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All'attacco dei predatori Il Mort Manič
La tecnica del morto manovrato è da poco entrata nel nostro paese grazie ad alcuni appassionati che la hanno studiata appresa e importata.
Si tratta di un mondo nuovo, appassionante e capace di regalarci catture altrimenti impossibili

di Roberto Ripamonti

Da appassionato di pesca nella sua globalità ho sempre invidiato coloro che hanno avuto la capacità di scovare qualche nuovo metodo e proporlo agli appassionati con il piacere di partecipare al grande gioco della divulgazione del nostro hobby.
Per questa ragione circa 7 anni fa, ascoltando il mai troppo compianto Maurizio Lamperti mi resi conto che le mie conoscenze di pesca erano limitate a metodi davvero molto convenzionali e che esistevano delle realtà che meritavano di essere vissute.
Una di queste era il Maniè di cui, per la verità, non avevo appreso l’esatta pronuncia per diverso tempo (il mio francese è ancora adesso da dimenticare)e verso il quale un gruppo di anglers comaschi sembravano andare veramente pazzi.
Maurizio mi parlava di lucioperca, lucci, black e persici catturati nella stessa sessione e senza nemmeno cambiare accessori cosa a cui non stentavo certamente a credere ma che, per la verità, mi sembrava forse eccessiva. Come mi sbagliavo! L’occasione per vedere una canna da Maniè in azione mi arrivò in Austria dove Luca Foroni, titolare del negozio “La Mincio” di Goito cercò per qualche giorno di catturare i lucci del Weissensee senza però troppa fortuna (in termini di taglia). Luca mi spiegò che si trattava di far vivere un pesce imbragato in una strana montatura facendolo lentamente rimbalzare sul fondo. Confesso che l’idea mi sembrava buona ma mi mancava completamente l’idea di come e dove pescare con questo metodo. Acquistai allora alcune montature e leggendo un interessante libretto scritto da Roberto Cantaluppi (Ropino), primo ed indiscutibile esperto di Mort maniè del nostro Paese scoprii che si trattava della semplicità (teorica) messa in acqua. L’idea di Drachkovitch era certamente frutto di decine di anni di esperienza ed il fatto che in Francia vi fosse una vera e propria scuola di “manovrato” rendeva lampante il fatto che si tratta di un metodo vincente e diabolico. La prima volta che tentai la sorte fu in uno dei tanti canali maremmani regno incontrastato di Sua maestà Giancarlo Franceschi, uno die pochi veri “grandi” del luccio e di tante altre tecniche. Bene, fu un esordio fortunato nel senso che tanti lucci di piccola taglia aggredirono la mia esca ed io mi resi conto che questa tecnica mi piaceva, eccome! Il passo successivo fu in un ambiente diverso, il meraviglioso e bistrattato Merse, un gioiello che scorre tra le provincie di Grosseto e Siena in cui, quasi fosse una trota, vivono splendidi lucci (meglio dire…vivevano, purtroppo) che non esitarono ad attaccare le mie piccole scardole morte. Non presi nulla perché regolarmente “padellavo” tutti gli attacchi ma la voglia di Maniè era andata alle stelle. Un paio di anni dopo decisi di provare a me stesso se avevo almeno capito qualche cosa del manovrato confrontandomi con un autentico mostro , Olivier Portrat che da anni mi aveva chiesto di seguirlo in qualche sua avventura in terra di Spagna. Giunsi a Mequinenza e trascorsi una delle più belle settimane della mia vita di angler catturando, insieme ad Olivier e Paul Kerry, decine di lucioperca al giorno unito a qualche bel siluro e black bass. La facilità con cui le sandre cadevano su questa montatura aveva dello strabiliante e ottenere una preda ad ogni lancio non era impossibile una volta individuato il giusto settore di pesca.
Semplicemente fantastico. Il resto fa parte della mia recente esperienza di pesca che, in compagnia dei suddetti e di tre altri fanatici del manovrato come Ermes Perin, Mauro Pitorri e Pino Maffei, grazie anche alle meraviglie che stanno esprimendo il Tevere e laghi come Bolsena, Turano e Salto.
Ma di questo ne parleremo strada facendo, ora pensiamo alla pesca vera e propria. Premetto che la tecnica del morto manovrato richiede pochi ma semplici accessori che possono essere contenuti in una piccola borsetta da pesca.
La bellezza di questo metodo sta infatti nella semplicità e nella grande leggerezza che ci permette di coprire grandi distanze senza alcuno sforzo.
L’idea di usare un piccolo pesce “imbragato” ’interno di una montatura è di per sé, geniale e permette di affrontare tutti i tipi di predatori possibili semplicemente modificando le dimensioni dell’innesco. E’ quindi possibile, con un semplice cambio, poter insidiare trote, cavedani, lucci o perca senza dover per questo ricorrere a scatole di montature.
Il grande Albert Drachkovitch è riuscito infatti a creare un metodo perfetto ed universale che può essere applicato sia in acque interne che in mare, con eccellenti possibilità. La riprova è data dalla pesca caraibica dei tarpon, degli snook e di tanti altri predoni del mare che attaccano il “Maniè” con forza e senza alcun timore.
Lo stesso si può dire delle spigole nostrane così come dei famigerati pesci serra che scorribandano lungo molte coste italiane in cerca di cibo.
Il Mort maniè si dimostra un’arma terribile ed efficace che raramente ci lascia con le mani vuote anche quando tutte le altre tecniche falliscono. Vediamo ora per passi successivi qualche suggerimento per iniziare a praticare questo metodo.
Inziamo subito con le possibili prede di questo fantastico sistema di pesca.


