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BARBEL FISHING NEL MIDLANDS CON MATT HAYES
di Gionata
Paolicchi
Dopo il carpfishing, sbarcano in Italia
anche il barbel fishing ed il chub fishing, ossia la pesca al barbo
e al cavedano secondo gli inglesi. Due tecniche di pesca, che come il
carpfishing, sono mirate alla cattura dell’esemplare più
grosso, facendo della dimensione dell’innesco il punto essenziale
per la selezione dei grossi esemplari.
Già da qualche tempo, sulle pagine di Pescare, l’amico
Roberto Ripamonti parla di queste due tecniche ma da un punto di
vista più avanzato e già adattato alle nostre acque, vi
parlerò invece di quelle che sono le origini di queste due tecniche
abbastanza simili tra loro, praticate direttamente nella loro patria d’origine
in compagnia di uno dei volti più noti a livello mondiale del panorama
pesca sportivo e senza dubbio il numero uno in Inghilterra: Matt
Hayes.
In questo numero vi parlerò del barbel fishing, mentre il prossimo
mese del chub fishing.
Matt l’ho conosciuto nel dicembre del ’98
a Cuba, a Cayo
Largo, lo rivedo poi oltre tre anni dopo al Carpitaly e li nasce
la nostra amicizia.
Nel giugno del 2001 collaboro con lui nella realizzazione di un programma
televisivo per l’Inghilterra dal titolo “
Buena vista fishing club “, dieci puntate interamente girate
a Cuba.
Dopo quell’esperienza ci sentiamo telefonicamente quasi ogni settimana,
anche perché, sua moglie Idania,
è cubana e sono uno dei pochi che conosce in Europa con cui poter
parlare telefonicamente un po’ di cubano (diverso dallo spagnolo
per un tono vocale più duro, meno musicale e con un accento diverso).
Solo nel dicembre 2002 mi decido ad andarli a trovare nel Midlands, nel
cuore dell’Inghilterra, periodo non buono per la pesca ma buono
per riposarsi, fare due chiacchere e bere qualche litro di caffè…
E’ stato infatti il termos del caffè la mia bestia nera durante
le due giornate di pesca sulle rive dei fiumi inglesi, vi spiegherò
poi il perché.
Matt vive da 41 anni, cioè da sempre, di fronte al Severn
River, il fiume più lungo d’Inghilterra con le sue
oltre 200 miglia, un bell’invaso d’acqua popolato da barbi
giganti: i barbi sono stati immessi nel fiume nel 1959, 44 anni fa, la
taglia media catturabile con la tecnica del barbel fishing è dalle
4 alle 7 libbre, da quasi due chili a tre abbondanti, il record è
15 libbre, quasi 7 chili! E proprio qui, in località Hampton
Loade, a due ore di treno da Londra,
via Birningham e mezz’ora d’auto,
sono stati catturati gli esemplari più grossi.
La pesca è controllata dalla locale società
di pescatori la Kinver Freeliners Angling Club
e per pescare serve fare il permesso in banca a 4 sterline al giorno.
Quello che va detto innanzitutto che la pesca è chiusa dal 15 marzo
al 16 giugno per frega ( 90 giorni e non 45 o 30 come da noi ), quindi
il periodo pescabile è limitato dalla metà di giugno alla
metà di ottobre.
Per chi volesse venire a pescare qua, ad Hampton Loade è possibile
alloggiare nei diversi bed & breakfast molto carini e economici (
a proposito, l’Inghilterra è carissima ), per chiunque voglia
ulteriori informazioni sul come si arriva sul Severn River e le possibilità
di alloggio ecc., potete scrivermi una e-mail e vi darò maggiori
dettagli info@gionata.tv.
Questa vallata è incantevole, sull’altra sponda
del fiume passa una ferrovia, la “ Severn
Valley Railway “ percorsa da un antico treno a vapore bellissimo,
sul quale i turisti possono visitare la vallata. Quindi non solo pesca
nella regione dello Shropshire ma anche turismo.
Esca principe per il barbel fishing la carne in scatola: “
come mai Matt la carne in scatola e non le boilies o i bigattini per fare
questa pesca? “ “ Sai Gionata,
sono ormai più di 40 anni che il fiume viene pasturato con la carne
in scatola, sono abituati, e poi è un esca che si conserva fuori
dal frigo, dura per anni, è resistente all’amo ed economica.
