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La canna ideale
di Roberto Ripamonti

Sulle canne da carpfishing si sentono spesso le più disparate opinioni spesso veramente sensate, altre volte veramente prive di ogni cognizione.
Purtroppo in
Italia abbiamo sempre avuto una scadente cultura sull’argomento e abbiamo sempre pagato questo limite facendoci rifilare da inglesi e francesi, ogni sorta di prodotto, da quello di assoluta qualità alla porcheria senza confini.

Anche in questi ultimi anni, nonostante sano oramai state scritte centinaia di pagine sull’argomento, vedo offrire ai pescatori italiani delle canne che, un minimo di senso e di conoscenza tecnica relegherebbe tra gli accessori da dimenticare.
Il dramma e che molti appassionati, ingannati da falsa pubblicità senza scrupoli cadono nella rete acquistando canne “record del mondo” a molte centinaia di migliaia di lire senza immaginare che nel Paese di origine (
Inghilterra), certe canne sono vendute a metà prezzo e ben pochi comunque le comprano.

Essendo stato coinvolto nello sviluppo di alcune decine modelli per le maggiori Aziende del settore a livello mondiale ed avendo avuto la possibilità di confrontarmi con i maggiori esperti del settore, credo di aver sviluppato un minimo di conoscenza e di titolo per esprimere un parere tecnico.

Scusate l’immodestia ma, ne ho sentite talmente tante che, per una volta vorrei contribuire a fare chiarezza .Ed in queste pagine cercherò di farlo.
Ovviamente qualcuno obbietterà che , essendo io stesso “firma” di una linea di canne presente sul mercato nazionale, la mia posizione può essere poco obbiettiva per cui, farò attenzione a non perdere la vostra fiducia e la mia faccia affermando cose non vere.

Ma cominciamo per gradi vedendo come si è arrivati alle attuali canne da pesca per il carp fishing. E’ una storia tutta straniera purtroppo ma , per onore della verità, è giusto mettere tutti i “puntini” sulle “i”.

  1. Pagine di storia non italiana.
  2. La nascita del carp fishing in senso moderno della disciplina si deve ad un appassionato inglese, Richard Walker che per primo ed insieme ad un gruppo di appassionati, creò oltre 50 anni fa, la prima forma di specializzazione.

    Allontanandosi gradualmente da ciò che veniva costruito in quegli anni poiché adatto ad altre tecniche, Walker e soci svilupparono un modello chiamato
    “Mark IV”.

    Era il 1951 e per la prima volta qualcuno ritenne sensato dedicare sforzi costruttivi e denari nello sviluppo di un attrezzo specifico.
    La ditta che fece questo tentativo fu la leggendaria
    Allcocks di Courtney Williams.
    La Mark IV era una canna morbida , lunga circa 3 metri (10 piedi), in bambu intrecciato secondo la tecnica esagonale e con un test di curvatura pari a circa 1,5 libbre. (fonte Chris Ball).

    Si trattava di una innovazione in tutti i sensi poiché per la pria volta veniva utilizzato un profilo con una certa conicità che, di fatto, distruggeva il passato basato su canne definite “straight taper” che da sempre apparivano lentissime, pesanti e incapaci di lanciare lontano. Inoltre questo design riduceva di molto la memoria delle fibre che spesso rimanevano flesse dopo un combattimento.

    Questa canna aveva inoltre un altro aspetto innovativo dato dal falso manico che veniva aggiunto (False butt).
    Questa tecnica costruttiva pescava a piena mani dal surf casting che proprio in quegli anni stava sviluppando le prime teorie sulla canna da gittata.
    L’idea di un manico rigido a supporto di una cima destinata a flettersi sarà il motivo su cui si baseranno le seguenti canne da lancio.

    Con la Mark IV, ill 12 settembre 1952
    Richard Walker portava a terra la leggendaria “Clarissa” nel Redmire Pool al peso di circa 44 libbre.
    Questa cattura di fatto fece nascere il carp fishing moderno perché portò all’attenzione di tutti mediante le riviste la possibilità di catturare prede enormi e con una tecnica altamente specializzata.
    Da notare che sempre con una Mark IV,
    Chris Yates, un angler “filosofo” portava il record britannico a 51,5 libbre nel 1980.

