
Storia del carpfishing italiano
di Roberto Ripamonti
- Qualche pagina di storia.

In passato ho avuto modo di scrivere più
volte alcuni aspetti “storici” che hanno portato alla crescita
del carpfishing come fenomeno di massa. Credo però che di fronte
ad oltre dieci anni di evoluzione tecnica in Italia, sia giunto il momento
di dare la precedenza ai fatti di casa nostra cercando di dare il giusto
quarto di nobiltà a chi ha effettivamente contribuito a far si
che un manipolo di appassionati diventasse un esercito di oltre diecimila
praticanti. Certo, la mia è una visione di parte essendo stato
in qualche modo protagonista di diversi avvenimenti ma, mi sia concessa
una ricostruzione che spero risulti interessante ed utile a comprendere
molte delle cose che sono invece di oggi e di domani.Per poter fare
due chiacchere sulla storia della pesca nazionale è necessario
parlare ancora di Inghilterra..Iniziare con la madre - patria di questa
tecnica di pesca, l’Inghilterra è importante sebbene questo
sia il Paese forse meno ricco di carpe tra tutti ma certamente quello
che ha saputo delineare gran parte degli aspetti salienti e delle soluzioni
tecniche mettendo le basi di tutto il movimento continentale. Ma facciamo
qualche passo indietro.
La
preistoria del carpfishing.
Nel Regno Unito alcuni grandi angler di oltre 30
anni fa iniziarono a delineare le prime tappe di questa fantastica avventura
cercando di stabilire attorno alla pesca alla carpa, una vera e propria
tecnica che la rendesse unica e ben definita rispetto alle altre. Da
sempre infatti la cattura di carpe era frutto di una tecnica generica
in cui “anche” le carpe venivano catturate. Nel 1956 (se
la memoria non mi tradisce) una cattura guadagna una fama totale e una
impressionante serie di copertine sulle riviste dell’epoca. Nel
leggendario Redmire Pool, Walker porta a terra Clarissa a 44 libbre
circa (più o meno 20 chilogrammi) e la cosa manda in estasi tutta
la Gran Bretagna. Ironico il fatto che in Francia ed in Italia
Negli stessi anni era possibile catturare carpe di questa taglia praticamente
tutti i giorni senza che nessuno pensasse di farne una tecnica di pesca
specialistica. Da quel momento si scatena una voglia di carpe di taglia
che contamina tantissima appassionati portando alla costruzione di canne
specialistiche (vedere al proposito il capitolo dedicato alle canne).
L’azione di pesca è tradizionale ma sia i terminali che
le esche cominciano ad andare nella direzione di essere selettive eliminando
sempre più la minaccia di altre specie di pesce. Le esche vengono
gradualmente indurite fino a creare la boilies cioè un’esca
“bollita” affinché diventi più dura. Gli inneschi
erano di tipo tradizionale con amo immerso nell’esca stessa con
l’unica variazione nel fatto che comunque la punta dell’amo
veniva stabilmente mantenuta ben in vista e libera da possibili coperture.
La tecnica detta del “side hooking” era analoga anche nell’uso
delle boilies. Il passo seguente fu fatto da colui che viene additato
come padre di tutto il movimento sebbene le teorie sia al proposito
differenti. Kevin Maddocks e Lennie Middleton scrissero alcune pagine
di pura storia (forse anche condita da pizzichi di leggenda) dando vita
alla tecnica dell’innesco con il “Capello” o hair
rig.
Da
quel momento datiamo la nascita ufficiale di un movimento che ha visto
angler come Rod Huutchinson creare aromi come lo Scopex, il Maple Cream
che sono divenuti la scelta di tutti i pescatori d’Europa. Andy
Little, autore di articoli e di catture storiche, Chris Yates , filosofo
pescatore, poeta e recordman per molti anni, Tim Paisley creatore dapprima
della Nutrabaits e quindi della Rivista Carpworld e tanti altri che
rispondono ai nomi di Julian Cundiff, Max Cottis, Rob Maylin, , Duncan
Key, Zenon Bojko per citare quelli che mi vengono ora in mente. Ora
l’attenzione è più rivolta verso il Continente e
partendo da lacuni angler olandesi e belgi, si arriva a parlare italiano.
