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Umbertide - a pesca con Falsini
di Stefano Bastianacci – Foto di Gionata Paolicchi

Questo mese in via del tutto eccezionale un articolo del famosissimo Stefano Bastianacci, articolo già pubblicato sulla rivista Pescare. Ringraziamo Stefano per questa sua gentile concessione e collaborazione

Con il campione del mondo Iacopo Falsini siamo andati nel Tevere ad Umbertide, noto campo di gara dell’Italia centrale. Questo tratto di fiume offre al pescatore il fascino del torrente insieme alla comodità tipica dei campi di gara.

Come ci si arriva
Da Perugia, si prende la E45 in direzione Cesena e si esce all’uscita di Umbertide.
Venendo da Firenze si esce dalla A1 ad Arezzo, si prosegue per Città di Castello dove si imbocca la E45 stavolta in direzione Roma, per poi uscire ancora a Umbertide.
Chi proviene da Nord uscirà dalla A14 a Cesena Nord per entrare sulla Superstrada E45 in direzione Roma fino ad Umbertide.
Raggiunto il paese ci sono le segnalazioni molto eloquenti che indicano l’impianto permanente di pesca sportiva. In effetti ad Umbertide siamo di fronte ad uno dei pochi casi in cui l’amministrazione comunale ha dato spazio e pubblicità – in una parola ha “investito” – nel settore pesca sportiva, con buoni ritorni, visto che il tratto di Tevere ospita numerose manifestazioni di livello nazionale, portando in questa bella zona dell’Umbria centinaia di pescatori, spesso accompagnati da amici e famiglia.

Il campo di gara
Adesso il campo di gara arriva ad ospitare circa 160 garisti, che vengono distesi sulla riva sinistra, in quattro zone che hanno caratteristiche ben distinte, dovute anche al fatto che il fiume si allarga da monte verso valle e rallenta la sua corrente per via di uno sbarramento artificiale che lo imbriglia alla fine della terza zona.

La zona numero uno
, pertanto, chiamata “Carpina”, è quella più stretta, con una larghezza inferiore a trenta metri, a carattere marcatamente torrentizio, che si fa sentire sia sulle condizioni dell’acqua, qui normalmente più veloce e meno profonda, che della fauna, essendovi in prevalenza cavedani.

La seconda zona viene chiamata “fili” ed è caratterizzata dalla presenza piuttosto massiccia delle carpe, immesse in forti quantitativi anni fa, al momento della sistemazione del fiume a campo di gara e che da allora hanno ben attecchito, crescendo di numero e di taglia: oggi carpe di 3-4 chili sono agganciabili con una certa frequenza, ma quelle di taglia minore sono numerosissime.

La zona tre è quella del “campo sportivo”, la più famosa per aver ospitato Superselezioni e gare del Club Azzurro, qui il fiume è più largo e calmo e presenta una notevole varietà di pesce, con cavedani e carpe che si alternano a carassi e pesce più minuto, ma non mancano barbi ed altri ciprinidi; questa zona è anche molto comoda, perché, oltre ad avere la macchina alle proprie spalle (cosa che però capita lungo tutto il tratto adibito a campo di gara) è anche molto ombrosa con una riva curata ed ospitale anche per eventuale pubblico o accompagnatori.

La zona più a valle è stata ricavata sotto la briglia ed è anche quella più pescosa, dove si realizzano i maggiori pesi, anche se a prevalere nettamente sono qui le carpe ed i carassi, pescati spesso anche a minor distanza da riva, benché con armature più pesanti.

Con Falsini c’è anche Gianluca Zampa che oltre ad essere il rappresentante di zona della Colmic, è anche un valido agonista dal Pesca Club Bastia Colmic e quindi conosce molto bene la zona.
Ci siamo piazzati nella zona uno, quella più “tecnica”, ma anche più difficile quanto a catture e Iacopo ha cominciato a pescare con una lenza molto leggera da 4 x 10, cercando i cavedani, ma ancora è molto caldo e l’alborella disturba da pazzi, anche perché pesca praticamente da solo e nonostante la pasturazione non riesce a muovere massicciamente il cavedano come potrebbe fare un gruppo di pescatori schierati uno accanto all’altro.

Quali sono gli accorgimenti che in questo caso si possono tentare per cercare di dissuadere la minutaglia e sperare di far venir sotto qualche pesce di taglia ?

“Ho incollato dei bigattini per far sì che la palla di larve arrivi integra sul fondo ed attiri qualche pesce di taglia prima che le fameliche alborelle faccian fuori tutto – spiega Falsini – e poi ho abbandonato l’innesco del bigattino per passare al chicco da mais come innesco ma anche fiondato come pastura.”