    La seconda metà degli anni 60 porta l’avvento delle fibre di vetro e la fine delle canne “splitcane”.
    Fu la leggendaria Hardy a tentare questa via innovativa mirando soprattutto alla pesca al salmone, con un modello da 10 piedi e 1,7 libbre che però appariva assolutamente adatto ai nostri scopi. In quella direzione andarono anche alcuni pescatori famosi quali
    Jim Gibinson con la sua Clooper e Jack Hilton che con la sua canna, offrì a tutti alcune riflessioni importanti sulla conicità delle canne.
    E’ questo il periodo in cui si preparano canne anche di 2 libbre e le maggiori aziende cominciano a studiare anelli adatti alla pesca con questi attrezzi .
    Ancora una volta era la sperimentazione del surf casting a fare la strada con aziende quali la
    Zziplex e la Century a utilizzare i primi Fuji Hardloy.

    Con la fine degli anni 70 arriva il carbonio ancora una volta attraverso la Hardy ma anche
    Bruce and Walker e Daiwa con una serie di canne di elevato valore (per quegli anni ovviamente).

    La
    Century tra le altre disegna la Armalite Compound Progressive Taper in Carbon Kevlar mentre un’altra importante fabbrica britannica, la Tricast propone la Composite Tubes e la Daiwa le famose Power Mesh.

    Sono gli anni in cui
    Kevin Maddocks presenta le sue KM CF1 (11ft e 2,25 libbre) attraverso Simpson of Turford, un grande negozio. Questa canna è del tipo Dual Taper con anelli Fuji ed una serie di altre soluzioni tecniche (placca, legature etc) che la rendono avveniristica.

    Kevin disegna anche la Trident da 3 libbre, prima canna da long range che si scontra con le famose Daiwa AKN (Amorphus), secondo il sottoscritto, tra le più belle mai prodotte (disegnate dal grande Nabuo Nodera, un ingegnere giapponese autentica mente del design delle migliori canne di quei tempi e con il quale ho collaborato per qulche anno).

    Da quel momento la crescita violenta del mercato delle canne da carp fishing provoca una orta di corsa all’oro da parte di tante aziende che, senza la minima preparazione specifica gettano sul mercato canne spesso di pessima fattura al solo scopo di occupare fasce di appassionati.
    Spesso si tratta di canne mal disegnate, senza una azione realmente definita e dalle performances preoccupanti.
    Ma è anche lo stagione di autentici gioielli quali la Wildie di
    Dominique Audiguè e la famosa serie IMX di Rod Hutchinson.

    Questa canna porta alla ribalta la Greys of Alnwick (
    Inghilterra) che lavorando su IM 7 produce una serie di canne dalle rifiniture perfette anche se, a mio giudizio, dalla azione lenta e troppo parabolica.
    Rimangono delle magnifiche canne per l’impatto e lo standard costruttivo che hanno apportato.

    Alla IMX fanno seguito le Sabre, le Big Pit Special e le Horizion che ottengono vendite record soprattutto in Inghilterra e
    Francia.
    Anche da noi il mercato decreta il successo elle canne firmate da
    Rod.

    Nel 1993 anche
    Leon Hoogendijk propone una bella serie di canne costruite negli stessi stabilimenti prestigiosi.
    Il primo modello è l’Orient Power Plus costruito in IM6 E Boron e studiata per il long range.
    Molti appassionati scelgono questo modello che diventa in breve una sorta di fiore all’occhiello.

    In quegli anni escono anche le peggiori canne (a mio giudizio) mai costruite nel settore, le canne a filo interno che, senza avere avuto alcun tipo di attinenza con il carp fishing , vengono pubblicizzate con molta forza. Sia chiaro, questa idea ha creato canne da pesca dalla barca di altissimo livello (vedi le Daiwa che sono le migliori canne da siluro), ma nel carp fishing abbiamo visto attrezzi talmente rigidi da far perdere un numero incredibile di carpe per slamatura.