Un esempio è dato dal mio amico Leon Hoogendijk che ha al suo
attivo una numerosa serie di grandi catture tra cui la mitica Bulldozer
del lago Foresta d’Oriente in Francia oppure dai fratelli Mahin
e Philippe Lagabbe in Francia oppure Ronnie DeGroote, Luc de Baets nei
Paesi Bassi.
Ma anche l’Italia e lo vedremo fra qualche riga, ha alcuni assi
nella manica.
- I primi
passi.
Credo che la nascita del carpfishing in Italia
vada fatta risalire alla seconda meta’ degli anni ottanta
grazie alla serie televisiva “Fish Eye” in cui apparve
per la prima ed unica volta un servizio dedicato a questa tecnica
mirata alla cattura di carpe giganti. Era l’inglese Duncan
Kay ad essere protagonista in quel di Corbara con un filmato ben
poco realistico ma che fece accendere la fiammella dell’entusiasmo
in alcuni appassionati interessati alle magiche boilies. Su qualche
Rivista
era apparsa una serie di articoli di Andy Little mal tradotti e
quindi quasi incomprensibili e della tecnica del carpfishing era
tutto ciò che disponevamo per approfondire la conoscenza
con boilies ed hair rigs. Proprio il sottoscritto, all’epoca
appassionato di surf ed autore della rivista su Pescare Mare (ma,
per via delle radici padane, da sempre vittima delle acque interne),
ebbe invece la fortuna di trovarsi nel posto giusto e nel giusto
momento. Proprio in quella seconda meta’ degli ottanta mi
trovai infatti in Inghilterra per motivi professionali. Nel tempo
libero, grazie all’amicizia con Paul
Kerry (uno dei più grandi angler
di tutti i tempi), ebbi l’opportunità unica di approfondire
questa tecnica attraverso la frequenza di carpisti di livello assoluto
come Maddocks, Maylin, Little e tanti altri con cui trascorsi diverse
giornate di pesca in acque come Redimire Pool, Wraysbury, Savay
ed altri mitici laghi inglesi. Proprio grazie a questa esperienza
nacque l’amore per una pesca che praticavo almeno dal 1973
con metodi tradizionali sebbene senza mai aver ottenuto risultati
di rilievo.
Qualche bella carpa oltre i 7 kg era si caduta in laghi magnifici
quali Occhitto, Capacciotti , Guardalfiera ma, era sempre mancato
l’exploit da ricordare per sempre. Dopo 4 anni di “familiarizzazione
con boilies e mix”, nel 1991 chiesi alla Redazione di Pescare
di iniziare a scrivere una piccola serie di articoli dedicati a
questa disciplina e , quasi in contemporanea, la Fassa di Milano
(l’Azienda che distribuisce il prestigioso marchio Daiwa,
Nash e tanti altri) nella persona di Mario Molinari mi chiese di
girare un video dedicato a boilies ed hair rigs per la l’enciclopedia
“Arte della pesca”. All’epoca infatti non vi erano
praticamente carpisti italiani e la scelta cadde sul sottoscritto
proprio grazie alla dichiarata intenzione di scrivere qualche cosa
su questa tecnica.
Durante
quei magnifici ed entusiasmanti giorni delle riprese effettuate
in un piccolo laghetto ebbi anche il piacere di vedere uscire il
primo di quella serie di articoli che molto timidamente avevo scritto
e che rappresentavano il tentativo di un autore italiano di proporre
le boilies e gli hair rigs. Quasi in contemporanea sulla testata
“Pesca In” due altri appassionati muovevano i primi
passi giornalistici dapprima insieme e poi individualmente; Giorgio
Balboni e Massimo
Mantovani con cui divido volentieri la
soddisfazione di essere stati i primi a parlare di carpfishing e
ad aver contribuito dar vita a ciò che esiste oggi.
