
Cavedani e boilies
Una leggera attrezzatura da
ledgering, una scorta di piccole boilies ed alcune palle di pastura;
ecco un modo nuovo per insidiare barbi e cavedani
di Roberto Ripamonti
Confesso
di amare la pesca in quasi tutte le sue sfumature e la possibilità
di adattare sistemi alle differenti situazioni è sicuramente
uno dei traguardi che mi sono sempre posto come pescatore.
Poiché la mia attività principale verte sul carp fishing
è ovvio quindi che sia più facile per il sottoscritto,
riportarmi sempre verso la mia tecnica principale sfruttando le esperienze
già fatte.
Una di queste, ben nota a tutti coloro che amano la pesca con le boilies,
riguarda il cavedano, spesso bramato da cannisti muniti di attrezzatura
super leggere e considerato un avversario difficile quanto sospettoso.
Per noi carpisti invece il cavedano è una grana niente male poiché
spazzola facilmente la nostra pastura togliendola alle amate carpe,
arriva speso nel cuore della notte a costringerci a recuperi e rilanci
spesso a casaccio e disturba costantemente la nostra azione di pesca.
Il bello è che si tratta spessissimo di cavedani di grande taglia,
quelli per intenderci che gli amanti della passata sognano ad occhi
aperti e che invece per noi, viste le attrezzature che utilizziamo,
sono solo degli scocciatori.
Potenza e varietà dell’andare a pesca; preda da sogno per
alcuni, rompiscatole inutile e dannoso per altri!
Proprio perché anch’io non sono indenne dall’attacco
dei cavedani decisi qualche tempo fa di fare alcune prove al fine di
vedere se effettivamente sarebbe stato possibile, ridimensionando gli
attrezzi, trascorrere qualche bella ora proprio a cavedani (ma anche
carassi e scardole e barbi) vivendo in piccolo, le emozioni che una
carpa può dare; una pesca alternativa insomma su cui dedicare
qualche ora in piena libertà.
A voi sta a giudicare premettendo che non ho alcuna intenzione di propinare
lezioni di pesca a nessuno ma, solo, raccontare cosa è successo
lungo le sponde del fiume (Tevere, per la cronaca) sperando che anche
altri appassionati possano vivere le stesse emozioni.
Tra qualche mese poi saprò di più anche in tema di barbi
perché ho deciso di dedicarmi a questo splendido avversario non
appena la stagione della carpa si ferma per la riproduzione….vi
farò sapere.
Innesco a “capello”.
L’idea di base era quella di fare del legering più pesante
usando comunque un’impostazione più simile a quella del
carpfishing rispetto a quella della pesca al colpo. Avevo, infatti,
deciso di usare la tecnica d’innesco dell’hair rig (capello)
sfruttando il fatto che il cavedano si alimenta aspirando potentemente
e sputando al minimo cenno di rischio; esattamente come avviene per
la carpa.
Per questa ragione la tecnica dell’hair rig sarebbe stata funzionale
anche perché i tanti cavedani catturati pescando carpe dimostravano
chiaramente che il sistema è molto efficace.
La scelta era quindi caduta su una serie di ami a occhiello della misura
8 (Fox Serie 2 XS) legati con un piccolo braccio di monofluorocarbon
da 15 libbre. Un simile diametro mi avrebbe comunque messo al riparo
da eccessivi problemi in caso di carpa o di qualche grosso barbo. L’innesco,
molto elementare è denominato “D
Rig” ed è particolare poiché
garantisce una forte mobilità dell’esca ed una efficacia
di ferrata vicina al 100%.
In pratica, se il cavedano doveva soltanto mettersi la mia esca in bocca
per ritrovarsi agganciato in un istante!
Il bracciolo, lungo circa 15 centimetri veniva poi collegato ad una
piccola girella.

A monte, un pasturatore studiato per lanciare palle di pastura e disegnato
dalla Fox International proprio
per una tecnica di pesca analoga.
La versione da 30 grammi faceva esattamente al mio caso poiché
mi appariva bilanciato con la corrente del posto.
Le canne destinate al test sono una coppia di autentici gioielli studiati
per il ledgering al barbo ma, assolutamente idonee a questo tipo di
pesca anzi, capaci di garantire anche la copertura adeguata contro prede
di taglia più grande del previsto.
La mia scelta infatti è caduta sulla serie “Barbel“
della Fox International, attrezzi che meritano di essere conosciuti
anche dagli appassionati italiani dopo i successi ottenuti in Inghilterra
e Francia. Per questa ragione ho inserito un riquadro con i dati tecnici
salienti. I mulinelli erano i miei fedeli Shimano
dotati di sistema biterunner che permettono la eventuale violenta fuga
del pesce (cosa che con i cavedani è ovviamente assai più
difficile che con una carpa).
Azione
di pesca.
L’azione di pesca è ovviamente molto semplice poiché
si basa sul classico legering con la variante del tipo di innesco e
una piccola palla di pastura posta ad avvolgere il piombo.
Per la preparazione di questa pastura ho scelto un mix già esistente
e denominato “Method
Mix” FOTO
8 della Nutrabaits
che impastato con acqua del fiume fino ad ottenerne una pasta abbastanza
resistente al lancio. Ho inoltre aggiunto delle piccole pellets e qualche
chicco di mais per avere ancora più nutrimento in acqua.
L’innesco
si basava invece su micro boilies da 8mm
della Nutrabaits oppure, in alternativa, su “pellets
da innesco” (Hookbaits Pellets)
; nuovissimo prodotto di cui alcuni grandi pescatori mi avevano parlato
assai bene.
L’insieme che ne scaturiva appariva decisamente allettante e certamente
capace di attirare quei cavedani che rappresentavano il mio obiettivo
del giorno.
Detto, e con gran fortuna, fatto!
Nel senso che al primo lancio, dopo nemmeno un minuto la mia Barbel
di destra poggiata come da rito su avvisatori acustici, ha cominciato
a dare segni di vita regalandomi il primo di una lunga serie di prede.
In genere l’abboccata si manifestava con violenti colpi della
cima a dimostrare come il cavedano, considerato un animale sospettoso,
tende invece a perdere completamente il controllo se la presentazione
dell’esca è sul fondo e non è per niente dissimile
alle esche – pastura presenti nei dintorni.
L’impiego poi della pastura sul piombo aiuta ancora di più
a creare le condizioni per cui i cavedani perdono le staffe e man mano
che la pesca si prolunga, sempre più violenti e forti sono gli
attacchi.
In definitiva quindi si tratta di una tecnica facile, che regala molto
in termini di abboccate e che è diventata la mia alternativa
preferita quando le carpe latitano.
Il fatto poi di usare canne piacevoli come le Fox Barbel amplifica ancor
di più il contatto con la preda che spesso, ha superato i due
chilogrammi di peso….non tanto male per un principiante dl legering!