    Ben altre sono le canne da carp fishing e modeli come la
    Garbolino Wildie raggiunge le 15000 canne vendute prima di essere sostituta da Lady C. Anche le Dream Maker arrivano sul mercato con il nuovo concetto di spigot rovescio che elimina in parte i rischi di flat spin .

    Le canne italiane.
    MI rendo conto di essere molto presuntuoso quando affermo che nel settore delle canne italiane, tranne le mie linee di prodotto, siamo ancora molto in alto mare.

    Alcuni angler si sono avventurati nella firma di prodotti senza purtroppo conoscere alcunché delle caratteristiche che deve possedere una canna da carp fishing ed i risoutatoi, aanche da un punto di vista commerciale, si sono visti.

    Il primo ad apporre una firma è stato quello che, forse al pari del sotto scritto, ha titolo ed esperienza per farlo;
    Andrea Baldeschi.

    Nel 1995 grazie a Maver
    Andrea presentò una serie di canne denominate Arpion in cui si evinceva la chiara estrazione surfistica di Andrea.
    Le canne erano eccellenti nel lancio ma dure a morire e difficili da gestire nel combattimento.
    Non erano esattamente adatte alle nostre acque sebbene, nel long range più estremo potessero avere una buona funzionalità.

    Toccò poi a
    Max Mantovani che forma alcune canne di fattura veramente modesta per Carp Max . L’errore di base era quello di cercare di firmare una canna senza avere alcuna conoscenza delle dinamiche del lancio, della risposta dei materiali e di come dovevano essere distribuiti.
    Anche queste canne non fecero un grande risultato commerciale sebbene alcuni angler, affascinati dalla firma di
    Max corsero ad acquistarle.

    Altre canne da dimenticare sono state quelle firmate da
    Aurelio Copparoni (in realtà nemmeno il buon Aurelio era conscio di cosa stava facendo) e Daniele Campello.
    Tutte nate con l’intento di “dar vita ad una canna vincente”, in realtà, basse operazioni mediocremente commerciali.

    Chi scrive ha avuto una differente sorte forse perché nei dieci anni che anno preceduto la firma della mia prima canna ho avuto il privilegio di collaborare con Daiwa, Shimano, Italcanna, Tecnofish fino ad arrivare ad apporre la firma sulla mia prima serie denominata Classic.

    Da li siamo arrivati a Blue Arrow, altro incredibile successo commerciale (oltre 2000 canne vendute) e quindi, a partire da qualche mese, le mie nuove serie concepite con
    Fox International.

  3. Aspetti tecnici
  4. Detto questo torniamo però ad argomenti tecnici come ad esempio, alcune definizioni sulla tipologia delle canne:

    Marginal Fishing - per una pesca che va dall’immediato sottoriva fino ad una decina di metri dalla stessa
    Medium Range - per lanci tra 10 e 60 metri
    Long Range - per lanci oltre i 60 metri
    Extreme Range - per posare l’esca oltre i 150 metri fino ad oltre i 500

    Appare chiaro da questa semplice classificazione che una canna adatta a pescare a 60 metri si troverà assai male a gestire piombi da 200 grammi a oltre 200 metri dalla rive e lo stesso si potrà’ intuire per una canna destinata a distanza di pesca straordinarie qualora la si impiegasse per una pesca sottoriva.

    Nulla e’ impossibile ma, parlando di una “tecnica” di pesca e’ necessario cercare di individuare la massima specializzazione per sgomberare il campo da false interpretazioni.
    Nel prosieguo di questo paragrafo scopriremo anche il perché e’ necessario scegliere la canna con oculatezza ed in funzione esclusiva di DOVE andremo a pescare, senza farsi ingannare da pubblicità o da mode estemporanee.

    In Italia invece tutti sembrano convinti che le carpe si catturino solo con canne super potenti per cui capita di vedere angler pescare in piccole cave con “3libbre e 1/4 “ e mulinelli da long range estremo. Che spreco di denaro e di materiali!