Dovrei anche citare l’amico Paul
Guggi, italianissimo nonostante il nome
che per una breve stagione fu “personaggio” forse ben
oltre i suoi reali meriti. Alle sue spalle infatti si muoveva quello
che considero il padre reale dell’intero movimento nazionale,
l’uomo rimasto in ombra a cui si deve gran parte di ciò
che abbiamo adesso; Maurizio Lamperti. Accanto a Paul, tra i carpisti
della prima ora vi era (ed è ancora attivissimo ovviamente)
anche il bravo Max Greco
così come il romano Pasquale
Loddi che, muoveva i primi passi con
grande entusiasmo e passione. In quegli anni memorabili ricordo
anche angler come Minotto, Forcolin,
Palmieri, Campello, Bonazza e altri.
I soli articoli pero’ non erano sufficienti a creare un movimento
di interesse attorno a questa tecnica già di grande successo
in Inghilterra e Francia per cui , grazie all’aiuto immenso
della Fassa ed in compagnia di alcuni appassionati grossetani decidemmo
di dare vita a Carp Fishing Italia , una Associazione che doveva
fungere da riferimento per coloro che volevano conoscere la nascente
tecnica.
Ezio Steri,
Ivano Franci, Roberto Bellugi furono
i miei valorosi compagni in questa lunga cavalcata che in breve,
grazie alla presenza continua sulle pagine di Pescare, porto’
il numero di tesserati a quota 500 e quindi 1000 nonostante vi fossero
delle forti resistenze da parte di alcuni personaggi emergenti del
settore che forse, per scarsa lungimiranza o per desiderio di protagonismo,
osteggiarono CFI in tutte le sue forme. In pratica, con una tecnica
ancora “in fasce” ed una possibilità di espansione
veramente illimitata si erano subito andati a creare alcuni inutili
e futili antagonismi in cui chi sosteneva le idee di un personaggio,
rifiutava a priori ciò che altri avevano da dire. Il tempo
ha poi dimostrato che una maggiore conoscenza reciproca avrebbe
forse fatto procedere le cose in modo più’ veloce poiché
ogni contributo e’ risultato necessario allo sviluppo della
nostra tecnica
Il primo a credere al carpfishing, soprattutto
perché carpista di qualità lui stesso fu Luca
Foroni , titolare del negozio “LaMincio”
di Goito, autentico fulcro di tutto ciò che si è successivamente
sviluppato in Italia. Conobbi Luca a seguito di un suo invito a
effettuare una piccola dimostrazione di carpfishng nei magnifici
laghi di Mantova e, non senza parecchio timore, accettai pur essendo
piuttosto impreparato, per carenza di attrezzi specifici, ad affrontare
acque di dimensioni quali i citati laghi. All’epoca infatti
gran parte della mia pesca si svolgeva in dighe, canali, fiumi e
solo in rare occasioni avevo avuto la possibilità di cimentarmi
in acque di dimensioni realmente elevate. In quell’occasione
oltre a Luca ebbi feci la conoscenza con un altro carpista di grandi
capacità e di immensa modestia ; Fabio
Bertani che in quei magnifici giorni
mi fece compagnia facendomi comprendere l’uso di accessori
da me ancora sconosciuti come ad esempio il Cobra. Furono settimane
e mesi indimenticabili in cui la generosità della gente locale,
la bellezza dei posti di pesca e la ricchezza del Lago di Mantova
ampliarono ancor di più la convinzione che la nostra tecnica
di pesca sarebbe stata vincente anche nel nostro Paese. A quelle
dimostrazioni si ebbe una tale partecipazione entusiasta che non
pochi avrebbero scommesso sul futuro del carpfishing italiano!
