
Le Regole del “CATCH
and RELEASE”
Testo e Foto di Alberto Salvini e Marika
Cicoria
“Non
c’è niente di sbagliato nel trattenere qualche pesce, sempre
entro i limiti consentiti dalla legge o dove consentito sufficiente per
una cena in famiglia o tra amici. Comunque è necessario sapere
che non c’è bisogno di maltrattare o ammazzare ogni pesce
catturato!”. Inizia con questa premessa la piccola brochure informativa
delle regole del “Catch and Release”
della Americana Federation of Fly Fishers, che in poche righe aiuta a
comprendere meglio tutte le cautele necessarie al pescatore perché
il rilascio del pesce avvenga nel migliore dei modi. Spesso la decisione
di cautelare il pesce da un rilascio, meno traumatico possibile, può
avvenire già prima della sua effettiva cattura, nel momento in
cui ad esempio il pescatore decide di scegliere un tipo di tecnica o l’attrezzatura
adeguata. Infatti se canne e tenuta del filo più leggeri sono talvolta
più
divertenti ai fini del combattimento, è altrettanto vero che provocano
maggiore stress e affaticamento con conseguente produzione in eccesso
di acido lattico per il pesce, dovuto al grande dispendio di energia prima
di arrendersi al pescatore ed essere catturato.
Perciò attrezzature “equilibrate”
(adeguate) in base alla stazza del pesce, esche artificiali (spinning
e mosche) e ami sempre con ardiglione preventivamente schiacciato o l’utilizzo
dei “circle hook”, meno dannosi e sicuri per la minore profondità
delle ferite che provocano nel palato del pesce, sono già dei punti
a favore per la scelta di questa “filosofia
di pesca”. L’utilizzo del guadino è consigliato
solo nei casi critici (posizioni scomode, pesce allamato male etc.) e
sempre e solo con guadini appropriati atti all’uso del “catch
and release” montati con maglie fini e strette prive di nodi o gli
ultimissimi in rete di gomma siliconata, i migliori per non creare ferite
o causare perdita di squame che provocherebbero quasi sicuramente infezioni
e micosi al pesce portandolo poi ad una morte certa. Sempre con le mani
preventivamente bagnate, bisognerà cercare di mantenere il pesce
il più possibile dentro l’acqua sostenendolo senza stringe re
la pancia (mai per le branchie!) per il tempo necessario alla slamatura
con l’ausilio di pinze apposite o quando allamato in profondità
non esitando a tagliare sempre il monofilo in prossimità della
bocca, ed infine con gli esemplari più interessanti la solita foto
di rito a testimonianza della bella cattura con “grande invidia”
degli amici.
Se molte specie, soprattutto quelle di mare, tollerano meglio queste manipolazioni
stressanti, per salmoni e trote la regola generale dovrebbe essere quella
di non sollevarli mai dall’acqua e di sganciarli e liberarli direttamente
dentro di essa. Infatti l’esposizione ai raggi solari o il tocco
delle nostre mani calde, se pur bagnate, possono causare danni e bruciature
alle branchie o ai tessuti esterni del pesce, rovinandoli il più
delle volte irrimediabilmente. Quindi una volta slamato, sostenere ed
accompagnare delicatamente il pesce contro il verso della corrente o pomparlo
leggermente avanti e indietro per ossigenarlo, soprattutto nelle acque
calme, attendendo che sia lui a dare il colpo di coda e riprendersi la
libertà
Il “catch and release” non
è una moda ma è la consapevolezza di chi, nel pieno rispetto
della natura e dell’ambiente che ci circonda, matura in sé
l’idea che è una filosofia necessaria da attuare al giorno
d’oggi, se non indispensabile in tutti quei luoghi dove l’inquinamento
e pressione di pesca creano eccessivi squilibri naturali con conseguente
impoverimento della fauna ittica. Teniamo sempre ben presente nella nostra
mente che quando si rilascia un pesce lo stress che subisce è cumulativo:
combattimenti prolungati, acque calde e povere di ossigeno, cambi di salinità,
ferite profonde causate dall’amo, manipolazione inadeguata o eccessiva
fuori dell’acqua etc., sono comunque tutte cause di sofferenza che
diminuiscono gradatamente le possibilità di sopravvivenza in futuro
per il pesce. (vedi tavola statistica)
Documento Scientifico – Studi “Catch and Release” in
mare della “Virginia Sea Grant” USA.
Le Dieci Regole d’ORO
del “Catch and Release”
Combatti il pesce velocemente.
Usa esche artificiali.
Schiaccia sempre preventivamente l’ardiglione.
Bagna sempre le mani prima di toccare il pesce.
Usa guadini adatti al “release”
e non raffiare mai il pesce.
Limita al massimo il tempo per cui sei costretto a tenere il pesce fuori
dell’acqua.
Maneggialo dolcemente e sostienilo per la pancia, mai per le branchie!
Utilizza una pinza adatta per liberarlo dall’amo.
Taglia immediatamente il filo se è allamato in profondità.
Ossigenalo con la testa rivolta contro corrente ed attendi che sia lui
a nuotare via dalle tue mani.
Alberto Salvini – FFF member
“Release for the Future”
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