Le prede del Mort maniè.
Abbiamo detto che il morto manovrato ci permette di aggiungere praticamente tutte i possibili predatori sia in acque dolci che in mare. Vediamo di fare qualche considerazione caso per caso:
Luccio
Qui il mort maniè ha risultati superlativi perché spesso rende attivi lucci che non risponderebbero mai ad un artificiale. la riprova è data dall’esperienza di pesca con l’amico Giancarlo, con Mauro Pitorri e Pino Maffei con i quali abbiamo più volte verificato che le catture con l’esca manovrata erano anche 10 volte superiori a quelle ottenute con plughi, rotanti e minnows vari. Il morto manovrato ci ha permesso di pescare lucci che poggiavano a profondità di oltre 20 metri durante la stagione invernale e che sarebbero stati irraggiungibili con altri metodi. L’attacco del luccio è segnalato da un paio di strattoni forti oppure, da uno spostamento laterale della lenza (da qui l’utilità di usare lenze colorate e ben visibili). La ferrata deve essere decisa e potente. Il luccio spesso attacca anche l’esca lavorata a mezz’acqua e obbligata a spostamenti veloci e repentini. Personalmente non utilizzo alcun cavetto d’acciaio per non togliere mobilità all’esca ma esistono delle montature con cavetti morbidissimi che riducono la mobilità ma non ne impediscono l’efficacia. Io ad oggi non ho avuto sorprese ma , sono pronto a cambiare idea al primo luccio che mi taglierà la lenza. Per il luccio si ricorre spesso a montature con ancoretta con fiocco rosso. E’ una preda che spesso sorprende perché attacca l’esca al contatto con ‘acqua e spostandosi lateralmente. Questo accade spesso nei paraggi di piloni e grossi ostacoli affioranti.

Lucioperca

Un predatore splendido quando mal trattato dagli angler italiani.
Nel Tevere si catturano esemplari da oltre 10 chilogrammi e nessuno pratica questa tecnica che si è più volte dimostrata la migliore in assoluto per questo predatore.
Lo zander (o sandra) si pesca con fili più sottili rispetto al luccio e con pesci esca di 5 – 8 cm anche se in una recente esperienza in Spagna abbiamo usato senza timore delle alborelle da oltre 10cm.
Il recupero dell’esca deve essere lentissimo con frequenti pause sul fondo e ripartite.

Lo si pesca in primavera in forti correnti mentre nelle altre stagioni, tende a permanere sul fondo con grande pigrizia. L’attacco spesso è delicato ed avviene nella fase di ricaduta dell’esca. la ferrata deve essere istantanea. La sandra va ricercata con la massima attenzione perché si sposta in branchi di taglia analoga e una cattura di una preda di taglia può portarci, con una condotta attenta, ad altre catture importanti.

