Veniamo a trattare in questa occasione di una tecnica di pesca per la corvina, dilettanza preferita da una fascia particolare di maestri. Sciaena umbra, corbeau, schwarzer, schattenfisch, black umber, corvina nigra. Parente della ombrina e della nobile boccadoro sciaena aquiila che, in certe notti,con un certo allineamento stellare, produce un suono subacqueo irresistibile come un canto di sirena.
La parola sirena e sciaena per una strana combinazione si somigliano, come se fra loro vi fosse un passato in comune oppure una certa parentela. Le troviamo insieme nei versi del poeta: “Io son, io sono la sciaena, canta, son quella boccadoro che pescator dismaga.” Ma torniamo alla nostra sirena ovvero alla corvina, con tutto il rispetto ad essa riservato. Le sue carni delicatissime erano già apprezzate dagli antichi. Plinio la poneva tra i primi posti insieme con l'orata. Il suo fegato fornisce le vitamine a e d come quello del merluzzo. Solo chi l'ha appena pescata ha la fortuna di vederne il colore argento diamantino ed una espressione di insieme meravigliosa; dopo qualche minuto, per una sconosciuta ragione, o per l'ultimo tentativo di difesa, l'animale cambia colore assumendo via via tonalità corvine da cui il nome. Vive solitaria o in gruppi di pochi individui, nei nostri mari è presente in tutto l'orizzonte costiero. Di giorno preferisce stare nascosta nel buio delle tane, per uscire al tramonto a caccia di animaletti come granchiolini, gamberetti, idotee, sferoma ed altri.
Oltre agli occhi normali ha tutto il corpo cosparso di cellule simili a quelle della cornea , cellule sensibili alla luce come tanti piccoli occhi e, qualsiasi fonte luminosa la insospettisce. Possiede un dispositivo tattile sotto il rivestimento delle squame. Tramite questa singolare invenzione della natura è in grado di determinare con esattezza la provenienza di una onda di pressione e di distinguere a distanza prede o nemici. Due canali principali simili ad arterie conducono al cervello diramandosi poi lungo le superfici laterali, con imboccature verso l'esterno.Tali canaletti chiusi da una sottile membrana , somigliano a piccoli timpani; le onde prodotte dall'agitazione dell'acqua premono su dette membrane e, per spinte successive si propagano nel liquido interno dei canali rivestiti da ciglia sensitive. L'ondeggiare di tali sottilissime ciglia trasmettono al pesce gli stimoli da pressione.
Questa super sensibilità può addirittura sostituire gli occhi, anche se una piccola esplosione subacquea può costarle la vita. Non subisce la narcosi della seppia ne di altri cefalopodi, è immune al veleno degli anemoni; è ignorata da gronchi e murene, probabilmente per il suo nuoto vellutato. Caccia col buio servendosi anche di due fotofori luminescenti situati sugli opercoli. Tali fotofori che somigliano non a caso ai puntini luminosi dei gamberetti e di altri crostacei, al buio, hanno il compito di ingannare gli animaletti che li scambiano per individui appartenenti alla stessa specie .Con questo sistema la corvina si avvicina alle sue prede, raggiunta la distanza ottimale, attacca repentinamente, ma non sempre con successo, gli animaletti infatti, alla minima onda di pressione scattano all'unisono, ad una velocità impercettibile all'occhio umano. Se si osservano certe regole di base non sarà difficile vederla nel nostro cestino e poi gustarla nella nostra mensa. Sirena nigra si pesca alla imboccatura delle buche verso il mare aperto , subito dopo gli scogli, siano essi naturali o artificiali.
Il momento migliore è quello del tramonto fino a qualche ora più tardi. Una montatura quindi per pescare al tocco, senza gallegiante, con trasmissione diretta ai nostri organi di senso . Per esca potremo usare l'idotea o malota, un piccolo crostaceo isopode che somiglia ad uno scarafaggio , ma l'esca migliore è rappresentata dal gamberetto vivo che procureremo sul posto, con l'apposito retino o con la magentina Rimettendo insieme tutto, diciamo che in generale occorre una canna fissa, un buon filo, ami, piombi e gamberetti vivi. Il luogo, una scogliera naturale o l'esterno di dighe portuali, dopo gli scogli, verso il mare aperto. L'ora? Quella che va dal tramonto alle prime stelle.
Naturalmente esistono anche altre tecniche per insidiarla, ed ogni maestro possiede una variante personale; ma
torniamo ad esaminare questa in particolare.
All'amo più vicino al fondo innescheremo il gamberetto vivo, senza trafiggerlo, come si fa abitualmente, bensi legandolo con un filo di cotone, facendo un po’ di giri intorno ad esso e all'amo, secondo il buon senso.
Con tale astuzia, avremo la certezza ch il gamberetto resterà vivo, non secernerà alcuna sostanza
che provochi panico tra i componenti della stessa specie ed altri, non produrrà rumori subacquei
in grado di allarmare.
Al secondo amo montato vicino all'altro innescheremo un pezzetto di un qualsiasi pesce azzurro.
Questo secondo innesco non serve come variante all'esca, ma per attirare i gamberetti in libertà,
che vi si affolleranno per cibarsene. Avremo a questo punto una lenza col piombo quasi a toccare il fondo, un amo su cui è legato un gamberetto vivo, ed un gruppo nutrito di gamberetti attorno al secondo amo.
Al buio ne risulterà un grappolo di piccole luci fantasmagoriche che si muovono graziosamente
costituendo una attrazione irresistibile per la corvina. Il nostro bellissimo pesce attaccherà il gruppo di gamberetti che, come al solito si dissolverà in un baleno tranne uno.
Calma maestri, c'è altro. All'amo lotterà, con potenza ed orgoglio, ma alla fine cederà a beneficio del cuore e degli occhi. Non succede mai, ma nel caso si avverasse, è saggio ricordarci di non
catturare un numero di esemplari maggiore di quanti ne possiamo consumare.
Sul posto di pesca non produrremo alcun rumore in special modo camminando sugli scogli.
Non proietteremo nessuna fonte luminosa in acqua, non vestiremo di chiaro Respireremo il più
possibile aria e laveremo le mani nel caso avessimo toccato la sigaretta. l'unico inconveniente di questa tecnica è rappresentato dal fatto che al nostro amo potrebbe abboccare
qualche grosso sarago, o addirittura una spigola, ma noi non ci arrabbieremo per questo.
Poniamoci per un momento sugli scogli, spettatori silenziosi; osserviamo quel maestro che sta
pescando. E' perfetto, sembra in una posizione e di una maestria che non conosciamo. La sua passione si può quasi sentire come una sensazione fisica, è chiuso in se, è lontano ma non fa paura.
E' rivolto a levante da dove soffiano i venti buoni. Con gli occhi abituati all'oscurità, seguiamo
le piccole onde illuminate da esseri unicellulari. Nulla importa se la sirena non abboccherà, anche noi ne sentiremo il canto e non metteremo la cera nelle orecchie.
La dama de noches attacca, ma la gioia non è solo sua.