modella si tiene comunque a distanza di sicurezza da una eventuale
codata del siluro, che incredulo riceve da noi una inattesa libertà.
-Ci vediamo fra qualche anno!- Diciamo al pesce che scompare veloce nelle
torbide acque del sempre affascinante Fiume
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