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Pianeta mix
Il mix riveste un ruolo fondamentale nella preparazione delle boilies, vediamo di chiarire il perchè.
di Massimiliano Bellomini

Per mix s’intende la materia grezza per la realizzazione delle boilies e loro composizione spesso è una miscela di farine animali e vegetali, con differenze tra loro soprattutto sul profilo biologico.
Queste differenze nel vivere quotidiano sono molto tangibili nella nostra dieta alimentare, troveremo quantità elevate di carboidrati nella pasta e in tutte le farine di grano, proteine nel pesce e nella carne, zuccheri semplici e complessi, ecc.
Pertanto, i mix con i quali realizzeremo le esche, hanno le stesse proprietà della nostra dieta, con la differenza che è concentrata in un piatto unico, la boilie; per questo motivo, le nostre ricette dovranno essere elaborate nella maniera più obiettiva possibile e non su teorie empiriche, come spesso è avvenuto negli anni passati.

I mix sono realizzati con farine diverse tra loro, oltre che dal punto di vista biologico, anche sotto l’aspetto della proprietà legante, dovranno essere quindi dosati sapientemente e non in maniera casuale.
Possiamo affermare che un mix per boilie è composto di una parte che funge da “legante” mentre il resto è considerato, il “
volume”.
Quest’ultima categoria di farine sono quelle che determinano “l’impronta gustativa” dello stesso.

La parte legante dell’impasto è affidata generalmente, alle seguenti farine:
  • Semolino (semola di grano)
  • Albume d’uovo
  • Polvere d’uovo intero
  • Mentre, le farine di volume, possono essere divise in farine animali e vegetali.
  • Le farine d’origine vegetale utilizzate più comunemente sono:
  • La farina di soia
  • La farina di mais
  • La farina di canapa
  • La farina d’arachide
  • Quelle animali:
  • La farina di pesce, misto, bianco, sarda, ecc.
  • La farina di carne (oggi in disuso a causa della BSE)
  • La farina di crostacei
  • La caseina
La lista è ben più lunga, ma soffermiamoci su queste per comprendere le differenze sostanziali.
Dal punto di vista biologico, le farine d’origine vegetale sono meno grasse rispetto alle altre e risultano indicate per la realizzazione di boilies destinate alle lunghe pasturazioni, per contro, un mix più grasso si presta laddove vi è in procinto un abbassamento repentino della temperatura dell’acqua, perché, le carpe cercano di assimilare più grassi sia possibile per affrontare le carenze alimentari dell’inverno.

Ogni farina, durante la lavorazione, subisce dei processi di raffinazione che la rendono in parte pregiata e al tempo stesso più digeribile, una caratteristica che torna utile proprio nei confronti di un apparato digerente come quello di un pesce.

Facciamo l’esempio di un mix base, dove la quantità di semola di grano e di farina di soia si equivalgano, carboidrati da un lato e proteine dall’altro.
La farina di soia e uno di quegli esempi che, visto il suo largo consumo da parte di tutti i carpisti, calza a pennello per la discussione.
Non a caso la soia è universalmente riconosciuta come la fonte vegetale più ricca di proteine e tutt’oggi un alimento insostituibile per il razionamento degli animali; Il fatto che alcune aziende produttrici d’esche, la commercializzino in due o più versioni fa largamente intuire l’interesse che ruota attorno a questo fagiolo.

La soia in natura è un alimento velenoso se non è raffinato dalle impurità e in base al suo utilizzo, può contenere quantità variabili di scorie.
Nella zootecnia ad esempio, è utilizzata soia più grezza di quanto non avvenga nella pesca, grazie al fatto che quei determinati animali hanno un apparato digerente in grado di digerirla.

Lo stesso discorso può essere fatto per le semole in genere, esistono di grano duro e tenero per esempio, con una differenza eccedente di fibre e d’amidi in quelle di grano tenero, mentre nelle altre, gli zuccheri derivati dal metabolismo dei carboidrati, sono scissi in maniera più semplice, con conversione in energia per i tessuti muscolari (nel pesce come nell’uomo).
S enza entrare troppo nello specifico, tutto ciò sopradescritto significa differenza di qualità e quindi di prezzo, ma è l’unica maniera plausibile per marchiare un’esca efficace nel lungo periodo, rispetto ad una il cui costo parla da solo.