    1. Il test di curvatura.
    2. Uno dei due termini di riferimento usati per descrivere una canna e’ certamente il test di curvatura o TC (Test curve) una unita’ di misura espressa in libbre 1 libbra circa 450 grammi) e che cosi’ si può definire:
      “la quantità di peso necessaria a creare un angolo di 90 tra le tangenti al manico ed al cimino”
      Ecco allora che in base alla prima classificazione in funzione della distanza di pesca potremo associare ad ognuna di esse un test di curva di riferimento e magari anche un tipo di “azione”
      Marginal Range - 1,5 - 2 libbre azione parabolica
      Medium Range - 2,5 - 2,75 libbre azione parabolica
      Long Range 2,75 -3 libbre azione parabolica – progressiva, fast taper
      Extreme Range 3,25 - 3,5 libbre azione parabolica progressiva, fast taper

    3. I tipi di azione
    4. L’azione.
      L’azione della canna e’ il modo con cui essa si curva se sottoposta a flessione; in linea di massima esistono tre tipi di azione.

      Parabolica: quando la canna disegna un semicerchio.
      Queste canne sono generalmente molto piacevoli nel combattimento del pesce soprattutto se di taglia media o piccola poiché per disegno, non hanno una sufficiente autorità e potenza da fungere da “freno” alle eventuali fughe del pesce. Sono in genere limitate nel lancio e nella quantità di piombo usabile.

      Progressiva, quando il manico assume un gradiente di flessione minore della cima. Sono le canne dell’ultima generazione, disegnate per ottenere ottimi lanci ed un perfetto controllo del pesce anche nelle fasi più coincitate del combattimento. Il manico in questo design partecipa a tutte le fasi, nel lancio come propulsore della cima e nel recupero come “freno” ed “appoggio” su cui fare forza durante le fughe.
      Ma vedremo questi concetti in seguito.

      Fast taper, sono canne di recente introduzione nel mercato del carp fihsing e si caratterizzano per avere un manico molto rigido ed un cimino ammorbidito che ammortizzi le puntate del pesce.
      Adatte alla pesca a grandissima distanza, soffrono molto nel combattimento sotto riva o barca.

      Ripartita, quando il manico e’ assolutamente rigido e solo la vetta partecipa al recupero
      Esisteva solo un modello di canna da carpfishng a “ripartizione”, la leggendaria Zziplex di
      Terry Carroll (il costruttore delle più belle canne da surfcasting che io abbia mai visto) non ebbe un grande successo commerciale a causa della cronica mediocrità di ammortizzare le fughe del pesce.
      Le ripartite sono le canne per antonomasia nel lancio a lunga distanza e sono state per lustri una esclusiva del surf casting e delle competizioni di lancio tecnico.
      Per i nostri scopi sono purtroppo inutilizzabili.

    5. Come si comporta la canna.
    6. Lancio a distanza.
      Immaginiamo la canna nelle fasi di lancio e di recupero della preda, ovvero i due momenti topici per cui e’ stata progettata.
      Nel lancio la canna opera come una sorta di catapulta in cui le braccia fungono solamente da caricatore.

      L’accelerazione impressa al piombo dal nostro movimento di lancio si trasmette velocemente verso il cimino flettendolo gradualmente.
      Questa flessione, vista al rallentatore , coinvolge progressivamente tutta la canna giungendo fino al manico stesso.

      A seconda del tipo di azione(della canna potremo avere;
      Canna ad azione parabolica: Il manico tende a flettersi in mano al lanciatore. Questo provoca causa una dispersione della energia accumulata nella fase di lancio. Un manico troppo morbido infatti non riesce a restituire la potenza accumulata con sufficiente velocità. Ne scaturisce un lancio anche lungo ma mai di massimo livello.

      Anche la precisione del lancio e’ media.
      Canne ad azione progressiva. Il manico tende a flettere pochissimo fungendo da “accumulatore”. Nel momento del rilascio l’energia accumulata viene rilasciata velocemente perché il manico rigido funge da elastico aggiuntivo.
      Ne scaturiscono distanze maggiori e precisione di lancio maggiore

    7. Recupero della preda.
    8. Nel combattimento una canna parabolica e’ certamente piacevole poiché ha la capacita’ di ammortizzare tutte le fughe il manico che flette pero’ tende a crearci un problema nel combattimento prolungato ed ecco perché.
      Se provate a prendere una canna fortemente parabolica e iniziate a tirare un filo vi accorgerete che la canna rimarrà in flessione senza avere la potenza necessaria per tendere a raddrizzarsi. Una canna ad azione parabolico progressiva invece ha il manico che funge da estensione del braccio perché quando sottoposta a flessione tende naturalmente a cercare di raddrizzarsi in modo più’ deciso rispetto l’inerzia delle paraboliche.

