
Fish Obelix, il risveglio
del grande fiume
di Vitaliano Daolio
E'
l'alba, da pochi minuti una pallida luce schiarisce l'orizzonte ed io
seduto sul pontile dell'imbarcadero del centro FISH OBELIX, aspetto
l'arrivo di due amici dalla Svizzera
che hanno deciso di tornare a Borgoforte
di Mantova
per riprovare l'emozionante pesca al Siluro.
La grigia giornata di nebbia dipinge il paesaggio, la limitata visibilità
soffoca i colori, i rumori del fiume sono ovattati ed il freddo umido
e pungente mi induce a pensare che queste condizioni climatiche non
sono ottimali per la battuta di pesca che sto per organizzare.
Puntuali come i loro famosi orologi, vedo apparire nella foschia Lyubo
e Pfuri che
mi salutano con la mano mettendo in mostra un'invidiabile sorriso. -
Ciao Vitaliano
come stai? - Immediatamente il tempo sembra
fermarsi e come per incanto mi ritorna in mente la nostra prima uscita
in barca e la loro prima cattura.
Ricordo che quel giorno fui sommerso (in un italiano quasi perfetto)
dal campanilismo, di racconti di catture di lucci enormi,dalla descrizione
delle attrezzature e dallo scetticismo per la mia nuova tecnica di pesca.
Quella
mattina entrammo in un'ansa del fiume, una leggera brezza fece scarrocciare
la barca e noi ci trovammo silenziosamente sopra ad una buca di quindici
metri, dove un invitante carassio, usato come esca, venne attaccato
immediatamente da un grande Siluro. - Ciao
Pfuri
ricordi quel bestione che questa primavera ha portato a spasso la nostra
imbarcazione per quindici minuti? - Ricordi
quando lo abbiamo salpato dentro al "Boston Whaler" e tu con
il cervello allagato dall'adrenalina ti sei accasciato, lo hai abbracciato
e baciato come forse non hai mai fatto con nessuna donna?
-
Una fragorosa risata e una calorosa stretta di mano ci riporta alla
realtà, alla piacevole sensazione di una ritrovata amicizia.
- Come è andata la stagione
di pesca? - Mi chiede Lyubo
con grande curiosità sedendosi sopra ad una panca dell'imbarcadero,
appoggiando il braccio sul tavolo che ha vissuto e sopportato faraoniche
abbuffate di pescatori, che come stanchi guerrieri si sono rifocillati
prima di ritornare alla normalità della vita quotidiana.
Rispondo che sono molto contento per le numerose e belle catture che
hanno caratterizzato le battute di pesca della FISH OBELIX, ma anche
che sono entusiasta della rinascita di tante forme di vita nel fiume
PO.
Incuriositi mi chiedono di approfondire il discorso, loro che vengono
dal lago di Zurigo
abituati a pescare in limpidi torrenti e che hanno sempre visto il nostro
grande fiume come un'immensa fogna a cielo aperto.
Proseguo raccontando che nel mese di Luglio sono arrivate molte segnalazioni
di pescatori che intenti alla raccolta di piccoli pesci da usare come
esche, hanno trovato con grande stupore dentro la rete a maglia fine,
dei piccoli gamberetti lunghi pochi centimetri, una notizia che se ascoltata
in maniera superficiale non appare molto importante, cerchiamo di analizzarla.
Questo
crostaceo, chiamato nella provincia di Mantova
"Saltarel", vive nel basso fondale, nascosto nella vegetazione
acquatica in piccole colonie ed ama le zone molto ossigenate, il suo
corpo è trasparente, caratteristica che lo rende molto mimetico,
misura pochi centimetri ed ha abitudini notturne.
La sua alimentazione è prevalentemente onnivora, si nutre di
crostacei, alghe e detriti animali e si riproduce nel periodo primavera-estate.
Ma la notizia importante è che il gamberetto di fiume è
un grande segnalatore biologico, essendo infatti un crostaceo delicatissimo,
la sua comparsa ci induce a credere che nel fiume Po
sia in atto una vera e propria resurrezione di specie ittiche da molti
decenni scomparse.
