Genere Sarpa, monotipico, spesso riunito a Boops , anche se a certuni piace nominarla alla vecchia maniera: Sparus salpa, secondo le prime classificazioni che ne fece Linneo 1758. Si succedettero poi: Box salpa (Valenciennes, Doderlein e altri.) Sarpa salpa ( Renzi, Flovier ,Tortonese.) Boops salpa: (Dieuzeide Svetovideou, Bonaresco, Bini). Vive nel mediterraneo, mar nero, atlantico, dal golfo di guascogna al sud africa, fino alle coste del natal, azzorre. Molto comune nei mari italiani, da giovane si nutre sopratutto di alghe riccioline e limo. E' parassitata da diversi trematodi come microstile salpae ed altri. Si riproduce nel mese di settembre, ottobre, presenta un costante ermafroditismo. Boops salpa goldiine , saupe ,goldstrim, può raggiungere i 45 cm e pesare più di un kg. Possiede una pinna dorsale allungata e, come tutti gli sparidi del genere boops, ha denti di tipo incisivo sulla mascella superiore.
Ha un dorso di colore verde blu delicato, con dieci o dodici raggi giallo dorati longitudinali. Una espressione di colori che solo chi la prende in mano appena pescata può mirare appieno. Man mano però che la vita rende la materia alle cose, questo suo effetto cromatico diminuisce anche se nel cestino degli “ argenti “ la salpa rimane ancora bella. Questi pesci, hanno abitudini gregari e si spostano all'unisono come comandati da un unico cervello. Probabilmente esse sono in contatto fra di loro mediante un campo di “sub forze” a noi sconosciuto e difficile da intendere. Sta di fatto che questi pesci, quando decidono di cambiare direzione, lo fanno contemporaneamente.
Hanno carni buone finchè di taglia piccola, le più grosse invece, sono un po’ stoppose. Le nostre salpette dai colori meravigliosi, quindi, sono buone se di taglia piccola, specialmente se si sono alimentate di una certa erba che conferisce loro un non so che di raffinato. In qualche maniera poi, sparus salpa diverrà parte di noi anche fisicamente. Due salpette, una occhiatina, due donzelle nella minestra dei “che” con un po di aglio, prezzemolo ed un po di pepe è cibo che innamora. E' cibo che fa deporre i cartelli a tutti quei sventolatori di slogan che hanno sbagliato a capire. A tutte quelle persone che si nutrono di carni di animali che, pur vivendo sotto la nostra stessa stella, non l'anno mai vista. Si pesca un po con tutte le esche conosciute e no , con l'erba delle salpe ed il limo che si trova nei sassi semisommersi, anche se con tale sistema si catturano salpe grosse. La tecnica che presentiamo si avvale di un processo biologico che, in occasione dell'alta marea regolarmente si adempie: La metameria. Gli anellidi, compresi alcuni vermi che usiamo per la pesca seguendo la legge metamerica si dividono in tanti segmenti che, per mezzo di setole o gravità nulla, galleggiano sulla superficie del mare. Naturalmente tali pezzettini di verme non galleggiano per caso, ma per una ragione che riguarda la riproduzione. Alla salpe e ad altri pesci, questo fatto non interessa, anzi, per i pirati con squame e pinne, tale fenomeno rappresenta una vera manna. Salpe, occhiate, cefali ed altri “ argenti” spesso a caccia in superficie , catturano uova pelagiche, ligie vaganti, e perfino insetti come la tignola, sirfidi, farfalle finiti in acqua perchè sfiancati dalla lunga migrazione. Nel mediterraneo sono frequenti, la vanessa del cardo e la sfinge di morto che, in sciami di molti individui si dirigono a nord o viceversa.
Tentativi di pesca dalla riva con imitazioni di certi insetti hanno dato buoni risultati , ma sono ancora in fase di sperimentazione; Mentre dalla barca, oltre un certo orizzonte costiero, sgombri e sugherelli non esitano ad attaccare esche finte, anche imitate grossolanamente. Una buona canna quindi, un buon mulinello e una buona mano. Agli ami innescheremo piccoli pezzettini di verme, come l'arenicola, il polichete errante assai ricco di setole od il verme di rimini. Tutto il complesso si lancia o si lascia scorrere sulla scia di corrente, oppure al largo dove staziona il materiale a galla. Le abboccate si avvertiranno con grandi affondate del sughero, e, qualche volta con chiari strattoni L'unico inconveniente è rappresentato dalle aguglie; se in zona vi sono simili stupende creature abboccheranno in continuazione e non ci lasceranno in pace. Aspettando che abbocchi la salpa ci passerà vicino medsusa aurelia velata di azzurro e di turchino, ma noi non insisteremo a guardarla perchè è parente di quella tizia che trasformava in pietra chiunque la guardasse. Alcune donzelle stanno attaccando un riccio aperto, mentre alcuni gabbiani danno la caccia ad una salpetta che viene verso riva.
La vedete anche voi? Avanza lentamente come stordita da una droga. La salpetta è vittima temporanea di una alga. Un tipo di alga sifonata che libera da una delle sue sacche un esserino strano ed autonomo. La salpetta lo ha ingoiato brucando l'erba e, certamente non saprà mai cosa gli sta succedendo. Quella strana, piccola creatura che la possiede sembra sia passata dallo stato vegetale a quello animale , si muove come comandata da misteriose intelligenze. L'esserino si è messo in contatto con i centri nervosi dalla salpa e ne ha assunto il comando.
Quello che vediamo ora noi, non è altro che una astronave comandata da un vegetale. La salpetta non è destinata a peregrinare per il mare come medusa, anzi, è stata catturata dal gabbiano che ora si dirige lontano, oltre quel capo, verso quelle vele a maestrale. In qualche posto, o chissa dove, espellerà quell'esserino che raggiungerà il fondo ,metterà radici e darà vita ad un'altra pianta sifonata. C'è una strana atmosfera nell'aria, mentre con l'astuzia cerchiamo di carpire un'altra salpa all'altro regno, si ricrea il momento magico: l'evento che diletta. La salpa è nelle nostre mani, bella d'argento e bella d'oro. Il sole la illumina e ne riflette i colori. Sulle nostre mani, sulla canna, nel petto, nello spazio...