      Se abbiamo allora una carpa che tende una fuga verso un ostacolo, una parabolica non contrasterà tale fuga rimanendo inerte mentre una azione progressiva cercando di raddrizzarsi frenerà la fuga del pesce.
      Ciò significa che le paraboliche non collaborano attivamente a stancare il pesce mentre le progressive in tal senso sono un partner importante per il pescatore . Le paraboliche hanno invece un ruolo importante nella pesca a corta distanza o laddove vi sia da contrastare una fuga bruciante (amur)laddove le progressive possono invece risultare troppo potenti.

    9. Lunghezza, anelli.
    10. La lunghezza di una canna da carpfishing varia tra 12 e 13 piedi ovvero tra 360 e 390 centimetri. Attrezzi più corti sono utili solo in determinate tecniche di pesca a galla che non funzionano bene da noi mentre le canne più lunghe sono poco maneggevoli e pratiche da usare.

      In linea di massima le nostre canne sono in due pezzi con un innesto di tipo spigot o spigot rovesciato che garantisce una perfetta continuità dell’azione (ovvero la canna che disegna una curva senza che in alcun punto vi sia un appiattimento della curva stessa (Flat spin).
      L’anellatura sarà generalmente composta da 7 elementi per le canne più potenti ed anche 9 per le canne da 2 - 2,5 libbre.

      E’ importante sapere che la qualità dell’anello può essere un limite nell’uso di materiali differenti dal nailon. Nella pesca a lunga distanza infatti spesso si caricano i mulinelli con trecce in dyneema che nel recupero provocano un forte riscaldamento che può arrivare ad incidere un anello no studiato per questi intrecciati. In questo caso e’ infatti importante che sia presente , almeno come anello di punta, un elemento in carburo di silicio (SiC).

      La placca portamulinello deve invece essere sufficientemente grande da ospitare mulinelli di grande e misura nel caso di canne destinate alla lunga distanza.
      Attenzione infatti a controllare questo particolare perché alcune canne non rispondono a questo requisito e una eventuale sorpresa potrebbe essere veramente negativa.
      Un accessorio piccolo e importante allo stesso tempo e’ il line clip, ovvero un piccolo blocco della lenza che risulterà molto utile qualora non usassimo mulinelli dotati di sblocco della bobina.

  5. Glossario tecnico
  6. Vi offro ora una serie di definizioni che può capitare di leggere circa le canne:

    Slow Taper: si tratta di fusti a bassa conicità, di vecchia concezione ed estremamente lente. Scadenti nel lancio e nella gestione della preda. In genere sono canne in fibra di vetro.

    Compound Taper: blank di alta conicità in cui il manico comincia ad assumere un ruolo centrale nell’azione di lancio e recupero. Si tratta di una concezione datata da cui è possibile estrarre buone canne da pesca.

    Dual Taper: Si tratta di canne in cui il manico è completamente differente anche come flessione. Nelle canne da spiaggia si è anche arrivato a usare un tubo di alluminio per irrigidire questa parte propulsiva della canna . Il manico è a ridotta conicità mentre la cima, che può essere anche di lunghezza doppia rispetto al manico, ha una conicità elevata per offrire ottime prestazioni di combattimento. La canna Dual Taper lancia molto bene e provoca un fenomeno detto “bloccaggio” ovvero la possibilità di portare la canna fino al limite anaelastico e continuare a caricare il lancio sfruttando il manico come “accumulatore”.

    Fast Taper: sono canne molto coniche prevalentemente ad azione di punta e non troppo brillanti nella gestione del pesce. Sono canne di ottime qualità di lancio ma incapaci di ammortizzare le puntate finali causando molte perdite per slamatura o rottura.


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