- Il primo libro
Con il 1993 chi scrive ebbe il privilegio di offrire alle stampe
il primo libro specifico, “Carpfishing, tecniche di pesca
alla carpa” (Ed.Olimpia) che ottenne in pochi mesi un successo
assolutamente enorme battendo tutti i record di vendite nel settore
della pesca sportiva. Contemporaneamente, in omaggio a coloro che
si iscrivevano a CFI, avevo scritto un manuale
“I segreti del carpfishing” (Fassa) stampato in circa
10mila copie ed andato velocemente esaurito grazie ad una grande
distribuzione promozionale operata dalla grande Azienda milanese.
Ancora oggi, quel piccolo libretto, magnificamente disegnato dall’architetto
Brando Borghi è uno dei documenti più ricercati da
tanti appassionati alle prime armi! Questo manuale vuole per certi
versi ripercorrere le strade vincenti di quel lavoro oramai storico.
In quei giorni muoveva i primi passi anche un futuro importante
personaggio, Andrea Baldeschi,
mio amico (per certi periodi ero stato a casa sua assai più
che nella mia!) e carpista completo oltre che profondo conoscitore
della pesca negli aspetti più tecnici. Con lui avevo diviso
le gioie di un secondo posto a squadre nei Campionati Europei di
lancio tecnico (Casting Tournament) e che stimavo da anni come uno
dei migliori pescatori in circolazione. Ovvia fu la scelta di proporlo
come protagonista di un video girato per la serie televisiva “Strike
, la pesca in tv” in cui ero stato invitato ma a cui non potevo
partecipare per problemi di sponsor. Andrea dimostrò subito
di essere un personaggio di rilievo affrontando quella prova con
entusiasmo e competenza. Oggi egli è un autore importante
e promotore di numerose iniziative di notevole rilievo in Italia
ed all’estero. Nel frattempo nella zona del Salto si stava
affermando Sandro DiCesare,
un grande appassionato e profondo conoscitore dei comportamenti
del pesce. Con sacrifici e grande dedizione Sandro è diventato
uno degli angler italiani più conosciuti in Europa grazie
alla presenza su importanti Riviste e cataloghi.
Un amico con cui divisi tanti importanti momenti di pesca fu
Armando DiMaio, un vero appassionato
con cui divisi le sofferenze di un paio di stagioni di pesca difficili
ma ricche di soddisfazioni come ad esempio gli ottimi risultati
ottenuti durante gli enduro organizzati a Goito da Luca Foroni.
In quella prima , storica manifestazione svolta in un magnifica
cava nei pressi di Soave, vinse la coppia Guggi/Greco con una interminabile
serie di catture. Al secondo posto arrivarono i bravissimi Bertani
/ Foroni seguiti proprio dal sottoscritto e DiMaio .
Con Di Maio facemmo conoscenza di un simpatico ed ospitale angler
che stava facendo esperienza nella zona di Corbara e Bolsena e che
nel giro di qualche anno sarebbe diventato uno dei maggiori esperti
nazionali ed uno dei personaggi del settore; Giancarlo
Emidi grande padrone di casa a Bolsena
e primo nella pesca in quel gigantesco lago. Erano anni in cui si
respirava un entusiasmo e una gioia di pescare insieme che oramai
il carpfishing sembra aver perso avendo imboccato una strada fatta
di sponsor, aziende, record e un insano antagonismo assi lontano
da quei giorni leggendari. Accanto ai citati personaggi, mi piace
anche ricordare angler che hanno guadagnato, grazie a catture favolose,
un importante spazio nel movimento nazionale ed europeo. Tra questi
Daniele Campello, Stefano Forcolin, Ermes Perin, Pino Maffei e Andrea
Coroi, Giancarlo Franceschi , tutti nomi che gli appassionati hanno
imparato ad apprezzare per la serietà, l’umiltà
e la dedizione senza interessi con cui si dedicano al loro hobby.
Perché queste doti; dedizione, sacrificio ed umiltà,
sono l’unica chiave di successo in un mondo in cui è
facile salire verso le vette della notorietà ma, e la storia
di tutti i giorni lo insegna, è altrettanto facile cadere
nell’anonimato più grande. Ed anche di questo aspetto
meno nobile, il nostro carp fishing non è purtroppo esente.