I bigattini in Inghilterra vengono utilizzati solo nelle competizioni,
sono più catturanti, ma principalmente i pesci sono di piccola
taglia mentre noi vogliamo prendere solo quelli grossi. “
Da qualche tempo anche un colosso delle dimensioni di Marcel
Van Den Eynde, in Italia distribuito
da Tubertini, si è messo a produrre
carne in scatola e con aromi diversi.
Alle 8 usciamo da casa sua, sotto una pioggerellina leggera,
cielo grigio, freddo, tipico inglese, io tutto coperto, calzoni pesanti
e pile in più ho addosso un completo salopette e giacca in microfibra
della Colmic, l’Oslo, anti vento, anti acqua, anti freddo, anti
tutto e scarponi Cat, praticamente imbottito come se andassi a sciare
mentre lui è vestito come io ad aprile a Forte dei Marmi.
In una mano ho il guadino, un picchetto poggia canna e la canna, nell’altra
mano la sedia richiudibile tipo Fox, sulle spalle lo zaino con l’attrezzatura
da pesca e la macchina fotografica, in più, quando ormai ero bello
carico Matt salta fuori con un bel termos di caffè tutto per e
me una tazza di coccio che non so dove mettere. Considerando che in Italia
bevo al massimo una tazzina di caffè la mattina ho trovato la cosa
eccessiva, ma il costume inglese è così e non lo potevo
deludere, così tipo giocoliere mi trascino dietro tutto il giorno,
per qualche chilometro, tutta l’attrezzatura più il termos
e la tazza con la paura di romperla.
“ Per qualche chilometro? “ vi chiederete voi: eh si,
queste antiche tecniche inglesi, a differenza della normale pesca al colpo
in Italia dove si arriva su un picchetto e non lo si lascia più,
qui si pesca nell’arco della giornata in 4-5 posti diversi nella
stagione fredda ed in 2-3 posti diversi nella stagione calda, quando le
catture sono più frequenti.
Usciti
da casa di Matt, seguiti dal suo Labrador nero Jackie,
dopo 100 metri scavalchiamo la staccionata ed entriamo in un prato immenso
adibito al pascolo delle pecore. Sulla destra di questo prato scorre il
fiume, il Severn. Dopo circa 500 metri Matt scorge in lontananza un gregge
di pecore, che vista la giornata pensava non ci fossero, posa la sua attrezzatura
e mi spiega che è costretto a riportare il cane a casa, perché
per una legge britannica, i pastori sono autorizzati a sparare ai cani
che si avvicinano al proprio gregge.
L’acqua del fiume è marrone, le piogge della passata settimana
hanno allagato le campagne e ingrossato i fiumi, lo stesso Matt mi dice
e mi indica il livello di tre giorni fa, due metri più alto! Mi
profetizza una giornata difficile dal punto di vista delle catture, l’acqua
è fredda, ma solo pochi giorni fa, prima della piena, è
venuto qui con suo padre e ne hanno presi di belli, uno sui 4 chili e
altri 3 sui due chili.
Mentre aspetto Matt sento sulla sponda opposta un rumore fortissimo: era
una vecchia locomotiva a vapore. Bellissima, non mi ricordo di averla
mai vista dal vivo in funzione, rimango estasiato e scatto diverse foto
con il fiume in primo piano e la locomotiva sullo sfondo. Ecco Matt.
Riprendiamo la nostra camminata e costeggiando il fiume mi indica i punti
in cui verremo a pescare più tardi e pastura con tre - quattro
pezzetti di carne in ogni luogo. Già questo mi lascia esterrefatto:
cosa serve tirare pochi pezzi di carne per poi venire a pescare qui fra
tre ore? La mentalità dei pescatori italiani, io fra tutti, è
quella di pasturare con chili di esche in un solo punto, qui invece con
due scatole da 200 grammi di carne in scatola pescheremo 8 ore, mah! Iniziamo
dal posto più in basso, con alle spalle il gregge di pecore.
Il consiglio è quello di tirare l’esca sul filo della corrente
e di farla fermare sul rigiro di corrente dove l’acqua si ferma,
a circa 10 metri dalla sponda. Molti sono gli alberi caduti in acqua,
anche perché l’argine e in terra, molto friabile ( o come
dicevano Aldo, Giovanni e Giacomo, franabile ) e le piccole frane trascinano
con se la vegetazione: è consigliabile pescare a ridosso di queste
piante cadute dove i pesci trovano un riparo naturale.