Il gamberetto è l'alimento preferito da quasi tutti i pesci che
vivono nel grande fiume, quindi un regolatore della catena alimentare,
l'anello mancante di un delicato ecosistema.
Di grande aiuto in questi anni sono stati i depuratori messi in funzione
in quasi tutte le città della pianura Padana
ad eccezione di Milano,
che ne attiverà uno grandissimo questa primavera
Per fare comprendere meglio il mio discorso chiedo agli amici Svizzeri
di seguirmi, quindi scendo dall'imbarcadero e con l'aiuto di un badile
smuovo il terreno limaccioso che lambisce l'acqua del fiume.
La pala raccoglie una fetta di melma che una volta rovesciata all'asciutto
sulla riva, scopre un inatteso spettacolo, centinaia di piccoli vermi
d'acqua dal colore rosso vivo, si muovono disordinatamente cercando
un nascondiglio.
Questi
invertebrati, appartenenti alla stessa famiglia di quelli di terra,
ma di dimensioni più ridotte, lunghi al massimo tre o quattro
centimetri, erano quasi completamente scomparsi a causa del disastroso
inquinamento del fiume, provocato negli anni settanta dagli scarichi
industriali, dall'agricoltura e dalle città padane che riversavano
nel fiume tutti i loro rifiuti. - Vitaliano
ma quel coso nero non è un verme !
- Mi dice Lyubo
segnalandomi la presenza di un animaletto che sta fuggendo nuotando
sinuosamente nelle acque basse del fiume.
Mi chino rapidamente e con le dita raccolgo una bellissima sanguisuga
che si attacca con una delle sue due ventose alla mano, intenzionata
a succhiarmi il sangue per diventare anche tre volte più grande
e più pesante del normale.
Questi delicatissimi anellidi dal corpo piatto che per spostarsi allungano
il corpo con un movimento a compasso erano rarissimi nel fiume, si trovavano
solo in pochissime ed incontaminate rogge d'acqua
sorgente, posti dove le ho sempre raccolte per utilizzarle innescate
a grappolo nella pesca al pesce Siluro.
Un uso completamente diverso della sanguisuga è stato fatto nel
secolo scorso, sfruttando la saliva che contiene anticoagulanti che
mantengono fluido il sangue, essa veniva usata per fare salassi e per
scoprire
ferite infette o cancrene.
Attualmente in medicina si usano per migliorare la circolazione sanguigna,
nelle operazioni che richiedono interventi di sutura degli arti attaccati
dopo un'amputazione.
Mentre parlo gli amici Svizzeri restano attenti come scolaretti, increduli
ma compiaciuti da queste novità. - Ora
prendo le anguille che serviranno per la pesca! -
Tiro fuori dal fiume un cestello d'acciaio completamente traforato,
recuperato dalla demolizione di una vecchia lavatrice, che legato ad
una cima tengo immerso nell'acqua.
Questo contenitore è un'economica alternativa, mantiene una ottima
ossigenazione, ed evita di rovinare i pesci in quanto la sua forma è
tondeggiante.
Con grande stupore, dopo averlo appoggiato sul piano di legno dell'imbarcadero
vediamo uscire dai fori della cesta centinaia di piccolissimi crostacei
che con frenetici saltelli cercano di guadagnare la libertà infilandosi
fra le fessure delle assi. - E questi
cosa sono ! Dei mini gamberi ? - Ne raccolgo
e osservo uno da vicino, spiegando loro che si tratta di Pulci d'acqua,
un microscopico crostaceo planctonico, non più lungo di 2,5 centimetri,
che vive nelle acque di laghi e stagni, protetto da un guscio trasparente
(carapace) che avvolge tutto il corpo, lasciando libero solo il capo,
un ottimo alimento per quasi tutti gli abitanti del fiume. - Bando
alle ciance ora si parte ! - In un attimo
carichiamo in barca tutto il necessario per la battuta di pesca , scaldiamo
il motore e ci stacchiamo dall'imbarcadero, scivolando silenziosamente
sull'acqua del fiume, per poi scomparire lentamente inghiottiti dalla
nebbia. - La caccia è iniziata!
-