- Carp Fishing Italia.

Ho già avuto modo di fare un cenno circa le origini di CFI, la
grande Associazione che ha visto la luce verso il 1993 in quel di Grosseto
da un manipolo di appassionati. Anche in questo caso si è avuta
una crescita incredibile sebbene la storia dell’intero movimento
abbia sofferto di alti e bassi. Dai momenti di grande entusiasmo durante
il primo periodo in cui Ezio Steri
era Presidente, carp Fishing Italia ha raggiunto un livello di popolarità
crescente , frutto di alcune manifestazioni e idee che ne hanno sancito
l’importanza e la serietà di intenti. Il famoso Big Carp
Cup fu ad esempio un avvenimento di massa a cui aderirono, inviando
una foto di una cattura, oltre 2000 appassionati che, alla fine della
stagione, potevano ritrovarsi all’interno di una classifica delle
migliori 30 catture e, di conseguenza, premiati durante una bella manifestazione
in quel di Goito. Questa splendida manifestazione, basata soprattutto
sull’onestà delle dichiarazioni di peso degli appassionati,
fu però fortemente contaminata da prede evidentemente “ingrossate”,
da carpe fotografate più volte e da tutta una serie di trucchi
che, nel giro di 3 anni, hanno costretto alla chiusura di questa premio
che, aveva come unico scopo, non quello di premiare un vincitore ma,
radunare attorno ad una manifestazione ed una disciplina nascente, il
maggior numero di appassionati. Lo stesso club, soffrendo di invidie
fortissime fu fortemente condizionato nella crescita da una serie di
comportamenti interessati e che ben poco avevano a che dividere con
la ricerca e la diffusione di questa disciplina. CFI, per un grande
periodo di tempo fu associato, nel bene e nel male alla figura di chi
sta scrivendo che, aveva raccolto l’eredità di Ezio Steri,
diventando Presidente del club. Alcuni dei personaggi di rilievo del
movimento, boicottarono sistematicamente la crescita del club limitandone
lo sviluppo solo per ragioni di invidia personale e scarsa capacità
di accettare con purezza ideologica, la bontà del progetto CFI.
Le forti ma ingiustificate critiche, la scarsa lungimiranza di alcuni
personaggi del settore, costrinsero la Presidenza a chiedere lo scioglimento
di un importante supporto promozionale rappresentato dalla Fassa che,
fino a quei giorni aveva da solo sostenuto una parte importante dell’intero
progetto. Erroneamente si pensava che l’esistenza di uno sponsor
significasse una limitazione della libertà decisionale del Consiglio
e dell’intera Associazione.
Sciolto il legame tra Fassa e CFI, il club dovette iniziare a operare
senza aiuti promozionali e quindi, senza più poter contare sull’impatto
del Big Carp Cup e sui premi, generosamente messi a disposizione per
tutte le manifestazioni “enduro”. La ricerca di un aiuto
sfociò in un importante collaborazione con l’Editoriale
Olimpia che , attraverso la creazione della Rivista “Carpfishing”,
mise a completa disposizione del club ben 30 pagine gratuite oltre che
una segreteria che gestisse le iscrizioni ed una serie di cadeau per
ogni iscritto. In pratica, veniva risolto il grave problema della gestione
amministrativa liberando le poche forze volontarie per l’organizzazione
di eventi sociali. Anche questa decisione e questa strategia venne fortemente
avversata , probabilmente per mediocri interessi di parte. L’evidenza
di ciò era lampante osservando una rivista concorrente a “Carpfishng”
che, in nessuna occasione , nonostante fosse specializzata nella medesima
tecnica di pesca, aveva menzionato l’esistenza di Carp Fishing
Italia sebbene quest’ultima, raccogliesse la maggioranza degli
appassionati italiani!. Furono gli anni di maggiore difficoltà
dell’Associazione oggetto di critiche spesso ingiustificate che
ne scuotevano le fondamenta nonostante CFI fosse in quei giorni accettata
a livello europeo, come referente italiano per questa disciplina ed
avesse ottenuto l’invito a partecipare ad importanti manifestazioni
quali il Game Fair e Aipo Show che ne avevano sancito l’importanza.