Iniziamo a pescare a circa 20 metri uno dall’altro:
seduti sulla nostra sedia, con il calcio della canna sulla coscia destra
e la mano sul porta mulinello con il dito indice sul filo a sentire le
tocche che di questi tempi mi preannunciano essere nervose, il termos
e la tazza di a destra, vicino alla scatola con la carne spezzetata. Dopo
poco Matt ferra ma non riesce ad allamare il pesce, decide subito di cambiare
punto e sale nella postazione sopra di me, mentre io mi sposto nella sua.
Dopo quindici minuti, proprio nel momento in cui mi stavo riscaldando
con una tazza di caffè, la mia canna ha un sussulto, ferro ma niente
da fare.
Come canna ho una Fox Barbel Plus
di 3.60 metri da 1.75 libbre, una canna potente in grado di sostenere
anche piombi superiori all’etto. Il piombo da 2 once circa è
un Korda Barbel Lead, si trova anche in Italia, un piombo circolare bucato
al suo interno, in bobina abbiamo un filo di 0,28 e come finale, lungo
circa 40 cm, dello 0,25 ed un amo del 2 con occhiello sul quale abbiamo
innescato un bel pezzo di carne. Dopo poco arriva anche il papà
di Matt a trovarci e mi conferma della bella cattura della settimana prima
e della sua cattura di un Tarpon record fatta il mese prima a Matt con
Cuba.
Visto il clima gli confesso che Cuba la rimpiango un po ma sono sicuro
che nella stagione buona questo fiume deve essere un sogno. Mi sposto
anch’io, e siamo a tre, Matt ha già cambiato almeno 5 postazioni,
il mio termos si alleggerisce ( o almeno cosi mi sembra ), menomale. I
miei piedi cominciano lentamente a congelarsi, tant’è che
non riesco più a star seduto sulla sedia e inizio a girare intorno
alla canna appoggiata sulla sedia con la frizione del mulinello aperta.
Matt mi sgrida un po’ e mi ripete di mettermi a sedere, ma io non
ce la faccio proprio.
Arriva anche suo figlio Dany, è
in tuta!!! Io congelo tutto imbottito e lui sotto l’acqua mi arriva
in tuta… E’ vero, al freddo ci si può abituare, ma
io preferisco abituarmi al caldo. Anche Dany si mette a pescare con noi
e quasi alla fine della giornata capito nell’hot spot del fiume,
il punto migliore, nel punto cioè in cui hanno preso un barbo di
14 libbre non molto tempo fa’, trovo solo allora la forza di rimettermi
a sedere. In estate Matt mi dice che si può pescare anche con il
pasturatore ed i bigattini, classico ledgering come si fa dalle nostre
parti ma gli faccio presente che proprio dalle nostre parti il bigattino
lo usiamo maggiormente quando l’acqua è fredda, perché
come si dice noi, d’inverno i pesci vogliono la “ciccia
e non la verdura”, anche se, in effetti, con la carne stiamo
già pescando, anche se è esca morta e non viva come i bigattini.
Matt prende un barbo, è piccolo dice lui, un chilo e mezzo,
“no luck today”, ma proprio in quel mentre una abboccata
mi porta quasi via la canna di mano, ferro e … niente, perso. Ripasso
ad alta voce un corollario di bestemmie in Toscano, tanto non le capiscono,
è quasi buio, sono le 5 del pomeriggio, decidiamo finalmente di
tornare a casa, svuoto per terra il caffè contenuto nel termos
e mi rendo conto di non averne bevuto praticamente niente, eh si che ho
passato la giornata a trangugiare caffè caldo! Una volta tornati
a casa senza foto di catture, Matt mi aiuta dandomi un po’ di suo
materiale fotografico, bei peci presi nella stagione migliore.
Mi spiega poi che domani andremo in un fiume nella contea di Oxford, a
circa un’ora e mezzo di auto da qui a fare la pesca al cavedano
o chub fishing e che dobbiamo preparare le esche. Mi tormenta il pensiero
del freddo, non so più con cosa coprirmi. Ma questa è un’altra
storia che vi racconterò il prossimo mese.
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