A prescindere dal mix che è utilizzato sono opportuni alcuni accorgimenti che faciliteranno il lavoro al momento dell’esecuzione:
  • Nel caso di mix fai da te, preparare le farine già miscelate in un secchio.
  • Valutare la granulometria che vogliamo ottenere e se è necessario macinare le farine più grossolane con un frullatore.
In ogni caso però è sempre meglio attenersi a regole che aiutano e migliorano le capacità adescabili di un mix, sia commerciale sia casalingo:

La prima operazione da eseguire, preferibilmente alcuni giorni prima della realizzazione delle boilies è miscelare tutti gli additivi in polvere che intendiamo inserire al nostro mix e lasciarlo riposare.
Al momento della realizzazione, una volta sbattute le uova necessarie in un contenitore (circa 5 ogni 500g di mix secco), aggiungere tutti gli elemento liquidi.
Aggiungendo piccole quantità di farina, amalgamando dapprima con la forchetta, poi con le mani, si arriva ad ottenere un impasto morbido.
A questo punto sarà necessario ridurre il nostro impasto, mediante estrusore meccanico o in maniera manuale, in salcicce del diametro della nostra tavoletta di rullaggio
Le boilies sono pronte per la cottura.

Le esche dovranno essere fatte asciugare su di una retina sollevata da terra, senza correnti d’aria per evitare che si formi la crosta superficiale, lasciando l’interno umido, la buona norma, infatti, prevede di girarle un paio di volte durante la giornata per asciugarle in maniera totale, dopo circa cinque giorni saranno pronte per essere utilizzate.
Oggi giorno la realizzazione casalinga è solamente una delle due scelte possibili, come tutti sappiamo con l’avvento delle esche commerciali il lavoro tra i fornelli s’è semplificato, ma quest’eccessiva facilità d’impiego e affidabilità, talvolta ha creato qualche abbaglio.

Commercialmente le esche sono appetibili prima di tutti a noi pescatori per i colori sgargianti o per le profumazioni, ma analizzandole più attentamente, ci accorgiamo che non tutte le “ready” sono uguali, poiché in alcuni casi i risultati in termini di catture possono essere davvero scarsi.

Molte esche accattivanti per il loro profumo, possono implodere dopo un paio di sessioni di pesca! Se tutte le esche sono così ben colorate e profumate, qual è la differenza che determina la qualità? Forse è bene precisare subito, che le esche affidabili nel tempo, sono realizzate da aziende con affermata esperienza nella commercializzazione di prodotti grezzi per il “fai da te”.
Questa a mio parere doverosa premessa, vuole fare solamente da preambolo all’importanza reale che un mix può assumere nella costruzione delle boilies, tralasciando per quanto è possibile le mere apparenze.
Con questo non sto sminuendo la parte liquida, affidata agli attrattori e agli aromi, ma affermando che la parte assimilata è quella solida del mix, dobbiamo quindi prestare attenzione affidandoci a buoni prodotti.

La qualità però è determinata anche dalle “nostre” attenzioni, vediamo cosa è consigliato osservare:
  • Le miscele dovranno essere ben conservate in luoghi asciutti e in contenitori sigillati ermeticamente.
    · Non conservare in luoghi dove ci sono forti scambi termici.
  • Nel caso si utilizzino derivati del latte è bene ricordare che non sono longevi, pertanto un avanzo dal colore dubbio è meglio non utilizzarlo.
  • Assicurarsi che non vi siano agglomerati pietrificati all’interno del mix.
  • Assicurarsi che insetti non abbiano formato delle ragnatele nelle farine.


Per concludere l’analisi della meccanica di un mix, ritengo opportuno segnalare alcune ricette semplici, ma efficaci, che racchiudono le caratteristiche per ottenere delle buone esche.
Nelle prossime occasioni continueremo la discussione, aggiungendo tessere al mosaico “esche”, analizzando le caratteristiche degli additivi e i sistemi d’impiego per ottenere maggiori performance.


Ricetta 1

  • 300g di semolino
  • 300g di farina di soia
  • 300g di pastoncino per canarini
  • 100g di latte in polvere (quello utilizzato per l’allevamento dei vitelli)

Ricetta 2
  • 250g di semolino
  • 50 g d’albumina d’uovo
  • 200g di farina d’arachidi
  • 250g di farina di soia
  • 80g di semi macinati (niger e lino)
  • 150g di pastoncino per canarini

Ricetta 3
  • 300g di semolino
  • 250g di farina di pesce misto
  • 50g di farina di crostacei
  • 250g di pastoncino per canarini
  • 100g di latte in polvere
  • 50 g semi di niger interi

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