Proprio per cercare di dare un nuovo impulso al Club, chi scrive si
dimise dalla Presidenza sperando che un nuovo gruppo di entusiasti portasse
linfa vitale ad una Associazione altrimenti destinata a morire per mancanza
di “manodopera”. Nuovo Presidente fu Claudio Ridolfi che
riuscì a trasmettere e restituire parte dell’entusiasmo
dando vita ad una serie di iniziative che in breve riportarono CFI verso
quota 1000 iscritti. La reiterata partecipazione al Game Fair, la nascita
di Carp Italy e il supporto continuo offerto dalla rivista “Carpfishing”
portarono un crescente numero di appassionati a tesserarsi ed una serie
di risultati di rilievo quali la concessione della pesca notturna in
provincie quali Rieti, Endine, Milano. Anche questa situazione venne
purtroppo a degradarsi a causa del progressivo allontanamento della
Presidenza dai riferimenti statutari e il non celato desiderio di far
confluire CFI all’interno della FIPSAS. Questa strada, intrapresa
con insuccesso ed affiancata da totale immobilismo e una carenza di
trasparenza nelle scelte operative costrinse un gruppo di personaggi
del settore a prendere posizione verso le scelte operate da CFI obbligando
alle dimissioni , durante una tormentata estate 2000 , l’intero
Consiglio nazionale e Presidente. Oggi, con il pieno supporto degli
organi di stampa, la Presidenza di CFI è retta da Giancarlo Benuzzi,
un appassionato e socio sin dalle prime ore di vita del club che grazie
ad una incessante attività, anche a scapito dell’interesse
personale, è riuscito a far convergere su CFI tutti i maggiori
personaggi del settore restituendo all'Associazione, quello smalto e
quell’entusiasmo che gradualmente erano andati a sparire. Carp
Fishing Italia, di cui mi onoro di essere stato fondatore è sicuramente
l’unico e puro riferimento di tutti i carpisti ed il traino dell’intero
movimento.
- Maurizio
Lamperti il padre spirituale.
Un cenno particolare e’ doveroso per la prima Azienda italiana
specializzata nata in quegli anni, la Tecni - carp di Maurizio Lamperti.
Maurizio e’ stato un personaggio unico nel carpfishing e nella
pesca italiana per le enormi doti umane, per il carisma magnetico, per
la incredibile lungimiranza e per la passione e l’entusiasmo che
metteva in ogni singola attività legata alla pesca sportiva.
Fu grazie a lui se il carpfishing trovo’ un palcoscenico enorme
attraverso la partecipazione all’AIPO show, se i maggiori anglers
europei fecero capolino in Italia e se le maggiori Aziende iniziarono
ad aprire squarci di luce nel buoi peso del mercato italiano. Va detto
che solo 8 anni fa era praticamente impossibile acquistare accessori
da carpfishing anche nei migliori negozi mentre grazie a Maurizio Lamperti
i negozi scoprirono l’esistenza di Fox, SBS, Maddocks, Tecnpeche,
Carp’R’Us, Kryston e svegliandosi, non senza resistenze
furibonde, da un torpore secolare che voleva il pescatore come “bigattinaro”
ad oltranza. Senza Maurizio Lamperti oggi il carpfishing (ma anche il
catfishing ed il mort maniè) sarebbe ancora a livello di tecnica
per pochi ed é’ grazie a lui se anche il sottoscritto ha
trovato la forza e la voglia di scrivere, pensare e proporre questa
disciplina in tutte le salse. A Maurizio Lamperti va il nostro grazie
e la dedica dei lavori che, come questo che state leggendo, sono nati
affinché la strada da Lui tracciata sia lunga e luminosa.
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