Un’altra alternativa potrebbe essere quella del “caster” dal momento che, come si sa, la minutaglia non è particolarmente attirata dal baco morto, che viceversa non disdegnano né i cavedani, né le carpe. Con il mais la carpa è preda frequente, ma anche il cavedano e ove ci sono, le scardole. In effetti la musica è subito cambiata e son venute in pastura soprattutto le carpe, anche se, in questo tratto, non sono di dimensioni ragguardevoli.


Il Tevere si sporca e si pulisce rapidamente
L’acqua del Tevere è leggermente velata per via di un recente acquazzone e c’è da dire, a questo proposito che il Tevere a questa altezza, ha un regime decisamente torrentizio che risente immediatamente delle perturbazioni atmosferiche. In particolare nella zona del campo di gara dove stiamo pescando c’è un torrentello, il Carpina (che dà il nome alla zona stessa…), che appena piove raccoglie le acque fangose dai campi e sporca subito il fiume.
Fortunatamente, con altrettanta velocità l’acqua torna a pulirsi.

C’è da dire che qui le carpe anche di mezzo chilo sono estremamente “cattive” ed hanno una forza incredibile, come del resto capita a tutte le specie ittiche che popolano corsi d’acqua torrentizi, che hanno una potenza specifica (forza in relazione al peso) davvero stupefacente.
Per questo a un certo punto Falsini, anche su suggerimento di Zampa che le carpe di Umbertide le conosce bene, ha pensato bene di rafforzare gli ormeggi, cambiando l’elastico ammortizzatore della sua roubaisienne ed aumentandone il diametro.
In effetti, pescando con un elastico troppo sottile, il pesce avrebbe buon gioco nello scorrazzare in lungo ed in largo allungandolo a dismisura, e questo, tutto sommato potrebbe costituire per il pescatore anche una emozione in più; il fatto è che però, date le caratteristiche del fiume potrebbe finire per incagliarsi di qua o di là ed alla fine aver buon gioco nel liberarsi.
Giova sottolineare, tra l’altro che – mentre la riva dove si pesca è molto pulita, curata e praticabile anche da famiglie e bambini – la sponda di fronte è lasciata praticamente allo stato naturale, al fine di favorire il mantenimento dell’habitat ideale per la ittiofauna; ciò comporta che in alcune zone ci sono dei veri e propri tronchi d’albero o comunque robuste ed estese ramaglie che si infilano in acqua anche per qualche metro e se si lascia che il pesce si porti là sotto addio…
L’acqua, lungo il campo di gara può variare da un metro e venti a circa due metri, e specialmente nel periodo di fine estate il livello può essere anche molto basso.
La pastura serve soprattutto nella quarta zona, dove c’è maggior pescosità e specie ittiche che sono più inclini ad essere attirate da sfarinati che non da bigattini puri, mentre nella zona alta, ove appunto opera Falsini, è bene fare affidamento più sulle larve che sulla pastura da fondo.

Le tecniche di pesca
La roubaisienne ormai è l’attrezzo più usato ed è ben praticabile in tutte le zone del campo di gara, consentendo di arrivare a portare l’insidia anche oltre la metà del fiume, a seconda della larghezza. Però nel bagaglio del pescatore, soprattutto in gara, non possono mancare le canne a mulinello, siano inglesi che bolognesi.
“Normalmente – ci spiega Zampa – la partenza in gara si fa con la canna roubaisienne, ma poi spesso si va a finire con la canna a mulinello. Con l’acqua calma qualche lancio all’inglese ben calibrato sotto la vegetazione della sponda opposta può consentirti qualche cattura a volte determinante, mentre la bolognese risulta vincente specie quando il livello e la portata dell’acqua sono alti, allora con un bel galleggiantone pesante si riesce a rimanere più fermi con l’esca sul fondo.”

Iacopo Falsini sta pescando con la roubaisienne Colmic K-1000 a 13 metri di lunghezza, la lenza è stata realizzata con madre di nylon Fend reel RBS 0,125, finale Fluorcarbon Riverge di 0,112, amo Nuclear serie B900 del nr. 22.
La piombatura è costituita da un finale molto lungo di una quarantina di cm. destinato ad appoggiare tutto in terra. Con una “codina di topo” piuttosto chiusa, anche perché si pesca con solo un metro e mezzo di fondo, il primo pallino sfiora il letto del fiume.
Ma con l’arrivo dell’autunno l’attività delle alborelle è comunque destinata a sparire, per cui il cavedano lo si può pescare con meno accorgimenti, in maniera più classica: passata liscia sulla fiondata dei bigattini, lenza di 0,09 con finale di 0,07, galleggiante da 4 x 10 ed amo del 22 per l’innesco senza problemi della più classica delle esche…

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