Siluro
Il predone per eccellenza risponde bene al Drachkovitch e attacca con veemenza mettendo spesso in difficoltà le nostre fragili (per una belva come lui) attrezzature. Personalmente ho rischiato l’infarto con un siluro spagnolo che mi è arrivato su un finale 028 e una montatura del 3 perché mi sembrava che ad ogni fuga, le ancorette si sarebbero aperte. Con questi sistemi si pesca anche a profondità impossibili usando un recupero lento e uniforme. L’attacco é potente e pesante e il siluro risputa l’esca al minimo dubbio. Non è il metodo principale per la pesca al siluro ma, sicuramente, una sua cattura è un evento non raro e che ci fa trascorrere qualche decina di minuti al cardiopalmo. Vi sono montature apposite per questo predatore.

Persico reale
Si usano inneschi ridotti spesso senza l’anima in acciaio perché si tratta di una bella preda ma dalla taglia ridotta. Lo si pesca spesso a mezz’acqua con piccoli inneschi su cui arrivano attacchi multipli raramente violenti. Questo avviene in condizioni abbastanza rare poiché in genere il reale ha un attacco delicato e cade sull’ancoretta posteriore.
Non amo pescare esclusivamente il reale perché non sono troppo interessato a prede che possono raggiungere una taglia ridotta come il persico. Turano, Salto, i grandi laghi vulcanici in genere e alcuni grandi fiumi possono darci delle sorprese sempre gradite. Nella mia recente esperienza in Romania il Maniè si è dimostrato assolutamente formidabile soprattutto quando l’alborella era di piccola taglia.

Black Bass
Alcune delle foto presenti in questa serie di articoli dimostrano come sia possibile catturare black altrimenti irraggiungibili. Ho usato questo metodo in molte acque compreso l’Ebro spagnolo, Cuba, alcuni laghi della Sardegna, Corsica e negli USA .
Ovunque i black sono caduti sul pesciolino fatto guizzare a tratti a mezz’acqua altre volte a radere il fondo. La mangiata è classica del black e non lascia scampo. In preferenza si usano montature misura 1 anche se la cattura avviene pescando altri predatori con inneschi di grande taglia. Stranezze del black!

Cavedano
Una vera sorpresa è la possibilità di catturare grossi cavedani mentre si pescano altri predatori. Capita spesso di avere degli attacchi violenti e trovarsi davanti ad un cavedano che farebbe impallidire i nostri amici armati di bolognese. Si tratta quindi di una cattura comune e che praticamente tutti i giorni visita i nostri inneschi rendendo la giornata di pesca sempre ricca di piacevoli catture.

Trote
Il Maniè è formidabile sia in acque velocissime, usando piccole alborelle e vaironi fatte rimbalzare sui sassi e nelle buche. In una recente esperienza abbiamo avuto decine d attacchi anche da parte di trotelle grandi come l’esca. Le montature sono piccole e simili a quelle studiate per il persico reale. Nei grandi fiumi del piano il Maniè è certamente all’altezza della tradizione nazionale di pesca con il pesce morto manovrato da sempre praticata in Adda, Ticino e Adige, per citare qualche leggendaria acqua. Nella Drava appena dopo il confine questo metodo appare tremendamente efficace anche contro i favolosi Huco, incredibili salmonidi che superano i 15 – 20 chilogrammi e il metro e trenta di lunghezza. ma questa preda è oramai quasi un’utopia.

Anguilla
Poche grandissime anguille, ogni tanto ci fanno una sorpresa che poi ognuno di noi giudica come vuole. A me, tranne che per qualche mostro (vedi foto), l’anguilla è solo una gran scocciatrice.
Per altri è un bel pesce che piace pescare. De Gustibus!
L’anguilla cade su alborelle manovrate lentamente ed attacca con decisione al primo passaggio con un colpo secco oppure, con uno spostamento laterale dell’esca.
Poi il problema è slamarla ma questa, è un’altra storia.


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